Installazione o profezia? La lezione di Expo
di Giorgio Bernardelli | 30 ottobre 2015
Nella grande piazza da 20 milioni di visitatori mi chiedo se abbiamo detto con sufficiente chiarezza che «dividere per moltiplicare» non è un gioco di prestigio, ma un percorso che costa fatica

Siamo ormai all'epilogo di Expo2015 e a Milano impazzano i bilanci. Quelli dei politici sono trionfali, visti i numeri dei visitatori registrati. Ci raccontano che è stato un grande evento in cui l'Italia ha posto al centro dell'attenzione del mondo il tema dell'alimentazione. Speriamo che i poveri non si ritrovino a fare indigestione solo di parole.

A me - però - interessa lanciare un sasso nello stagno per qualche riflessione su un altro tipo di bilancio, quello specifico sulla presenza della Chiesa dentro a Expo2015. E non per il gusto di dare le pagelle, ma perché mi pare sia stata un'esperienza emblematica delle difficoltà che sperimentiamo oggi nel farci ascoltare nella città degli uomini.

Intanto va detto che è stato importante esserci: se c'è un posto da cui in sei mesi passano 20 milioni di persone la Chiesa non può permettersi di non esserci. Altrimenti di quale Chiesa in uscita stiamo parlando? Ma il problema - fin dall'inizio - è stato sul come esserci. Perché era chiarissimo a tutti che - nonostante i messaggi sulla sostenibilità e l'attenzione ai popoli -, l'atteggiamento prevalente sarebbe stato quello di un consumo dell'Expo.

Tutto questo in casa cattolica lo sapevamo fin dall'inizio. E così abbiamo puntato sulla presenza "diversa", mettendo in campo l'intero repertorio cattolico. Siamo partiti con i libri - un'infinità quelli quest'anno dedicati alla spiritualità del cibo, in tutti i suoi aspetti... L'altra specialità sfoderata sono stati i convegni. Anche questi incredibilmente tanti, aiutati anche dalla moltiplicazione dei promotori molto più che dei pani (fenomeno dalla curiosa ricaduta digitale: ho perso il conto di siti e account twitter "ufficiali" tra Padiglione della Santa Sede, Caritas, Pontificio Consiglio Cor Unum e diocesi di Milano).

Ma l'Expo era prima di tutto un luogo da visitare e quindi l'essenziale è stato proporre qualcosa che chiunque potesse vedere. Così ci siamo trovati a confrontarci con il linguaggio più in voga oggi, quello delle installazioni. Come ne siamo usciti? Anche qui la gamma delle modalità utilizzate è stata ampia: dai grandi classici (le opere di Tintoretto e Rubens nel Padiglione della Santa Sede) alla copia un po' surreale della Madonnina dietro i vaporizzatori nello spazio della Fabbrica del Duomo. E poi l'arte contemporanea con la Cadillac arrugginita riempita di pane nel padiglione della Caritas. O i frutti concreti del "dividere per moltiplicare" proposti nei suoi video da Cor Unum, le storie di Casa Don Bosco, il pannello con i numeri delle persone aiutate nel mondo, anche questo allestito nel padiglione della Caritas... Non sono mancati gli eventi, dalla serata "Tutti siete invitati" alla tavolata con i poveri di domenica 4 ottobre, promossa dalla Chiesa di Milano a Cascina Triulza, il padiglione della società civile (anche questo un luogo animato da molte presenze cattoliche nell'arco dei sei mesi).

Che cosa - però - è mancato? Secondo me la proposta di un gesto forte, unitario, veramente profetico, in grado di essere avvertito da tutti come qualcosa di diverso. Certo, resteranno un'opera importante come il Refettorio ambrosiano nel quartiere di Greco o i frutti della raccolta di Cor Unum per i profughi iracheni. Ma davvero chi è passato dai "nostri padiglioni" a Expo le ha percepite come un gesto corale della Chiesa in Expo?

Secondo me il punto vero è che non abbiamo detto con sufficiente chiarezza che "dividere per moltiplicare" non è un gioco di prestigio, ma un percorso che costa fatica. Abbiamo avuto paura di guastare la festa, ad esempio proponendo di rinunciare almeno per un giorno a qualcosa che ci siamo abituati a considerare come solo nostro. Lo stesso fatto che Caritas Internationalis abbia aspettato metà ottobre per dire che la Carta di Milano - il documento che sbandierato dagli organizzatori come l'eredità morale dell'Expo2015 - è molto deludente nei suoi contenuti, è un fatto decisamente sorprendente. Era pubblica dal 28 aprile e in un quarto d'ora la si legge: dirlo subito non avrebbe avuto tutto un altro peso?

In sintesi la lezione - che va ben al di là di Expo - è che c'è una bella differenza tra un'installazione e una profezia. La prima colpisce l'occhio, se è bella stupisce, magari emoziona. Ma per lasciare davvero il segno ha bisogno di farsi carne. C'è bisogno che mostri anche la parte più scomoda del proprio messaggio. Ad esempio ricordando che nel mondo di oggi c'è tuttora gente che viene uccisa per la fedeltà a quel "dividere per moltiplicare". E che questo non è il segno di una sconfitta, ma un annuncio del fatto che la Croce è il vero "albero della vita", in cui si radica la speranza di un mondo migliore.

L'albero della vita, già, l'installazione per eccellenza di questo Expo2015. Paradossalmente il suo simbolo più "religioso", ci avete fatto caso? E non tanto per il ricorrere di questo simbolo in molte tradizioni religiose. No. Tipicamente religiose sono state le modalità proposte per la sua fruizione. Con una liturgia ad orari prefissati. Con il suo radunare tutti per guardare in una sola direzione. Persino con i telefonini all'insù - post-moderno surrogato dell'adorazione - e i santini sparsi in forma di selfie sulle bacheche dei social network. Religiosità pagana, è evidente. Eppure qualche domanda su questa ritualità di fronte a un simbolo varrebbe la pena porsela.

Se sulla piazza ci fermiamo all'installazione perdiamo, non c'è battaglia. In piazza abbiamo bisogno di riportare la profezia. Quella vera. Finisce l'Expo, ma abbiamo un Giubileo intero davanti per ricominciare almeno a provarci.

 

 

01/11/2015 18:26 federica
Bellissimo il commento di Francesca Vittoria, condivido. F.V.


01/11/2015 15:31 L.
Ottimo articolo.
Non trionfalistico e non appiattito sull’ec-stasi ecclesialese tanto di moda.
Anzi, centrato sul “come esserci”, cui è sottinteso un ubi consistam…
L’esserci ecclesiale all’Expo è stato come giocato, dice l’Autore, sul quantitativo
e, quando ha voluto misurarsi con il qualitativo, il proprio e quello dell’evento, ha in sostanza mancato l’obiettivo.
Ha seguito – nei linguaggi e nella logica – quelli dell’Expo, non quelli propri.
Bernardelli giustamente afferma la netta differenza tra la logica dell’installazione e quella della profezia.
Io rilancio.
C’è una differenza abissale tra la logica dell’Installazione e quella dell’Incarnazione (maiuscole d’obbligo):
l’una è pretenziosamente fatua e destinata ad un più o meno veloce smontaggio,
l’altra è umilmente definitiva.
Che il mio rilancio non sia una forzatura lo confermano gli accenni finali, alla Croce ed al Rito.
Proprio vero:
all’Expo si è celebrata una parodia (una Grande Parodia à la Guénon???) del sacro cattolico.
Nei segni e nei gesti, fino alla radicale espropriazione.
p.s.
Bisognerebbe però chiedersi se questo confluire ecclesialese in questa Parodia
(il laico albero della vita era ok, la Croce ed il Crocifisso-risorto no…),
questo non voler marcare un distacco ecclesiale da essa,
siano volenti o nolenti…
Facile risposta,
se ci rendiamo conto che lo stesso tipo di confluenza
e con gli stessi effetti di autocensura minimalistica e aniconica del proprio ecclesiale,
si è recentemente registrata alla Biennale
ed in nome e per conto (sic!!!) dell’ec-stasi ecclesialese di cui sopra.



01/11/2015 08:03 M. A.
Io all'expo non ci sono andata anche se a Milano sono di casa.Il dividere per moltiplicare abita altri luoghi.


31/10/2015 19:48 Francesca Vittoria
L’albero della vita: un plauso alla tecnica agli strumenti usati di suono e luci a coinvolgere la sensibilità dello spettatore, quella uditiva e quella visiva a provare attraverso musica e colori l’entusiasmo per quanto il visitatore di EXPO 2015 ha potuto vedere e ammirare in ogni singolo padiglione visitato. Perché è come aver potuto in poche ore fare quel viaggio impossibile a realizzare dai più. Quello di visitare i molti Paesi del mondo, nel loro interno, ma che qui all’EXPO ogni Paese era a due passi, vicino e dopo aver atteso con pazienza, entrare in un territorio nuovo, camminare in paesaggi sconosciuti, quanto si era immaginato mostrarsi diverso, raccontato, letto ma non conosciuti; la persona e il suo habitat, le sue foreste, i fondali marini e l’altezza delle montagne dove pure vivono uomini, campagne e prodotti sconosciuti, o se si come l’uomo li lavora e dove e quanto egli mette per coltivarli di fatica profondo studio , per ottenere i prodotti desiderati, quante opere le loro mani hanno saputo ricavare in ogni angolo della terra e dalle mani di la abita.EXPO è l’orgoglio, l’animo lo spirito di molti popoli li esibito in artistici stands, ’ il meglio di ogni popolo esibito segno di amore alla propria terra alla propria gente. E’ anche questa esibizione, planetaria di terre e popoli che ci ha coinvolto tanto da farci sentire tutti uomini/donne simili con il proprio ingegno e nella propria preziosa diversità, capaci e originali, con i propri prodotti di cui portare vanto , tutti diversi come le terre dai quali provengono. La bellezza dei territori, di colori, l’abilità e la preziosità dell’ingegno di ogni singolo popolo nel ricavare, creare opere che ben meritano essere conosciute e godute da molti altri altri. la cui importanza e irripetibilità dobbiamo avere coscienza per diventare insieme e singolarmente costruttori e protettori di quanto in origine esisteva esista e soprattutto non vada distrutto . Ecco quindi che conoscendo quanto il pianeta terra ha di prezioso, proprio anche in questa eccezionale Exhibition ,meglio si pianifichi l’ averne cura perché così facendo noi abbiamo cura di noi stessi, degli uni nei confronti degli altri sotto ogni cielo. Una cosa bella di EXPO è stato perché ci ha fatti sentire tutti uomini, non differenti per il colore della pelle, per i luoghi più vicini o lontani gli uni dagli altri, ma invece tutti più conosciuti gli uni con gli altri, simili e non uguali in una meravigliosa differenza, ognuno nella propria grandezza, per le doti di intelligenza, della saggezza, maturate attraverso i secoli , del patrimonio culturale che ogni opera delle loro mani è espressione, dimostra della sensibilità ,fantasia, abilità genialità, e per questo quanto è importante e grande è l’UOMO.
Questo “albero della vita!” un grande cesto luminoso, al quale una ingegnosa macchina da fisicità di albero rendendolo torcia luminosa, esplosione di luci colori e suoni sempre più incalzanti e diversi che bene interpretano una soddisfazione anche entusiastica gioia ,a sottolineare il piacere che per un giorno o più giorni il visitatore ha fatto il giro del mondo, avvertendo una comunanza degli uni con gli altri insieme tutti uguali nella bellezza e nella propria diversità- e nel desiderio che si vorrebbe vivere in pace, che si vorrebbe ognuno tendere la mano all’altro., to cheer up ,shake hands together a song to life and, anche così guardando un albero che tale si vuole che sia , come questo costruito per festeggiare una esposizione internazionale. Quanto è stato scritto nel Libro della Sapienza, bisogna ammetterlo, si è dimostrato veritiero, visto quanto sta accadendo oggi nella grande famiglia umana e per le conseguenze che l’ambiente dove questa vive non sopporta e patisce. La Santa Sede non è stata da meno a lasciare un efficace messaggio . indicando dove è quel frutto che non fa bene, anzi che provoca tanto male male per tutti. Perché quel frutto che da molti viene mangiato o fatto mangiare, fa male ed è importante che oggi se ne parli, perché i danni si vedono, tutti i giorni ne vediamo fatti allarmanti, , sono nel volto dell’umanità sofferente in tante parti e anche nel le nostre aree,, a questi non gli si da spesso un nome, non si vogliono riconoscere , eppure esistono
Tutto quanto di positivo che EXPO ha presentato oggi raggiunga tutti, diventi cosa bella da , conoscenza a progetto da portare avanti da tutti i popoli, idea da mantenere ricorrente nel tempo come invito a reciproco rispetto e intendimento di intenti a rompere le barriere di solitudine , e a a offrire fiducia con il dialogo da uomo a uomo, popolo an popolo, invito ad un maggior rispetto verso la vita umana da parte di chi detiene il potere. Expo è stata una bella manifestazione, i milioni di turisti hanno provato interesse sincero interesse ed è soltanto per questo che la manifestazione ha avuto successo , una buona organizzazione seria volta proprio a soddisfare la persona nel visitatore locale e straniero Questi con il loro entusiasmo e soddisfazione hanno realizzato questo successo che che nessuna economica pubblicità di mercato avrebbe raggiunto.
Francesca Vittoria



30/10/2015 12:14 Nunzia Rubino
Ritualita'.. Perche' tanta gente ammassata per ore a fare cose per visitare padiglioni in alcuni dei quali si proiettavano solo video? E all'uscita erano pure contenti.Perche' tanto entusiasmo per l'albero della vita? Si percepiva un bisogno di partecipare, di celebrare un rito che necessita di presenza fisica ed anche forse fatica. Poteva esserci qualunque cosa. C'e' una domanda che non e' solo informazione, ragionamento, tecnica, che si nutre di bellezza, da vedere, gustare, condividere, che genera gioia e muove il passo. Il padiglione della santa sede era centratissimo sul tema ma troppo virtuale. Di qui i problemi, di la' le soluzioni. In mezzo la bellezza (dell'arte) e la tavola con il cibo da condividere. C'era tutto ma in modo didattico e scollegato, e' mancato l'incontro, l'esperienza, se non in quel magnete che distribuivano gratis all'uscita e nei libri in distribuzione ad offerta libera. Avrei gradito incontrare persone in carbe ed ossa. In questo come begli altri padiglioni.


Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it