Nella letteratura
A Natale non il nulla, ma un Bambino
di Sergio Di Benedetto | 24 dicembre 2015
«Nulla nostro che sei nel nulla», scriveva Hemingway. Ma a Natale il cristiano sa che un Padre ha mandato un Figlio per liberarare l'uomo dal nulla

A Natale il cristiano sa che non è solo. Sa che egli non è frutto del caso. Sa che l'orizzonte non è vuoto. Sa che oltre il visibile, oltre il tangibile, oltre il misurabile esiste Qualcuno.

A Natale il cristiano sa che quel Qualcuno è Padre e che il Padre non è rimasto indifferente e lontano, ma è sceso a prendere parte umana alle umane vicende.

A Natale il cristiano sa che il nulla è nulla, l'Onnipotente è l'Onnipotente e che la misteriosa Presenza di Dio si manifesta realmente in un Bambino, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. L'Onnipotente non ha trovato posto in un albergo, ma è Salvatore e Cristo Signore.

A Natale il cristiano sa che un Padre ha mandato un Figlio per liberarare l'uomo dal nulla.

«Nulla nostro che sei nel nulla, nulla sia il tuo nome ed il tuo regno, nulla la tua volontà in nulla come in nulla. Dacci oggi il nostro nulla quotidiano e rimetti a noi i nostri nulla come noi rimettiamo ai nostri nulla e liberaci dal nulla»

Questa versione così dura del Padre Nostro è uscita dalla penna di Ernest Hemingway, che nella versione originale usa la parola spagnola nada. Si trova in uno dei suoi Quarantanove racconti, il triste Un posto pulito, illuminato bene. Nel breve scritto due camerieri al bar aspettano che un vecchio, il quale ha tentato da poco il suicidio, si alzi e lasci il locale, per poter chiudere. Uno dei camerieri non vede l'ora di tornare a casa, mentre l'altro, più anziano, è abituato a far tardi, tanto che dopo il lavoro si ferma in un altro bar a prendere un caffè.

È inquieto, questo cameriere; sente un'angoscia che gli rode l'animo e che non gli dà pace. Si convince che basti un locale pulito, illuminato bene, per rendere sopportabile l'esistenza, e questo perché tutto è nulla, nient'altro che nulla. Non c'è un Padre nostro nei cieli, ma un nulla nostro, che abbraccia tutti gli uomini e che gli uomini vogliono, come dice ad un collega nel bar in cui si ferma:

«"Che cosa vuole?" chiese il barista.

"Nulla"»

Ma a Natale il cristiano sa che quel nulla è stato riempito da un Bambino che nasce da una Vergine, alla quale lo stesso cameriere del racconto non risparmia un ulteriore saluto nichilista:

«Ave o nulla pieno di nulla, che il nulla sia con te»

Invece il cristiano a Natale sa che non è il nulla ad essere con Maria, ma colui che dona la salvezza all'uomo, colui che dà luce a un cammino umano che spesso incontra le tenebre. E che l'uomo desideri la luce lo ammette, sommessamente, anche Hemingway:

«Di che cosa aveva paura? Non era paura né timore, era un nulla che conosceva troppo bene. Tutto era nulla, anche gli uomini erano nulla. Era solo quello e la luce era l'unica cosa di cui aveva bisogno, assieme ad un poco di pulizia e di ordine.»

La luce di cui abbiamo bisogno non è frutto dell'elettricità, ma è un Dio che si fa conoscere in un Bambino povero, nascosto, circondato sia da angeli che da pastori, che erano considerati il peggio della società dell'epoca.

Di quella luce l'uomo ha bisogno per trovare pace e riposo:

«Si sarebbe coricato sul letto e finalmente, con la luce del giorno, si sarebbe addormentato. Dopo tutto, si disse, è probabilmente solo insonnia. Deve essere un problema abbastanza comune.»

A Natale il cristiano, sapendo che non è l'insonnia a rendere inquieto l'uomo, crede che un Bambino può renderlo quieto nel profondo, per farlo infine inquieto verso chi incontra lungo il sentiero e la cui sorte gli sta a cuore, perché ha Qualcuno da proporgli, con la vita prima che con i discorsi. Qualcuno che riempie di sé il nulla, prima di tutto.

L'augurio è che sia un quieto Natale di luce che inquieta.

 

28/12/2015 11:49 Francesca Vittoria
Che il Natale sia luce che rischiara le nostre inquietudini, innonda l'animo di qualcosa di diverso, nuovo a fugare dubbi e donare la speranza a rinvigorire il desiderio di vita nuova. Il Natale dell'autore è troppo distante dal vero, è triste, è un riempitivo troppo poco per il grande miracolo che desideriamo ricevere in dono. Buon Natale


25/12/2015 14:37 Pietro B.
Oggi, Natale, affincherei a qs. intervento questa lettura:
http://comune-info.net/2014/12/lera-solitudine/
P.S. Una volta, a Natale, si giocava INSIEME...



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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