Nell'arte
Un Figlio lontano dai genitori
di Gian Carlo Olcuire | 26 dicembre 2015
Di tutta l'infanzia di Gesù, si racconta appena questo: un'incomprensione. Necessaria alla crescita di Gesù. E pure dei suoi, se questo episodio sarà serbato nel cuore della madre come qualcosa di prezioso.

Durer

 

CRISTO DODICENNE TRA I DOTTORI

Albrecht Dürer, 1506, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

 

«"Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?"». (Lc 2,41-52)

 

Sembra una disputa tra dei sapienti, armati di libri, e un ragazzo disarmato, appassionato della verità. In realtà il ragazzo non è lì per contestare ma, secondo Luca, per ascoltare e fare domande.

La novità di quest'opera, dipinta a Venezia in soli cinque giorni, è nell'interpretazione di Dürer, che mette in scena gli attori in modo nuovo rispetto ai pittori precedenti (vedi Giotto, Duccio, Beato Angelico, Pinturicchio...). Se costoro ponevano il ragazzo in mezzo e talvolta al di sopra, con i dottori a debita distanza, l'artista tedesco costruisce attorno a Gesù una sorta di accerchiamento, come a levargli l'aria. E mentre gli occhi di Gesù sono assorti nel Padre, quelli dei sei maestri, timorosi della sua intrusione, lo guardano a vista. Uno di loro - con le dita quasi a fermare quelle di Gesù - pare persino una caricatura.

Il vero contrasto, che però Dürer non mostra, è quello tra genitori e figlio. Loro angosciati, lui sereno. Loro convinti che fosse in viaggio nella comitiva, lui in gita d'istruzione con un'altra comitiva. Loro preoccupatissimi, lui occupatissimo. Loro in cerca del figlio, lui in cerca del Padre. Loro che non lo capiscono, lui che ha Altro da capire.

Di tutta l'infanzia di Gesù, si racconta appena questo: un'incomprensione. Necessaria alla crescita di Gesù. E pure dei suoi, se questo episodio sarà serbato nel cuore della madre come qualcosa di prezioso. Come tutte le volte che un figlio svela che cosa vuol fare da grande.

 

 

28/12/2015 12:50 Francesca Vittoria
Si, questa realtà che si vuole chiamare “incomprensione” e che nel Vangelo anche Maria e Giuseppe hanno vissuto, quella cioè genitori – figli i quali crescono e non dipendono più completamente da loro ma avviene un distacco , si rivelano con un volere proprio un intendimento non conosciuto, una loro propria personalità, Ed è così anche di oggi, avviene oggi come ieri, genitori e figli , i cambiamenti di quando i figli crescono e non li conosciamo, magari li sentiamo diversi da come ci aspettavamo o li pensavamo, realtà nuova da scoprire, conoscere e amare ciononostante, questa realtà tutti la viviamo non solo di noi oggi ma sembra sia esistita prima di noi che la viviamo . Siamo uomini ,la natura ci rende anche un po’ schiavi di quanto sentiamo, e un figlio lo sentiamo nostro, della nostra carne prima che anche noi impariamo a porci di fare la conoscenza della personalità nuova che sta crescendo in lui. E’ nuovo uomo o donna, tutta da scoprire, aiutando a farla crescere con saggezza dirigendola al bene , al meglio, ma è poi la sua libertà a chiedere la generosità di essere amato così come il figlio diventa, e che si dovrebbe rispettare. Maria ha fatto questo, ha serbato in cuore le sue ansie, i timori e non pochi di un figlio così speciale , il dover scoprire da se questo Figlio che le era superiore, magari diverso anche dagli altri e perciò da difendere, che improvvisava un dire nuovo, un insegnamento che proveniva da una conoscenza altra che da quella acquisita., nuova. Un ruolo che sembra essere stato molto pesante , difficile da vivere quello dei genitori di Gesù, Eppure sono Loro a fare scuola alla famiglia di oggi, è il loro esempio che si dovrebbe imitare – è una generosità di amore che a noi richiede saper accettare, saperci perdonare molto a vicenda, per rendere veramente la famiglia un focolare dove trarre quel calore di affetto di cui sentiamo il bisogno è solo questo genere di amore il vero sostegno di cui si ha bisogno nella vita quotidiana così che si apre ogni giorno con problemi sempre nuovi e nessun altro sentire gli è pari per quanto esperienze belle, entusiasmanti e nuove gli è pari perché questo amore dura nel tempo e rimane con noi. Si onore alla Famiglia di Nazareth, esempio cui guardare e chiedere aiuto a imitare il loro esempio. Buon Anno Francesca Vittoria


27/12/2015 16:32 antonella mazzei
Ascoltando il brano del ritrovamento di Gesù nel tempio stamane, in chiesa, ho pensato che anche Gesù è stato un adolescente difficile con la sua voglia di autonomia e libertà dalla famiglia per cercare e trovare la sua identità più profonda; e ho pensato alle difficoltà incontrate dai suoi genitori nella relazione con lui. Mi ha colpita la capacità di Maria e di Giuseppe di accettare di non capire il proprio figlio. Ho pensato che, a volte, i rapporti familiari sono incrinati dalla pretesa di voler troppo comprendere e, al fondo seppure inconsapevolmente, voler dirigere la vita delle persone che amiamo, nella pretesa di conoscere ciò che è meglio per loro.
Gesù ci ricorda che il Meglio non ci appartiene ed è nascosto nella nostra relazione, unica e irripetibile, con l'autore della Vita. Essa non è in nostro potere e spesso ci sorprende con la sua fantasiosa libertà di segnare il nostro cammino...



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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