Francesco e la «gioventù in fuga»
di Sergio Ventura | 14 settembre 2015
Avremo tutto l'anno scolastico per spiegare che dottrina e dogmi non sono essenzialmente cambiati. E sarà un'occasione preziosa per riallacciare un dialogo

giovani

 

Settembre. Riaprono le scuole. Qualche collega aveva già cominciato a lamentarsi (o crogiolarsi) di una certa staticità del pontificato, quando Francesco, in una sorta di esame di riparazione, ha assestato in otto giorni "tre colpi rilevanti" al rapporto tra Chiesa e realtà: la lettera relativa al Giubileo della Misericordia (1/9), l'appello ad accogliere i profughi rivolto ai cristiani europei (6/9), i due motu proprio che riformano il processo canonico di nullità matrimoniale (8/9).

Ovviamente, il discorso letto ai vescovi portoghesi in visita ad limina (7/9) non poteva che rimanere schiacciato sotto il peso editoriale di questi tre giganti. Eppure in tale contesto, inusuale perché caratterizzato solitamente da discorsi generali sulla situazione ecclesiale del paese in visita, il pontefice ha voluto approfondire rispetto ai suoi interventi passati un tema specifico: la "fuga della gioventù" dalla pratica cristiana dopo il sacramento della cresima.

Di fronte a questa problematica - emersa dal "realismo interpellante" dell'indagine commissionata dalla chiesa portoghese sulla fede del popolo affidatole - Francesco si è domandato con preoccupazione perché la gioventù decida in tal senso. Disinteresse? Assenza di offerta parrocchiale? Incapacità dell'offerta di rispondere ai dubbi giovanili? No! Piuttosto, l'estrema difficoltà di convincere la gioventù attraverso la testimonianza del catechista e, soprattutto, della comunità ecclesiale che lo invia e lo sostiene. Testimonianza che non è un presentare, un mostrare Cristo secondo i comunque benfatti testi catechetici del "modello scolastico", ma una mediazione esistenziale che permette, secondo un modello "catecumenale", di incontrarLo personalmente.

L'immersione nella realtà giovanile, dunque, ha condotto il vescovo di Roma a tre convinzioni ormai consolidate. L'ineludibilità dell'esempio, poiché è questo - più che le parole - ciò che comprendono meglio quegli adolescenti che vivono sin dalla culla nel mondo delle immagini (omelia, 14.11.14). L'importanza della coerenza, poiché se l'incoerenza scandalizza soprattutto i giovani allontanandoli spesso dalla chiesa (discorso, 16.6.14), la coerenza può inquietare santamente gli adulti atei riavvicinandoli ad essa (omelia, 27.2.14 ). La centralità della speranza e della fiducia in Cristo, poiché è lui il compagno fedele che ci sostiene nei nostri fallimenti (discorso, 22.9.13).

Quale Cristo, però? Qui Francesco aggiunge alla riflessione passata un tassello interessante, invitandoci a non dimenticare che "semplicemente" alla gioventù odierna "il vestito della Prima Comunione ha da tempo smesso di servirle", per cui non è possibile che "la comunità cristiana insista a farglielo indossare", in quanto anche "il suo Amico di allora, Gesù, è a sua volta cresciuto". In caso contrario, si finirebbe per nasconderLo dietro mere conoscenze cristiane "cerebrali", senza così riuscire a farle maturare - per usare un tecnicismo didattico - in competenze ed abilità cristiche.

Mi piace allora pensare che vi sia un legame tra i tre discorsi-golia a tutti noti e il piccolo frammento-davidico qui riportato alla luce. Infatti, proprio attraverso quegli atti che secondo Francesco corrispondono ad un approfondimento di ciò che dovrebbe fare il corpo di Cristo per essere sempre più rappresentativo del suo capo, il mondo liquido dei giovani sarà più facilmente raggiungibile. Perché essi restano sempre colpiti da questo Gesù maturo - non adulto... - che chiede alla sua Chiesa di dare l'esempio (ospitando gli stranieri innanzitutto a casa propria), di essere radicalmente coerente (in tema di accertamento della veridicità di ogni promessa di amore totale) e di praticare ovunque l'essenza misericordiosa del cristianesimo (soprattutto nella questione etica - l'aborto - più tragica che vi sia).

Certo, dati i prerequisiti culturali-teologici dei giovani d'oggi, mi immagino sin d'ora le domande dei prossimi giorni: "Professore, ma è vero che il Papa ha permesso di abortire? ... che ha approvato il divorzio breve? ... che vuole accogliere a San Pietro i profughi siriani?"... L'equivoco, però, che ci sarà, non dovrà destare eccessiva preoccupazione. Avremo tutto l'anno scolastico per spiegare che dottrina e dogmi non sono essenzialmente cambiati, anzi, che sono stati meglio chiariti e approfonditi come già altre volte è avvenuto nella storia della Chiesa, e che tutto questo non è, come a volte ripetono acriticamente i social, una "foglia di fico" per coprire i soliti "imbrogli da preti", bensì un miglioramento interpretativo a cui seguirà quello pratico-esistenziale...

Nel frattempo - ed è il punto decisivo! - sotto gli alberi sui quali si sono rintanati e sulle strade delle loro Emmaus (Discorso ai nuovi vescovi, 10/9) il rapporto interrotto con molti giovani sarà stato riallacciato ed un nuovo dialogo si sarà instaurato. Presupposto fondamentale, quest'ultimo, affinché si possa poi tentare di far risalire mediante un lungo ragionamento questa meglio gioventù dal caos (calmo?) delle acque in cui per ora galleggia verso una qualche (rara) terra ferma...

 

25/09/2015 19:20 Alberto Hermanin
Scomunicare il parroche ha celebrato i funerali di Casamonica? ma che bella idea, andrebbe ripresa.


25/09/2015 07:57 Pietro Buttiglione
Chi ha ragione? L'interno Riccardo:
Francesco?..... L’unico problema è che viene apprezzato come “uomo", non come "rappresentante di Dio in Terra”.
Oppure l'esterna Alessandra che vede il suo porsi come "uomo comune" proprio cosa positiva?
Sentivo stamane come un commento diffuso al suo discorso al Congresso sia la sua UMILTÀ
Che dite voi?
Io so solo una cosa: lui non ci tiene affatto a sostitursi a Cristo o esserne vicerè🌼



24/09/2015 20:20 Alessandra
Secondo la mia opinione di atea, spero e credo matura, papa Francesco è un grande e a provarlo non sono soltanto i suoi discorsi ma anche la sua spontaneità e il suo sforzarsi di essere un uomo "comune". Detto ciò, non posso fare a meno di comprendere quelli che pensano che molte delle operazioni di papa Francesco siano delle mere operazioni di "marketing". In effetti, non solo per riavvicinare i giovani credenti alla chiesa, ma anche per scuotere i credenti ipocriti e gli atei "ciechi", servirebbero segnali forti. Certo, i suoi discorsi sono belli, inoltre il papa compie azioni estremamente nobili anche se, passatemi il termine, "marginali" (tipo permettere a un gruppo di carcerati di visitare la Cappella Sistina, o aprire delle docce per i senza tetto) ma non biasimo chi si chiede perchè esiti a scomunicare l'officiante del funerale dei Casamonica alla chiesa di don Bosco (chiesa per altro del mio quartiere, ormai irrimediabilmente profanata), nè chi si chiede che cosa attenda a mettere a disposizione un briciolo delle ricchezze della chiesa, dato il grado di miseria e degrado che ormai ci circonda. Certo, con papa Francesco non si sa mai, e un giorno potrebbe stupirci facendo tutto ciò e anche di più ma penso che il tempo stringa e che si sia arrivati ad un punto cruciale. Non vorrei essere drammatica ma non è più possibile tornare indietro: la chiesa deve redimersi per 2000 anni di porcate (e solo con papa Francesco può davvero farlo) oppure marcire in rovina.


24/09/2015 18:52 Riccardo Cati
Sono sempre più convinto che le nuove generazioni (la mia è inclusa) rifiutino la religione perché non esiste, secondo l’opinione comune, una “motivazione" alla fede. Una sorta di “non ci credo perché non ci sono motivi per cui dovrei crederci”.

La maggior parte dei giovani (se non la totalità) vengono “iniziati” alla Chiesa dai loro genitori. Ma sappiamo tutti che un’imposizione “coatta” produce un effetto contrario a quello voluto; non sempre, certo, ma quasi sempre.
E non solo: nel momento in cui il giovane, cresciuto con ideali cattolici, inizia a sviluppare una propria coscienza scientifica e religiosa (grazie alla scuola, università, libri, film, ecc), si trova davanti a due “punti di vista" che non riesce a far combaciare.
Quale sceglie? Quella più “facile”, cioè quella in cui non c’è una “richiesta esplicita" di fede. Ripeto: non sempre, ma quasi sempre.

Il mio punto di vista è questo: non è vero che non si possano far combaciare il punto di vista religioso e quello scientifico; solo che, probabilmente, è ancora troppo presto per farlo.
Chiesa e Scienza continueranno ad escludersi reciprocamente e non ci sarà un “vincitore”; ci saranno solo persone che sceglieranno la propria strada in maniera del tutto autonoma.

Francesco? Un rivoluzionario. Un sognatore. Una sorta di Steve Jobs della Chiesa. L’unico problema è che viene apprezzato come “uomo", non come "rappresentante di Dio in Terra”. Sta cambiando la Chiesa come mai nessun Papa aveva fatto. Ma cambierà l’opinione sulla Chiesa?
Non sono capace di rispondere a questa domanda; posso solo dire che, finché continuerà a pubblicare tweet, scrivere su Facebook, andare a fare shopping al centro e cambiare leggi secolari della Chiesa stessa, potrà solo che avvicinarla alle persone e, soprattutto, ai giovani.



24/09/2015 18:13 Martapezz
Papa Francesco non smette di stupirci e a me piace sempre di più. Ha accolto con entusiasmo e grande intelligenza questa chiamata e mi sembra che sia sempre stato estremamente coerente con una linea guida che è l'accoglienza e l'amore senza riserve. Dell'articolo proprio la parola "coerenza" mi ha colpito, perché penso sia esattamente quella ad essere fondamentale per attirare i giovani. Dopo la cresima il percorso religioso sembra finito e invece è solo agli albori, ma per trasmettere questa verità serve che il gruppo di ragazzi che si presuppone si sia creato negli anni di preparazione al sacramento rimanga compatto, e sono i catechisti a doversene occupare, almeno all'inizio. Dopo la cresima si è tutti "soldati di Dio", quindi si impersona un ruolo di piccolezza e umiltà, ma allo stesso tempo si è adulti e si ha la responsabilità di trasmettere a nostra volta i valori appresi da altri. Penso che sia fondamentale, per non (far) perdere i neo cresimati, iniziare a mettere in pratica le tante nozioni assorbite nel tempo: contatto con altri, volontariato, ascolto. Non un banale "amate il prossimo", quanto un premiare sè stessi dopo anni di catechismo con la soddisfazione e il riempimento che solo la vicinanza con la realtà può dare. Tutto coerente con le altre parole del Papa: accogliere i profughi, riflettere sull'aborto. Temi su cui mi sono molto interrogata proprio in questo periodo. Siamo troppo in balia delle ideologie (che sono la nostra rovina) per mettere del nostro in quello che diciamo. Non è affatto detto che banalizzare tutto con un neutro (e allo stesso tempo pericoloso) inno alla libertà personale sia risolutivo (mi riferisco alle persone che non si pronunciano in merito all'aborto o ad altro, commentando con un "non mi permetto di giudicare sui figli degli altri, ognuno fa come crede"). E non è detto neanche che dire che bisogna fare qualcosa per i profughi, comodamente seduti sul proprio divano, a cena magari, sia sufficiente o risolutivo!


23/09/2015 09:06 Charles D. Ward
La spaccatura fra la chiesa reale e quella istituzionale è cosa tutt'altro che nuova. Si tratta dello scontro fra le due istanze cardine, conventuali e spirituali, che va avanti da parecchi secoli e sul quale lo stesso Dante si è pronunciato. I tentativi della chiesa istituzionale di ricucire questa distanza attraverso un avvicinamento alla comunità, che ieri si otteneva con gli ordini mendicanti e oggi con un maggior dialogo con i giovani, non ha portato al superamento del conflitto. La risposta all'urgenza del rinnovamento è quasi sempre violenta, che sia un Savonarola o un Lutero. C'è da interrogarsi sul tipo di reazione che ciò prefigura: Lutero ha fatto bene alla Chiesa? Dopotutto senza la riforma non ci sarebbe stata la controriforma. Penso che per un'istituzione antica come quella della Chiesa lo scioglimento di questo conflitto sia un obiettivo primario, che però dovrebbe divenire spinta condivisa, dal momento che servirà più di un papato per ricucire lo strappo. Nel frattempo ciò che concretamente può fare l'istituzione, dopo aver preso atto delle proprie inadempienze, è cercare di fare dello scontro un'opposizione dialettica capace di arricchire entrambe le parti.


22/09/2015 22:19 Simone
La trovo un'analisi interessante. Come cristiano non cattolico romano di certo mi fa piacere che, come suggerito nell'articolo, l'insegnamento della Chiase venga in qualche modo "chiarito" alla luce dell'Evangelo e dell'imitazione di Gesù (e dei profeti prima di lui) con una maggiore attenzione all'accoglienza della chiesa "ospedale da campo".

Pur non essendo in molti sensi d'accordo con l'insegnamento Cattolico Romano relativo ad alcune delle realtà citate, non posso che essere timidamente e cautamente felice che quantomeno il paradigma interpretativo stia cambiando.



22/09/2015 21:46 Giulio Maria Bianco
Ho letto e apprezzato la riflessione di Enzo Bianchi, Pietro B. Grazie del suggerimento.


22/09/2015 19:12 Pietro B.
Vi propongo questa riflessione di Enzo Bianchi, tratta dal blog di Cristian Albini:
http://sperarepertutti.typepad.com/sperare_per_tutti/2015/09/enzo-bianchi-leredità-di-gesù.html
Veramente eccezionale!!



22/09/2015 18:40 Francesca Vittoria
"semplicemente" alla gioventù odierna "il vestito della Prima Comunione ha da tempo smesso di servirle", per cui non è possibile che "la comunità cristiana insista a farglielo indossare", in quanto anche "il suo Amico di allora, Gesù, è a sua volta cresciuto".
C’è un Papa che oggi sta proseguendo un viaggio che lo porta da un Paese ad un altro, entra ed esce da una Chiesa a un raduno, a una località altra, dove lo accolgono con canti e applausi , folla in attesa di sentire quella Sua Parola da ricordare nel tempo, da portare dentro di se a meditarla e a farla conoscere ad altri. E’ sono li ad attenderlo da ore magari, E Lui che si concede con generosità a ogni manifestazione di stima, di affetto, di considerazione, senza lesinare ai propri gesti di ricambiare sempre paziente e con il sorriso a tutte quelle persone assetate di sentire qualcosa di nuovo da dare ali alla speranza, incoraggiamento che il domani può cambiare!!!Lui sa comprendere la vita difficile e dura di tanti e quanto essi abbiano bisogno di un “sorso d’acqua v iva.” E ci troviamo in un Paese dove questa apertura a nuova speranza dopo aver conosciuto i limiti della propria storia , è proprio anche da un Pietro che può venire una novità, spalancarsi una finestra di nuova fiducia . Egli il Santo Padre Francesco ha lo speciale talento di saper parlare la stessa lingua di chi lo ascolta e ciò lo si percepisce, sembra che lo Spirito stesso gliela ispiri , visto che non gli costa sforzo , sa tradurre la parola evangelica renderla bene intesa in chi lo ascolta non la cerca gli viene spontanea ed è per questo che si “fa attento l’orecchio” di chi lo ascolta.
Lui, il Pastore va a cercare le sue pecore disperse e ad ogni una guarda alle sue ferite, dialoga con la persona ammalata, guarda chi gli sta di fronte e soprattutto n on ha timore ne del luogo, né del Personaggio ; indistintamente per tutte ha un occhio di riguardo, mai uguale ma sempre diverso – sempre alla persona che gli sta davanti, sia egli un Presidente o uno del popolo, con le sue tradizioni e la sua storia e a tutti trova quel parlare che l’interlocutore spera di sentire , una Parola cui attingere e rimanere nel cuore come dono, il più prezioso.
"semplicemente" alla gioventù odierna "il vestito della Prima Comunione ha da tempo smesso di servirle", per cui non è possibile che "la comunità cristiana insista a farglielo indossare", in quanto anche "il suo Amico di allora, Gesù, è a sua volta cresciuto".
Nel mondo di oggi sono i molti vestiti indossati che hanno bisogno di essere lavati, a renderli bianchi degni per presentarsi al banchetto Santo; se si è conservata una fede e la si pratica questa “lavatura ” ognuno sa può fare da se o magari può contare anche sui ministeri che la Chiesa ha in se, ma per chi non ha la fortuna di essere nato cristiano. cresciuto in una famiglia dove ha visto il vivere da cristiano , lo ha sperimentato e fatto scelta di vita propria con consapevolezza, ecco che deve sentirsi impegnato ad uscire a sua volta , a trasmettere agli altri e far conoscere il messaggio renderlo visibile, nel proprio ambiente anche quello di lavoro .Non basta quindi la sola istruzione se a questa non si fa seguire l’esperienza pratico-cristiana ; perché bisogna pur rispondere anche noi oggi alla domanda di Cristo fatta agli apostoli: “Chi dice la gente che IO SIA? E come dare una risposta se questa gente non la si incontra, non dialoghiamo a conoscerle per trasmettere il messaggio, e poter dare noi la risposta al Maestro! E per questo è utile il viaggio di Papa Francesco, perché siamo circondati da guerre, da dove fuggono interi popoli, dove il potere è molto concepito nel superare il di più di un altro, dove difendersi dalla cupidigia dell’altro è soprattutto nell’ avere voti di maggioranza, o arsenali di armi sempre più sofisticate; ma al punto che non bastano più né gli uni a costruire una sana democrazia né gli eserciti più agguerriti perché tutto porta a distruggere il bene , E allora ecco il dialogo onesto, vero intelligente degno di essere persona, , fare l’impossibile per trovare soluzioni buone e utili alla vita dei popoli. Al giovane di oggi che vive di valori e proposte di vita tutti quelli che la nuova società libera si è creati e propone, è fondamentale che egli veda l’esempio diverso da questi per credere e anche a fargli desiderare di prendere questa via nuova che rende la persona più soddisfatta dentro di se, dove i sentimenti veri e degni aiutino a raggiungere degli obiettivi che fanno sentire bella la vita ,
Francesca Vittoria



22/09/2015 17:47 Giulio Maria Bianco
Arrivo in ritardo perché credevo di non aver un'opinione utile o interessante, eppure oggi ho sentito di dover dire anche io la mia. Una cosa allontana la Chiesa dai giovani anzitutto, e questa cosa sono gli scandali. Certo c'è un attacco mediatico alla Chiesa Cattolica ed è sotto gli occhi di tutti, ma io non mi riferisco alla corruzione che è un fenomeno amaramente umano. Tutta la profondissima sete morale e la disperazione dei giovani in Italia resta senza risposta dalla Chiesa Cattolica. I giovani chiedono un esempio concreto e ancora di più una possibilità di partecipare a un cambiamento, vogliono come gli adulti ateo testimonianze di vita, non l'innegabile nitidezza teorica della Chiesa Cattolica ma la purezza pratica. Viviamo in una società allo sbando, in mano ai potenti e ai violenti di turno che hanno fatto propri prima la televisione e poi internet, con un'impatto devastante sulla coscienza collettiva, e servono risposte rapide, esempi di cristianità come Caritas, Libera, Riparte il Futuro. Di questo c'è fame e sete, e di capire come queste azioni belle e giuste siano la piú grande testimonianza di cristianità. Ignorare la disperazione e la a fuga dalla realtà che molti miei coetanei o vecchi compagni di liceo soffrono, è rifiutare di essere custodi dei nostri fratelli. E credo proprio che Dio ce ne chiederà conto...


20/09/2015 09:29 Pietro Buttiglione
Simone: quanto scrivi è tra filosofia ( i termini che usi, come sintagma ((( • ling. Combinazione di due o più elementi linguistici (o, al limite, anche un solo elemento), che costituisca un'unità sintattica dotata di una specifica funzione nella struttura della frase: p.e. mio cugino Filippo [s. nominale, che si fonda su un nome] è uscito [s. verbale])))), paradigma, ecc e il multimkt New Age ( l'uso delle majuscole.. Certi anacoluti..😏)
Nella sostanza:
1) imo sei fermo alla forma, al SW e trascuri l'HW, il contenuto. Ad es. non importa il medium, ( teeet o altro) ma il contenuto. Il medium serve x far arrivare il msg ad alcuni..
2) la cosa + importante:
Il Cristianesimo è impregnato di vita di tutti i gg, di corpo, di confronto/incontro discesa entro i probls di tutti i giorni. Spesso ascesi=distacco significa solo incapacità di affrontare i probls della vita, significa proprio quello che tu denigri: autoreferenzialità ~narcisismo.
Un pó mi ticordi il Galimberti che da non credente ci rimprovera di aver abbandonato il SACRO. Il SACRO esteriore di certo, ma per quello interiore si sbaglia di grosso. Tutti i movimenti esaltano la Persona, dove la P majuscola significa SACRO.



19/09/2015 23:05 Simone
Sarò schietto e provocatorio: Dio è morto da un bel pezzo, ma solo perché ha perso di credibilità.
La causa non è un rinato paganesimo -come ho sentito dire!- né un disinteressato ateismo, e nemmeno um certo tipo di nichilismo, esistenzialista e fin troppo facile da raggiungere. Questi sono atteggiamenti e attitudini di chi non si è mai sentito dire che la vera bellezza nasce dalla Pratica (Ascesi) del proprio Spiritualismo. Atteggiamenti conseguenziali di un tipo di Chiesa che tutto ha fuorché di Ecclesìa, cioè quella Comune che insegna con libertà intellettuale dei valori universali, e tali perché paradigmatici. Atteggiamenti sintomo di una sofferenza dettata da un paradigma inapplicabile all'attuale sintagma: l'uomo Sente, Vuole e Pensa, e sempre sentirà, vorrà, penserà, è il come che fa la differenza. Creare un profilo tweeter del Santo Padre (per citarne una) è un'interpretazione che non sfonda la superficie e perplime anche i più devoti. Spiegare ai ragazzi che la spiritualità è un elemento innato e portante per la propria realizzazione, ed avviarli alla Buona Novella come semplice novella -e però ribadisco il rapporto paradigma/sintagma- sarebbe un grande passo avanti affinché nessuno cada nel volgare narcisismo che purtroppo ci sta caratterizzando e descrivendo.



17/09/2015 17:34 Pietro B
e se invece prendessimo atto che è una mission impossible??
Che invece la cosidetta educazione la assimilano da TV, ambiente scolastico, compagni, giochi vari.. Basta chiedersi come e quanto tempo passano! Basta prendere atto di cosa "è" oggi la famiglia..
Finiti i tempi di figli tirati su con autorità.
Oggi la cosa migliore cheunpadre puó fare è tenere sempre la porta aperta.



17/09/2015 15:24 Alberto Hermanin
"ripartire dalla formazione degli adulti e dalle famiglie"? Skantono anche io, credo che sarebbe una buona cosa, che la Chiesa "Madre e Maestra" dovrebbe impegnarcisi: formazione dei nonni, perchè no?
Per il resto, il Vangelo di Giovanni? E chi l'ha mai letto, io mi sono sempre contentato di catechismi a rispostina.



17/09/2015 13:04 Pietro B.
Segnalo xchè interessante e IT:
http://m.huffpost.com/us/entry/8143514
In estrema sintesi: crisi ?? Ottima occasione x cambiare, se ne si è capaci!!
( ma nn cambiare senza cambiare..😂👿!!



17/09/2015 12:51 Pietro B.
E dei nonni no?
Dicesi skantonamento.



17/09/2015 12:07 Enobarbo
Buttiglione,
a non permetterglielo è l'incapacità di rispettare chi non la pensa come lei. Così però non ci si può confrontare.
Resto dell'idea che i giovani "fuggono" perchè si parla troppo solo di opere e troppo poco di Dio, anima e di quello che ci aspetta dopo la morte. Oltre a questo, ovviamente, servirebbero anche buoni esempi da parte degli adulti (e qui casca l'asino): per questo a mio parere occorrerebbe ripartire dalla formazione degli adulti e dalle famiglie.



16/09/2015 17:30 Pietro Buttiglione
1) tutti gli -ismi, di cui Eno barbo fa largo uso, sono tutte degenerazioni. Secondo lei. Secondo me sono retoriche forme x denigrare, senza giustificare. A priori.
Ades. " soggettivismo"= tendenza ad interpretare le cose in modo soggettivo. Illuminismo. E il proprio vissuto? La propria "essenza" non deve partecipare al giudizio?
E lei, sog. Enobarbo, quanto nn è soggetto a soggettivismo col la sus definizione del solito
_ ismo, cooè "buonismo?". Se la rilegga.
Una Persona, e ne conosco tante!, che fa del bene senza "conoscere le ragioni" per lei e' da condannare in quanto buonista e solidarista, una vera ong€!?
Mi sa che oltre che tutto Giovanni ( Amore) le sfuggano anche i rif.ti alle OPERE.
Infine lei mi chiede di esser piu' buonista con lei. Se ne è accorto? Ma la terribile rilevanza del tema non me lo permette. Chiedo scusa.



16/09/2015 14:48 Enobarbo
Buttiglione,
la parola soggettivismo indica la tendenza ad interpretare ogni cosa in senso soggettivo. Una vera e propria tentazione che porta verso il relativismo.
Quello che ha inteso lei non è quindi quello che ho scritto io.
Lo stesso per le altre sue osservazioni che fraintendono, temo intenzionalmente, il mio commento: l'educazione morale non prevale sull'annuncio, ma non può essere dimenticata o "relativizzata" (il termine è sufficientemente chiaro?); il buonismo è una degenerazione di quella che dovrebbe essere la carità fraterna, un'ostentazione di buoni sentimenti che dimentica però le ragioni che devono sostenere l'amore per il prossimo (semplificando: la chiesa non è una ONG).
Non mi interessa convincerla, ma la prego di evitare commenti derisori e poco rispettosi. Nel dubbio, si ispiri al vangelo di Giovanni.



16/09/2015 09:54 Pietro Buttiglione
Scrive Enobario:
"se anche nelle comunità cattoliche si accetta e si giustifica un certo soggettivismo, poi è chiaro che anche i nostri ragazzi, dopo la cresima, comincino a vivere la religione e la fede a modo loro. "
Soggettivismo? Rifiutare che ognuno è Persona, soggetto, dotato di libero arbitrio e responsabilità, che ognuno ha il proprio percorso di ricerca?
Così prosegue:
"Non ho ricette da suggerire, se non tornare a dire le cose come stanno, senza buonismi, senza aver paura di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; offrire un'educazione morale chiara, anche se difficile, alternativa e conflittuale con le idee del mondo; "
Ridurre l'Annuncio a una educazione morale... non mi vengono la oarole c commentare👿
Infine:
"I giovani apprezzano le sfide difficili e non amano le minestrine senza gusto. Se riduciamo il cattolicesimo a buonismo e a solidarismo, impoveriamo un messaggio che, nella società di oggi, potrebbe perfino essere seducente."
Tutto il Vangelo di Giovanni? Nel cestino.



15/09/2015 21:25 maria grazia giordano
ma siamo sicuri che i parroci li vogliano, i giovani, nelle parrocchie?


15/09/2015 21:07 Angela Gatti Pellegrini
Condivido l'articolo per i giovani che ho seguito in tanti anni di catechesi. Catechesi a modo mio ....


15/09/2015 12:26 Enobarbo
Giovanni,
se anche nelle comunità cattoliche si accetta e si giustifica un certo soggettivismo, poi è chiaro che anche i nostri ragazzi, dopo la cresima, comincino a vivere la religione e la fede a modo loro.
Non ho ricette da suggerire, se non tornare a dire le cose come stanno, senza buonismi, senza aver paura di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; offrire un'educazione morale chiara, anche se difficile, alternativa e conflittuale con le idee del mondo; testimoniare che una vita di fede è fonte di gioia e aiuta ad essere uomini e donne realizzati; non nascondere la possibilità di incontrare la sofferenza ma dare a questa sofferenza un senso.
I giovani apprezzano le sfide difficili e non amano le minestrine senza gusto. Se riduciamo il cattolicesimo a buonismo e a solidarismo, impoveriamo un messaggio che, nella società di oggi, potrebbe perfino essere seducente.



15/09/2015 10:26 Giovanni Bergamotti
La sapete quella dei piccioni??? Un parroco aveva il problema dei piccioni che insozzavano aree delle parrocchia e della canonica. Si rivolge per consiglio ad un altro parroco e questo gli dice: "Dagli la Cresima vedrai che non tornano più"

Battute amare a parte, nella mia parrocchia, prendendo gli ultimi 6 anni circa, su poco meno di 200 ragazzi che hanno fatto, via via, la cresima ne sono rimasti (forse) una decina e con frequenza molto discontinua.

Noto, con amarezza, che nessuno riflette su cosa non ha funzionato, anzi molti contano fra i ragazzi anche quelli che magari non vedono da due anni (insomma come nei partiti).

Avete qualche suggerimento scaturito da esperienza positive? Oppure spunti per aprire una riflessione su cosa non ha funzionato??



14/09/2015 11:10 matteo lar
Molto interessante. Grazie!


14/09/2015 10:41 Pietro Buttiglione
Dubito che ai tuoi ragazzi interessino disquisizioni che dimostrino che nulla è cambiato.
Meglio buttare via i testi e instaurare un dialogo aperto, sulle loro domande, sui loro interessi. E non c'è neancge bisogno di fare elenchi di santi e testimoni : basta avere Cristo DENTRO. Si vede, sai!



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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