Nella musica pop
L'Avvento dell'irriducibile Vasco
di Sergio Ventura | 28 novembre 2015
Chissà se "il provoca(u)tore" Blasco, spesso criticato per «dissipazioni, ubriachezze e affanni materiali» (Lc 21,34) avrà o meno il cuore appesantito quando su quella nuvola arriverà il suo Figlio dell'Uomo?

Magritte

Il figlio dell'uomo, Magritte, 1964

 

Tutto cominciò dieci anni fa. Prima ora di religione del primo anno delle superiori. Liceo classico di Roma. Zona centro. Mi sono appena seduto alla cattedra quando si avvicina una ragazza e sottovoce, quasi scusandosi, mi dice: - Professore, io vorrei togliermi dall'ora di religione... -. Le chiedo innanzitutto il nome. - Silvia! - mi risponde. E siccome sembra volersi sfogare, le domando se il motivo della sua richiesta sia legato a qualche evento spiacevole. Come un fiume in piena, comincia a criticare il suo catechista, colpevole di averle dato il benvenuto nel gruppo del postcresima criticandone la passione musicale per i testi e la musica di Vasco Rossi, ritenuta incompatibile con il prosieguo di una sana vita di fede.

Probabilmente Silvia sta semplificando l'accaduto, ma in quel momento non conta. E mentre la classe ci guarda stupita, in attesa di una mia decisione, penso che molto di quell'anno dipenderà dalla mia risposta. Metto un paletto: la normativa; non permette cambi in uscita a settembre. Ma subito le prometto: - Io non conosco bene Vasco Rossi, ma mi impegno a studiarlo e, se possibile, a citarti una sua canzone ad ogni lezione. Alla fine sceglierai... -. Le bastò qualche incontro successivo per verificare che non mentissi. Si sentì riconosciuta e frequentò tutti e cinque gli anni dell'ora di religione, anche quando cambiò sezione ed insegnante, anche quando la passione per il Blasco scemò.

Fu in quell'occasione che un patito di Fabrizio De André - quale ero e sono - si dovette piegare sui testi del rocker emiliano ascoltandone le canzoni e approfondendone la vita. Subito colpito dal fatto che furono proprio De André e la moglie Dori Ghezzi gli unici cantanti che visitarono in carcere un giovane Vasco Rossi, ormai lanciato verso il successo e gli eccessi degli anni ottanta. Come già altre volte, il compianto maestro genovese distrusse con un gesto semplice, evangelico, ogni mio snobismo. Dal canto suo Vasco Rossi sigillò la riconoscenza verso il Faber quasi venti anni dopo, eseguendo in suo ricordo una splendida canzone, il cui titolo sembra essere un invito a considerare il Blasco per quello che egli pensa veramente di essere: un amico fragile.

Ma questo Vasco Rossi, fragile e perciò spesso autodistruttivo, ha mai manifestato qualche segno di speranza o di attesa religiosa tale da legittimare la scelta di renderlo il protagonista di questa ouverture sull'Avvento? No, sia chiaro. A volte ha espresso un'ambigua ricerca di senso. In ogni caso, per chiunque avesse voluto ascoltarne note e parole con la dovuta compartecipazione personale, un certo tratto depressivo è sempre stato evidente, anche prima dell'esplosione della malattia nei primi anni Duemila.

D'altra parte, quello che ho sempre immaginato essere - per esperienze personali e contesto lavorativo - l'ambiente di vita più complesso e difficile in cui potesse avvenire ed operare Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è proprio questa atmosfera un po' cinica, non disperata o nichilista, ma leggermente depressa, colludente con la tristezza e caratterizzata da qualche sprazzo di eroico furore, presto o tardi naturalmente o artificialmente sedato. In questo senso vorrei cominciare l'Avvento da tale atmosfera "minimalista", dove sembrano galleggiare coloro che, dalla vista annebbiata o dal volto rannuvolato, nulla o poco attendono e sperano. Per poi soffermarmi, "svuotato", su quel poco o quel nulla. Che magari è una nube. O una nuvola. O la voglia di vivere una favola...

 

Guarda qui il video di «Vivere un favola»

 

In questa canzone Vasco Rossi ci esorta a fissare lo sguardo: "guarda... guarda là... guarda la città". Modena? Bologna? Milano? Roma? Forse. Gerusalemme (Lc 21,20)? Perché no. Di certo è "grande la città...grande...guarda là". Luogo del Sacro e del Potere che ne deriva per gestirlo? Non più: "quante...cose che...sembrano più grandi, sembrano pesanti...". Il sole? La luna? Le stelle? Le potenze del cielo scosse (Lc 21,25-26). Le potestà idolatrate ormai sul punto di cadere - tradurrebbe Girard.

Ed in questa città - continua Vasco - "guarda... quante...verità... quante... tutte qua...". Relativismo? No, ma si narra che in essa, durante i tempi messianici, apocalittici perché rivelativi delle contraddizioni presenti nei cuori, molti verranno nel Suo nome dicendo - Sono io! Il tempo è prossimo! - per cui decisivo sarà il guardarsi dall'essere ingannati (Lc 21,8).

Da un lato, infatti, vi saranno coloro che stando in campagna (Lc 21,21) non saranno coinvolti nella distruzione della città (Lc 21,24): "guarda nei prati...quanti che...corrono felici..." - simili a coloro che riusciranno a fuggire perché provvisti di "macchine veloci...genti più capaci". Dall'altro lato, tragicamente, vi saranno popoli angosciati dal caos che moriranno per l'attesa (Lc 21,25-26): "guarda quante... società... quante... non si sa...quanti...vincono...altri muoiono".

Di fronte a tutto questo, davanti a queste "grandi novità", la buona notizia è che possiamo, dobbiamo levare il capo, perché la liberazione verrà all'improvviso grazie al Figlio dell'Uomo posto sulla nube, sulle nuvole (Lc 21,27-28). E Vasco? È questa una parola per lui? E per tutti coloro che si riconoscono nei suoi testi? "Io non lo so...cosa non farei" - afferma il rocker emiliano - tra l'accidia dell'"io non voglio correre e tu non riderai..." e l'anelito dell'"io non voglio perdere! Non ridere...". La conclusione è drammatica ed ambivalente: "cosa non darei...per stare su una nuvola...".

Evasione o ideale che sia, su questa nuvola Vasco Rossi è salito alla fine del suo percorso artistico. Lui, che si è sempre proclamato semplicemente un uomo - desideroso di gridare "c'è chi dice no!" a coloro che credono nell'aldilà; lui che ha cantato il manifesto futurista della nuova umanità - abituatasi a vivere senza la fede nelle potenze superiori per una vita meno serena ma più problematica; lui che mescolando imputazioni rabbiose e volontà di dialogo ha intimato ai cristiani - portatemi Dio! -. Ecco, questo Vasco Rossi è salito sulle dannate nuvole e cosa ha visto? Che niente dura, che tutto sfuma nell'inesistente, che verità della vita sono il piangere e l'abbandonare, ma che, nonostante il male - direbbe Ricoeur, "tu non ti ci abitui mai...tu continuerai...tu non ti arrenderai...chissà perché?...chissà perché?".

 

Guarda qui il video di «Dannate nuvole»

Chissà! Chissà se "il provoca(u)tore" Blasco, spesso criticato per "dissipazioni, ubriachezze e affanni materiali" (Lc 21,34) avrà o meno il cuore appesantito quando su quella nuvola arriverà il suo Figlio dell'Uomo, il Figlio dell'Uomo per lui. Chissà se in quel giorno potrà vivere finalmente, nella sua isola, la sua favola. Anche per lui, o almeno per il lui che è in noi, dovremmo pregare e vegliare in questo Avvento (Lc 21,36).

 

 

02/12/2015 00:37 Sergio Ventura
Grazie a te Angela! Anche per il libro consigliato sulla ‘Poesia di Vasco Rossi’. Certo che…Vasco poeta? Vasco Filosofo? Dubito, in entrambi i casi. Sicuramente, come dice Mariagrazia, ha colto ed è lo specchio di certe inquietudini postmoderne. Da ascoltare, dunque. Perché, non so se ho capito qualcosa in più, come ipotizza ‘mv6’, ma l’esperienza (lavorativa e sociale) mi ha ‘costretto’ al confronto con un mondo in cui è effettivamente diffusa questa inclinazione alla tristezza, alla “melancholia” (per dirla con il regista Lars von Trier che non a caso l’ha legata alla borghesia medioalta o a quella parte del popolo che ambisce a divenire tale). In realtà, non mi è ancora chiaro se e quanto questa sottile depressione sia conseguenza di una seria e lucida analisi della realtà, o il frutto di una complicità con l’aspetto ‘maligno’ ed ‘oscuro’ della realtà. Quello che però mi è stato chiaro è il fatto che, quando a volte mi sono ‘piaciuti’ i testi e le musiche di Vasco Rossi, la mia situazione psichica era tale da poco desiderare di essere liberato e salvato (se non in qualche parte di me molto recondita) da questa inclinazione. Qui ho imparato a provare pietà, nel senso di compassione, per questa situazione - mia o altrui che sia. Qui è sorta la curiosità spirituale verso la capacità del Figlio dell’Uomo, del Messia di ascoltare e farsi ascoltare, non tanto da chi in qualche modo lo attendeva, bensì anche da coloro che non lo attendevano. In questo senso concludevo che, ‘sapendo di non sapere’, non ci resta che pregare affinché ogni volta che nella nostra vita ci impantaniamo in questa situazione psichica possa arrivare qualcuno che, come dice Francesco, sappia “togliersi i sandali di fronte alla terra sacra dell’altro”, vegliando al contempo sulla nostra capacità di non scandalizzarsene e di farsi trovare pronti ad accoglierne la prospettiva.


01/12/2015 21:13 maria grazia giordano
cito spesso vasco rossi nelle mie lezioni, e scherzando dico che è uno dei maggiori filosofi contemporanei. Mi pare che abbia la capacità di cogliere certi snodi fondamentali dell'inquietudine dell'uomo contemporaneo, anche se poi paga una sua una sua immaturità, una sua presuntuosa vena narcisistica che non gli consente di riconoscere gli inevitabili limiti dell'esistenza.
il suo verso che mi risuona maggiormente è questo: "la vita...è tutta un equilibrio sopra la follia" (Sally). Una riflessione sull'assurdo dell'esistenza, in linea con Kafka, Jonesco, Buzzati. Ma nel doloroso non-senso dell'esistenza "Sai che cosa penso /Che se non ha un senso /Domani arriverà... Domani arriverà lo stesso" (Un senso). Nonostante l'assurdo dell'esistenza, la vita va avanti lo stesso. Mi sembra che non ci sia altro da aggiungere!



30/11/2015 18:09 mv6
Ho letto più volte il testo e avrei qualche domanda o, forse, considerazione. Non sono mai stata un’amante di Vasco Rossi. Mi dedico di più agli intensi e criptici testi di De Andrè e a quelli, un po’ meno criptici, di Guccini. Devo dire però che leggere questo articolo mi ha fatto pensare delle cose. Conosco poche canzoni di Vasco e mi sentivo in qualche modo consonante alla sua rassegnata ma tenace ricerca di un qualche senso e al tono malinconico e quasi disincantato che trapelava da quelle canzoni. Il testo dipinge una figura triste che mi ha ispirato quasi pietà, forse anche per l’ essermi sempre superficialmente fermata al personaggio, con la sua immagine e la sua notorietà. Una figura che sembra aspettare come di essere salvata? Mi chiedo allora a cosa si allude, a cosa si associa questo avvento del Figlio dell’Uomo che condurrebbe Vasco e ‘ tutti coloro che, dalla vista annebbiata o dal volto rannuvolato, nulla o poco attendono e sperano..’ , alla ‘liberazione’. Da quella sua nuvola Vasco ha preso consapevolezza, ha visto. E quando arriverà si dice che arriverà lì il Figlio dell’Uomo, egli sarà finalmente libero e quindi salvato? Ma liberato e salvato da cosa? Per l’arrivo di chi o cosa siamo invitati a pregare in questo periodo di Avvento? Mi viene da pensare che ognuno in fondo sappia la sua propria risposta, ma mi rivolgo all'autore dell'articolo che, forse, ha capito qualcosa in più...


30/11/2015 12:07 Angela Gatto
Bentornato, Sergio ! Non facile la riflessione che poni alla nostra attenzione. Vasco non è un cantautore leggero, è di quelli che detesti o che ami da impazzire. Io sto in mezzo, sinceramente. Non ne scelgo l'ascolto ma non lo liquido con superficialità ed approssimazione. C'è in lui una forte componente di scetticismo, alle volte di nichilismo, un profondo mal di vivere che parte da una sentita componente esistenziale, da una sofferta constatazione della realtà per chiudersi in una visione del mondo limitata e finita. Un approccio disincantato, spesso rabbioso, che è, al contempo, una richiesta di sogno e di fantasia. Un grido sofferto il suo, un urlo di 'munchiana' memoria che lo ha condotto a lanciare innegabili messaggi diseducativi ai giovani. La rockstar ha riempito le piazze e gli stadi ed ha inevitabilmente condizionato generazioni di giovani. Della serie: ha fatto tendenza, ha fatto opinione, ha fatto cultura. Dicevo che non lo scelgo, ma ammetto che continua ad incuriosirmi, adesso, forse,anche di più, adesso che ha avuto il coraggio e l'umiltà di parlare dei suoi disagi, delle sue debolezze, della sua depressione. Mi è capitato tra le mani un libro di Antonio Malerba dal titolo 'Poesia di Vasco Rossi'. Bene. Viene spiegato che c'è della poesia nei suoi testi ... Come non essere d'accordo ?! ... ma che ci troviamo di fronte ad un filosofo ... beh, penso che ne siamo ben lungi. Attento osservatore di una realtà che gli sta scomoda, sì, che gli crea irrequietezza ed inquietudine (non sono così tanto sinonimi i due termini!), pure ! Non entro nel merito, ma credo che Vasco non abbia saputo, voluto, potuto ... teorizzare alla maniera dei Filosofi. Scomoderemmo dal riposo eterno i Nietzsche (a cui pure Vasco è stato accostato !), gli Shopenauer, i Leibniz, ecc. Concludo, dicendo che forse (anzi, senza forse !) è mancato a Vasco l'approccio alla Fede, una guida spirituale, uno di quei casi della vita che ti avvicinano a Cristo, a questo Uomo che ha 'gestito' la sofferenza in maniera esemplare ... Lui sì, pedagogica-Mente. Ecco, la cosa che, secondo me, è mancata a Vasco. Ecco quello che gli ha radicato il concetto di 'finitudine', quello che non lo ha avvicinato al credo, alla convinzione ma anche ad un dubbio consolatorio sulla possibilità di esistenza di una vita eterna. Grazie, Sergio per questi spunti seri e moderni. Un rinnovato bentornato !


30/11/2015 11:32 Sergio Ventura
Grazie Fab :-) !!!


29/11/2015 16:25 fab
Originale e interessante visione riguardo questo artista pop che non ho mai apprezzato. La raccomandazione di Gesù dal guardarsi da certe cose, dissipazioni, ubriachezze e affanni materiali, è data ai discepoli, a chi cioè vuole seguirlo. Blanco non è fra questi... ma a modo suo testimonia comunque quell'afflato universale nella ricerca di una risposta di senso a cui l'uomo sempre anela.


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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