Nella musica pop
Quello che faceva il filo a Dio
di Sergio Ventura | 24 gennaio 2016
Il Vangelo di Luca inizia in forma di lettera. Come quella in cui un cantautore bolognese nel 1978 invocava «l'anno che verrà»

Andy

Andy Warhol - L'ultima cena - 1986


L'incipit del vangelo di Luca (1,1-4) mi ha fatto sempre pensare ad una lettera. Una lunga lettera scritta a Teòfilo, uno che si filava Dio, che faceva il filo a Dio. Ma che, da buon neofita, non doveva essere ancora saldo negli insegnamenti ricevuti. Come Lucio Dalla, di cui tutti conosciamo vita, morte e - soprattutto - quel percorso spirituale durante il quale fu forte il legame con il domenicano padre Michele Casali. Il "caro amico" con cui - ha svelato di recente il confratello Giovanni Bertuzzi - il cantautore bolognese condivise nel 1978 la stesura e la rifinitura di un'altra famosissima lettera, scritta in forma di canzone, tramite la quale si evocava ed invocava l'anno che verrà.

 

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Per distrarsi, certo; per "poter riderci sopra" - anche, ma soprattutto "per continuare a sperare", "contento di essere qui in questo momento", "in questo istante". Poiché in quegli anni - pesanti, di piombo - si usciva poco, si stava sulla difensiva, si dialogava a stento. Al punto che fu quasi inevitabile, per Lucio Dalla, interrompere il lungo sodalizio artistico con il poeta Roberto Roversi, proprio perché questi "voleva parlare ancora essenzialmente con un linguaggio politico, mentre io non ero d'accordo".

Per superare il "trauma" provocato dalla rottura e "per cominciare a scrivere i testi delle mie canzoni", il cantautore bolognese decise di ritirarsi nel 1977 alle Tremiti: "è nel sud - confesserà in seguito - che sono diventato religioso, ma di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana". Fu in quelle isole che Lucio Dalla si reinventò artisticamente anche per potersi rivolgere con forza ad un altro "caro amico", nonostante fosse ormai "lontano" e da tempo "partito".

Ricordandogli con un pizzico di affettuosa ironia che - come ai suoi tempi - per i poveri, gli oppressi, i carcerati e i disabili (Lc 4,18) "qualcosa ancora qui non va" - "l'anno vecchio" non è finito. Aspettandone d'altra parte il ritorno, insieme a quel "nuovo anno" - di grazia (Lc 4,19), giacché portatore di una "trasformazione" e di una "festa" tanto attesa dai poveri e per l'avvento della quale il cantautore bolognese ha sempre dato il suo piccolo contributo: "sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno / ogni Cristo scenderà dalla croce / ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno".

In quel "giorno" - come più ampiamente è descritto in Mt 11,5 - "anche i muti potranno parlare / mentre i sordi già lo fanno". E i prigionieri e gli oppressi - nella loro identità sessuale - saranno liberati: "si farà l'amore ognuno come gli va / anche i preti potranno sposarsi / ma soltanto a una certa età". Ma la vera, grande "novità" - rivela Lucio nel finale della canzone - è che anch'"io mi sto preparando" per l'arrivo di questo "amico mio".

Non è un caso che dieci anni dopo, nel 1988, Dalla canterà - con le parole del ritrovato amico Roversi - l'avvento di una "notte di Natale del Duemila" in cui si incontreranno, come avveniva a Bologna negli anni settanta presso la storica osteria "delle Dame" aperta da padre Michele Casali e Francesco Guccini, il messianismo cristiano e quello socialista: "la scena nel silenzio (...) può sembrare anzi è straordinaria / mentre è una storia vecchia come il mondo / a una tavola imbandita Karl e Jesus con gesti lenti spezzano due pani / versano l'acqua e il vino nei bicchieri ogni tanto si lavano le mani / e lavano e rilavano i pensieri (...) tutti e due coi blue-jeans e un giacchettone dicono che nessuno ha più ragione / concludono che religione e ideologia saranno mescolate nei problemi".

 

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E' interessante scoprire, poi, che la canzone "uguale alla cena che è finita", la canzone in cui è meglio ritratto il paradossale messia di Dalla - l'uomo morto, infangato, impazzito, senza più voce, nudo, intirizzito, straziato, seppellito, vinto, respinto e perduto, ma perciò salvato e risorto - sarà una canzone scritta sempre con il poeta Roversi nel 1976 ed intitolata Ho cambiato la faccia di un Dio, ma pubblicata solo nel 1990 con il titolo di Comunista.


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Forse il cammino evocato dall'album intitolato Cambio è proprio ciò che ha permesso al 'politico' Roversi e al 'religioso' Dalla di riconciliarsi e ritrovarsi ad un livello creativo superiore rispetto all'antica frattura. Certo è che in seguito il cantautore bolognese non solo reciterà per due volte la splendida Henna (1993) di fronte a Giovanni Paolo II, ma sempre più spesso legherà la convinzione "che è l'amore che ci salverà" alla figura di Cristo, al crocifisso, all'amore crocifisso, a quell'I.N.R.I cui chiedere: "Aiutami, fratello mio, parlaci tu con Dio, sono suo figlio anch'io..." (2007).

Dall'inno Vieni spirito di Cristo, cantato dal frate Alessandro Fanti, che chiude come ghost track l'album Canzoni (1996), a Liam che "è ancora sulla croce come me, come te" (2007) insieme a "questo amore crocifisso senza croce" (2009), passando per il duetto con Mina dedicato ad un "amore disperato, amore mai amato, amore messo in croce, amore che resiste e se Dio esiste voi vi ritroverete là..." (2003). Sempre però cantando, con quella nettezza tipica di quando ci si rivolge ai giovani, che "Gesù Cristo era un pezzente, tutto meno che potente, nudo e sporco, e sulla croce per non diventare re non aveva in tasca niente, per camminare sopra il mare, lui seguiva la corrente ed i venti da sfruttare" (Controvento, 2009).

Canzoni queste, in ogni caso, nell'ottica del cantautore bolognese, cantate e ascoltate, capite e comprese soltanto da quegli "uomini liberati che inventando o facendo un girotondo / canteranno di un paese che si vede e che non c'è / dove un giorno è successo un finimondo / perché un gatto è stato a cena con il Re" (Il 2000, un gatto e il re). Ecco, il problema forse è proprio questo: cosa avviene quando un gatto è stato a cena con il Re? Ma, ci domandiamo, è ancora possibile che un gatto vada a cena con il Re? E' ancora possibile che tra la gente del porto si scorga un Gesù bambino?

Speriamo che almeno adesso Lucio Dalla abbia questa e tutte le altre risposte che andava cercando quando poco prima di morire cantava: "vorrei sapere chi è / che muove il mondo e dov'è / e cosa resta di me, di noi, di me..." (2009).

 

 

31/01/2016 13:24 Alessandra
Permettetemi di aggiungere un po' di sano cinismo a questa discussione.
Mi dispiace molto, ma in tempi di Family Day chiedersi se un gatto e un Re possano andare a cena insieme è alquanto inutile. La sola esistenza del Family Day fa capire che questo fantomatico banchetto non è già più possibile. Infatti cos'è il Family Day se non un piazza di cattolici frustrati e ignoranti e di fascisti, che manifesta CONTRO i diritti di qualcun altro adducendo le motivazioni più disparate per cercare di nascondere la propria schifosa omofobia (perchè ehi, essere omofobi non è politically correct, lo ha detto anche il Papa!)?
L'unica cosa da fare perchè un giorno forse il gatto e il Re possano condividere un pranzo o una cena, è agire, garantendo al gatto i suoi sacrosanti diritti.
Il progresso di una società, l' acquisizione di diritti umani e civili sono cose che avvengono legiferando e penso che ci sia bisogno di leggi e tutele specie quando il dibattito filosofico-religioso-sociale è bloccato, come in questo caso.
Detto ciò, Grande Lucio.



28/01/2016 12:12 Tommaso Zannino
Meraviglioso il concetto che emerge secondo cui un mondo dove dilagano chiusura e ignoranza sarà sempre da considerare "vecchio", perciò ci si proietta verso un "mondo nuovo", dove la società diventa veramente egualitaria e civile in ogni suo aspetto e perfino un gatto può permettersi di andare a cena con un re.

Cosa avviene quando un gatto è stato a cena con il Re?
Be' di certo il gatto non esce con la corona in testa, né il re si strozza con una palla di pelo; semplicemente il gatto per una sera ha mangiato bene e il re ha scoperto la semplicità di una vita.

è ancora possibile che un gatto vada a cena con il Re?
Se oggigiorno un gatto andasse a cena con il Re sarebbe quasi indubbiamente una trovata mediatica, ma personalmente voglio credere nella possibilità che in futuro potrà arrivare in una lettiera un autentico invito a palazzo.



25/01/2016 23:22 Sergio Ventura
Se avessi discusso sabato, e non oggi, del contenuto di questo articolo con un mio caro amico, avrei potuto esplicitare un pensiero che scorreva sottotraccia, ma che non era riuscito ad emergere. Di conseguenza, la chiusura, o meglio la 'dischiusura', sarebbe stata questa:

"Ecco, il problema forse è proprio questo: cosa avviene quando un gatto è stato a cena con il Re? Ma, ci domandiamo, è ancora possibile che un gatto vada a cena con il Re? E' ancora possibile che tra la gente del porto si scorga un Gesù bambino? Significa ancora qualcosa, in tempi di 'family day' e 'svegliatiitalia', il percorso esistenziale-musicale di Lucio Dalla? Il cammino di chi è stato accusato da alcuni di aver nascosto la propria omosessualità, mentre è stato difeso da altri sostenendo che non avesse nulla da nascondere?

Speriamo che almeno adesso Lucio Dalla abbia questa e tutte le altre risposte che andava cercando quando poco prima di morire cantava: "vorrei sapere chi è / che muove il mondo e dov'è / e cosa resta di me, di noi, di me..."



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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