Non abbiate paura. Quarant'anni dopo
di Giorgio Bernardelli | 11 novembre 2015
Da cristiani con la schiena dritta a cristiani che sanno piegarsi su ogni fratello. La svolta di Francesco a Firenze2015 è un invito anche a guardare dentro alle nostre paure

Ha fatto un grande regalo ieri papa Francesco alla Chiesa italiana: per il suo discorso al Convegno che ogni dieci anni fa il punto sul nostro cammino, non ha scelto il modello "lista della spesa". Sì, quel tipo di discorso in cui si fa l'elenco degli ambiti d'impegno pastorale e uno per uno si fa il punto della situazione. Guardando alle sfide emergenti ma allo stesso tempo facendo accuratamente attenzione a citare tutti e a valorizzare a dovere quanto già si fa. Modello pericolosissimo, perché tremendamente esposto alla tentazione di andarsi a prendere solo la frase più vicina alla propria sensibilità e sbandierarla come una "conferma nella fede", andando poi avanti a fare ciò che si è sempre fatto.

Con il discorso pronunciato da Francesco questa operazione diventa difficile. Non c'è nessuno, infatti, che possa ascoltare l'immagine di Chiesa tratteggiata dal Papa ieri a Firenze e sentirsi a posto. Del resto il primo a vivere l' "inquietudine" come cifra del proprio atteggiamento di fronte alle strade verso le quali il Vangelo ci chiama è il Papa stesso (il suo ritornello "per favore, pregate per me" un giorno varrà la pena di analizzarlo un po' più a fondo).

Non ha indicato ricette papa Francesco a Firenze. Chi si ferma alla frase "che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d'immagine, di denaro" è smanioso di vincere facile. Certo che è così e che abbiamo parecchio da farci perdonare in proposito nella nostra storia degli ultimi anni. Ma l'"inquietudine" può davvero esaurirsi qui? Il richiamo al pericolo dello gnosticismo - che sostituisce il Cristo dell'Ecce homo con qualche nostro bel ragionamento - ci chiama davvero in causa di meno?

Da dove ripartire - allora - in questo day after della Chiesa italiana? Perché c'è comunque un rischio molto ricorrente anche davanti al magistero di Francesco: quello di vagheggiare grandi conversioni, grandi cambiamenti, ma senza mai cominciare dal passo piccolo e più vicino a ciascuno di noi. Per questo a me pare che in questo momento possa aiutarci un'immagine, che fa parte della nostra storia. Nell'ottobre 1978 arrivava a Roma un Papa venuto da un Paese lontano che come sua prima grande parola programmatica diceva "Non abbiate paura. Spalancate le porte a Cristo". Quel grido è stato un punto di riferimento essenziale in un tempo in cui la differenza cristiana rischiava di essere soffocata dalle grandi ideologie. La paura principale - allora - era quella di un cristianesimo debole, culturalmente succube rispetto alle mode del momento, in cui Cristo resta solo sulla soglia senza diventare il riferimento centrale della vita.

Oggi - in un contesto culturale un po' diverso - c'è ancora questo pericolo. Ma un Papa venuto da un Paese ancora più lontano ci dice che quella non è l'unica paura che rischia di paralizzarci. Ce n'è anche un'altra altrettanto pericolosa: la paura dell'incontro con l'altro, la paura che stare tra la gente possa contaminare la nostra identità di cristiani, la paura che sbilanciarci troppo a fianco degli ultimi ci faccia perdere posizioni e spazi negli ambienti che contano. Anche di tutto questo - dice papa Francesco - non dobbiamo avere paura. Perché se hai davvero aperto la porta a Cristo poi non puoi richiuderla di fronte al fratello. Se hai davvero aperto la porta a Cristo non puoi non accorgerti che c'è un esodo che ti aspetta.

Abbiamo vissuto in Italia una stagione ecclesiale in cui abbiamo detto che per testimoniare il Vangelo nel mondo di oggi servono cristiani dalla schiena dritta. Oggi ci è chiesto di capire un'altra cosa: che non è la rigidità, ma la capacità di piegarsi l'indice di un buon tono muscolare di una fede adulta (sì adulta - perché ieri con buona pace di chi ha l'orticaria nel mondo cattolico per questa espressione - Francesco ha parlato proprio di una Chiesa adulta...).

Il volto dell'Ecce homo è quello di chi poco prima si è piegato a lavare i piedi - incondizionatamente - a un gruppo di peccatori che presto lo avrebbero abbandonato e rinnegato. Non avere paura di questo oggi è la sfida più difficile. Ma anche l'unica in grado di liberarci davvero.

 

16/11/2015 09:42 Paolo Monti
Ho colto benissimo.
E noto che ora il bimbo arrabbiato se la prende pure con l'arbitro. Il quale forse si è un po stufato del provocatore cui solitamente piace vincere facile e che in questo caso va a lementarsi con lui.
Comunque come le ho detto non ho intenzione di giocare altre partite; mi basta non darle vinta questa.
Poi capisco benissimo che l'arbitro ad un certo punto debba chiudere.



16/11/2015 07:59 massimo menzaghi
@Paolo Monti: la raccomandazione ai frequentanti queste pagine è di commentare il pezzo proposto senza interventi ridondanti e soprattutto evitando le ďiatribe a due che si protraggono all'infinito, pena la ramanzina di qualcuna delle figure che costituiscono l'admin. Questo era il senso del mio ultimo intervento, ma vedo che non ha colto minimamente...


16/11/2015 00:04 paolo biagioli
abbastanza d'accordo con M.luisa .
comunque da semplice credente in CRISTO mi permetto di registrare in alcuni un atteggiamento e un frasario di disprezzo verso tra i credenti non la pensa come lui .
un rasentare un odio verso la cHIESA esistente fino al 2013 ,un atteggiamento giacobino .
tutto molto distante dal fraterno amore cristiano , riservato solo agli amici esterni .
EPPURE MOLTI DI QUELLI CHE ORA SPUTANO SUL PASSATO HANNO GODUTO DI MOLTI VANTAGGI NEL PASSATO ORA DISPREZZATO E RINNEGATO .

P.S. l'abate di Montecassino...... come è stato detto come possiamo giudicare .... come è stato detto a suo tempo ,purtroppo .



15/11/2015 23:58 Paolo Monti
Che avessi ragione io su una questione così semplice ed evidente lo sapevo già. Se poi da fenomeno nel nascodere la palla mi scade a bimbo arrabbiato per la sconfitta che prende la palla e dice "non gioco più, ho cose più importanti da fare" non so che dirLe.
Ad ogni modo ho compreso che questo è un luogo dove diverse persone preferiscono cantarsela e suonarsela (e suonarle agli altri) da soli senza troppi fastidi, per cui stia tranquillo che non mi incontrerà più.

Per M.Luisa, certamente più mite e paziente di quanto sia io: sottoscrivo ogni parola.



15/11/2015 19:24 M. Luisa
"Abbiamo vissuto in Italia una stagione ecclesiale in cui abbiamo detto che per testimoniare il Vangelo nel mondo di oggi servono cristiani dalla schiena dritta. Oggi ci è chiesto di capire un'altra cosa: che non è la rigidità, ma la capacità di piegarsi l'indice di un buon tono muscolare di una fede adulta (sì adulta...)".
Le parole esprimono concetti, che ciascuno riempie di un diverso significato a seconda del proprio modo di vedere le cose.
Per Bernardelli, ad esempio, "schiena dritta" equivale a "rigidità". Per me equivale piuttosto a fierezza, a coraggio: come il coraggio di Madre Teresa di Calcutta nel testimoniare così esplicitamente Cristo di fronte al laicissimo pubblico di Oslo in occasione del conferimento del Premio Nobel per la pace (discorso da me già citato in altro post, ma sempre esemplare); o, più attualmente, la fierezza e il coraggio dei francesi nel riprendere la propria vita dopo i terribili fatti di questi giorni. Non sono forse un esempio di "schiena dritta" senza alcuna "rigidità"?
E, per Madre Teresa (chiedo venia se mi ripeto), non è forse una "schiena dritta" che si accompagnava ad un continuo, empatico "piegarsi" sulla povertà, la malattia, la morte? Un "piegarsi" ben diverso dal "piegarsi" di chi elimina il presepio dalle scuole (e cosa significa allora "Natale"?) o di chi disdice la programmata visita scolastica ad una mostra d'arte per motivo del tema religioso dei quadri esposti!
Anche qui, c'è piegarsi e piegarsi...
Ultimo, la "fede adulta", termine un tempo caro a chi voleva affermare di non essere più un bambino bisognoso delle indicazioni dei "grandi" per sapere come regolarsi anche nella vita cristiana. Il Papa, invece, nel suo discorso ha parlato di una Chiesa italiana "adulta" in quanto matura, facendo riferimento ai suoi duemila anni di storia. Non vi era alcun motivo di "orticaria" (né tanto meno di malcelata soddisfazione) per chi lo intendeva correttamente: non si riferiva certo, lui argentino, ad antiche polemiche tutte italiane!
Dispiace che, tante volte, anche chi propone post qui su Vino Nuovo dia prova di non essersi "rinnovato", liberandosi dalle proprie vetuste precomprensioni...



15/11/2015 08:15 massimo menzaghi
Monti, ha ragione lei; la chiudiamo qui, prima che ci caccino?
Voltiamo pagina che ci sono questioni ben più importanti...



14/11/2015 17:57 Paolo Monti
Eh ma caro Menzaghi ancora non ci siamo.....
Lei è un dribblatore perfetto, un numero 10 coi fiocchi e scansareil punto della questione.
Perchè se mi risponde così allora io Le dico che non si può fare "il cattivone mezzo perduto e un po ribelle all'Istituzione che però sa ragionare con la propria testa" ed allo stesso tempo appellarsi alla figura del PAPA IN QUANTO TALE.
Un po troppo comodo e a buon mercato questo romantico dissenso che cerca di far leva su una prerogativa di autorevolezza che in altri casi vorrebbe abbattere.

Lei non ha detto "forse qualcuno non ha ancora colto quello che sta dicendo non un pinco palla qualsiasi come siamo (chi più chi meno...) tutti noi, ma Bergoglio in persona" (anche se forse era quello che intendeva) perchè sapeva che avrebbe stonato assai.....
Ha tentato di appropriarsi a suo beneficio di qualcosa che molto fieramente rivendica di rifiutare; non mi sembra molto "elegante", che ne dice?

P.S: in quanto ai pii e devoti che guadagnano fortune sparando alzo zero sul Papa, anche qui mi pare che la memoria sia molto corta.......



14/11/2015 11:02 Massimo Menzaghi
"... Il fatto è che mi resta il tarlo, il piccolo dubbio che non sempre questa stessa predisposizione d'animo abbia animato il cuore di chi fa questi commenti oggi nel caso di altri anche recentissimi Papi..."

nè tarlo, nè dubbio: è una certezza che rivendico! ;-)
... ma io sono un cattivone mezzo perduto che prova a comprendere e valutare con la propria testa...; a me stupisce molto, ma molto di più (e lo dico fin dall'inizio) quanto personaggi pii e devoti (di quelli che si scandalizzano se critichi un vescovo, tanto per capirsi...) stiano sparando alzo zero sull'attuale pontefice (e alcuni ci vendono pure dei libri, a proposito di recenti polemicucce che guardano al dito e non alla luna...)... ;-)



13/11/2015 23:56 Paolo Monti
Gentilissimo Menzaghi,
mi perdoni; mettiamo un attimo da parte i Papi che evolvono con la Chiesa, uomini al passo con i tempi interpreti dei segni e profeti.
Il punto è che in un momento di forse (dico forse, non se La prenda, La prego) involontario riconoscimento del valore in sè dell'autorità Papale lei ha detto "forse qualcuno non ha ancora colto quello che sta dicendo non un pinco palla qualsiasi come siamo (chi più chi meno...) tutti noi, MA IL PAPA IN PERSONA". Voglio dire, Lei stesso sta richiamando il fatto che l'atteggiamento che tanto ci risulta difficile (tanto quanto sarebbe doveroso) verso un pinco-palla qualsiasi -e cioè fare un passo (provarci, alemno) indietro rispetto a tutti i nostri pregiudizi, provare ad avere un po di umiltà e riflettere seriamente su quanto ci sta dicendo questo uomo, provare ad ascoltarlo davvero, dargli credito- è sicuramente "doveroso" se questo pinco-palla è il Papa, almeno per uno che si dice cristiano-cattolico, penso Lei intenda. E io sono assolutamente d'accordo con Lei!!!
Il fatto è che mi resta il tarlo, il piccolo dubbio (sono malizioso oltre che, come raccontavo all'amico Buttiglione, avido e un po troppo incline agli istinti più bassi) che non sempre questa stessa predisposizione d'animo abbia animato il cuore di chi fa questi commenti oggi nel caso di altri anche recentissimi Papi.
Se poi sento che verso quello futuro si vogliono addirittura mettere le mani avanti, beh allora capisce da se che i sospetti.....



13/11/2015 15:32 Alberto Farina
Sul "ruinismo" consiglio la seguente lettura, in particolare la conclusione è illuminante. Che Francesco abbia introdotto un nuovo paradigma e un nuovo modo di essere presente da parte della Chiesa è evidente, purché lo si voglia vedere

http://www.treccani.it/enciclopedia/il-ruinismo-visione-e-prassi-politica-del-presidente-della-conferenza-episcopale-italiana-1991-2007_(Cristiani_d'Italia)/



13/11/2015 14:00 massimo menzaghi
@ Paolo Monti: ŕispondo solo al PS per evitare un avvitamento che non ci porterebbe da nessuna parte (anche perchè finirei per ripetermi...): la mia speranza è che la Chiesa cresca ed evolva continuamente e con lei i papi! Fatto salvo il gap da recuperare che va ben oltre le 4 decadi citate nel post, si spera che ogni pontefice sia innanzitutto un uomo del suo tempo, che sappia leggerne i segni e trasformarli in profezia. Non sempre e non tutti evidentemente ce la fanno, ma lasciatemi almeno questa speranza, che a questa tornata è ampiamente non delusa...
PS ovviamente le stesse considerazioni dovrebbero valere in qualche misura anche per i vescovi e per ciascun credente, pinco palla o meno che sia...



13/11/2015 11:44 Paolo Monti
Carissimo Sig. Menzaghi,
che vuole che le dica, il bon ton proprio non mi si addice.
Trovo però che la ghigliottina sarà anche truculenta ma le assicuro che quando mi capita di scandalizzare i semplici (quante volte, troppe!!! Questo è certamente vero) ed avere la grazia di riconoscerne il peccato, a parte il dolore di averlo commesso (che è sicuramente la cosa più importante) l'immagine di me che annego in fondo ad un lago con una pietra al collo, in quanto a terrore non regge sicuramente il paragone con una veloce morte sulla ghigliottina (magari!!!). Evidentemente Nostro Signore quando voleva farsi ben capire non andava tanto x il sottile...... Se poi le fa proprio schifo il sangue, ok la prossima volta mi adeguerò.
Se invece io non fossi stato così perspicace e fine da cogliere immediatamente dove Lei voleva andare a parare ed il suo richiamo fosse stato in realtà diretto a farmi notare quanto sia ipocrita io e grave il comportamento di TUTTI i vescovi che ascoltavano il Papa, degni con le loro ridicole facce e panze, del massimo ISOLAMENTO e DISGUSTO e quindi meritevoli della suddetta pietra intorno al collo......beh, in questo caso la rimando a quanto dicevo già al gentile Sig. Buttiglione, illuminatevi voi da quali Vescovi cominciare giusto, giusto x non correre il rischio di fare di tutta un erba un fascio ed usare troppi muscoli verso chi meriterebbe invece che ci si chinasse su di lui…..

P.S: e poi anche Lei Sig. Menzaghi mi aiuti a capire bene. Il Papa che aveva stima di Ruini (senza contare che non mi risulta che l’attuale ne abbia mai parlato male) non era anche lui “il Papa in persona”? E anche quello che verrà dopo, chiunque sarà, non sarà anche lui “il Papa in persona”….? O sarà un'altra persona??
Sono confuso…….


Caro Sig. Buttiglione,
per amore di verità, certo……!!!
Lei è un mago, ma come ha fatto???
Mio grande maestro è stato Don Giussani e tanti suoi ottimi figli.
In effetti capita che sia spesso motivato da denaro (per non parlare dei bassi istinti); pensi ho perfino il naso adunco.
Apprezzo molto però, che nonostante tutto ciò, non Le siano sfuggite alcune azioni pastorali positive “dello” Scola.
La saluto (se ci siamo conosciuti, non ricordo l’occasione….)



13/11/2015 08:18 Pietro Buttiglione
2) non x ripicca ma x amore di verità..
Diceva uno dei mei tanti maestri, don Patrizio Rota S., :
" Pesante x dei figli avere dei genitori troppo 'perfetti'!!"
- aver avuto Martini mi rende difficile amare Scola.Ammetto di non averlo mai incrociato, come Carlo Maria, ma paragonare l'atteggiamento dei due verso CL ( tu ne fai parte?😎)
mi blocca. Come il telegramma di felicitazioni CEI.
Ci sono dichiarazioni specifiche dello Scola?
Comunque non mi sono sfuggite alcune sue azioni pastorali positive e non lo credo motivato da denaro o altri bassi istinti.
Ciao ( mi sembra di averti conosciuto..)



12/11/2015 21:25 Massimo Menzaghi
"La paura principale - allora - era quella di un cristianesimo debole, culturalmente succube rispetto alle mode del momento, in cui Cristo resta solo sulla soglia senza diventare il riferimento centrale della vita."

forse la storia ci sta dicendo che la debolezza del cristianesimo non si sconfigge mostrando i muscoli ma, per l'appunto, chinandosi verso l'altro...

forse qualcuno non ha ancora colto quello che sta dicendo non un pinco palla qualsiasi come siamo (chi più chi meno...) tutti noi, ma il papa in persona: vedere levate di scudi pro Ruini o più genericamente sull'intoccabilità dei vescovi la dice lunga su quanto cammino ci attenda: temo che abbia ragione Lorenzo che in un altro post ci ha fatto capire che servirà un ricambio generazionale (sempre sperando e pregando che dopo papa Francesco non arrivi qualcuno che voglia azzerare tutto...)

PS a Paolo Monti, che fa tanto lo splendido, ricordo che per la prossima parodia truculenta potrebbe pure ispirarsi ad un tale che da qualche parte mi pare abbia parlato di macine da legarsi al collo... ;-)



12/11/2015 17:54 Paolo Monti
La prego, Sig. Buttiglione!!!!
Pur sapendo dove andavo a parare, Lei mi gratifica di un altra risposta; quanto onore.
Io l'avrei mandata a quel paese; Lei ha la pazienza e l'umiltà di rendermi conto delle sue parole.
Ahimè, anche qui; quanta strada.....
Grazie dell'esempio.
Per quanto ne capisco io invece mi conceda queste
1) appunto
2) il Card. Scola, gran bravo Vescovo



12/11/2015 16:42 Pietro B.
Mah, avevo giá inteso dove parasse..
Siccome credo di dover rendere conto sempre:
1) la Misericordia è prerogativa di Dio, p.f. la lasci a Lui.
2) ognuno si occupi del suo Vescovo.



12/11/2015 15:46 Federico Benedetti
Farina,
non condivido la sua affermazione circa il ruinismo. Credo anzi che il richiamo al Don Camillo di Guareschi sia un riferimento a parroci volenterosi, pratici, con addosso l'odore del proprio gregge, ma al tempo stesso chiari e poco inclini al compromesso, specie in materia di morale e di valori non negoziabili. Non vedo proprio l'archivio della stagione dei ruinismo.
Sarebbe bello sapere cosa avrebbe detto Giovannino Guareschi delle parole del Papa...



12/11/2015 15:42 Paolo Monti
L'ho detto che Lei è una persona civile.
Sono d'accordo; DISGUSTO e ISOLAMENTO sono sicuramente sufficienti. Dopo un po di "esuberanza" iniziale, l'avevano imparato anche i seguaci di Mao durante la rivoluzione culturale.
Però una domanda mi resta; dopo che avremo esercitato tutto il nostro sacrosanto dirittodovere di protestare, dopo che avremo esternato tutto il nostro disgusto, la nostra riprovazione, il nostro biasimo e la nostra condanna e dopo che finalmente tutti questi reprobi avranno provato la profonda vergogna di cui parla pensa che allora potremo autorizzare il Padreterno ad esercitare anche per questi quella Misericordia che l'imminente Giubileo si accinge a celebrare?
P.S: La prego comunque di aiutarmi, Lei che ci capisce, ad identificare con precisione i Vescovi cui indirizzare i suddetti strali..... Perchè un sempliciotto ingenuo (e anche un po bigotto) come me arriva appena, appena a capire l'esempio dell'Abate di Montecassino, pensi un po quanta strada ho da fare...... Se però Lei mi dice che è tutta una questione di facce e panza allora mi risulta tutto molto più semplice.



12/11/2015 14:17 pietro Buttiglione
Egr sig Paolo!
A me basta che si vergognino profondamente. Tipo quello di Montecassino. Nessun patibolo. Bastano le parole e l'ESEMPIO di Francesco. Ma non crede che il sentire il disgusto delle pecore possa contribuire alla loro presa di coscienza?? isoliamoli: Le chiedo: Protestare sarebbe diritto o dovete??



12/11/2015 13:16 Alberto Farina
Direi che gli interventi del Papa a Firenze archiviano deifinitivamente la stagione del "ruinismo". L'apprezzamento del buon parroco di Brescello, Don Camillo, segna la fine della linea dettata dall'altro Camillo... Un modo geniale per indicare che è davvero finita un'epoca


12/11/2015 12:57 Paolo Monti
Sig. Buttiglione, ma xchè non aggiungere anche un punto 3?
3) spedire in appositi campi di rieducazione tutti i Vescovi con facce (e panze) impresentabili. Anzi, meglio ancora, tutti i vescovi della CEI che non ci piacciono.
Qualcuno si potrebbe madarlo anche alla ghigliottina; colpirne uno per educarne cento.
E poi così ci si diverte un po; le tengo un posto accanto al mio sotto al patibolo, si porti la maglia da fare.
Naturalmente scherzo, so benissimo che lei è una persona "civile".



11/11/2015 22:38 Maria Teresa Pontara Pederiva
Francesco sembra voler continuare il discorso iniziato all'Assemblea CEI: "Le difficili situazioni vissute da tanti nostri contemporanei, vi trovino attenti e partecipi, pronti a ridiscutere un modello di sviluppo che sfrutta il creato, sacrifica le persone sull'altare del profitto e crea nuove forme di emarginazione ed esclusione. Il bisogno di un nuovo umanesimo è gridato da una società priva di speranza, scossa in tante sue certezze fobndamentali, impoverita da una crisi che, più che economica, è culturale, morale e spirituale".
Galantino aveva definito questo passaggio: "il contenuto dell'evangelizzazione oggi in Italia".
Il problema diventa allora: quale attuazione?



11/11/2015 16:26 Pietro Buttiglione
Con dentro le sue parole "una Chiesa SPORCA" oggi guardavo la carrellata televisiva sui nostri sigg.ri Vescovi che lo ascoltavano in Chiesa. Mi colpivano le facce ( e le panze😝 ).
Non imbrogliamoci: la CEI è la Chiesa più lontana da Francesco.
Il cammino da fare, il processo di trasformazione, sarà difficile e lungo, irto di pericoli.
In estrema sintesi: Francesco deve remare controcorrente. Che fare:
1) non lasciarlo solo. Al limite organizzare forme di protesta
2) pregare per lui.



11/11/2015 12:38 Sergio Di Benedetto
Ottimo articolo di Giorgio. Da rileggere accanto ai discorsi di ieri del Papa. Cristiani con la schiena curva sulle povertà di oggi. Anche le nostre


11/11/2015 11:09 Luca Grasselli
Un commento veramente eccellente. Corretto anche il paragone col messaggio di Giovanni Paolo II. Acuto quel riferimento al "pregate per me" che troppe volte finiamo per considerare un cliché devoto e magari civettuolo, ed è tutt'altro.


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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