Nell'arte
Spiegare con le mani
di Gian Carlo Olcuire | 24 gennaio 2016
Aprendo il rotolo delle Scritture nella sinagoga di Nazareth Gesù guarda dritto negli occhi lo spettatore e sembra domandargli: «Tu, da che parte stai? Dentro o fuori?»

sinagoga

GESÙ NELLA SINAGOGA DI NAZARET

Floriano Ippoliti, 2009, Lezionario feriale della Chiesa cattolica italiana


«Secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. [...] Gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato"». (Lc 1,1-4; 4, 14-21)

 

Non in posa, poco elegante, quasi ruvido, un Gesù così - mentre srotola le Scritture - è arduo da trovare nell'arte. Ma è proprio quest'apertura bimane a impressionare, rispetto a un rotolo o a un libro tenuti in una mano sola. È come lo spalancare: un gesto ampio, di spiegazione... fisica. A cui segue la spiegazione verbale, quando Gesù rende semplice Isaia attualizzandolo. Cioè annunciando che le parole del profeta si riferiscono a lui.

Aveva confidenza, Gesù, con i testi sacri, se entrava in sinagoga «secondo il suo solito». E doveva averli letti e masticati a lungo, se persino da risorto, con i discepoli di Emmaus, non perderà la bella abitudine di dare significato alle Scritture.

Le amava a tal punto da presentare il proprio programma con i quattro verbi di Isaia: «portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi, proclamare l'anno di grazia del Signore». Parole scomode che, facendo felice chi è povero, prigioniero, cieco e oppresso, dovrebbero inquietare chi non lo è. Per questo Gesù guarda dritto negli occhi lo spettatore e sembra domandargli: «Tu, da che parte stai? Dentro o fuori?»... Un'idea pure suggerita, alle spalle di Gesù, dall'architettura a semicerchio che chiude il semicerchio del rotolo.

È un Cristo esigente, che fa e chiede scelte di campo. Un Cristo sanguigno, come la matita usata dall'artista, e insieme dorato, perché in lui tutto si fa divino: cielo, vesti e parole.

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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