Ora di religione, deserto e pregiudizi
di Sergio Ventura | 02 novembre 2015
Su un dibattito sempre un po' approssimativo sulla frequenza nelle scuole dell'ora di religione (e sulle questioni vere di cui non si aprla mai)

 

Tu quoque, professor Ossola? Mi era sfuggita la breve riflessione del noto critico letterario - che leggo sempre (ed utilizzo in classe) con passione - dedicata alla Storia delle religioni come risposta al deserto. Quale deserto? Quello rappresentato dall'ora di religione. "Aule vuote", "forte declino", "deserte solitudini". Frasi ad effetto all'interno di un ragionamento comunque interessante sulla possibilità di rendere obbligatoria quest'ora a condizione di saper anteporre "gli elementi di continuità" alle "puntigliose disgiunzioni" e di affiancare il "patrimonio costitutivo, di credenze, di miti, di culti, proprio di tutte le civiltà" alla "religione cattolica" - condizioni peraltro già soddisfatte da qualsiasi insegnante di religione che voglia rispettare programmi e indicazioni nazionali attuali.

Fortunatamente, però, ho scoperto che le frasi suddette si limitano a riprendere il solito articolo che appare sul giornale 'La Repubblica' per annunciare lo scenario apocalittico che attende l'ora di religione. Normalmente d'estate, intorno a Ferragosto. Quest'anno in autunno. Mi piace pensare che il motivo del ritardo risieda nella campagna mediatica condotta contro Papa Francesco e il Sinodo appena concluso. Perché è evidente, agli occhi di chi insegna religione, che le iscrizioni al primo anno delle superiori, soprattutto in determinati contesti scolastici, siano sensibilmente aumentate da quando Francesco è il nuovo vescovo di Roma...

Quello che mi preoccupa a tal proposito è pensare a quanti ambiti della nostra vita comune vengano affrontati dai mass-media con tale superficialità. Apparso in una prima forma, più sobria, a livello locale e poi rilanciato, in veste più retorica, nell'edizione nazionale, l'articolo di Tiziana De Giorgio evoca "scene surrreali" dove, poeticamente, "l'eco della voce dell'insegnante rimbalza verso la cattedra, nell'aula deserta" o, al massimo, si svolgono "lezioni tête-à-tête". Eppure le statistiche riportate sono chiare - e ben citate. Nelle scuole superiori si avvalgono il 72,8% degli studenti al Nord ed il 97% al Sud. Con una sfumatura che è già un indizio. Il dato del Nord è certo: "sono" - scrive la giornalista. Quello del Sud, improvvisamente, incertum est: "si parla" - è l'espressione che leggiamo. Insomma, sono pochi, anche se si dice siano tanti.

È veramente così? Usiamo pure il dato (proposto dalla giornalista) di almeno 27 alunni per classe alle superiori - numero, in realtà, richiesto mediamente solo per il primo anno del biennio e del triennio. Risulteranno 19-20 alunni (su 27) al Nord, 26 alunni (su 27) al Sud. La media nazionale dei non avvalentisi alle superiori, poi, è passata in venti anni - si noti, venti anni! - dal 9,7% al 18%. Anche qui, usando per convenzione il dato di 27 alunni, siamo passati mediamente da 2-3 alunni a neanche 5 alunni non avvalentisi. Aule vuote? Deserte? Forte declino? #Bah...

Ma allora anche i casi eclatanti - ed eccezionali! - esibiti dall'articolo sono funzionali ad un'ideologia. Maldestra, poiché la realtà parla di tenuta dell'ora di religione - e forse qualcosa di più se confrontiamo le percentuali suddette con quelle che rappresentano gli altri indici della secolarizzazione italiana. Snob, se non razzista, poiché questo presunto scenario apocalittico viene collegato ad alcune zone del paese (le città del Nord) rispetto ad altre (il Sud: con le sue campagne e i suoi paesini?), evidentemente considerate, con le parole di Odifreddi, le "zone più sottosviluppate e meno acculturate del paese". Politicamente ingenua, infine, poiché invece di criticare le "inequità" della spending rewiew e di battersi per dare più diritti a coloro ai quali li hanno tolti, si preferisce toglierli anche a quei pochi che li hanno mantenuti e che, invece, potrebbero essere più intelligentemente utilizzati come mezzo per il raggiungimento del proprio giusto obiettivo (classi elementari con piccoli gruppi, classi liceali con lingua straniera mista, etc.).

In realtà, a prescindere del falso problema che si nasconde dietro la questione nominalistica 'storia delle religioni' o 'religione cattolica' (ben chiarito anni addietro da Vito Mancuso proprio su 'La Repubblica'), si poteva scrivere decisamente un altro tipo di articolo. Altrettanto critico, volendo, ma incentrato sulla qualità dell'interesse e del profitto ottenuto (pur in assenza di voto) dagli studenti avvalentisi, sui motivi reali che spingono questi ultimi a non avvalersi più dell'ora di religione, sulla necessità di un vero concorso in ogni diocesi per l'accesso all'insegnamento della religione, insieme ad un tutoraggio iniziale e ad un aggiornamento in itinere, pena la formazione di docenti di religione non qualificati.

Ciò avrebbe significato, d'altra parte, confrontarsi con la realtà. E con gli insegnanti stessi, autorizzati allora ad esercitare il loro diritto di legittima difesa. Come hanno fatto Roberto Carnero e Andrea Monda, anche se il primo ha posizionato l'ora di religione ancora troppo indietro rispetto al suo centro, mentre il secondo già troppo oltre. Perciò, ferma restando la gratitudine rivolta ai due colleghi per la loro costante dedizione verso le problematiche dell'insegnamento - e allontanando da me ogni tentazione di recitare la parte del fuoco amico - mi chiedo: il centro dell'ora di religione è il sostegno alle altre discipline (come sembra emergere dall'articolo di Carnero)? Oppure è la risposta testimoniale alle domande di significato (come appare dall'incipit dell'intervista a Monda)?

Anche, ma non soltanto. Altrimenti si rischierebbe di restituire una fotografia sfuocata della scuola. Sono i colleghi delle altre discipline a dover conoscere e spiegare gli elementi base di cultura religiosa necessari per far comprendere ai propri alunni (anche a quelli digiuni di tale cultura) gli argomenti trattati, soprattutto nel momento in cui essi risultano influenzati dal dato religioso. E sono sempre loro che hanno il dovere di non rimuovere le ricadute esistenziali, di senso o addirittura spirituali rese possibili dagli autori affrontati. Se così non fosse, l'ora di religione finirebbe per essere solo una stampella altrui - culturale o di senso. Ma sempre e solo stampella. Dunque, da riporre prima o poi nello sgabuzzino.

È vero che oggi il docente di religione è spesso costretto a spiegare le premesse culturali religiose (e a volte anche quelle antropologiche) dei più diversi ambiti culturali. Così come è altrettanto vero che egli è spesso rimasto l'unico a trattare gli argomenti del programma anche dal punto di vista del senso esistenziale e spirituale. Ma ciò non significa che questo sia il centro della nostra disciplina. Che è, invece, teologico: un sapere, da mediare culturalmente, in modo tale che abbia senso (per l'intelletto), sia significativo (per la nostra esistenza corporea) e si mostri capace di respirare in profondità (laddove si annidano le emozioni più forti). A tal proposito avevo lanciato una proposta qualche mese fa: a livello diocesano qualcosa si è mosso, mentre a livello nazionale tutto tace...

 

10/11/2015 19:03 Martapezz
È quasi divertente tentare di trovare un significato all'articolo di Repubblica che non sia quello di una sterile critica (non si sa bene a chi) e una vaga proposta (non si sa bene di cosa). E tutto questo latino, e la citazione di Dante, e Giove... mi sembrano tutti strumenti (un po' banali) per proporre un "moderno" e "aperto" modo di vivere l'ora di religione: fare un bel miscuglio di cultura generale, condirlo con un pizzico di "religione" (al servizio di altri ambiti e materie) e darsi così una spiegazione dell'esistenza che non prescinda dall'aspetto spirituale della vita (applausi). Non funziona esattamente così! Anche io sono stata molto fortunata al liceo e ho avuto la possibilità, durante l'ora di religione, di arricchirmi in tutti i sensi e di trovare risposte a molti quesiti, non ultimo il significato di testi classici, di Dante, o della prosa: ma la forza dell'ora di religione sta proprio nell'essere "autosufficiente". La completezza non solo della gamma di argomenti trattati, ma anche della modalità con cui essi sono trattati, prescinde dalle altre materie che di solito vengono insegnate, ed è utile (caro giornalista dell'articolo di Repubblica) al cattolico, come al musulmano, come all'ortodosso. Se la religione viene "insegnata" (forse meglio dire "trasmessa") bene, non importa che religione sia. Le ore di religione che ho frequentato io mi hanno insegnato a riflettere e ragionare in modo critico su TUTTE le cose della vita e la considero una grandissima fortuna. È un peccato che molti (spinti dalle ideologie, dal populismo o più semplicemente dal pregiudizio) non si interessino al l'argomento o lo critichino a priori!


09/11/2015 23:20 Simone
Che dire se non che, come al solito, il giornalismo,che dovrebbe essere testimone e testimoniante della propria attualità,stravolge la sua responsabilità il suo onere, in un onore calatogli giù per volontà divina, distorcendo e/o mistificando una realtà (spesso con neologismi incomprensibili, imbarazzanti ed 'elitari') a suo piacimento, sicuro e compiacente dell'effetto che produrrà: assenso o condanna. Ipse dixit: sic sit. E poi però non porta a termine con etica professionale il lavoro che più gli dovrebbe competere: uno svisceramento sincero e realista, atto esclusivamente a un'informazione a fin di bene. E qui -per riprendere il giusto discorso che faceva Marta Razzi riguardo a un inficente quesito, negli articoli dei suddetti, sul perché i ragazzi non frequenterebbero più l'ora di religione- dico che durante la mia personale esperienza, tra due licei diversissimi tra loro (ma solo apparentemente) ho riscontrato nel primo una cifra pressoché totalizzante di frequentanti religione nella mia classe (eccetto il sottoscritto) e nel secondo una stimabilissima e quasi sorprendente cifra (dove rientravo pure io stavolta), nonostante il medesimo liceo vantasse e vanti tuttora il colore più ROSSO COMUNISTA in tutta la capitale. Dov'è la verità? Dov'è la sua ricerca?


09/11/2015 07:47 Pietro B.
X Sergio V.
Mi chiarisco meglio. Io sono allergico alla quantificazione, specie in chiave autocelebrativa, nella nostra religione. Come contate i cattolici col numero dei battesimi, o quello delle Comunioni, o quello delle adunate.
Mi sembra che abbiamo un GROSSSO lavoro da fare sui contenuti, sul senso della vita, sulle scelte ma soprattutto sulla RIVOLUZIONE cristiana.
Siamo degli scarti, siamo dei viandanti elemosinanti su una piccola barca. OK
Ma la perla preziosa? Il roveto ardente?



09/11/2015 00:56 Sergio Ventura
@ Pietro B.: a parte che non è (né può essere) una lotta, ma poi vorrei chiarire che le “basi” di questo post non configgono con il “reale interesse degli alunni” (come emerge anche in seguito dalla risposta a Gilberto), perché quanto scritto oggi guarda più all’aspetto istituzionale della questione (mentre l’interesse degli studenti era al centro del post del 26 Giugno). Credo, invece, che l’interesse reale degli studenti sia sempre contestuale, ossia vari a seconda dei diversi contesti (sociali, territoriali, grado di scuola, etc.); e in merito ancora poco si è detto…

@ Massimo M.: tanto si costruisce! Compresa l’arte di resistere agli scandali, oltre al riavvicinarsi maturo alla lettura della Bibbia, in alcuni casi alla fede, quasi sempre alla dimensione religiosa/spirituale, allo stesso volontariato quando in certo contesti scolastici viene difeso più a parole che con i fatti…

@ Gilberto B.: grazie per le osservazioni che mi permettono di precisare innanzitutto come, con un “sapere teologico da mediare culturalmente", non intendevo un sapere sganciato dalla realtà, intellettualoide, imposto dall'alto, ma un sapere ‘saporoso’ alimentato dall'antropologia culturale, dalla psicologia, dalla sociologia, etc.; ed in secondo luogo che volevo proprio intercettare ciò che chiami "dimensione religiosa”, quando ho scritto a proposito della speranza che l'ora di religione venga realizzata "in modo tale che abbia senso (per l'intelletto), sia significativo (per la nostra esistenza corporea) e si mostri capace di respirare in profondità (laddove si annidano le emozioni più forti)". Dunque un, anzi, l'obbiettivo generale della nostra disciplina, costituita però, per continuare ad inserirsi nelle finalità della scuola, da un sapere (per come prima inteso) acquisito in teologia o scienze religiose. Perché altrimenti, il rischio concreto di centrare l'Irc sulla dimensione religiosa è di scivolare molto facilmente in qualche maschera del catechismo. Non a caso l'espressione “dimensione religiosa” è invece decisamente presente nei documenti ecclesiali sull'Irc perché facilmente piegabile a quello che, come dice Marta Razzi, l'ora di religione non dovrebbe proprio essere, cioè mero catechismo.



06/11/2015 11:30 Pietro B.
X Giulio M.
Se ci rifletti è esattamente lo stesso probl della Chiesa.
Ci sono prof che riescono a creare "relazioni di interesse con gli alunni, che così si sentono protagonisti, e la maggioranza che arranca e si arrascina con la mente e il cuore altrove😭
Così ci sono Vescovi che NON profumano di pecore, e qui sono la maggioranza, ma di..
Qualcuno ricorda il Vescovo di Napoli??
Mons. di Liegro confidó al prof di religione di mia hfiglia che la carica era prezzabile.
E poi ci si meraviglia e ci si vuoe sbattezzare??
Ma il Battesimo era una porta vs.la Curia o vs. lo Spirito??
In positivo CHE fare? Mi sembra logico: liberarsi dei parassiti inutili e dannosi.



05/11/2015 23:40 Giulio Maria Bianco
La questione è complessa e mi confonde non poco. Quale potrebbe essere la strada migliore, forse renderla obbligatoria con il compromesso politico ( mi spiace essere brutale ma di questo si tratterebbe ) di denominarla "storia delle religioni"? Ma così non perderebbe il suo carattere migliore, quello di affrontare le domande di senso nell'età in cui esse erompono da sole? Come si farebbe oltretutto a lasciarla un'ora sensata se la si rendesse obbligatoria? È naturale che chi non abbia imparato ad interrogarsi sulle questioni più profonde della vita poi faccia giocare gli studenti a pallone, come faceva il mio prof di religione alle medie. Renderla un'ora simile a filosofia, la quale presenta analoghi problemi? Ritorniamo al problema della valutazione e dell'insegnamento. Sarebbe un po' un controsenso finire col valutare gli studenti in base al bagaglio acquisito nell'ora che più di tutte può far maturare e crescere gli studenti. La si potrebbe rendere obbligatoria e dare delle linee guida di insegnamento, ovvero i problemi da trattare, senza mettere la valutazione, ma potrebbe davvero funzionare? Se tutto si riduce a "chiesa cattolica butta cativa" non andiamo da nessuna parte.


04/11/2015 12:59 Marta Razzi
Trovo che l'articolo sopracitato di repubblica sia effettivamente piuttosto fazioso e a tratti anche incoerente. Prima vogliono vederti il fatto che le aule durante l'ora di religione sono deserte e che la chiesa, intesa come figura autoritaria e minacciosa, impedisce allo stato di accorpare le classi durante quesst'ora e poi ti mostrano dei dati che di fatto dimostrano quasi il contrario di quanto appena detto. Cioè se la matematica non é un opinione abbiamo che la media fra nord e sud di studenti che frequentano L'ora di religione é dell'84,9% di conseguenza a meno che le classi non siano costituite da 3 persone in totale mi sembra strano che gli insegnanti si trovino a fare lezione a 2 persone come dice l'articolo. Inoltre purtroppo la giornalista non si interessa minimamente di indagare sui motivi per cui gli studenti preferiscano non frequentare, lasciando quindi il punto cruciale della questione irrisolto. Aldilà della mia personale fortunata esperienza al liceo con lo studio di questa disciplina, sarebbe più interessante cercare di capire perché in certe scuole l'ora di religione è un'ora utile ad aprire la mente e a dialogare in termini filosofici-teologici, nonché una materia complementare in qualche modo alle altre, e al contrario in altre scuole questa discussa disciplina si riduce a una specia di catechismo, una sorta di seconda prima comunione che come tale perde il fascino e la curiosità di sapere che gusto ha l'ostia ;)


04/11/2015 12:47 Pietro B.
Mi pare che Gil abbia identificato un'area/un senso che interessi gli 'alunni'.
Avanti!



04/11/2015 12:12 gilberto borghi
Un grazie a Sergio per aver ri-sollevato una questione che mi sta molto a cuore e che, purtroppo, in italia non è ancora possibile definire una volta per tutte.
Perchè la storia religiosa del nostro paese è molto diversa da molte parti del resto dell'europa. Non abbiamo avuto guerre di religiose (per grazia di Dio), e abbiamo (tuttora) avuto il papato, con effetti innegabili sulla libertà dell'episcopato italiano.
E' innegabile perciò che la scelta di strutturare la religione cattolica a scuola così come è ora, risente terribilmente di questa storia. Ma è altrettanto evidente che ciò non risponde più alle esigenze di una sociaetà come quella italiana sempre più multiculturale e frammentata.
Ma la cosa che più viene dimenticata, sai dalla Chiesa che dallo stato è un'altra. Stondoci dentro da 30 anni mi sono reso conto che la cosa maggiormente necessaria, oggi, è che le generazioni che passano nella nostra scuola possano sentire e comprendere che la loro dimensione religiosa è una dimensione essenziale, che va coltivata, come quella fisica, razionale, relazionale ecc... Al di là degli obiettivi di contenuto che di fatto si possono raggiungere (che comunque non sono poco), è questa la cosa che maggiormente è possibile ancora e che da senso al mio lavorare. In cinque anni è ancora possibile sul erio far percepire che per essere persone e cittadini interi non si può dimenticare la propria dimensione religiosa e che in qualche modo essa va coltivata. Io credo che uno stato serio e una Chiesa davvero rispettosa della perosna non possano dimenticarsi di questo dimensione "basica" della religione all'interno della persona.
Perciò, per Pietro e per Massimo, le soluzioni non stanno nella rinuncia a questa, o nella sua trasformazione in scuola di vita. Così com'è ora è capace ancora di raggiungerre un grande obiettivo, che in italia nessuna altra agenzia si preoccupa di ottenere: riportare una sana considerazione positiva sulla dimensione religiosa dell'essere umano e del cittadino. Altro che essere la serva di altre materie! o la depositaria di un sapere teologico da trasmettre. Queste sono prospettive comunque restrittive. E la realtà delle scuole italiane, anche dentro ai numeri che ognuno può keggere come vuole, ovviamente, è ancora quella di una senso possibile e alto per questa materia.



04/11/2015 08:28 massimo menzaghi
Siamo realisti: quanto si costruisce con anni di impegno e dedizione? In quanti secondi uno scandalo azzera tutto con gli interessi? (Ogni riferimento a Bertone è voluto...)
Facciamo ore di volontariato e facciamogli conoscere la chiesa vera...



04/11/2015 07:22 Pietro Buttiglione
Io ho visto un mondo che cerca in ogni modo ( cfr: lo sbattezzo) di liberarsi da quelle radici, senza riuscirci.. E questo acuisce il loro rodo-contro😂


04/11/2015 00:40 Francesco
Capire come la cultura occidentale si sia sviluppata in un orizzonte di senso cristiano è a mio parere una vetta speculativa di grande importanza e bellezza, ma piuttosto ambiziosa. Presuppone una moltitudine di interessi culturali più specifici che già si incontrano raramente nei ragazzi di un qualsiasi liceo (senza nulla togliere loro), e soprattutto, a volte si trova in apparente (ma persistente) conflitto con quelli. E non è facile raggiungerla nemmeno per i docenti.
Detto ciò, mi ricordo con rammarico che nella mia scuola l'ora di religione veniva 'snobbata' da una quantità di persone non irrisoria: proprio quell'ora di religione che si prefiggeva dichiaratamente le vette sopra nominate. Mi chiedo preoccupato se una tale mancanza di affluenza in quel caso particolare non fosse determinata proprio dalla profondità dell'attività proposta, e se, al contrario, l'abbondante affluenza descritta dalle statistiche generali non riposi su ore di religione di stampo più 'superficiale', se così si può dire.



02/11/2015 21:06 Pietro Buttiglione
Una lotta che poggi su qs.basi, invece che sul reale INTERESSE degli alunni, ( direttamente collegato alla preparazione dei docenti), è perdente a priori. IMO.


Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it