Nell'arte
Se il tentatore diventa un virus
di Gian Carlo Olcuire | 14 febbraio 2016
Che fine hanno fatto i demoni? Ormai l'arte evita di mostrarli in carne e ossa. A fare veramente paura, oggi, è il nemico senza volto

Congdom

 

LE TENTAZIONI DI GESÙ

(William Congdon, 1963, Buccinasco, The William G. Congdon Foundation)

«[...] Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato». (Lc. 4,1-13)

 

Che fine hanno fatto i demoni? Ormai l'arte evita di mostrarli in carne e ossa, ritenendoli più seducenti che repellenti, più ridicoli che spaventosi. A fare veramente paura, oggi, è il nemico senza volto. Così quest'opera, pur continuando a raffigurare il corpo di Gesù tentato, risolve le tentazioni con una forte zona d'ombra: una sorta di buco nero che, passando da vari toni di grigio al buio fitto, assorbe la luce. Quasi a voler risucchiare Gesù in un baratro.

Che cosa ha intuito, l'artista, delle tentazioni? Che tentano di distogliere Gesù dalla luce del Padre, di scollegarlo da lui. Non a caso il diavolo è "colui che divide": prima, allontanando Gesù dal cibo della Parola; poi, abbagliandolo con l'onnipotenza, mentre il bello di Dio è d'essere onniamante; infine, abbassando il rapporto con Dio a una richiesta di favori.

Qui, però, le tre facce sono scomparse: non più veicolate da un tentatore astuto e colto, forse le tentazioni sono ora assimilate a virus e batteri. Nel buco nero, peraltro, qualcosa affiora: ali, maschere, fantasmi... Il fatto è che, perdendo un corpo, le tentazioni perdono anche la decifrabilità.

L'artista rende l'idea di quanto possano essere aggressive e forti, se, come un vento impetuoso, piegano il tentato (non riuscendo, tuttavia, ad abbatterlo). Altro punto a favore di Congdon è la capacità di tenere alto il senso del dramma, in un'epoca in cui il conflitto tra bene e male scade a siparietto comico (vedi le pubblicità con angioletti e diavoletti).

Senza nostalgia dei "vecchi" diavoli, resta il problema di come rappresentare le tentazioni per riconoscerle e vincerle a viso aperto. E resta un po' di nostalgia dei "vecchi" angeli, che in molte opere antiche, anche sguainando spade, comunicavano come Gesù non fosse solo a lottare.

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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