LetterePrima il racconto, breve. Di un condominio milanese, popolare, operai impiegati che si sono acquistati la casa dall’amministrazione delle Poste e poi hanno rivenduto ad altri. Nove appartamenti, su 46, sono stati venduti al Comune e dati in gestione all’ALER. In uno di questi abita una signora di colore. Due figli, una alle elementari l’altro quasi maggiorenne. La Caritas della parrocchia aiuta la signora offrendole lavori e, credo, aiuti di altro tipo. Ne sono venuto in contatto per motivi familiari e su segnalazione della stessa Caritas: gli ultimi giorni di vita di mia madre, nei quali la signora le ha tenuto la mano due o tre notti in ospedale.
Sono passati due anni. Nell’appartamento della signora ora convive un grosso signore. Si è comprata una grossa moto che rimessa nelle parti comuni del condominio e manutiene in cantina (possiedono anche un’automobile). Nella casa della signora è anche comparso un rotweiler, cucciolo, per ora, ma la sua libra di carne la vuole. Invitiamo il convivente della signora a un comportamento in linea con il regolamento condominiale. Tensioni e minacce. Mi rivolgo alla Caritas della parrocchia segnalando la situazione. La responsabile parla con la signora e segnala le rimostranze. Ricevo minacce.
Fin qui la storia. Seguono le mie chiacchierate con la responsabile Caritas che mi dice:
a. “il compito della Caritas non è di imporre comportamenti ai nostri assistiti ma, con la nostra testimonianza evangelica e le nostre fragilità, cercare di educarli nel loro vissuto quotidiano e accompagnarli ai servizi del territorio che li riguardano”;
b. “educare non vuol dire imporre, si ottiene l’effetto contrario, vuol dire agire come un buon padre di famiglia: pazienti, tolleranti ma determinati, aperti al dialogo, vedere oltre e prevenire situazioni che potrebbero degenerare”;
c. “gli aiuti che possono ricevere dalla parrocchia sono irrilevanti rispetto al bisogno effettivo qualora vi sia una riduzione o mancanza di lavoro. In ogni caso non credo tu sia nella facoltà di giudicare il nostro operato perché non conosci i nostri interventi. Vi è una privacy che deve essere sempre rispettata”.
Ecco, io non solo non sono affatto d’accordo con l’argomentare della responsabile Caritas, ma credo che al di là della vicenda, siano il segnale di una evidente eterogenesi dei fini presente in molte della azioni caritatevoli. Credo se ne dovrebbe essere coscienti, o parlarne, mi domando, mette in discussione prassi consolidate e procedure “aziendali”... mi vien da dire?
A mia volta così ho controargomentato:
ad a. Vero che i comportamenti che motivano la “carità” sono esenti da contropartite dovute. Ma se la “carità” produce effetti indesiderati altrove, non vi potete sottrarre all’analisi degli effetti del vostro “dono”. Se date soldi a una famiglia che poi li spende acquistando una moto di grossa cilindrata non potete far finta di niente solo perché il vostro atto, essendo senza contropartite, nulla chiede in cambio. E comunque, là dove si accenna all’educazione, questa ha necessità, per chiamarsi tale, di verifiche, credo. E così come, quando ho chiesto aiuto per una badante per mio padre, mi hanno ricordato il dovere di assistere i nostri genitori nella fase terminale della loro vita così come loro hanno assistito la nostra nella sua fase iniziale, mi pare che anche a queste persone va ricordato un qualche dovere. O il dovere è solo per noi, diciamo così, famiglie normali e per quelle disagiate basta tanto per esentarli da ogni dovere? Imporre no, però ho avuta netta la sensazione che nel caso specifico una volta voltato l'angolo e fuori dal vostro sguardo, non dico il gesto dell'ombrello ma una certa indifferenza ai precetti del buon vivere insieme questi signori l'hanno pur manifestata. La vostra testimonianza evangelica sarà anche efficace per voi, ma se serve a far dannare l'anima di chi la subisce per i suoi effetti indesiderati, a mio sommesso parere, andrebbe anche umilmente ripensata. Effetti indesiderati perché se la famiglia che accompagnate ai cosiddetti servizi del territorio si fa forte di questa assistenza per vantare una sorta di franchigia ai propri comportamenti, questo non mi sta bene. Se vogliamo anche questa commistione tra carità e sociologia andrebbe indagata nei suoi risvolti cultural-teologici; personalmente non la considero una buona cosa.
A b. così rispondo:
Pazienti e tolleranti, sì, ma mentre voi aspettate e prevenite gli effetti contrari noi abbiamo a che fare con un condominio che grazie all'aggancio tra chi era già elemento di degrado e il nuovo consolida e moltiplica effetti negativi che poi tutti subiranno, dico tutti. Poi le altre famiglie cosa fanno? Aprono uno sportello di ascolto? Ho la responsabilità di garantirmi un ambiente civile e se una persona si porta in casa un energumeno che più volte minaccia e intimidisce e rifiuta di comportarsi correttamente, allora non ci siamo proprio. Da questo puno di vista le famiglie che assistono impotenti al diffondersi del degrado non hanno alcun dovere “caritatevole” nei suoi confronti e non per mancanza di carità cristiana, ma proprio in virtù della carità che hanno nei confronti del nostro prossimo che è prima di tutto la nostra famiglia e la condizione concreta nella quale si è venuta a trovare. C'è prossimo e prossimo e quello per cui spesso la Caritas si batte rischia di apparire un prossimo, diciamo così un po' più lontano e a prezzo di quello vicino giudicato, a mio parere ideologicamente, meno meritevole di attenzioni.
A c. così rispondo:
Certo che non ho la facoltà di giudicare il vostro operato ma le sue conseguenze sì, da cittadino e da condomino a cui il comune ha piazzato più famiglie in condizioni precarie e i cui comportamenti rifiuta di controllare e sanzionare. Se mi immagino un aiuto della Caritas, di quale e quanta natura non importa, ma sempre di sostegno si tratta, che diventa una moto, un rotweiler io qualche domanda me la pongo e ve la trasmetto in piena legittimità. Anche perché la moto viene manutenuta negli spazi condominiali perché non si hanno i soldi per l'affitto di un box; al cane va data la libra di carne quotidiana in aumento con l'aumentare del suo sviluppo... altro che privacy. La nostra Yaris è rimessata all'aperto e paghiamo 50 euro al mese per il posto. Non possono pagare? Non comprino la moto e il rotweiler! Se però nell’azione educativa la Caritas non riesce neppure a far capire questi principi elementari di economia domestica... qui non si tratta di imporre comportamenti, mi sa che alla fine, scusate la franchezza, questi comportamenti sono provocati proprio dalla “carità”!
Alla fine di questa che solo apparentemente pare una bega condominiale (ma la maggior parte della vita sociale degli italiani passa dal condominio!) rimango sconcertato e deluso. Mi tornano alla mente le parole di Nietzsche che accusava l’altruismo cristiano di essere la rappresentazione invertita dello scarso amor proprio dei cristiani: si amano gli altri perché non si è in grado di voler bene a se stessi e ai propri vicini; ci s’inventa un prossimo di cortesia, diciamo così, buono e semplice perché magari di colore e una volta “accompagnato ai servizi sociali”, lontano dagli occhi lontano dal cuore e soprattutto, lontani dai suoi vicini di casa...
Mi sbaglio? Ditemi dove.
Riccardo De Benedetti
Commenta e leggi i commenti per questo articolo
www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.