Nella musica pop
Trasfigurare un amore
di Sergio Ventura | 21 febbraio 2016
Anche a noi, con Luca Carboni, «piace pensare che verranno con me, in un posto con me, per l'eternità», come «tutte le cose belle»

Chagall

Marc Chagall, Cantico dei cantici I, 1960

 

La traversata nel deserto di ogni propria tentazione, sotto lo sguardo costante delle stelle del cielo ed in ascolto interiore di un altro cui dare del tu, ci ha sempre restituito un Carboni forse tentato d'assopirsi, ma comunque sveglio e pensieroso (Lc 9,32). Di conseguenza, pronto a trasfigurare (Lc 9,29) le sue paralisi da salto nel vuoto in voglia di buttarsi maggiormente nella vita, il suo scindere amore e sesso nel desiderio di santificare anche quest'ultimo, i suoi sogni forse un tempo drogati di gloria nel ritrovare se stesso tra i silenzi e le ferite.

Pronto quindi a varcare la frontiera - laddove non finisce mica il mondo, nella stagione dei frutti, a primavera, quando "torna come allora una voce che dice (...) non cercare più del pane quotidiano, lasciati andare alla vita e non disperarti mai" (Lc 9,35). Nonostante l'essere annebbiato dalla paura (Lc 9,34), confidata ad un Te che non so chi sei, "di non cambiare più, di non giocare più, di non trovare più, di non pregare più, di non amare più".

 

 

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Pronto a diventare, finalmente, "un uomo diverso ... Un sognatore, un bimbo, un uomo attento ad altre voci, con altri desideri, altre regole, altri sogni, un cercatore, un cuore". Desideroso che quanto scoperto non venga trattenuto per sé (Lc 9,33), ma che si diventi tutti - "quante verità!" - "sognatori, bimbi, cuori attenti ad altre voci, con altri desideri, altre regole, altri sogni". Perché "uomini diversi" - afferma con certezza Carboni - "io li ho visti, sogni e miracoli che si realizzano": uomini e donne che vogliono "cambiare il mondo", anche se non è  loro chiaro "come si fa a fare del bene al mondo" (Lc 9,36; Mc 9,10), oltre al pur necessario pregare per il mondo (Lc 9,28).

 

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La risposta è ben rappresentata dal finale del film I giardini dell'Eden, laddove Gesù, dopo aver prima lottato ma poi cullato il male incontrato nel deserto, invita Pietro, Andrea e le rispettive famiglie a seguirlo nella sua convinzione di cambiare il mondo sì, ma non con la forza bensì con l'amore. Lo stesso Carboni è convinto che il nostro essere invincibili passi soprattutto per la capacità di comporre canzoni d'amore che siano delle ninna nanne capaci di "addormentare il male e quello che non va" nel mondo, "con le sue tante guerre, le sue atrocità, con le sue grandi voci in coro, con le sue omertà".

Ma, ed è questo il punto, l'amore che cos'è? "So solo che mi fa morire" - confessa Luca - perché "ci invade anche l'anima",  con i suoi "colori ... suoni ... odori ... sapori", con il suo calore settembrino. Forse "l'amore non lo sa e non si ricorda niente, senza storia va perché è appena nato sempre"; forse, a guardare le ragazze con cui abbiamo avuto delle storie d'amore, esso "è solo una bugia, la bugia più grande", eppure "la più vera che ci sia". D'altra parte, cos'è che "gira piano, per non far scoppiare il cuore, verso l'eternità", se non il tempo dell'amore?

 

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Ed in effetti, solo quando si saprà vivere questo tempo "ogni giorno", consapevoli delle "spine ed erba da strappare" insieme alla necessità di "seminare e poi aspettare" ed "imparare a perdonare" (Lc 9,30), si riuscirà a passare dai simboli idealizzati delle storie d'amore con le ragazze alla realtà simbolica della nostra storia con la mia ragazza e il mio bambino. A proposito dei quali anche a noi, con Luca Carboni, "piace pensare che verranno con me, in un posto con me, per l'eternità", come "tutte le cose belle" (Lc 9,31), sino a quando, però, continueremo anche a "pensare che Qualcuno mi sente, Qualcuno ci sente, per tutta la gente, occidente & oriente"...

 

 

 

 

02/03/2016 01:25 Giulio Maria Bianco
Ogni volta che mi si apre una riflessione sull'amore e sul perdono non posso fare a meno di riflettere anche sul male, perché se è vero che tutti noi esseri umani nasciamo innocenti, ingenui, e che siamo portati al male dal mondo intorno a noi è altrettanto vero che esistono uomini troppo malvagi, fratelli troppo corrotti ormai per ricevere alcun perdono o forma di amore... Tutti i giorni mi ritrovo a chiedermi come sia possibile che possano esistere mafiosi, burocrati e politici e cittadini talmente corrotti da creare carneficine come la terra dei fuochi nel solo nome del denaro. Cosa significa amare, perdonare questi uomini? Come posso amare, perdonare questa sorta di malvagi assassini, esseri privi di ogni luce e sentimento positivo? Di certo amare e perdonare non può essere una connivenza omertosa né un'assoluzione a basso costo perché la vita è stata per loro cattiva, per carità. Però, però... Però è possibile riconoscere e amare un fratello anche in chi è irredimibilmente dedito al male, comprendere che tutti noi siamo in balia della fortuna, persino perdonarlo... E fare l'unica cosa che possiamo fare, chiudendo la cella a chiave anche per sempre, e pregando che Dio abbia pietà della sua anima perduta.


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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