#PrayforParis ma pregare è ancora possibile?
di Gabriele Cossovich | 18 novembre 2015
Sono riuscito a pregare solo quando mi sono tolto dalla testa le immagini infantili di un dio che guarda il mondo dall'alto e decide che cosa succederà oggi

#PrayforParis è uno degli hashtag con i quali in tantissimi abbiamo immediatamente reagito alla violenza di Parigi. Anche io non ho avuto difficoltà a twittare e postare così. I problemi sono arrivati dopo. Quando ho dovuto mettere in pratica quell'hashtag. Sì, perché più che di pregare mi veniva voglia di urlare. Urlare di rabbia, urlare l'incredulità e lo sgomento, scrivere post di fuoco, prendermela con qualcuno... Ma ormai avevo twittato e mi sono imposto coerenza. Mi sono raccolto in silenzio e ci ho provato.

In quel silenzio pregare mi pareva un'assurdità, qualcosa di non più possibile. Qualsiasi dio dinanzi a questi fatti smette di esistere, anche per chi ci ha creduto da sempre. Non solo il presunto dio nel nome del quale hanno ucciso tutti quegli innocenti (che non è il Dio dell'Islam! Non c'entra nulla col Dio dell'Islam!), ogni dio che abbia la presunzione di spiegarci perché, che provi a colmare coi suoi magheggi il vuoto e il non senso che la notte di Parigi ci ha lasciato nel cuore. Non c'è dio che possa svelarci la logica di qualcosa che è solo assurdo e se qualcuno si propone di farlo è la prova che si tratta di un ciarlatano.

Ma allora si può ancora pregare Dio? È ancora possibile rivolgerci a Qualcuno perché quel #PrayforParis non rimanga soltanto un bell'hashtag?

Sono riuscito a pregare solo quando mi sono tolto dalla testa le immagini infantili di un dio che guarda il mondo dall'alto e decide cosa succederà oggi, stabilisce chi punire e chi graziare, cosa fare di noi secondo un'inappellabile meritocrazia. Ci sono riuscito quando davanti a me ho scoperto un Dio con i piedi e le mani trafitti dai chiodi, con il corpo trapassato dalle pallottole dei kalashnikov e dilaniato dalle cariche esplosive. Un Dio ferito a morte, ammazzato brutalmente, che con noi soffre e grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Un Dio che non cerca di spiegarci nulla, piange soltanto. Piange ogni vittima insieme ad ogni uomo o donna che versa lacrime per ciascuna. Non solo a Parigi. Ha pianto nell'aereo russo abbatuto sul Sinai, nel mercato di Beirut colpito dai kamikaze, da anni piange in Siria, in Iraq, in Palestina... in ogni nostra città, in ogni casa per ogni gesto di male.

Sono riuscito a pregare scoprendo un Dio che scandalizza tutti quando, dal fondo del Bataclan, alza lo sguardo e chiede: "Padre perdonali perché non sanno quello che fanno". Perché non è un Dio meritocratico, non è un Dio che di professione fa il giudice. È un Dio che ha un desiderio, un solo chiodo fisso: vuole salvare tutti e non vuole perdere nessuno. È quel Dio che - come un giorno sentii dire in una predica illuminante - alla fine dei tempi si farà raccontare nei minimi dettagli la vita di ciascuno e, in mezzo a tutto il nostro buio, cercherà di scovare quell'unico tenue bagliore di luce a cui potersi aggrappare per poterci salvare. Per questo piange. E piange ancor di più per i terroristi. Ed è tormentato: riuscirà a salvare anche loro?

Infine, sono riuscito a pregare e ad alzare lo sguardo al futuro quando ho scoperto davanti a me un Dio che non è rimasto chiuso nel Bataclan. Un Dio che, dopo tre giorni, è venuto fuori. Con il segno dei proiettili nella carne, ma in piedi. E ha fatto vedere che il Bataclan, così come i resti dell'Airbus sparsi sul Sinai, così come le bancarelle sventrate di Beirut, non sono l'ultimo capitolo di questa nostra vicenda. C'è ancora una pagina che deve essere scritta, ed è una pagina di luce: un Regno dove la pace ha la meglio su ogni guerra, il bene su ogni sofferenza. Così sarà alla fine. È la promessa di questo Dio che piange con noi mentre continua a gettare ogni giorno nuovi semi di quel Regno. Oggi, immersi nella storia, guardando il telegiornale, siamo come a metà di un thriller che ci mette davanti solo morti e feriti, ma di cui conosciamo già il finale; siamo nel cuore della battaglia, ma ci hanno già detto come andrà a finire. Non per rassicurarci e darci sollievo dall'atrocità del combattimento, ma per farci decidere da che parte stare, per chi combattere. Per chi semina odio attraverso violenza e contrapposizione o per chi costruisce la pace attraverso verità e misericordia? Per chi sarà alla fine sconfitto o per chi, già lo sappiamo, trionferà vittorioso?

Solo questo Dio sono riuscito a pregare. Solo a questo Dio ho saputo affidare Parigi e tutta l'umanità.

23/11/2015 12:41 maria rosaria maione
Grazie per una testimonianzache che trova una conferma in quanti credono e pregano quel Dio di cui lei parla .E' auspicabile che moltissimi riescano a trovare ,nelle vicende tristi della vita e di fronte a tanti orrori questo bisogno.Sì ,bisogno ,in quanto tale preghiera può dare serenità e pace a noi ,ma e e la possibilità di trasmetterla agli altri .La domanda che è titolo dell'articolo include già la risposta ;un Dio misericordioso che è partecipe delle nostre vicende ,che ha offerto se stesso per la nostra salvezza e che non può starsene ,inerme ed indifferente ad osservare dall'alto ciò che accade .Verrà il giorno in cui la pace,l'Amore trionferanno sul male ;tocca anche a noi un compito quello di cercare ,con la preghiera costante ,con i nostri esempi di essere testimoni ,in ogni campo ,di questo Amore che che può darci affanni ma che consola !


18/11/2015 21:58 assunta de santis
C'è ancora una pagina che deve essere scritta, ed è una pagina di luce: un Regno dove la pace ha la meglio su ogni guerra, il bene su ogni sofferenza. Così sarà alla fine.
AMEN, AMEN ,AMEN!!!



18/11/2015 12:27 gilberto borghi
Proprio difronte a queste considerazioni dovremmo collocare le nostre discussioni che cercano di "spiegare" l'agire di Dio secondo le nostre categorie umane. Spiegazioni nelle quali rischia di emergere sempre un Dio che sta al di "sopra" del mondo, sia quando lo pensiamo come giudice implacabile che pesa col bilancino le nsotre azioni, sia quando lo pensiamo come giocoliere divertito che alla fine invaliderà le nostre azioni parificando bene e male con un "non preoccupatevi, stavo solo scherzando". Perchè in fondo, la cosa davvero sotica da accettare è che Dio ha rimesso a noi la possibilità di autogiudicarci nella speranza che la traccia che Lui ci ha messo dentro, non venga radicalmente uccisa e possiamo continuare a sentire la differenza tra bene e male. Come ho già detto, i boia dell'Is che si incappucciano per sgozzare un innocente, o il terrorista che fugge e si nasconde per non essere preso, o hitler che fa saltare in aria le camere a gas prima che i sussi raggiungano i campi di sterminio, sono la testimonianza rovecsiata, ma pur sempre visibile, che un barlume di coscienza resta ancora in chi fa queste cose. E dio piange anche per questo. Per questi uomini che non vogliono riconoscere la loro umanità.


18/11/2015 02:10 M. Luisa
Grazie Gabriele per questo post, scritto veramente con il cuore.
E' un aiuto ad aprire anche il nostro.



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Gabriele Cossovich

Nato a Milano nel 1985, sposato, ho studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Lavoro come educatore e insegnante e curo percorsi formativi per educatori e catechisti. Ho un blog in cui raccolgo i miei pensieri: laterracomeilmare.com

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