La solidarietà conviene
La denatalità è frutto di una società che discrimina
di Paola Springhetti | 05 gennaio 2016
Le donne vorrebbero due figli, ma non li fanno. Eppure molte cose si potrebbero fare per rimettere la maternità al centro della felicità comune

madre

 

1.39 figli per donna. I numeri sulle nascite sono un po' impressionanti: è difficile immaginare che una donna abbia 1 figlio e un terzo, o poco più, di un altro. Comunque, nella sua brutalità, questo è il numero medio di figli per donna, nel nostro Paese. Nel 2014 ci sono state 503mila nascite e 598mila decessi. C'è stato solo un anno in cui le cose sono andate peggio, ma era il 1917 ed eravamo in guerra.

Anche per questo siamo un Paese che invecchia. O meglio, stiamo diventando un Paese di uomini e donne che invecchiano soli.

Le conseguenze già si vedono e, se non si inverte il trend, diventeranno gravissime: troppo pochi giovani per accudire gli anziani; un sistema pensionistico insostenibile (ci vorranno molti anni perché si passi dal sistema retributivo al contributivo, più sostenibile ma anche più penalizzante); sclerotizzazione culturale e sociale e difficoltà ad aprirsi all'innovazione; rattrappimento del mercato domestico, ancora molto importante per il nostro sistema industriale...

Dietro quel numero che fotografa la denatalità ci sono tanti fattori, che potremmo definire culturali o di valore: giovani uomini e giovani donne che sembrano incapaci di fare scelte definitive, come il buon vecchio "mettere su famiglia"; che si illudono di essere persistentemente giovani; che giocano la loro vita sul successo sociale - soprattutto in termini di carriera - più che sul dono e sul prendersi cura.

«L'uomo e la donna del mondo postmoderno corrono il rischio permanente di diventare profondamente individualisti, e molti problemi sociali attuali sono da porre in relazione con la ricerca egoistica della soddisfazione immediata, con le crisi dei legami familiari e sociali, con le difficoltà a riconoscere l'altro». Così scrive Papa Francesco nella Laudato Si' (n. 162).

Per questo, anche il tema della denatalità si può inserire nella prospettiva di quella nuova "ecologia umana" che Francesco ha collocato come tema portante della sua enciclica. Un'ecologia che implica il rispetto dei diritti e il prendersi cura, da parte della società, dei suoi soggetti deboli, fragili.

Le donne sono soggetti deboli? Ovviamente dipende. Ma di fronte alla prospettiva - e al desiderio - di fare famiglia e di mettere al mondo dei figli, direi proprio che sì, lo sono.

Ce lo dicono alcuni dati, a cominciare dal fatto, secondo l'Istat, le donne italiane di figli vorrebbero farne almeno due. Lo pensano, lo dicono, ma non lo fanno. Le donne francesi invece lo fanno, anche quelle scandinave. Perché loro sì, e le italiane - le donne che vivono nel paese che più di ogni altro produce retorica sulla famiglia - invece no? Non è solo una questione di culture giovanili o generazionali, che probabilmente non cambiano molto tra un Paese europeo e l'altro e su cui è difficile intervenire. È anche un problema di diritti e di politiche, su cui invece intervenire si può.

Diritto al lavoro (la percentuale di donne che lavorano è molto più bassa in Italia che negli altri Paesi), ad un lavoro non precario (la percentuale dei precari in Italia, già alta di per sé, lo è molto di più tra le donne che tra gli uomini), ad un lavoro pagato il giusto (la donne guadagnano meglio degli uomini e questo è forse l'unico problema che condividiamo con gli altri paesi europei).

Diritto ad un welfare che funziona, e che ti sostenga quando la vita si fa più difficile. Diritto a politiche familiari degne di questo nome. Diritto a politiche di conciliazione tra lavoro e casa, non poi così irrealizzabili in epoca di computer, cloud e skype.

In Germania, su questo stanno investendo. Perché anche in Germania si fanno pochi figli e sembra che il motivo sia semplicemente che lì non ci sia proprio il desiderio di metterli al mondo. Perciò il Paese ha reagito su due piani: da una parte conciliazione tra lavoro e vita privata e più servizi. Dall'altra apertura all'immigrazione qualificata, aprendo ai rifugiati, ma soprattutto ai giovani talenti che arrivano da ogni parte del mondo. Italia compresa.

D'altra parte, il lavoro delle donne con è solo una questione di diritti, ma anche di sviluppo economico. Secondo il McKinsey Global Institute, se nel mondo del lavoro le donne avessero gli stessi ruoli degli uomini, nel 2025 il Pil annuo globale aumenterebbe di 28mila miliardi, cifra che corrisponde al 26% del Pil globale.
Papa Francesco più volte ha posto il tema del ruolo delle donne nella Chiesa, ma soprattutto nella società. Nell'aprile scorso è perfino intervenuto su un tema specifico come quello della disparità salariale («Perché per le donne è scontato che devono guadagnare di meno degli uomini? No, lo stesso diritto! La disparità è un puro scandalo»). E ha denunciato il persistente maschilismo di chi ancora oggi sostiene che la crisi della famiglia tradizionale e la diminuzione dei matrimoni, è dovuta all'emancipazione femminile. «Così facciamo la brutta figura di Adamo, che per giustificarsi di aver mangiato la mela ha risposto al Signore: "Lei me l'ha data"». (29 aprile 2015)

Insomma, quel numero, 1,39 figli per donna, è un richiamo a tutta la nostra società: se vogliamo avere un futuro, dobbiamo prenderci cura delle donne, oltre che della famiglia. Rispettandone i diritti e sostenendole. Alle "mamme italiane" abbiamo chiesto troppo ed è ora di pensare a come rendere la maternità compatibile con la vita di oggi e come farla ritornare fonte di felicità e di benessere per tutti.

Perché un Paese che invecchia è un Paese che avvizzisce. E un po' più di solidarietà - e di giustizia - nei confronti delle donne, conviene a tutti.

 

 

09/01/2016 09:06 Yolanda De Riso
Concordo con Mascellani . Aggiungo che dopo i fatti di Colonia non è più procrastinabile la questione donna nella società occidentale e se la chiesa vuole essere credibile, in questo contesto ,deve porre mano alle incongruenze al suo interno. Non sono i convegni che risolvono, se mai mettono in evidenza l'assoluta impreparazione del clero a modificare schemi di pensiero obsoleti. Non bastano certo le parole di Francesco ,ci vuole ben altro che a quanto pare non sembra poter essere in moto da un magistero fossilizzato su schemi inadeguati a tempi di rapidissimi cambiamenti e a ondate migratorie inarrestabili oltre ad una terza guerra mondiale a pezzetti.. La chiarezza e l'indirizzo anche religioso devono favorire un sostegno reale ad una società civile in cui il rispetto e l'accoglienza delle diversità di qualunque genere siano sanciti non solo da leggi ma da un cambio di mentalità a partire dal ruolo e funzione della donna.
Ne consegue che sono i cristiani che devono alzare la voce ,donne e uomini, anche nella chiesa, per rendere credibile la chiesa e il suo messaggio nella società perché o si cambia o la denatalità sarà solo degli occidentali. I figli nei paesi mussulmani non mancano di certo e saranno presto un bel pò nelle nostre scuole . E' inevitabile se si vuole non solo parlare di accoglienza ed integrazione ma farla .



05/01/2016 21:06 Claudia
Il convegno era "Donne Chiesa Mondo" del 29/30/31 maggio.
Hanno mandato in streaming su internet il convegno ed un amico sacerdote (pensando di far fare alla chiesa una bella figura) mi ha invitato ad andare a vederlo.

Credo che poi abbiano pubblicato tutto o parte del materiale registrato su youtube.
Ho trovato questo:
https://www.youtube.com/watch?v=EKTg49DNdoU
https://www.youtube.com/watch?v=6tsrrWVK95A
https://www.youtube.com/watch?v=pgOiM6tP01I
https://www.youtube.com/watch?v=exX8SSWeHc0

Non ho voglia di rivedermi tutto il convegno in cerca di quell'intervento.
Ce ne sono vari altri interventi che mi hanno fatto arrabbiare, ma quello mi ha proprio lasciata di stucco. (o inorridita, o scandalizzata, .. o fate voi. Io eviterò con cura di ascoltare altri convegni della chiesa sul tema della donna. Il mio fegato mi ringrazierà)



05/01/2016 14:14 Carlo Mascellani
Bene il riferimento a papa Francesco sul ruolo delle donne, ma, senza voler per forza provocare e ragionando pacatamente, chiedo: possiamo davvero affermare che in materia di promozione e rivalutazione del ruolo della donna la Chiesa Cattolica negli ultimi decenni abbia insegnato qualcosa di significativo al mondo? Oppure dobbiamo umilmente riconoscere che ciò che di positivo – pur se largamente insufficiente – si è maturato su questo argomento nella Chiesa nei tempi recenti sia in ultima analisi dovuto ad una reazione obbligata a stimoli esterni provenienti dalla società e, magari, dalla riflessione – laica – delle donne credenti?
Probabilmente, in assenza dei suddetti stimoli “esterni”, l’ideale di donna cattolica sarebbe ancora il bucolico angelo del focolare, moglie fedele e feconda (meglio se sottomessa, ma questo è un optional che non a tutti i mariti è concesso!), massaia efficiente e madre premurosa. Con esclusione, quindi, o con scarsa considerazione per ogni dignitoso ruolo sociale e professionale.
Su questo argomento quale autorevolezza può avere nella società moderna una chiesa nella quale il ruolo della donna è ancora largamente subalterno, caratterizzato dall’esclusione non solo dal sacerdozio, ma anche da tutte o quasi le funzioni direttive? E con quale motivazione poi? Il dettato letterale biblico-evangelico (Gesù maschio e i 12 apostoli maschi), sul quale gli esegeti e i custodi ufficiali della Scrittura (i vescovi) non vogliono provare a storicizzare l’interpretazione. Tolto questo argomento (che al pensatore laico medio appare un puro cavillo), non esistono altri argomenti logici o motivi razionalmente spiegabili per giustificare questo stato di secolare discriminazione della donna nella Chiesa.
Oltretutto, per tornare alla scarsa percentuale di natalità italiana (1,39% per ogni donna), mi pare che i preti e le suore non vi possono (o non vi potrebbero) contribuire, perché devono / sono chiamati ad una dedizione “totale” a Dio e alla loro missione religiosa, mentre le brave donne cattoliche, che evidentemente si possono accontentare di una dedizione “parziale” al Padre Eterno, sono ora chiamate a metter su famiglia, fare almeno 2 figli e, nel contempo, non tralasciare di costruirsi una professionalità, una carriera e un ruolo sociale almeno pari a quello dei loro mariti!
Mi rendo conto di aver espresso sensazioni e concetti in modo rozzo e, solo apparentemente forse, provocatorio. Tuttavia, confesso che su questi argomenti non ho ancora trovato nella pubblicistica cattolica ortodossa argomentazioni convincenti per giustificare ulteriormente lo status quo.
Poi possiamo discutere, e avrei molto da dire, sui motivi (culturali, economici, fiscali, sociali…) della scarsa natalità in Italia. Ma stiamo attenti al pulpito dal quale viene propinata la predica!
Buon 2016
Carlo Mascellani



05/01/2016 11:37 Rita Torti
Bravissima Paola. E per Claudia... potresti segnalare anche qui il link di quel convegno?


05/01/2016 10:53 Sergio Di Benedetto
Ottimo articolo di Paola, che fa il paio con quanto dichiarato qualche giorno fa da Gianluigi De Palo, nuovo presidente del Forum delle famiglie, sulla condizione della famiglie italiane oggi e sulle strategie fallimentari fin qui perseguite.


05/01/2016 10:11 Claudia
Ops, rileggendo il mio commento vedo che non è abbastanza chiaro.
Io sono contenta che anche il Papa trovi fastidioso questo maschilismo.

A farmi inorridire è stato l'intervento a quel convegno di un sociologo che sosteneva che la crisi della famiglia è data semplicemente dall'emancipazione femminile e dal fatto che la donna non è più disposta ad essere schiava del focolare.



05/01/2016 10:06 Claudia
"E ha denunciato il persistente maschilismo di chi ancora oggi sostiene che la crisi della famiglia tradizionale e la diminuzione dei matrimoni, è dovuta all'emancipazione femminile. «Così facciamo la brutta figura di Adamo, che per giustificarsi di aver mangiato la mela ha risposto al Signore: "Lei me l'ha data"». (29 aprile 2015)"

Sono contenta di non essere l'unica ad essere inorridita di fonte a quello che ha affermato proprio questo durante il convegno "Donne e Chiesa" tenuto a Roma a fine maggio.
Un amico sacerdote mi ha mandato i link per seguire in diretta o rivedere le registrazioni. Lui in linea di massima voleva farmi vedere come nella chiesa il tema femminile viene tenuto presente.
Io, vedendolo, ho perso quasi del tutto la fiducia che la chiesa possa un giorno affrancarsi dal maschilismo.



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Paola Springhetti

Paola Springhetti, giornalista freelance. Dirige il bimestrale«Reti Solidali» e collabora con varie testate, tra cui «Il Sole 24 Ore» e «Segno». Insegna giornalismo alla Pontificia Università Salesiana. Il suo ultimo libro è "Donna fuori dallo spot" (ed. Ave 2014). 

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