Se un clown irrompe in Vaticano
di Fabio Colagrande | 14 gennaio 2016
A chi si straccia le vesti di fronte all'irruzione nei Sacri Palazzi di un "pagliaccio" andrebbe ricordato il commento all'apologo sul clown inserito da Joseph Ratzinger nel suo best-seller "Introduzione al cristianesimo".

Il cardinale Ravasi, l'Osservatore Romano e il quotidiano Avvenire che piangono la morte della rock-star David Bowie, manco fosse un pio cantautore della christian-music. Famiglia Cristiana che individua addirittura un percorso di conversione cristiana nella trama di "Quo vado?", l'ultimo film comico di Checco Zalone, campione d'incassi al botteghino, ma schifato dai cultori del cinema d'autore. E, acer in fundo, il "piccolo diavolo", grande clown, Roberto Benigni, chiamato in Vaticano a presentare l'ultimo libro di Papa Francesco.

"Ora, cosa dobbiamo attenderci?", tuonano, con poca misericordia, orde di fedeli attoniti sui social network. "Il Coro della Cappella Sistina che intona 'Felicità' di Albano e Romina sul palco dell'Ariston? Claudio Bisio uditore al prossimo Sinodo? L'apertura della causa di beatificazione di Mike Bongiorno?".

Facezie a parte, l'affrancamento ideologico del pop e della sua cultura in ambito cattolico irrita, indigna e disgusta un buon numero di credenti. Hai voglia a illustrare il rigore artistico del Duca Bianco e il tormento etico e spirituale di cui è intrisa la sua produzione musicale. Serve a poco enumerare i frequenti riferimenti positivi all'immaginario cattolico disseminati nelle sceneggiature dei film del comico pugliese Luca Medici. E' del tutto inutile rammentare che la riproposizione dei 'Dieci comandamenti', in forma di monologo televisivo, da parte dell'attore e regista toscano, è stata apprezzata dal Pontefice di Santa Romana Chiesa.

L'apertura a linguaggi e codici espressivi, in passato addirittura demonizzati dal pensiero cristiano, come il teatro comico e la musica rock, resta per tanti un inammissibile cedimento alle logiche del "mondo", segno inequivocabile dell'inizio della fine.

A tanti altri, sembra invece uno di quei benauguranti 'segni dei tempi' tipici di una Chiesa in cammino con il popolo, diventata capace, a cinquant'anni dal Concilio, di far sue, le speranze, le paure ma anche i sogni delle donne e degli uomini che nel mondo vivono.

Non cadremo nel trabocchetto, al bordo del quale alcuni lettori ci attendono ghignanti, di interpretarli solo come segni dell'affermarsi della Chiesa "in uscita" di Francesco. La storia di una progressiva rivalutazione da parte della Chiesa delle arti più popolari e commerciali, risale per lo meno a Paolo VI. Certo, ancora oggi, i cattolici hanno molto da imparare dalle capacità espressive e comunicative di talenti laici molto lontani dal loro mondo. E la crisi dell'editoria del settore ne è un sintomo inequivocabile.

Ma la rabbia e la spocchia con cui queste contaminazioni vengono accolte è, per chi scrive, un segnale spiegabile su due fronti. Al di là dell'ambito strettamente cattolico, la cultura italiana resta viziata da un atteggiamento provinciale che sminuisce la portata dei linguaggi "pop". Da noi si crede ancora che i fumetti siano roba da bambini. Che la musica pop sia solo una questione di 'canzonette'. E quattro secoli dopo Shakespeare, c'è ancora chi non ha capito che il giullare è l'unico a parlare sul serio.

Sul versante religioso, ai fedeli che si stracciano le vesti di fronte all'irruzione nei Sacri Palazzi di un "pagliaccio", andrebbe ricordato il commento all'apologo sul clown del filosofo Kierkegaard, inserito da Joseph Ratzinger nel suo best-seller "Introduzione al cristianesimo". La vicenda del povero clown e del suo allarme incendio inascoltato, era, secondo il futuro Papa Benedetto XVI, metafora del cristiano che non viene preso sul serio nel suo annuncio del Vangelo di Cristo, proprio perché intrappolato in un abito ormai desueto e inappropriato. Oggi, il credente che apprezza e fa propri i linguaggi più popolari e coinvolgenti, compie dunque un passo educativo e pastorale, da non sottovalutare. E allora: "Let's dance!", senza alcuna remora.

 

20/01/2016 21:29 carlo riviello
ahimè caro Fabio, sei sempre molto abile nei botta e risposta in rete, magari cogliendo a margine ciò che a te pare qualche piccola falla negli interventi dei tuoi contraddittori, per danzarci dentro con ineffabile leggerezza.
io non so se un cantante alla Minghi sia ascrivibile o meno all' "arte autentica", e confesso di non trovarmi a mio agio in materia, non essendo, né avendo la presunzione di atteggiarmi ad esperto.
ma, di grazia, in un dibattito che ha preso le mosse da un post dedicato niente di meno che alle esibizioni di un Benigni, il richiamo, confesso improvvisato, al cantautore era proprio sottolineare in una maniera altrettanto leggera...magari "pop" (che a te come di consueto più aggrada e a te ritengo in effetti più adatta), il mio apprezzamento per gli interventi, di ben altro spessore, dell'amico Alberto Hermanin e di Marco Zanini, che non avrebbero potuto dir meglio e con fondamenti culturali ben più solidi ciò che penso anch'io. E che non credo abbiano affatto spostato l'asse della riflessione, a dispetto di certo snobismo cattolico a corrente alternata.
Ora, al di là della mia personale, irrimediabile, viscerale antipatia per Benigni, e per farla breve: che le sue ennesime, sempre più consunte, ancorché assai furbe performance, trovino casa e applausi incantati in Vaticano e nei suoi immediati paraggi anche in rete - per paradosso ma mica tanto, prima o poi temo forse solo in Vaticano - non lo reputo affatto scandaloso, ma, anzi, del tutto in linea con i tempi, e con gli attuali tempi Vaticani. E mi fermo qui.
Quanto poi al farsi scudo della solita, nobile citazione estrapolata di un Papa – si tratti della lettera di Giovanni Paolo II agli artisti, come, aggiungo, di una famosa omelia di Paolo VI ai medesimi nel 1964, o della riflessione di Ratzinger sulla figura di un clown inascoltato – per conferire dignità alla figura del comico toscano, me ne viene in mente altra e forse più definitiva: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci”.



20/01/2016 16:17 Fabio Colagrande
Caro Alberto,

nel tuo commento hai spostato l'attenzione su un altro tema. E condivido pienamente l'appello a non disprezzare altre forme di espressione della fede. Lo stesso snobismo che porta a guardare con alterigia ad artisti popolari, guida altri a spregiare modi popolari di esprimere la propria devozione. Ovviamente, avendo chiaro che, per un cristiano, l'adesione a norme o pratiche religiose, viene sempre dopo, per importanza, la pratica della misericordia. Grazie per l'acuto contributo.

Fabio

P.s. per Riviello

Solo tu potevi citare Minghi in un dibattito sull'arte autentica.



19/01/2016 19:01 carlo riviello
beninteso Alberto Hermanin: immenso tu e immenso Zanini,
volevo dire!



19/01/2016 17:33 Alberto Hermanin
Zanini mi scusi ancora: ho involontqriamente modificato il suo nome dimostrando di essere quel che sono, un romanaccio; e l'ho fatto diventare Zanetti. Chiedo ancora scusa.


19/01/2016 14:46 carlo riviello
L'Immenso....(testo di Amedeo Minghi,
per Alberto Hermanin e Marco Zanini)



19/01/2016 14:32 Alberto Hermanin
Caro Fabio

Voglio spezzare una lancia nella direzione – forse, non posso saperlo – grata a Marco Zanini. Io sono del tutto d’accordo con te sul let’s dance senza alcuna remora. Lettere come quella di Zanini però, mi fanno riflettere su alcune cose che vorrei comunicare a Vino Nuovo.
Cominciamo dalla coda: cantare, come ricorda lui “Image” (credo che si tratti di Imagine di John Lennon) durante un bagno di folla non liturgico davanti al Papa non credo che sia un gran danno. Ma nel testo di quella pur bellissima canzone c’è anche “immagina che non esista un paradiso…immagina che non esista alcune religione e il mondo vivrà in armonia”. Figurati se non apprezzo il genio musicale di Lennon: il problema è che non mi sembrerebbe molto adatto ad una liturgia cristiana, come dare torto a Zanini? Del resto, verso questo bellissimo mondo avvenire senza Dio ci stiamo forse avviando, almeno nel felicissimo e sereno occidente, con quale giovamento ognuno può valutare liberamente.

Ma lo stesso Lennon in un'altra sua bellissima canzone, Happy Xmas, ha un po’ l’aria di scoprire polemicamente che “è Natale per i deboli ed i forti, per i ricchi ed i poveri, per i neri e i bianchi, i gialli e i rossi”. Lieto che il grande artista sia d’accordo: ma la Chiesa questo lo annuncia da sempre, proclamando la Parola di Dio. E voglio essere polemico anche io, se è lecito: ricordo quindi che lo faceva anche prima del Concilio Vaticano II, lo faceva anche prima del Sommo Pontefice Francesco.

Insomma, let’s dance va benissimo; Benigni ancora meglio. Però, l’entusiasmo per queste nuove aperture alla cultura contemporanea che, lo ripeto ancora, sono buone e forse addirittura doverose, non capisco perché debba trasformarsi in aperto disprezzo verso forme diverse, magari meno prepotentemente contemporanee, di esprimere la fede. Qui caro Fabio casca, e sovente, l’asino che forse irrita tanti come Marco Zanini. È verissimo che molti come lui sono poi i primi ad esprimere un inaccettabile disprezzo verso le nuove forme di cultura popolare. E sbagliano naturalmente (Zanetti mi perdoni se lo tratto come un archetipo nel quale legittimamente può anche non riconoscersi).
Ma noi invece? Quante volte ho letto proprio su Vino Nuovo contributi che grondano di sarcastico disprezzo verso ogni forma di pietà “tradizionale” (parola che sembra quasi diventata una parolaccia)? Ti faccio grazia delle citazioni del resto assai facilmente reperibili. Le processioni, inutili ostentazioni barocche, buone solo per i seguaci dei capoclan mafiosi, o quasi. I pellegrinaggi, aggressive forme di oscurantismo che celano malamente osceni interessi economici. Devo continuare? È inutile.
Ecco, due errori di segno opposto ma identici nella presunzione della esclusività. Due errori che sommandosi non fanno la verità.
E l’ho detto di Vino Nuovo, ma lasciami dire un’altra cosa, io non ho mica paura di parlar chiaro: quando Monsignor Galantino afferma che lui non si identifica “con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione della gravidanza”, beh, poteva risparmiarselo tutto questo sarcasmo sui visi inespressivi. Sarà anche vero che sono meglio “quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro”, ma lui come fa a saperlo? Solo Dio legge nel cuore dell’uomo. In ogni caso, mi pare, questa “pratica” ha un nome, la soppressione di un individuo umano innocente. Il sarcasmo – che fra l’altro nel caso somiglia potentemente al disprezzo – se lo poteva risparmiare. Esistono infatti migliaia di persone che non pregano fuori delle cliniche abortive, ma non fanno nemmeno quanto raccomandato da Monsignor Galantino, e invece se ne sbattono di tutto. Se proprio doveva esprimere sarcasmo, poteva scegliersi meglio il bersaglio polemico.

Come vedi, se Menzaghi dice che un Papa si può criticare (e io concordo) io non mi privo della facoltà di fare altrettanto con un Vescovo. Certamente, una più attenta e tollerante attenzione alla sensibilità del prossimo si ha diritto di chiederla ad un Pastore: ma per la verità ad ogni cristiano. A noi.

Chiudo: io andrò alla manifestazione contro la legge sulle unioni civili in discussione attualmente in Parlamento, facendo uso del diritto a manifestare liberamente il mio pensiero di cui agli articoli 17 e 21 della Costituzione della Repubblica. Ci vado come cittadino italiano e come cattolico adulto, che non aspetta il permesso dei preti per fare scelte politiche. Qualunque osservazione sulla espressività della mia faccia in tale occasione è la benvenuta. Riservandomi eventualmente una risposta altrettanto espressiva.



19/01/2016 11:50 Fabio Colagrande
Caro Zanini, le rispondo con un brano della 'Lettera agli artisti' di S. Giovanni Paolo II.
"Voi sapete che la Chiesa ha continuato a nutrire un grande apprezzamento per il valore dell'arte come tale. Questa, infatti, anche al di là delle sue espressioni più tipicamente religiose, quando è autentica, ha un'intima affinità con il mondo della fede, sicché, persino nelle condizioni di maggior distacco della cultura dalla Chiesa, proprio l'arte continua a costituire una sorta di ponte gettato verso l'esperienza religiosa". Vede dunque che la questione non è - e non può essere dal punto di vista cristiano - se un artista esprima o no contenuti di fede. Tutta l'arte interessa e riguarda chi crede in Cristo. A condizione che sia autentica. Poi lei è liberissimo di considerare inautentica l'arte di un attore e regista di fama internazionale come Benigni. E lo dico senza alcuna ironia. Saluti,



18/01/2016 10:37 Marco Zanini
Forse, pprima di abbandonarsi ad entusiasmi o a rosee prospettive di apertura della Chiesa alla cultura popolare. bisognerebbe distinguere. Cè stata e c'è una cultura veramente popolare, cui la Chiesa non si è mai chiusa. C'è una ppseudo cultura popolare, fatta di propaganda, di commercio, di imposizioni occulte attraverso i tanti mezzi di comunicazione, che è velenosa e inquinante. Non conosco la musica di David Bowie, quindi non mi pronuncio sul caso singolo; conosco le esibizioni di Benigni e mi paiono false ed artificiose. Mi pare tuttavia che ci sia in certo mondo cattolico una smania di trovare contenuti di fede anche là dove ci vuole in bel talento a rintracciarli : insomma, in vece di cercare di battezzare le persone ( che non ci stanno), si battezzano a forza le opere ( che non possono reagire). Quanto alla ricerca di nuovi codici comunicativi da parte della Chiesa, mi permetto di rinviare a Dante, Paradiso, canto XXIX : nei versi da 110 a 117 pare proprio che si parli di Benigni et similia. Attendo che si arrrivi a cantare Image dei Beatles al momento dell' Eucarestia; già lo cantarono a Giovanni Paolo II in un congresso eucaristico.
Marco Zanini



16/01/2016 08:26 Rossella
..."E quattro secoli dopo Shakespeare, c'è ancora chi non ha capito che il giullare è l'unico a parlare sul serio."...QUESTA FRASE VALE L'OSCAR!


14/01/2016 18:29 Piergiovanni Romanato
"E allora: "Let's dance!", senza alcuna remora." Chi si ricorda la canzone "Rivers of Babilon", dei Boney M, anno 1978?
Quanto sanno che è tratta dal Salmo 137?



14/01/2016 18:11 Sergio Ventura
Beh, 250 condivisioni in meno di 24 ore ... Forse, allora, non sono solo le opinioni di un clown...o forse proprio sì ;-)


14/01/2016 09:29 Massimo Menzaghi
come si dice in questi casi, preparo i pop corn... ;-)

ovviamente, nel merito sono perfettamente in linea con Colagrande



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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