Nella musica pop
Voglio stare un po' in silenzio
di Sergio Ventura | 14 febbraio 2016
Chi è questo tu con cui, confessa Luca Carboni, spesso faccio i conti? Il tentatore? Dio? O piuttosto quel nostro cuore in cui entrambi stanno lottando?

deserto

 

Ogni tanto durante la giornata qualcuno ti ricorda che anche per te il tempo passa: gli studenti che osservano perplessi la passione con cui utilizzi qualche aneddoto di cui non hanno alcuna memoria, il nipotino che chiede cosa siano quelle cassette che hanno riempito di musica la tua adolescenza e giovinezza, aiutandoti però a riscoprirne una cui eri molto legato. Sia per il caro amico che te l'aveva regalata, sia perché conteneva il meglio di Luca Carboni, un giovane cantautore che nel decennio a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90 appariva alla nostra generazione meno cinico di Vasco e più introspettivo di Jovanotti, offrendosi (duole riconoscerlo) come degno pane per i nostri deboli denti. A partire da una canzone poco conosciuta ma che ho sempre amato riascoltare nei periodi quaresimali della mia vita.

 

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Quante volte ci siamo detti :"Io stasera resto in casa, non vengo giù ... Resto qui nella mia stanza ... Spengo la tv"? Quante volte abbiamo ripetuto agli amici che protestavano: "Non chiamatemi, non vengo"? E, forse, a qualcuno di loro abbiamo anche rivelato sottovoce: "Stasera devo fare qualcosa, solo con me ... Voglio stare un po' in silenzio... Solo con me ... Stasera cerco un po' di pace, tra me e me"...

1991, 1995, 2002, 2007: "quante domande, quanti perché" risuonavano "dentro di me". Ed ogni volta, dopo qualche mese, ho provato "a rispondermi": Uonna Club, Bose, Bretagna, Sorrento. Una discoteca, una comunità monastica, una regione ed una città splendide. Viaggi corporei, spirituali, geografici. Tornando dai quali, comunque, ho sempre trovato più consonante ripetere con Luca: "Io stasera sono in viaggio, anche fermo qui ... Cammino un po' fuori dal mondo, anche se sto qui".

Ciò che ad ogni passaggio si è rivelato importante, infatti, è aver sostato "un poco alla finestra" guardando "su", aver camminato "nel deserto, sotto il cielo blu" - sempre alzando gli occhi ad esso, nella certezza che "almeno lui la sa la verità". O essere "finito sul molo a parlare all'infinito" mare - "immenso senza strade", provando quella malinconia propria del "viaggiare stando fermi", del "perdersi tra le dune del deserto, tra le onde in mare aperto, anche dentro questa città". E scoprire ogni volta di aver deciso: "Resto solo nel deserto, come Gesù" (Lc 4,1) - là riflettendo "a che cosa mi hai detto tu", là provando "a risponderti".

Ma chi è questo tu? Questo te con cui, confessa Carboni, spesso faccio i conti? Il tentatore? Dio? O piuttosto quel nostro cuore in cui entrambi stanno lottando e che sin dall'inizio ha spinto il cantautore bolognese a riconoscere che ci stiamo sbagliando?

 

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Ci stiamo sbagliando nel momento in cui "coi piedi di piombo restiamo giù sotto cento chili di cielo", per paura di non essere degli angeli o delle fate capaci di proteggerci dagli inciampi della vita (Lc 4,9-11). Ovvero quando pensiamo che nelle nostre case d'inverno "c'è una luce giallognola e amara (...) che non protegge da quel gigante di buio che è fuori". Ed infatti un giorno Luca, trasfigurato, saprà invece cantare: "quando arrivo in fondo (...) e finiscono le strade, cominciano sentieri ripidi, ti accorgi che siamo liberi di andare o di fermarci qui ... Quando arrivo in fondo ai miei pensieri e (...) finiscono le cose, cominciano pensieri ripidi, ti accorgi che siamo liberi di andare e non fermarsi più" (Lc 4,12).

Ci stiamo sbagliando, poi, quando "parliamo d'amore (...) e poi facciamo l'amore e ogni tanto ci facciamo del male", illudendoci che sia "normale" questo voler trasformare le pietre in pane (Lc 4,3). Ovvero quando cantiamo a squarciagola "vieni a vivere con me, sai quante cose potremmo fare ... Potremmo essere felici e fare un mucchio di peccati, potremmo essere felici a volte un poco disperati". Ma anche qui verrà il giorno in cui Luca riuscirà a cantare: "tutte le volte che non coincide il sesso con l'amore (...) una lacrima scende giù, ci benedirà"; sì, "madre, adesso guardo il mondo come lo guardavi te e dicevi: - guarda gli uccelli del cielo ci bastano poche briciole -" (Lc 4,4).

Ci stiamo sbagliando, infine, quando, pur sapendo che "le fragole col limone fanno male senza amore", ci siamo intestarditi nel volere qualche droga, per compensare la mancanza di potere e gloria (Lc 4,5-7) - di libertà e benessere. Senza sospettare minimamente che anni dopo qualche nostro amico "si buca ancora", perché "ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita" e "stare dritti controvento", "per stare nel mondo dei grandi" dove, purtroppo, "di solito a nessuno vai bene così come sei", per cui "tu che cercavi comprensione, ti trovi lì in competizione", a farti "fare molto male sai"...

Ecco perché a volte intimiamo al caro Gesù, con parole tra il serio e il faceto, "cambia il mondo oppure aiutami tu a farmi entrare nel business". Ecco perché lo stesso Luca ci confesserà d'aver rischiato di "vendere la mia anima (...) perdendo Dio (...) la vita (...) io, inseguendo il mondo (...) inseguendo un sogno che non è mio, cercando di esser diverso da quello che sono io" (Lc 4,8) - quando invece anche Gesù nel suo deserto "ebbe fame" e fu "tentato" (Lc 4,2). Ma allora, di nuovo, perché non riconoscere subito che abbiamo terribilmente "bisogno d'affetto (...) d'amore (...) di qualcosa che non c'è", per poi domandarci "in cosa credi tu, cosa speri, cosa sogni, da grande che farai"?

 

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Forse, perché dovremmo innanzitutto riconoscere che siamo "persone silenziose... timide presenze, nascoste tra la gente ... piene di paura che qualcuno possa sapere i nostri piccoli e grandi contraddittori pensieri". Probabilmente, perché "ogni persona (...) ha le sue ferite (...) grandi o piccole, poi, a volte sanguinano e la ragione non può, l'intelligenza non può, neanche coi soldi si può curarle nemmeno un po' (...) se non c'è amore ... più amore... più amore... più amore intorno a te, che vuoi più amore... più amore... più amore dentro te, più amore anche da dare a me"...

16/02/2016 10:33 Sergio Ventura
Grazie Pietro :-)

PS per la 'cura' segnalata da Margherita, a domenica prossima ;-)



15/02/2016 10:14 margherita barreri
Dice già chiaro e bene Luca Carboni quale sia la cura per tutti noi : Amore


15/02/2016 08:10 Pietro B
Molto bello e stimolante! Segnalo anche qs. incontro, x chi puó venire:
https://centrospiritualitacrema.wordpress.com/2016/02/13/il-silenzio-per-ritornare-a-se-stessi-e-a-dio/



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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