La Via Crucis della settimana / III
di Chiara Bertoglio | 25 febbraio 2016
I migranti picchiati a Rosarno, l'utero in affitto, le stragi in Siria, l'inverno demografico tra le notizie della settimana in dialogo con la Passione di Gesù

Sutherland

Graham Sutherland, Crocifissione (1947), Musei Vaticani

 

I STAZIONE
GESU' E' CONDANNATO A MORTE


Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 22-23.26
Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!”.
Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

In Egitto, un bambino di quattro anni è stato condannato in contumacia all'ergastolo. Il bambino era in un gruppo di 116 oppositori condannati al Cairo per omicidio, danneggiamento di proprietà dello Stato, disturbo della quiete pubblica e minacce alla polizia. Reati commessi in occasione delle proteste del 3 gennaio 2014, quando il piccolo non aveva neanche due anni. (Avvenire, 20.2.2016). Inoltre, questa settimana, un quindicenne è stato "giustiziato" a Mosul per aver ascoltato musica pop occidentale, mentre, all'Angelus di domenica 21.2, Papa Francesco ha invocato una moratoria della pena di morte in occasione del Giubileo della Misericordia.

La notizia di cronaca ci parla di un bambino, di un innocente condannato; di un'assurdità burocratica; della cecità cui talora può giungere il potere, soprattutto (ma non solo) in assenza di vera democrazia. Un potere che diventa compagno della violenza, quando copre la ragionevolezza ("Che male ha fatto?") con le urla di chi vuole solo risolvere il problema in fretta, anche se ciò vuol dire por fine ad una vita umana. Troppi cristiani non credono nella possibilità di redenzione di ogni figlio di Dio; troppi cristiani si sentono giusti, migliori degli altri, legittimati a condannare e giudicare. Tutti facciamo parte della folla che grida "Crucifige", quando ci asserragliamo nel branco dei sedicenti giusti e non riconosciamo la possibilità di innocenza e di santità negli occhi del nostro fratello.

Ti preghiamo, o Signore, per tutti gli innocenti perseguitati: per chi soffre per la propria fede o perché si ribella ad un potere ingiusto; per chi viene eliminato perché la sua malattia e la sua disabilità danno fastidio, talora anche prima di aver potuto venire al mondo. Ti preghiamo per chi sta scontando una pena detentiva, perché non perda la speranza e, anche attraverso a fratelli e sorelle pieni di carità, impari a conoscerti ed amarti. Ti preghiamo per chi vive oppresso dal rimorso, perché incontri la tua misericordia e il tuo perdono che liberano. Ti preghiamo per tutti noi, quando giudichiamo e condanniamo: aiutaci a sentire su di noi il tuo sguardo innocente e ad imparare a chiederti perdono.

La sua vita è un peso, la sua vita
ci disturba, la sua vita ci affatica,
la sua vita non è degna di essere
vissuta, la sua vita è un ostacolo
ai nostri progetti, la sua vita ci rende
o ci renderà infelici, la sua vita è
inutile, la sua vita è inferiore,
la sua vita
urliamo urliamo sempre più forte
un fiore calpestato nella mota.


II STAZIONE
CRISTO E' FLAGELLATO

 

Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 26-30
Pilato, dopo aver fatto flagellare Gesù lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.

Dopo poco più di un mese torna a Rosarno la violenza contro i migranti. E proprio mentre finalmente sta per partire il piano operativo per il superamento dell'emergenza. Lunedì due giovani africani sono stati aggrediti a colpi di bastone. uno colpito alla schiena e uno in faccia. Quest'ultimo è ancora ricoverato nell'ospedale di Polistena ma sarà trasferito a Catanzaro per intervenire sulla frattura della mandibola (Avvenire, 18.2.16).

Sappiamo fin troppo bene come colpire i nostri fratelli. Abbiamo mille perché a giustificare la nostra violenza. Abbiamo un istinto formidabile nell'individuare ciò che è più vulnerabile, nel trovare le parole giuste che fanno più male. La nostra capacità di empatia troppo spesso si volge al male, e le parole colpiscono nel segno, anche se le mani non si alzano. Ai piedi della croce posiamo tutti i perché del nostro fare il male, tutte le strategie dei nostri come, presentandoci inermi al nostro Salvatore.

Ti affidiamo, Signore, tutti gli esseri umani vittime di violenze, in particolare i più poveri, i più deboli, quelli che non possono o non sanno difendersi, quelli per i quali la cattiveria umana si assomma alla povertà, al disagio, all'emarginazione. Ti affidiamo tutti coloro che compiono la violenza, perché imparino ad arrendersi alla forza invincibile e sommessa dell'amore. Ti affidiamo ciascuno di noi, perché il seme della violenza è in ogni cuore, e solo tu puoi trasformarlo in germoglio di pace e perdono.

"Vengono a rubarci il lavoro, disgraziati".
"Mia nuora mi ha sempre odiata".

"Sai che hanno fatto un video a quella stupida della prima C?".
"Hai manovrato bene con nostro padre per ottenere l'eredità".
"Se stanotte sulla strada non guadagni più di ieri vedrai cosa ti aspetta".
"Se dici a qualcuno che ti ho picchiata ti lascio".
"Sei proprio come quell'inetto di tuo padre".

Mille strade trova il male per colpire, mille voci
che sferzano straziano stridono. Si rialza senza posa la mano
col flagello, finché gli occhi che la guidano
incontrano quelli del fratello alla colonna.


III STAZIONE
GESU' E' CARICATO DELLA CROCE

 

Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 27-31
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.

Centinaia di migranti più di un migliaio, arrivano nel campo di transito di Tabanovce dopo aver attraversato tutta la Macedonia. A Tabanovce l'unico modo è proseguire a piedi: bisogna percorrere una strada sterrata, parallela ai binari, fino a raggiungere un tendone dove avvengono i controlli di frontiera della polizia serba. "I militari ci hanno rimandato indietro: hanno detto che non avevamo i documenti giusti", racconta disperata una donna siriana. Si chiama Wafaa Halil, ha trentatré anni e quattro figli. Delle sue tre ragazze una è disabile e se ne sta rannicchiata in un passeggino di fortuna. La rotta balcanica assomiglia a una maratona piena di insidie e ostacoli: un percorso che sembra costruito a tavolino per allontanare, ancora un po', l'Europa. (La Stampa, 21.2.2016).

Trentatré anni, gli anni di Gesù secondo la tradizione. Per coincidenza, anche gli anni di chi scrive, giovane donna come Wafaa. Ma vedendo la sua fotografia sul giornale, lei così sciupata da sembrare anziana, eppure così forte con i suoi quattro figli, l'abisso fra l'agio del nostro Occidente e la via crucis di Wafaa non potrebbe essere più netto. Cammina sullo sterrato, respinta dalle nostre barriere, con la figlia disabile in braccio. Questa bimba è la croce che deve portare Wafaa? O è la forza che l'aiuta a camminare ancora? E forse la sua croce non siamo proprio noi che vogliamo continuare a sedere al di qua del crepaccio fra ricchi e poveri, fra pace e guerra, fra forma fisica e disabilità, fra salvati e sommersi?

Ti preghiamo, Signore, per tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito. Per tutti coloro che vengono fatti soffrire, dalla violenza, dall'ingiustizia, dalla guerra, dalle incomprensioni, dalle malattie e dalle disabilità. Ti chiediamo perdono per tutte le volte che noi, che stiamo bene, ti accusiamo per la presenza del male nel mondo, senza ricordare quante sofferenze sono effetto del nostro male, e quanto tu sei presente in ogni crocifisso della Storia. Ti chiediamo di aprire i nostri cuori alla misericordia e alla compassione, per riconoscere in ogni oppresso della terra il tuo volto appoggiato sulla croce.

Da ora in poi sarà tua compagna
al tuo fianco fino alla fine, tenacemente
stretta a te e tu a lei. Sposa che nessuno
vorrebbe, abbraccio ripugnante
altare trono segno simbolo
e ali per il tuo volo.
Legno che ti è amico dai tempi di Nazareth,
doghe come quelle della barca di Pietro,
tronco come quello del sicomoro di Zaccheo,
assi come quelle del letto del paralitico:
lei con te, tu con lei,
la via della croce è iniziata.

IV STAZIONE
GESU' INCONTRA SUA MADRE

 

Dal Vangelo secondo Luca.  2, 34-35.51
Simeone parlò a Maria, sua Madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

"L'utero in affitto ruba l'identità ai bambini. Il problema grave nasce in tutto ciò che ruba l'identità al bambino. Rispondere alla domanda tipica di ogni essere umano, 'chi sono io?', è un dovere assoluto, è addirittura fondativo della nostra vita". (Paolo Crepet, psichiatra; Avvenire, 19.2.16)

Gesù, il Dio-Uomo, non è un Dio che si presenta in forma umana. Avrebbe ben potuto creare un essere umano dal nulla: ma non sarebbe stata l'incarnazione. Per farsi uomo, ha voluto crescere nel grembo di una donna, prendere da lei una carne fatta di storia biologica, di infiniti antenati che in una catena di vita trasmettono geni, educazione, tenerezza. Ci ha mostrato che la gestazione non è "prima" della storia di un essere umano, ma ne è integrante: senza il grembo di Maria, non sarebbe stato realmente uomo.

Ti preghiamo, o Signore, per gli esseri umani la cui identità è lacerata e sofferta perché non hanno potuto conoscere, per vari motivi, i propri genitori biologici. Ti preghiamo per le donne che sono sfruttate per la compravendita di gameti o per la maternità surrogata. Ti preghiamo per chi considera i figli un bene da acquistare e non un dono da accogliere e una vita da donare.

"Ha proprio gli occhi della mamma", mi dicevano
tutte le donne di Nazareth tanti anni fa.
I miei occhi ora fissi nei tuoi
quel che mai avrei voluto vedere
mi si configge nella carne.

La tenerezza infinita delle tue dita
strette per la prima volta attorno al mio indice
e ora aggrappate alla croce
culla tanto diversa dal mio grembo.

E quando ti facevo il solletico
accarezzando le piante di piedi tanto piccoli
e tu ridevi fino alle lacrime e io con te
e ora scalano il calvario in mezzo ai rovi
passi verso la morte di mio figlio.

Carne della mia carne, sangue del mio sangue
la tua sofferenza è la mia, mille volte
più forte nel vedere te
dove vorrei essere io.


V STAZIONE
IL CIRENEO

 

Dal Vangelo secondo Luca. 23, 26
Mentre conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.

L'udienza giubilare è stata seguita da decine di migliaia di donatori di sangue giunti da tutta Italia. Il Papa l’ha dedicata al tema “Misericordia e impegno”, affermando: “A partire dall’amore misericordioso con il quale Gesù ha espresso l’impegno di Dio, anche noi possiamo e dobbiamo corrispondere al suo amore con il nostro impegno. E questo soprattutto nelle situazioni di maggiore bisogno, dove c’è più sete di speranza. Penso – per esempio - al nostro impegno con le persone abbandonate, con quanti portano handicap molto pesanti, con i malati più gravi, con i moribondi, con quanti non sono in grado di esprimere riconoscenza… In tutte queste realtà noi portiamo la misericordia di Dio attraverso un impegno di vita, che è testimonianza della nostra fede in Cristo”. (Avvenire online, 21.2.2016)

Le parole del Papa sembrano semplici, ma sono profondissime. La misericordia è l'impegno di Dio verso l'uomo, la sua firma sull'alleanza con l'essere umano. Le alleanze, invero, dovrebbero essere reciproche: tuttavia, Dio è così vincolato alla misericordia da non potersene separare, perché essa è la sua natura, mentre noi esseri umani sperimentiamo quotidianamente i nostri tradimenti dell'alleanza con Lui. Gesti come quello, semplice ma importante, di donare una parte di noi, della nostra salute, del nostro tempo, per chi ne ha bisogno, ci rendono veramente immagine di Dio. Ci rendono simili a Cristo, che si degna di permetterci di aiutarlo a portare la sua croce; ci rendono presenza di Dio, il cui nome è misericordia.

Ti preghiamo, o Signore, per tutti i volontari, credenti e non credenti: per coloro che servono il prossimo in quanto Tu sei presente nei sofferenti, e per coloro che rispondono alla chiamata della loro coscienza. Ti preghiamo per i donatori di sangue, di midollo, di organi: aumenta la sensibilità delle persone sane verso coloro che soffrono, perché a volte un piccolo gesto può essere la differenza fra la vita e la morte per un nostro fratello o sorella. Ti preghiamo per i missionari e per coloro che lasciano la propria terra per portare te, per portare amore e vicinanza: sii tu la forza con cui ti possono aiutare nei fratelli più deboli. Aiuta tutti noi a rispondere all'appello dei poveri e dei sofferenti, a ringraziarti perché ci dai la possibilità di farlo, e soprattutto a sentirci realmente al servizio degli ultimi, senza che tale servizio diventi una forma subdola di potere.

Talora accade che non si riesca
ad abbracciare il Cristo schivando la croce.
Il nostro cuore ha sete di bellezza,
di gioia, di serenità, di amicizia e di allegria;
la croce è dura e sporca, ruvida e grezza.
Sei tu, o "Bellezza antica e sempre nuova",
che ci hai innamorati della luce; ma sei anche tu
che ti trascini con due tronchi tristi sulle spalle.
Donaci di non fuggire dal tuo abbraccio
quando si frammischia all'abbraccio della croce;
donaci di non distogliere lo sguardo
dalla tua bellezza sfolgorante quando solo
vediamo l'orrore e il disgusto;
donaci di porre i calzari
nelle tue impronte,
dovunque sei.

 


VI STAZIONE
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU'


Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo apostolo 4, 6
Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

"Era il miglior sapone di Aleppo. Le donne lo compravano per ammorbidire e profumare la pelle. Poi hanno cominciato a usarlo per lavare il sangue dalle case e dalle strade". La fabbrica di cosmetici di Fatos e Aziza sfornava migliaia di confezioni al giorno. Aziza ricorda e piange: "La notte non dormo più". Non è per lo stabilimento che è stato sventrato e saccheggiato. Non è per i risparmi, con cui si sono pagati un passaggio sicuro verso la provincia turca di Hatay. È per i bambini: "Mia figlia è rimasta lì con i nostri due nipotini". (Avvenire, 18.2.16).

C'è tenerezza nei gesti di una mamma che intreccia i capelli della sua bambina. C'è tenerezza ancor più grande nel suo ravviare la chioma bianca della propria mamma che ha l'Alzheimer. Il dono della bellezza, ed il dono di essere attratti dalle persone e dalle cose belle sono doni scritti nella nostra natura da un Dio-Bellezza che salva e affascina. Ma, come scrive Saffo, bello è colui che è amato. Il dono di vedere "il più bello dei figli dell'uomo" in colui che è sfigurato tanto da sembrare "verme e non uomo" è il dono di saper amare l'inamabile, e in tal modo proclamarlo amabile; di vedere la bellezza anche nel deforme, e in tal modo proclamarlo divinamente bello. Perché amato.

Ti preghiamo per tutte le persone che nessuno ama, o che non si sentono amate da nessuno: poni accanto a loro uomini e donne capaci di vedere la loro bellezza profonda, il loro essere a tua immagine, al di là di ogni apparenza. Ti preghiamo per chi fa dell'immagine un idolo, e perde occasioni di vera felicità nelle relazioni più sincere e profonde. Ti preghiamo per chi si trova ad accudire un figlio disabile o malato invece di poter godere, come sarebbe giusto, della gioia di vederlo sano e bello. Ti preghiamo di donarci occhi innamorati, occhi ricoperti di bellezza, che sanno incantarsi davanti al prossimo anche quando è brutto, diverso, deforme, sgradevole.

È un velo, il mio lino; la pazienza di filare
e tessere e ricamare e intrecciare
fili tenui impalpabili preziosi
per una trama trasparente come il cielo
un ordito lieve come seta.
Per il volto delicato di giovanissima sposa
è il mio telo, che si appresta alle nozze;
accarezzo il tuo volto sporco
di sangue sputo sudore ansia fatica
e l'immagine dello Sposo scolpisci su tela.

 

 

VII STAZIONE
GESU' INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

Dal Vangelo secondo Luca. 23, 27-28
Seguiva Gesù una grande moltitudine di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli».

Nascite in caduta libera in Italia: nel 2015 sono state 488mila, 8 per mille residenti, quindicimila in meno rispetto al 2014, toccando il minimo storico dalla nascita dello Stato Italiano. Il numero dei figli medi per donna, è di 1,35 al 2015 che si conferma il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità. L'eta media delle donne al momento del parto è salita a 31,6 anni. (Avvenire online, 19.2.2016)

Dare la vita è uno degli atti più cristiani, e perciò più divini, che l'uomo possa compiere. Perché dare vita è consegnare anche la propria vita, "dare la vita per i propri amici"; perché dare la vita è amore, l'amore più grande, e nasce dall'amore che rende uno; è fede, in quanto è fiducia nella Provvidenza e anche nell'intima bontà dell'uomo, come scriveva Anna Frank; è speranza, poiché è seminare il futuro dell'umanità e confidare che esso sia buono. Anche ci possono essere tante ragioni per non mettere al mondo figli, a volte dovremmo interrogarci se la nostra sterilità nazionale, spesso scelta e non subita, non sia un peccato di omissione; e se questo "piangere su di noi e sui nostri figli" non sia un metterci al di qua della croce, e non al di là del sepolcro vuoto.

Ti preghiamo, o Signore, per le coppie che non possono avere bambini e li sognerebbero: benedicile con la fecondità del corpo e con lo spalancarsi dello spirito a tutte le forme di genitorialità. Ti preghiamo per chi ha perduto un figlio: accarezza il dolore più grande con la compassione di un Dio che è passato dalla stessa esperienza. Ti preghiamo per chi non ha il coraggio di accogliere la vita nel donarsi dell'atto d'amore, e in particolare per chi vuole sopprimere la vita già presente in un grembo: abbi pietà di chi compie il male e consola i rimorsi più cocenti. Rendi la nostra società più attenta alla vita, più accogliente e capace di sostenere la famiglia, le sue difficoltà, le sue speranze, i suoi compiti fondamentali.

Un uomo arranca, sfigurato sotto la croce, reso spettacolo
di orrore e di fatica. Rebecca guarda, e in lui vede
uno più innocente del suo Simone, quattro anni, quando ride
cinguettando. Giovanna guarda, e riconosce
l'incanto del primo abbraccio alla sua Ester appena nata.
Miriam guarda, e rabbrividisce portando la mano
al proprio grembo vuoto e solo. Susanna, già anziana,
rivede in lui il suo Giona, quando la febbre se lo portava via.
E l'urlo di Rachele risuona mille volte, mentre lui
il Sofferente
prova compassione per la loro compassione.

 

 

VIII STAZIONE
GESU' E' SPOGLIATO DELLE VESTI

 

Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 23
I soldati poi... presero le vesti di Gesù, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.

Una conca dell'ampiezza di mezzo chilometro ospiterà entro pochi mesi il più grande radiotelescopio del mondo, tra le colline della provincia sudorientale di Guizhou, in Cina. L'iniziativa, che ha un costo equivalente a quasi 166 milioni di euro, sta però allontanando migliaia di abitanti dall'area rurale depressa dei dintorni. Per i funzionari provinciali, 9.110 residenti in un raggio di cinque chilometri sono inclusi in un programma di ricollocazione che sta già sollevando polemiche, sia per l'entità irrisoria degli indennizzi, 12 mila yuan (1.600 euro), sia per i ritardi nel pagamento. (Avvenire, 20.2.2016)

Un centenario, intervistato al telegiornale, disse: "I giovani vanno veloce. Noi sappiamo dove andare". Anche se oggi il mito positivista del progresso ha perso buona parte del suo fascino e della sua credibilità, a molti ancora sembra che il progredire delle conoscenze equivalga al crescere della sapienza. Studiare stelle e galassie è importante, fondamentale, bellissimo; ma altrettanto importante è la capanna del contadino, la sua terra, la sua società. Troppe volte si ricrea la parabola narrata da Natan al profeta Davide (cfr. 2Sam 12): chi più ha, più si diverte a spogliare chi ha meno. E noi, quante volte abbiamo considerato i sentimenti dei nostri fratelli e sorelle come un'entità trascurabile, a fronte del nostro personale "progresso" (di carriera, di prestigio, di autoaffermazione o di orgoglio)?

Ti preghiamo, o Signore, per gli scienziati, le persone di cultura, i governanti, gli economisti, i potenti: aiutali a mettere il vero bene degli esseri umani al primo posto, e a non considerare mai "trascurabile" la sofferenza di una persona o di un gruppo di persone. Ti preghiamo per tutte le persone che vivono nella povertà, e del cui sfruttamento siamo tutti in qualche modo complici; per coloro che vengono schiavizzati per creare i beni di consumo da cui ci sembra dipendere la nostra felicità e il nostro benessere, e i cui volti sofferenti non vedremo mai. Ti preghiamo per ciascuno di noi, perché non consideriamo mai inevitabile il cammino della società in una certa direzione, ma siamo consapevoli che la società va dove la portano i piedi di ogni persona che la compone.

C'era tutto l'amore di Maria
nelle pieghe non cucite della sua tunica.
Intrecciato alle fibre di lino
il profumo di lavanda dei cassetti
di Nazaret, l'aroma di pane
del forno, il canto dei grilli nella sera,
le lacrime di gioia quando tornava,
cenere e lisciva e brezza del tramonto
e resina e segatura e sogni.
Lascia tutto, il Signore; anche i ricordi
e la nostalgia. Tutto ciò che ha amato
sembra perduto: ma proprio perché è amato
lo custodisce l'eterno senza fine.

 


IX STAZIONE
GESU' E' INCHIODATO SULLA CROCE


Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 18-19
Lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

In occasione della XIV Giornata Contro il Cancro Infantile, l’Organizzazione Umanitaria Soleterre-Strategie di Pace  ha presentato il suo “Manifesto della salute” attraverso il quale si afferma che le disuguaglianze non sono “naturali”.  Ogni anno il cancro colpisce tra i 175 e i 250 mila bambini e adolescenti nel mondo, una stima al ribasso a causa della mancanza di registri dei tumori in molti Paesi. L’85-90% di questi casi riguarda bambini e ragazzi che vivono in Paesi a basso e medio sviluppo, dove non hanno accesso a cure e trattamenti adeguati: i sistemi sanitari nazionali sono infatti estremamente deboli e le cure e i trattamenti efficaci sono troppo cari ed inaccessibili per la maggior parte della popolazione. Nonostante più del 70% dei tumori infantili sia curabile, i tassi di sopravvivenza nei Paesi più poveri sono bassissimi: tra il 10 e il 40%, mentre in Occidente sono il 75-85%. Questo significa che più di un bambino su due che si ammala di cancro è destinato a morire a causa della mancanza di diagnosi precoci, medicinali, cure, strumentazioni e trattamenti, anche di base. (Repubblica online, 19.2.2016)

Il cancro dei bambini è forse la sfida più grande alla fede. Non è giusto che i bambini siano senza capelli, senza sopracciglia, trafitti dagli aghi, pericolosamente corteggiati dalla morte. Chi crede sa che il letto di quei bambini è probabilmente il luogo della massima vicinanza di Dio all'essere umano, anche se sembra che Egli sia tanto lontano. Ma ancora una volta, troppo spesso accusiamo Lui di ciò che in realtà dovrebbe interrogare noi: perché a tanti bambini è negata anche la speranza della cura, la possibilità del futuro? Perché sono crocifissi inesorabilmente, non solo dalla malattia, ma anche e soprattutto dal luogo e dalla società in cui sono nati? Perché non sappiamo farci interpellare da una solidarietà che non è altro che giustizia, restituzione ed equità? Perché ci rassegniamo al fatto che alcuni esseri umani partano, nella vita, con uno svantaggio quasi incolmabile rispetto alla situazione che vogliamo e cerchiamo per i nostri figli?

Ti preghiamo per tutte le persone che non sanno più sperare; per coloro che sono stati feriti troppo gravemente dalla vita, per coloro che vivono l'angoscia della depressione e delle patologie mentali o psichiatriche, per coloro che si trovano in strade apparentemente senza uscita. Ti preghiamo per chi non crede che Tu lo ami, e che in tale amore ogni passato può essere redento, ogni presente può essere rinnovato, ogni futuro può essere una nuova nascita. Ti preghiamo per chi si sente inchiodato ai suoi errori, per chi annaspa senza riuscire a risollevarsi, per chi è tentato di farla finita. Ti preghiamo per tutti noi, perché sappiamo annunciare la buona notizia a tutti i crocifissi, e ci impegniamo concretamente per togliere qualche chiodo dalla loro carne, per annunciare la libertà ai prigionieri e agli afflitti la gioia.

Quando la croce non è la mia, mi sembra lieve;
quando i chiodi s'abbarbicano agli altri, paiono decorativi;
quando la sofferenza non mi tocca, diventa spettacolo.
Chiedere un cuore di carne è chiedere
che ogni chiodo dell'umano mi sia presente,
che ogni persona che incontro mi sia sorella,
che ogni gemito, soprattutto
quelli muti
sia pianto nel mio cuore
seminagione di speranza
annuncio di risurrezione.

 

 

X STAZIONE
GESU' MUORE IN CROCE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni. 19, 28-30
Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura,disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Una serie di attentati vicino a un santuario sciita, alla periferia della capitale della Siria, e a Homs, rivendicati dai jihadisti dell'Isis (Daesh), hanno ucciso ieri 184 persone. Si tratta di uno dei più sanguinosi attentati dallo scoppio del conflitto in Siria nel marzo del 2011. Tra le vittime ci sarebbero numerosi bambini: gli attacchi, infatti, sono stati compiuti mentre gli studenti uscivano dalle scuole. (Avvenire online, 22.2.2016)

Morendo in croce, Cristo ha voluto attraversare l'esperienza più grande, misteriosa e incomprensibile del cammino di ogni essere umano. Ha voluto morire come muore ogni persona che si sia affacciata alla vita. E nello stesso tempo, nessuna morte è come la sua, perché nessuno ha vissuto mai un dolore come il suo, un abbandono come il suo, e nessuno ha mai donato la propria vita con tanta incondizionata tenerezza. La sua morte, tuttavia, è continuamente presente dove l'essere umano si affaccia sulla soglia dell'orizzonte; l'Agnello "immolato fin dalla fondazione del mondo" (Ap 13,8) è particolarmente presente in ognuna delle vittime innocenti del terrorismo, della guerra, della violenza. In chi usciva da scuola un momento, e il momento dopo, senza nemmeno il tempo di capire o chiedersi il perché, era già oltre; in chi non ha neppure una mano amica da stringere, un saluto da scambiare, un ultimo sorriso da lasciare. A loro, Egli tiene aperta la porta del suo regno; e forse è Sua la mano che li stringe, il saluto che li accoglie, il sorriso che li sorprende. Per sempre.

Ti preghiamo, o Signore, per ogni essere vivente che teme di morire, per coloro che vorrebbero per sempre accanto a sé i propri cari, per chi si ribella al fatto che la vita che conosciamo non sia infinita: aiutaci a chiamare anche la morte col nome di sorella, come faceva san Francesco, perché tu non godi della morte ma ti compiaci della vita. Ti preghiamo per chi affronta da solo il momento più alto del suo cammino: fa' che senta la tua presenza per affidarsi con serenità e con un assaggio di paradiso nell'istante più difficile. Ti preghiamo per chi uccide e per chi si uccide: abbi misericordia e compassione per chi non sa vedere l'immensa preziosità della vita, e perdona tutte le fragilità e le colpe. Ti preghiamo per tutti noi, che solo dalla tua morte e dalla tua risurrezione troviamo vita, speranza, la certezza e la fiducia di una vita oltre la vita e più forte della morte: fa' che sentiamo sempre che l'amore trasfigura l'esistenza, e semina eternità nell'enigma del tempo.

Anche il sole oggi è nero, trema la terra;
la natura è scossa e turbata, quando Colui
che è vita muore, quando Chi dà spiro alla terra
spira, quando Colui che è
non è più.
Noi siamo qui, davanti alla tua croce:
da duemila anni ci inginocchiamo
senza capire
davanti a te.
Tu sei entrato in quel buio
che avvelena il nostro presente
che ruba i nostri amori
che spaventa il nostro tempo.
L'hai riempito di luce: e pur
Vivente nella gloria
sei anche sempre lì, sulla soglia,
a tendere la mano
oltre il crepaccio
a rendere sicuro
e sereno
il Passo.

 

 

XI STAZIONE
GESU' VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO

 

Gesù viene deposto nel sepolcro
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 59-61
Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria.

Negli ultimi sei mesi, ogni giorno due bambini migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa. È la "contabilità" pesantissima diffusa dall'Alto Commissariato per i Rifugiati dell'Onu (Unhcr), secondo il quale da settembre a oggi oltre 340 minorenni, molti dei quali neonati e bimbi, sono morti affogati nel quadrante orientale del Mare Nostrum, tra le coste della Turchia e le isole greche. Il bilancio reale, però, è maggiore, sostiene l'Unhcr, perché molti corpi "si perdono nel mare". (Avvenire online, 19.2.2016)

Molti antropologi fanno coincidere l'apparire dei caratteri propriamente umani negli ominidi con la comparsa dei riti di sepoltura: il sentimento religioso è il primo segno dell'umano, e la sua prima manifestazione è la pietà per i morti. Il cuore si ribella quando dobbiamo affidare il corpo di una persona amata alla terra: eppure essa è un grembo pieno di dignità che può custodire la sacralità del corpo umano in attesa della primavera della risurrezione. Tanto diverso è scomparire nell'abisso, senza il canto di una preghiera, senza la pietà di mani amiche. Trecentoquaranta bambini in pochi mesi: sforziamoci di immaginarli, di pensare ai loro occhi e ai loro sorrisi. La nostra preghiera sia almeno un gesto sacro di commiato; le nostre mani e i nostri cuori imparino a ribellarsi a questa situazione non inevitabile, ad agire ed a chiedere perdono. E a credere e sperare in una pienezza di vita che attende anche loro, prima di tutto loro, al risveglio dei giusti.

Ti affidiamo, Signore, tutti coloro che sono morti nel mare che abbraccia le nostre coste: buoni e cattivi, giovani e vecchi, donne e bambini. Abbi pietà di loro, dona loro la pace e la resurrezione, la gioia e la pienezza di vita. Ti affidiamo tutti i nostri defunti, e tutti coloro che hanno sperato in te: accogli la loro speranza e intessi la loro felicità con la tua misericordia. Ti affidiamo i nostri cuori, a volte freddi come sepolcri, perché tu li spalanchi, li scoperchi e li inondi della luce del Risorto, che ci porti ad amare con generosità ed a vivere la compassione tutti i giorni.

Bisogna fare in fretta: al tramonto
sorge lo shabbat, e le luci della sera
impongono il riposo. Bisogna fare in fretta:
non c'è tempo per il canto della morte,
le tavole della festa sono già apparecchiate.
Bisogna fare in fretta: per il crocifisso
non si radunano i flautisti e le donne scarmigliate.
Bisogna fare in fretta, quasi strappare
dalla ninna-nanna di Maria il corpo esausto.
Bisogna fare in fretta: perché solo poche ore
rimarrà la sua carne nel sepolcro, solo
il tempo di una veglia, il tempo
di un cammino del sole.
E sarà l'alba.


Per i meriti della sua Passione e Croce
il Signore ci benedica e ci custodica. Amen

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Chiara Bertoglio

Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.).

Impegnata nell'approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull'argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.

Gli articoli che pubblichiamo su Vino Nuovo sono tratti dal suo blog. Per conoscere meglio (e anche ascoltare) la sua attività di musicista www.chiarabertoglio.com

 

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