Nell'arte
Il grembo e la croce
di Gian Carlo Olcuire | 08 dicembre 2015
La carezza di Elisabetta è ricambiata con una carezza a Giovanni, colui che ci fa strada verso Gesù. Con questi due esseri umani - già formati e non ancora nati - dobbiamo fare i conti

Immacolata Concezione

VISITAZIONE (particolare),
1225, Abbazia di San Giovanni in Venere, Fossacesia, Chieti


«Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,26-38)

 

 

Primo piano di due donne in dolce attesa: una al terzo mese, l'altra al sesto. Da contemplare così, senza ecografia, benedicendo i due grembi e chi ha messo in moto i due miracoli che contengono.

«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!»: a coniare la frase, pronunciata tante volte nell'Ave Maria, fu Elisabetta. Una donna non immacolata ma capace di riconoscere, dell'Immacolata, l'unicità: Maria è benedetta fra le donne anche perché è preservata dal male e in grado di schiacciargli la testa.

La carezza di Elisabetta è ricambiata con una carezza a Giovanni, colui che ci fa strada verso Gesù. Con questi due esseri umani - già formati e non ancora nati - dobbiamo fare i conti, perché non possiamo eludere le parole che diranno. Eppure su di loro, per liquidarli con un ghigno, circola da tempo una battuta agghiacciante, di quelle che mai si vorrebbero ascoltare per ridere, ma che vale la pena riportare per non scordare l'esistenza del male. «A che cosa giocavano, da piccoli, Giovanni e Gesù?». «A testa o croce». Agghiacciante e allo stesso tempo vera, se il destino di queste creature sarà d'essere messe a morte, entrambe in modo atroce.

L'8 dicembre - giorno in cui le famiglie, per tradizione, cominciano a mettere mano all'albero di Natale e al presepio - sarebbe opportuno tenere a mente il loro martirio. E per non correre il rischio che il presepio diventi una rimozione, forse è bene che i presepisti, sullo sfondo, lascino intravedere la croce.

 

 

 

 

 

 

 

20/12/2015 00:00 antonella mazzei
L'agnello è una delle immagini di Cristo che amo di più perchè abbraccia il bambino deposto in fasce nella mangiatoia con le braccia spalancate come sulla croce e l'uomo trafitto sul legno della croce: l'AGNELLO IMMOLATO di giovannea memoria.


09/12/2015 10:58 Lorenzo Pisani
Questo accostamento di presepe e croce non è (era) poi tanto inconsueto, anche se nello stordimento di un Natale senza fede tendiamo a rimuoverlo. Nella mia città, Molfetta (BA), il racconto della Natività è affidato alla Santa Allegrezza. La quindicesima ed ultima strofa dice
"Volle Iddio venire nel mondo, umile e giocondo ei n'allegro
Fu alla fine trafitto in croce davanti a Maria con pena atroce.
Per redenzione dell'umana generazione."
Ma c'è di più. A metà degli anni settanta, nella sua scuola popolare di musica, don Salvatore Pappagallo, salvò dall'oblio un paio di canzoni natalizie nel nostro dialetto e in entrambe si parla di anche di croci. Trascrivo una traduzione di quei versi .
"Quando Gesù era ancora bambino, per strada andava facendo croci.
Figlio, di tante croci che ne farai? Mamma, quella sarà la mia morte."
"Tutto il mondo si è salvato, Gesù è morto a trentatré anni.
Trentatré anni sulla croce, Cristo è morto, Cristo in croce.
.... il letto in cui riposa Gesù bambino è pieno di spine."
Ricordo ancora le parole di don Salvatore a noi bambini "prestate attenzione alla sapienza popolare: tutta la vita sulla croce, tutta la vita è stata redenzione".



08/12/2015 09:12 Pietro B.
Approvo. Senza se e senza ma.


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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