Nella letteratura
Barabba, o dell'irregolarità
di Sergio Di Benedetto | 05 marzo 2016
Andreas, Barabba: irregolari che ricevono un dono, figli che un Padre, in qualche modo, chiama nuovamente alla vita offrendo loro un'altra occasione

Nei racconti della Passione sono presenti due figli: Gesù di Nazareth, Figlio del Padre, e Barabba, il cui nome significa ugualmente "figlio del Padre". Due figli vengono offerti alla folla da Pilato, affinchè essa scelga: uno è un brigante, assassino e capo militare, che lotta con la violenza per la liberazione della sua terra dai Romani. L'altro è un Maestro che predica l'amore, la misericordia, la rinuncia.

Il popolo si trova davanti a un bivio: quale figlio del Padre scegliere? Dal racconto dei Vangeli sembra che nessun dubbio abbia attraversato la mente di coloro che erano radunati davanti al governatore: vince Barabba, perde Gesù.

Benedetto XVI, nel primo volume di Gesù di Nazareth, scrive:

«La scelta è quindi tra un Messia che capeggia una lotta, che promette libertà e il suo proprio regno, e questo misterioso Gesù, che annuncia come via alla vita il perdere se stessi. Quale meraviglia che le masse abbiano preferito Barabba?»

Eppure, proprio nel sacrificio del Figlio che gli restituisce la vita, l'uomo Barabba potrebbe riconoscere un Padre che lo chiama "figlio", e che gli offre una seconda occasione; potrebbe riconoscere il volto di un Padre buono, narrato dalla vita e dalla morte del Nazareno.

Pino Stancari, in La novità di Dio, un bel commento al Vangelo di Marco, annota:

«Là dove Gesù invoca Abbà, si apre una strada di liberazione e di conversione per ogni Barabba, che ormai è condotto a scoprire che gli viene attribuito - insieme con il nome - il titolo, il valore e la qualità di figlio amato da Dio».

Barabba è una figura misteriosa, come altre nella vicenda della Passione. Pär Lagerkvist ha lavorato sul brigante, ricavandone un bel romanzo, Barabba, da cui è stato tratto anche un film omonimo. Lo scrittore svedese immagina una morte simile a quella di Gesù per un Barabba tormentato, quasi conquistato dal messaggio del Cristo, ma non ancora abbandonato fino in fondo alla fede.

Questo brigante presente suo malgrado alla condanna del Nazareno ci ricorda che nel rapporto di paternità tra Dio e Gesù c'è posto per l'irregolarità. Anzi, ha tutto il diritto di starci. Nella relazione tra Padre e Figlio è legittimo che venga coinvolto un irregolare, assassino e sobillatore. Ancora una volta, ciò che sta fuori dalle regole viene chiamato a partecipare alla vita divina, a sentirsi "Figlio del Padre". È un irregolare a cui viene salvata la vita dal Crocifisso, un irregolare che riceve un dono inatteso, del quale non sappiamo cosa fece. Usò quella seconda occasione per cambiare vita o rimase nella vecchia condotta?

La storia di un uomo ai margini della società che riceve gratuitamente e inaspettatamente un dono mi richiama un gioiello della letteratura novecentesca: La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth, che ha dato il soggetto anche a uno splendido film di Ermanno Olmi.

 

santo bevitore

 

È l'ultimo testo a cui si dedicò l'autore austriaco, che si congedò dalla vita con la storia di Andreas, clochard originario dell'Impero Austro-Ungarico, fuggiasco a Parigi per aver ucciso il marito della sua amante.

Una notte Andreas riceve, da un uomo da poco convertito, 200 franchi, che gli restituiscono un'improvvisa dignità, perduta nel tempo del vagabondaggio:

«Subito comprese perché negli ultimi anni aveva tanto temuto gli specchi. Non era bene vedere coi propri occhi la propria rovina. E finché non ci si doveva guardare, era come se non si avesse affatto un viso o si avesse ancora quello antico, che risaliva al tempo prima della rovina».

Per tutto il racconto Andreas cercherà di restituire la somma a santa Teresa di Lisieux, come l'anonimo offerente gli suggerisce, in forma di offerta alla chiesa di santa Maria di Batignolles. Saldare il debito diventa lo scopo dei suoi giorni, ma ogni volta che è sul punto di onorare l'impegno, il povero protagonista perde la somma, tra alcol, donne e truffatori. Sembra senza via d'uscita, sennonché, miracolosamente, si presentano a lui nuove occasioni per il riscatto, provocando quasi nel clochard l'abitudine al miracolo:

«Perché a nulla si abituano gli uomini più facilmente che ai miracoli, se si sono ripetuti una, due, tre volte.»

Riuscirà alla fine, in punto di morte, a estinguere il debito, esalando l'ultimo respiro nella sagrestia della chiesa di santa Maria di Batignolles con il nome di santa Teresa sulle labbra.

Andreas, Barabba: irregolari che ricevono un dono, figli che un Padre, in qualche modo, chiama nuovamente alla vita offrendo loro un'altra occasione. Andreas perde molte vie di salvezza prima di trovare infine la "strada per la Chiesa". Di Barabba, come detto, non sappiamo.

Entrambi potrebbero essere patroni di quegli uomini irregolari, destinatari di grazie particolari, alla cui libertà fa appello la misericordia di Dio. Perché ogni uomo, anche se fuori dalle regole, è un Figlio del Padre, a cui è data una seconda occasione.

E tutti gli uomini, ci insegna il Vangelo, stanno fuori dalle regole. Soprattutto chi crede di esserci dentro.

 

 

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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