Nella letteratura
Cana, l'amore, Primo Levi (e Maria)
di Sergio Di Benedetto | 17 gennaio 2016
Da una prospettiva laica «Cercavo te nelle stelle» rivela la verità più profonda di Cana: è l'amore che frasforma l'acqua in vino, che dà vita e forza per rinascere

Il Vangelo di domenica ci offre uno dei brani più conosciuti e al tempo stesso più ricchi (e commentati) del Nuovo Testamento: il miracolo a Cana di Galilea. È una prefigurazione dell'Eucarestia, ma è anche un racconto di una vicenda che accade a una festa di matrimonio, dove Gesù compie il primo dei suoi segni. Siamo a sei giorni dall'inizio del Vangelo di Giovanni: il sesto giorno dall "In principio", cioè il giorno della creazione dell'uomo e della donna. Seguiamo questo filo, che ci porta alla relazione di coppia e alle difficoltà che essa incontra (al posto del buon vino si trova acqua). Qui un amore di coppia attraversa una fatica, che si risolve nell'affidamento al Figlio, su indicazione della Madre, trovando così nuova inaspettata abbondanza.

È una riflessione che mi ha condotto a una splendida poesia di Primo Levi, poco conosciuto forse nella sua produzione in versi: Cercavo te nelle stelle

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.

Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte

solitudine e breve pace.


Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.

E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.

Sono tornato perché c'eri tu.

11 febbraio 1946

Lungo sarebbe commentare queste magnifiche parole dedicate alla moglie Lucia. Lo scrittore torinese, che non ebbe il dono delle fede, sperimentò l'abisso del male ad Auschwitz, ma fu grazie a un attesa d'amore che trovò la forza di resistere e tornare («sono tornato perché c'eri tu»). E si noti che Levi conobbe la donna della vita solo al ritorno dal campo di sterminio. Però rimaneva in lui, sottotraccia, la consapevolezza di essere aspettato e che solo quella misteriosa e non ancora avvenuta relazione d'amore avrebbe potuto dare senso al tutto (alle stelle, alle montagne); quella relazione avrebbe dato la tenacia per superare il male.

È l'amore che frasforma l'acqua in vino, che dà vita e forza per rinascere. Lo esplicita lo stesso Levi in un brano di Cromo, racconto che compone la raccolta il Sistema periodico e che narra il primo lavoro in fabbrica del giovane scrittore-chimico all'indomani della guerra. Qui egli ricorda il primo incontro con la ragazza che sarebbe diventata sua moglie e come quell'amore avesse mutato in seme di vita l'angoscia che portava nel cuore:

Ora avvenne che il giorno seguente il destino mi riserbasse un dono diverso ed unico: l'incontro con una donna, giovane di carne e d'ossa, calda contro il mio fianco attraverso i cappotti, allegra in mezzo alla nebbia umida dei viali, paziente sapiente e sicura mentre camminavamo per le strade ancora fiancheggiate di macerie. In poche ore sapemmo di appartenerci, non per un incontro, ma per la vita, come infatti è stato. In poche ore mi ero sentito nuovo e pieno di potenze nuove, lavato e guarito dal lungo male, pronto finalmente a entrare nella vita con gioia e vigore.

La prospettiva di Levi è laica («il destino»), ma si tratta di righe che possono essere ben affiancate all'episodio di Cana: basterebbe sostituire «destino» con «Mistero»... e l'amore di coppia diviene dono, gioia e riflesso dell'Amore. Due approcci diversi tra credenti e non credenti, ma accomunati da un'esperienza: la forza che nasce dall'amore, la sua capacità di guarigione e la sete di fronte alla sua mancanza («Cercavo te nelle stelle»).

Un'ultima considerazione. C'è un particolare che mi ha sempre colpito: la poesia di Levi è datata 11 febbraio. È la data in cui si festeggia la prima apparizione della Vergine a Lourdes. È sicuramente un caso, però che bell'indizio: in ogni amore, in qualche modo, c'è la Madre che sussurra «Fate quello che vi dirà».

 

 

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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