Nella musica pop
Quelli che riconoscono Gesù Bambino
di Sergio Ventura | 25 dicembre 2015
Sui pastori e la «gente del porto» (alias «i ladri e le puttane») cantata da Lucio Dalla nei versi di 4 marzo 1943

Warhol - Raffaello, 1985

 

Dalla genealogia di Gesù che apre il vangelo di Matteo sappiamo che nelle vene del Messia scorreva sangue impuro. Chi è ancora in grado di cogliere i dettagli, infatti, non può non notare, in mezzo ad una quarantina di nomi maschili, la presenza di quattro donne - Tamar, Racab, Rut, Betsabea - dalla vita o dai comportamenti non proprio impeccabili. Soprattutto in materia di sessualità.

Il fatto che poi l'evangelista abbia dovuto 'scomodare' lo Spirito Santo ed un angelo notturno per legittimare una gravidanza extraconiugale, permette di comprendere quanto, agli occhi delle "comari del paesino" di Nazareth, il pedigree del piccolo Gesù sia apparso subito ben diverso da quello che la genealogia maschile del Messia potesse far intendere: "Fu uno scandalo. Il villaggio era contro di lui [Iosef]. - Si è fatto abbindolare da Mirìam, gli ha rifilato chissà che storia e lui se l'è bevuta ... Ma sì, non è dei nostri, non è un galileo, è uno della stirpe di Giuda, è un betlemmita. Se ne tornasse là, con la sua adultera e il bastardo - ." (In nome della madre, Erri De Luca).

Non deve sembrare strano, quindi, né tantomeno blasfemo, che il compianto Lucio Dalla evochi uno scenario simile nella sua 4 Marzo 1943.

 

Clicca qui per il vedere il video di 4 marzo 1943

 

Uno straniero: uomo di mare, bello, grande amatore ma brutale come spesso i soldati in guerra, per questo presto ammazzato. Una giovane fanciulla che "giocava alla Madonna": sedicenne, povera, alloggiata in una stanza del porto - certo non migliore dell'allora mangiatoia, ma che "riconobbe subito" - "come un dono d'amore" - la sua gravidanza inattesa, fasciata poi con "strofe di taverna" trasfigurate in "ninna ninna", sino a battezzare "per gioco o forse per amore" un figlio poco recensibile "come nostro Signore".

E se duemila anni fa furono dei pastori 'lontani' a cogliere il messaggio, l'ànghelos di Dio - nonostante la stanchezza per la veglia notturna e il timore della misericordia divina, non è un caso che per il cantautore bolognese sia "la gente del porto" - o meglio, nella versione poi censurata ma più evangelica (Mt 21,31-32), "i ladri e le puttane", a riconoscerlo come "Gesù Bambino". Nonostante giocasse a carte - rectius, bestemmiasse; nonostante fosse un gran bevitore di vino. Le stesse accuse di duemila anni orsono...

Accuse simili a quelle di impurità e viziosità che, forse, Lucio Dalla provò sulla sua pelle durante la propria esistenza. E che rendono il brano ascoltato una chanson autobiografica più per il senso che per la storia. Gettando una luce nuova - non relativista - su quell'"a modo mio" che ritorna nei testi in cui egli parla esplicitamente di Dio. Bisognoso di una relazione con Lui fatta di tenerezze che prescindano dal tipo di vita scelta: "Avrei bisogno di carezze anch'io, avrei bisogno di pregare Dio, ma la mia vita non la cambierò mai mai, a modo mio quel che sono l'ho voluto io" (Piazza Grande). Disposto a riconoscere, d'altronde, che "se tra gli uomini nascesse ancora Dio gli ubbidirei amandolo a modo mio, a modo mio" (Se io fossi un angelo). Ma sempre e solo perché, come canterà negli ultimi anni rivolto ad I.N.R.I., "tra i cani zoppi ti confondi" e "nei cartoni che sono case per chi non le ha ti ho visto che splendi".

 

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28/12/2015 10:55 Giulio Maria Bianco
Mi immagino Giuseppe dinanzi alla sua promessa sposa messa in cinta da uno sconosciuto, indeciso sul da farsi e che da vero uomo ha orrore di lapidarla o anche solo di rinnegarla pubblicamente. Mi piace pensare l'annunciazione come un semplice pensiero, spontaneo più in Maria che in Giuseppe: ma se questo figlio, non voluto da me, fosse voluto da Dio... E mi piace pensare Giuseppe, in una stellata notte desertica a metà fra sonno e sogno, tormentato dal dubbio e dalla rabbia, piano piano perdonare il peccato della sua giovane sposa, amare quel fragile feto, e capire che davvero l'ha voluto Dio giungendo a chiamarlo Gesú. Un cambiamento drastico di prospettiva che stravolge l'avvenimento, non più un'onta ma un lieto avvento voluto da Dio. Sarebbe poi cosi blasfemo se fossero davvero andare cosi le cose? Forse, almeno questa volta, almeno in questo contesto, dovremmo non giudicare e mantenere, una singola volta, un silenzio...


28/12/2015 08:16 Angela Gatto
'Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori'. Con l'esempio della Sua Vita e con la forza della Sua Parola Cristo attraversa tutti i contesti storici e le società. Per questo non ha senso etichettarlo come 'antico' o 'moderno'. Un messaggio universale che parte dalle condizioni sociali in cui 'sceglie' di nascere, un messaggio in cui non v'è ipocrisia, non v'è indifferenza ma vi si trovano il significato e la forza dirompente della speranza e del riscatto per i differenti, i diseredati, gli emarginati, gli ultimi. Non è un caso che si parli di Cristo come di un rivoluzionario. Nella canzone di Dalla, opportunamente postata come messaggio augurale, dai contenuti forti e stimolanti (il cui testo, non dimentichiamo, ebbe il premio di una Giuria presieduta da Mario Soldati) così come nelle meticolose e studiatissime narrazioni di Pasolini (Il Vangelo secondo Matteo) emerge questa dolce, tenera, stupenda immagine di Gesù, immagine che spiega tutta la valenza della Sua impareggiabile 'bellezza morale'.


27/12/2015 00:29 Alessandro corsi
... la fantasia degli artisti riesce spesso a cogliere, nelle loro opere, delle verità universali e questo a volte vale per tutti, per gli storici ad es ... chissà quale sarà la verità ... a noi ci giungono sempre semplici tracce rimaneggiate dal passato che forse solo il buon senso ci permette di ricomporre ... come la monna Lisa che forse invece non lo è ma è sempre e comunque una maternità dietro la quale c'è una storia ... Penso che dietro ogni storia ci sia quasi sempre una maternita ... un natale ... Nuove ipotesi sull'identità della Gioconda di Leonardo
Non la fiorentina Lisa Gherardini e neanche il Salai ‘en travesti', amante e discepolo dell'artista rinascimentale, ma Pacifica Brandani, cortigiana di Urbino, amante di Giuliano de' Medici, duca di Nemours. La tesi non è del tutto nuova, già nel 1957 il grande studioso leonardiano Carlo Pedretti aveva fatto il suo nome ma senza approfondire la ricerca. L'ipotesi è stata ripresa ai giorni nostri dallo storico Roberto Zapperi che si basa su uno scritto dell'epoca che riporta un colloquio tra Leonardo e il cardinale Luigi d'Aragona in cui il pittore riferisce al prelato di aver dipinto il celebre ritratto per incarico appunto di Giuliano de' Medici. Inoltre, a supporto di questa tesi ci sarebbero anche alcuni studi che in passato avevano individuato nello sfondo del quadro il paesaggio del ducato di Montefeltro. Dalla relazione tra la Brandani e il duca nacque un figlio maschio presto rimasto orfano di madre e sembrerebbe che, proprio per colmarne la mancanza, l'erede della famiglia Medici avrebbe ordinato a Leonardo di dipingergli un ritratto, basato solo sulle sue descrizioni, in cui il bimbo potesse finalmente vedere la mamma.



26/12/2015 17:02 Pierluigi
Bella riflessione.


26/12/2015 14:43 Cri93
Pienamente d'accordo sulla lettura "dal basso" del massaggio cristico. Per come la interpreto (e senza pretesa di oggettivita o correttezza dottrinale) non potrebbe non essere così: Cristo non può che venire dal basso. Questo fango, questo magma indistinto (doloroso, ma- o forse 'dunque'-pieno di potenzialità), può essere declinato su un piano sociale come bordi della società (e-migrati, migranti, prostitute, persone con dipendenze gravi...) ovvero su un piano individuale come parte inaccettata e/o traumatizzata di sé. Nel mio 'schema' non potrebbe non essere così perché altrimenti la re-surrezione non avrebbe un significato così potente: ri-sorgere da cosa sennò?


26/12/2015 13:53 maria grazia giordano
La riflessione che mi sta portando a fare questo Natale è che Gesù, nascendo nel cuore della notte e nel fondo di una grotta, si colloca nell’ombra, quella parte che secondo Jung rappresenta la parte nascosta di ciascuno di noi, la parte rifiutata e socialmente inaccettabile, così come socialmente inaccettabili sono i ladri e le puttane (secondo Dalla) o i pubblicani e le prostitute (secondo il vangelo). E non gli è bastato nascere nell’ombra all’inizio della sua esistenza, ci è tornato discendendo agli inferi nei misteriosi tre giorni che intercorsero tra la sua morte e la sua resurrezione. Scendere nell’ombra per riscattarla, per “integrarla” (direbbe ancora Jung), e per diventare persone pienamente complete: è questo il percorso che, secondo me, Gesù offre per la pienezza/salvezza dell’umanità.


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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