Nella musica pop
Se Dio camminasse tra gli uomini
di Sergio Ventura | 02 gennaio 2016
Il prologo di Giovanni sale sul palco. E incrocia una playlist composta da brani e generi tra loro molto diversi...

Non potrò mai dimenticare quando una domenica di qualche anno fa, ritrovatomi a messa malvolentieri, ed ascoltati distrattamente salmo e letture, l'attacco del prologo giovanneo fu proclamato con tale ieraticità da catapultarmi immediatamente in un altro mondo, nel quale si stavano confrontando, questa volta vitalmente, Giovanni - l'evangelista - e Fabrizio - lo chansonnier.

Guarda qui il video di De André

 

"In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio" - annunciò con autorevolezza Giovanni. "Dio del cielo, se mi vorrai amare, scendi dalle stelle e vienimi a cercare; Dio del cielo, se mi vorrai amare, scendi dalle stelle e vienimi a salvare" - rispose in modo provocatorio il Faber, ma riconoscendo la serietà del caso.

"Viene nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli è nel mondo..." - incalzò Giovanni, per convincerlo. "Dio del cielo, se mi vorrai, in mezzo agli altri uomini mi cercherai; Dio del cielo se mi cercherai nei campi di granturco mi troverai" - ribatté De André, a confermare che per l'uomo non è sufficiente l'incarnazione di Dio, ma è necessario che Lui ci cerchi laddove vitalmente siamo. 

"A quanti però l'hanno accolto, a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati, ha dato potere di diventare figli di Dio" - insistette Giovanni, offrendogli "un vasto programma di eternità". Che il cantautore genovese né respinse né accolse del tutto, quando ammise "Dio del cielo io ti aspetterò, nel cielo e sulla terra io ti cercherò" - da un lato (quello della ricerca), perché "senza di te non so più dove andare, come una mosca cieca che non sa più volare", dall'altro lato (quello dell'attesa), perché "se ci hai regalato il pianto ed il riso noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso". L'insensatezza delle ingiustizie sperimentate e del male vissuto come ciò che muove il dissenso verso il Dio della Vita.

Fu a quel punto che da una crew di giovani rappers, fermatisi ad ascoltare il curioso dialogo - ed in cerca della giusta ispirazione per realizzare un brano a vantaggio dei terremotati dell'Emilia-Romagna, s'alzò un coro danzante tra scetticismo e speranza: "Forse la vita è il bene più caro, se il mondo fosse un regalo, se non contasse quanto denaro, se il mondo fosse un regalo, se Dio camminasse tra gli uomini, se il Paradiso fosse qui, se il mondo fosse un regalo".

 

Guarda qui il video di Rap per l'Emilia

Sì, per Emis Killa, J-Ax, Marracash e i Club Dogo, solo se Dio camminasse tra di noi il Paradiso sarebbe qui, e allora, forse, potremmo pensare il mondo come un dono e la vita come ciò che vi è di più caro. Colse l'attimo Giovanni e, rivolgendosi loro, soggiunse: "Lui è venuto fra la sua gente ... Tutto il mondo è stato fatto per mezzo di lui ... In lui è la vita e la vita è la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre", ma il dramma - proseguì Giovanni con franchezza - sta nel fatto che "le tenebre non l'hanno accolta", che "il mondo non lo riconobbe", che "i suoi non l'hanno accolto".

I cinque non se ne andarono rattristati, bensì riconobbero - forse con un (non casuale) eccesso di disperazione - che il nostro mondo, "piatto" e "marcio", "è rimasto al buio" e che insieme alle sue "bugie" anche noi "andiamo a fondo". Confessando, però, con mio grande stupore, di invidiare "ai sordi la capacità di ascoltare con il cuore", "ai ciechi la capacità di guardare sempre un po' più in là", "ai muti la capacità di dire tutto con uno sguardo", proprio perché, allo stesso modo del mondo, "io che ho tutto al mio posto, invece non vedo, non sento, non dico altro". Come ha percepito un altro eroe generazionale, l'anonimo protagonista di Fight club, il problema di oggi, anche per chi evangelizza, non è quello di svegliare i dormienti, ma gli insonni, i dormienti da svegli...

Risvegliatisi, dunque, tutti i sensi degli interlocutori, Giovanni prese coraggio e completò la sua testimonianza: "il Verbo si è fatto carne ed è venuto a sostare in mezzo a noi; e noi abbiamo visto la sua gloria di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dalla sua pienezza tutti noi abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché se la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo". Anche se, ad onor del vero, bisogna riconoscere che un grosso aiuto all'evangelista arrivò da un milanese di passaggio, tal Biagio, sbucato improvvisamente dall'ombra.


Guarda qui il video di Biagio Antonacci

 

Fu proprio il cantautore milanese a rendere credibile lo strano racconto di un Dio in carne ed ossa con il quale potersi raccontare reciprocamente le proprie verità e le grazie del mondo: "ero io a passeggio con Dio, ero io e ho bevuto con Lui, ero io gli parlavo di me dei miei guai della mia infedeltà, Lui mi ascoltava e fumava con me, mi sussurrava 'è successo anche a me, succede anche a me'; ero io a passeggio con Dio, diceva 'queste rose sono gli occhi del mondo, questa terra la speranza e l'umiltà, questo mare pianto di eternità'".

"Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lo ha rivelato" - precisò Giovanni, perplesso ma incuriosito. "E una nuova indulgenza ha insegnato al Padre Eterno..." - aggiunse, sottovoce, De André. Ma allora, domandò Antonacci, perché non poter cantare " 'amo una donna da mille anni ormai e quando non torna io piango per lei' diceva [Dio]; caro Dio, ho una donna che non torna, anch'io come te, (...) e alla sera Dio se ne andò e diceva 'canta l'Amore e lei tornerà, tu cercami sempre dentro di te'"?

Sì, "Dio è Amore" - si lasciò sfuggire Giovanni dopo aver "udito", "visto", "contemplato" e "toccato" tutto questo ben di Dio...

29/02/2016 15:08 sara93
Carissimo Sergio, innanzitutto meraviglia nel leggere questo tuo patchwork, così misto ma così armonico. Mi permetto di proporre un secondo finale alternativo, non per superbia ma, come nella miglior tradizione di FunFic, per pura arte.
[Riprendo un passaggio alla lettera, per capire l’attacco della deviazione]
Risvegliatisi, dunque, tutti i sensi degli interlocutori, Giovanni prese coraggio e completò la sua testimonianza: "il Verbo si è fatto carne ed è venuto a sostare in mezzo a noi; e noi abbiamo visto la sua gloria di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dalla sua pienezza tutti noi abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché se la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo"
Giovanni aveva sollevato provocatoriamente il dialogo e lo aveva poi condotto a conclusione coronandolo infine di un senso.
Però Faber, non del tutto soddisfatto, cercava di ridare anche un altro ordine a tutto questo: Giovanni aveva detto che Dio esiste e si rivela all’uomo, dunque è possibile a qualche livello esperirlo; ed è vero; poi erò era stato aggiunto dagli altri compagni che qualcosa di altrettanto (se non maggiormente) esperibile, chiamato Dolore, cozza visibilmente contro quel messaggio di Salvezza. Allora?
Ruminava tra sé e sé riguardo alla difficoltà degli uomini nell’accogliere un Dio che è Grazia ricevuta e Luce e che si rivela sotto sembianza diverse da quelle sotto cui lo si attende. Con quel coraggio dell’addentrarsi nei concetti e con l’empatia profonda che sempre lo contraddistinsero, capì e l’apparente antitesi sparì: perché le due Verità –Dio/Salvezza e Dolore- dovrebbero elidersi vicendevolmente?
Il punto è lo scandalo di un Dio che si presenta senza nascondere il Dolore e il Male che c’è nel mondo e senza pretendere di essere una seconda via diversa dal Dolore: un d(D)io che ammette di essere la stessa via, la stessa che viene contemporaneamente percorsa dal dolore. Un Dio che è insieme Salvezza e “Cattiva Strada”. Tutto acquistava di senso…sì…
E fu un lampo di comprensione, Faber rincorse il filo di un pensiero così illuminante, così sfuggente. Ormai del tutto avulso dalla contingenza, pensava fra sé che “Alla parata militare [il Cristo] sputò negli occhi a un innocente e quando lui chiese "Perché "lui gli rispose "Questo è niente”” e che, stranamente “l'innocente lo seguì” e per di più “senza le armi lo seguì”. Ma non è strano invece! –pensò. Lo seguì proprio perché gli aveva sputato in faccia, senza nasconderle, le contraddizioni del dolore! Quella che Cristo gli proponeva era una “cattiva strada”, e ciò lo aveva scandalizzato. La stessa epifania salvifica può essere concessa alle prostitute le “regine”, tossicodipendeni “piloti senza luna” e “giovani alcolizzati”.
Ma la volta in cui provocò più scandalo fu quando “Ad un processo per amore baciò le bocche dei giurati” e per di più “ai loro sguardi imbarazzati rispose "Adesso è più normale””. Tant’è vero che “i giurati lo seguirono, a bocca aperta lo seguirono”.
Però poi il Cristo -sapeva bene il Faber- per essere appieno scandalo “sparì del tutto”: lasciò in terra “chi diceva “è stato un male” e chi diceva “è stato un bene”” e “raccomandò "Non vi conviene venir con me dovunque vada..ma…”
E su quel MA, nel quale era racchiuso il Suo paradosso, il nodo del ragionamento si sciolse e il Faber si scolse in pianto, sicchè, senza nemmeno accorgersene, si lasciò scappare detto ad alta voce: “ma c'è amore un po' per tutti e tutti quanti hanno un amore, sulla Cattiva Strada”
E nello scandalo del non senso tutto si ricoprì di senso, finché loro stessi –Faber e i copagni- si accorsero di essere, di essere già, sulla cattiva strada
Il tempo della vita è concesso all’uomo affinché scopra la divinità dentro di sé. Essa non è visibile solo a chi sceglie –quotidianamente- di non cominciare questo viaggio di ricerca e non credo che il dolore sia un deterrente sufficient per non farlo, anche se-devo ammettere- ho sempre avuto una vita felice per cui non posso avere un'opinione obiettiva.



07/01/2016 08:28 Giulio Maria Bianco
È sempre bello cercare di tradurre in linguaggio moderno io significato dei testi sacri, e dei Vangeli scritti secondo lo stile della loro epoca storica, e di mettere in contatto la realtà ideale da loro descritta con quella reale da noi, o da altri, vissuta. In questo dialogo alla ricerca della verità in cui ognuno ci mette del suo riscoprendo il grandioso incipit giovanneo mi sembra di vedere quel contatto fra umano e divino senza cui il cristianesimo è lettera morta, stanco rituale farisaico, se non addirittura pretesa di possedere verità e moralità superiori ai poveri gentili. Anzi riguardo questo punto, prendendo il passo dei due figli e della vigna, mi piace ripetere come l'ateismo più incentrato sull'umanesimo e sulle sofferenze degli uomini non sia altro che la morale cristiana secolarizzata che si eleva sul cristianesimo stesso, accusato di predicare bene e razzolare troppo troppo male.


06/01/2016 00:20 Marta
Mi piace molto l'idea che siano i cantanti (a quanto pare alla ricerca di qualcosa, quindi fragili nella loro bisognosa umanità) a proporre, suggerire a Giovanni alcuni passaggi. Bella la canzone di De Andrè (che con la sua voce mi emoziona sempre), che mi è sembrato maturare nel corso della canzone: parte con il chiedere in modo quasi "arrogante" a Dio di venire a cercarlo sulla Terra, per concludere dicendo che anche lui lo cercherà, in cielo e in Terra. Mi è piaciuto molto, mi è sembrato un gesto di umiltà (che se ricordo bene non era una delle qualità migliori del cantante) e, paradossalmente, di "fede". Bella anche la canzone dei rapper: @TomRiddle, per quanto tronfi delle proprie parole (sono d'accordo con te) tutti hanno il diritto di cercare!


04/01/2016 19:30 Angela Gatti Pellegrini
Ho seguito tutto l'iter della pubblicazione ... ed ho perso completamente la bussola. Tanti nonsensi per la mia mente. Alla mia età (sono molto avanti con gli anni) non ho bisogno di stimoli ma di certezze.


04/01/2016 17:36 Tom Riddle
“Come cantare i canti del Signore in terra straniera?” (Salmo 137), ma anche come ascoltare i canti altrui (delle sofferenze, delle speranze, delle vittorie, sì, ma sempre altrui) nella propria terra? Sarà essa un “campo di grano, poesia di un amore profano” (Battisti) oppure il campo di granturco del Faber (ma perché poi lo chiamano Faber? È una sorta di artefice, di creatore di parole?). E, ahimè, “parole, parole…soltanto parole” (Mina) restano quest’intreccio di canti e prosa perché alla fin fine, come direbbe sempre questo Faber, che importa che Dio sia venuto a farsi una passeggiata tra gli uomini, se non è venuto a cercare me (in campi di grano o granturco, ma anche, molto più urbanamente, nel supermarket)? E, per carità, non siamo come i bambini del Vangelo ai quali hanno suonato il flauto e non hanno ballato, hanno cantato un lamento e non hanno pianto (Mt 11, 17). No, non riesco più a vedere l’uomo come un folle prometeico che ostinatamente rinuncia a vedere la lampante verità di un Dio provvido. Mi pare molto più ostinato il silenzio di un Dio del quale abbiamo tutto il diritto di non solo poter annunciare la morte, ma anche la non-nascita.
E il paradiso in terra. Per carità non scomodiamo una divinità a camminare con gli uomini (non scomodiamo nemmeno i rappers che sono sempre così tronfi delle proprie parole); piuttosto dovrebbe essere l’uomo a camminare in semplicità col suo Dio (Rosenzweig), e questo sì che sarebbe un miracolo. Tanto è vero che nella visione apocalittica di Zaccaria 8 il Signore degli eserciti si meraviglia di veder gli anziani che guardano i giovani giocare in piazza, perché mentre ottenere la giustizia è per Lui un gioco da ragazzi, far si che i giovani giochino e gli anziani li guardino con semplicità, è yppalè, meraviglioso (e non “forse impossibile?”…come recitano quelle traduzioni pacchiane che circolano).
No no, le cose stanno messe in modo molto meno cantabile dai cantautori o dai rappers italiani. E sì, Giovanni ha ragione di dire che ha visto e toccato…proprio ciò che speriamo, senza alcuna presunzione quindi, di fare noi.
Beh queste sono le solite lamentele, senza alcun valore del resto. Nenie, cantilene da pazzi nietzschiani. Ma dentro, nel profondo, anche io vorrei essere investito da questa luce più forte dei neon del supermarket, anche io vorrei “cantare un canto nuovo”…perché Lui ha compiuto prodigi (Sal 97)…ecco i prodigi, dove stanno? Io sto qui.



04/01/2016 07:30 Gian Paolo Mantovani
Molto bello


03/01/2016 06:45 Milena
Che Spettacolo!!!!


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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