Nell'arte
La «luce vera»
di Gian Carlo Olcuire | 03 gennaio 2016
Il neonato di de La Tour ci rivela che ogni creatura diventa sacra dopo essere stata illuminata dalla «luce vera», quella che emana la nuova creatura

de La Tour

IL NEONATO

Georges de La Tour, 1648 ca., Rennes, Musée des Beaux-Arts

 

«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo [...]. Eppure il mondo non lo ha riconosciuto» (Gv 1,1-5.9-14)

 

È sparito quasi tutto: paesaggio, architetture, oggetti, animali, persone e angeli... Sono rimasti la mamma e il suo bambino, più una donna, probabilmente la levatrice, a reggere una candela.

Non c'è ancora nessuno o non c'è più nessuno? Non c'è la storia, non c'è la cultura. Nemmeno il luccichio artificiale di un'aureola, ad assicurare che si tratti di una maternità sacra. Solo il barlume naturale di una fiammella.

Eppure non ci si sente smarriti, perché l'inquadratura ristretta e lo sfondo annullato hanno prodotto una rivoluzione ottica, cambiando il guardare in un contemplare. Tutt'altra intensità: quando l'occhio è più vicino e senza distrazioni, dà un valore più alto a ciò che osserva. E non c'è bisogno di aureole. Ogni creatura diventa sacra dopo essere stata illuminata dalla «luce vera», quella che emana la nuova creatura. Sarà lei a trasformare la nostra esistenza, non solo nelle abitudini ma nel significato (come ben sanno i genitori).

Non sono un'invenzione di de La Tour, queste nuove lenti, e tanto meno del Caravaggio, suo ispiratore: già nel Quattrocento Rogier van der Weyden e Antonello da Messina, con Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, s'erano accorti che uno sfondo monocromatico, soprattutto nei ritratti, rendeva. E che far vedere meno per far vedere meglio è un'operazione intellettuale in grado di annullare il tempo e di immettere nell'eternità, rendendo metafisico ciò che viene rappresentato.

È la luce più potente, quella simbolica, ma, non essendo naturale, non è vista da chiunque. Tuttavia fra pochi giorni vedremo i Magi, i primi pellegrini, che, attratti da una luce naturale, capiscono quanto sia speciale e si mettono in cammino...

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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