«... proclamare la libertà degli schiavi» (Is 61,1)
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 07 settembre 2015
La disuguaglianza sociale non è un destino, ma una scelta dice l'economista Krugman. Ma noi cristiani, come pensiamo di agire?

M., neodiplomata a pieni voti all'ultimo esame di stato in un liceo scientifico del nord Italia dove risiede da alcuni anni con la sua famiglia proveniente da un paese dell'est Europa, nelle prossime settimane siederà ai banchi dell'università Bocconi di Milano, come vincitrice la primavera scorsa di una delle ambite borse di studio.

L., che proveniva dalla sua stessa regione, ha qualche anno in più, diplomato nello stesso liceo, si è laureato in ingegneria meccanica e ha optato per un ottimo lavoro in un'industria tedesca tanto che fra qualche tempo lo raggiungeranno anche la mamma vedova e due fratelli che stanno ultimando gli studi.

Due storie simili tra loro e forse a molte altre, certo meno conosciute di quelle che la cronaca sbatte in prima pagina (con tutta la responsabilità del caso).

Una formazione che tenga conto delle competenze sa quante siano le potenzialità dei ragazzi provenienti da altre esperienze: gli studenti asiatici, per fare un esempio, imparano le lingue (antiche o moderne che siano, tedesco compreso) con una facilità impressionante e riescono in matematica e fisica molto meglio di tanti coetanei italiani.

L'ultimo Festival dell'economia che si è svolto a Trento lo scorso giugno ha affrontato il tema della mobilità sociale, intesa come la possibilità o meno di colmare le disuguaglianze: quelle dinamiche sono più importanti di quelle statiche, nel senso che non conta solo la distanza fra chi ha redditi più alti e chi li ha più bassi, ma anche la probabilità di colmare il divario nel corso della propria vita. Se una società si cristallizza, eliminando le opportunità dinamiche al suo interno, le disuguaglianze statiche tendono ad aumentare. Eppure nel mondo contemporaneo è sempre più necessario evitare che le differenze nei redditi si perpetuino e si amplifichino.

Una figlia esperta in economia internazionale non rende la mamma competente in questo campo, ma c'è una domanda che timidamente vorrei condividere, da quando ho ascoltato quelle parole di papa Francesco "quest'economia uccide": come è possibile che in duemila anni di cristianesimo abbiamo creato un sistema così ingiusto e bloccato? Un sistema che, in genere, non è capace di valorizzare i talenti delle classi sociali più basse condannandoli ai gradini più bassi della scala? Eppure Qualcuno era venuto "a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri" (Is 61,1).

In quel prestigioso ateneo milanese entreranno sì molti ragazzi con merito, ma accanto ad altri approdati lì solo perché i genitori han potuto pagare la retta (e la colf filippina in qualche caso). L'eredità materiale proveniente dalla famiglia d'origine è più importante delle capacità personali nel determinare la posizione sociale futura di un individuo.

E non solo da noi: persino in Paesi come gli Stati Uniti dove il figlio di un povero alcolizzato era riuscito, vincendo prestigiose borse di studio, a diventare avvocato, governatore e poi il presidente Bill Clinton. Ci stiamo evidentemente allontanando sempre più dalla "uguaglianza delle opportunità" (Joseph Stiglitz ha constatato la fine del cosiddetto "sogno americano") che dovrebbe caratterizzare uno stato democratico, senza distinzione se di radice cristiana o meno.

"Una delle cose più tristi delle rimpatriate dei compagni di classe delle elementari è scoprire che le differenze nei livelli di reddito sono rimaste le stesse: chi era ricco è rimasto ricco e chi era povero è rimasto povero", era la constatazione di Tito Boeri, ordinario alla Bocconi (ora presidente INPS) e direttore scientifico del Festival.

Tra le istituzioni atte a favorire la mobilità sociale, non c'è dubbio che il sistema educativo, che dal 1° settembre ha ripreso la sua attività per garantire un regolare inizio delle lezioni, si colloca al primo posto. Ma la scuola è in grado di permettere anche ai figli dei poveri di ricevere un'istruzione di qualità, investendo i propri talenti?

La risposta, purtroppo negativa, finisce alla lunga per condizionare il mercato del lavoro e l'accesso alle professioni. I figli delle classi meno abbienti e di quelle provenienti da un paese straniero sono condizionati fin dalla scuola primaria e indirizzati prevalentemente verso scelte a professionalizzazione immediata allontanando l'idea di proseguimento verso studi universitari. Eppure, se esistesse l'uguaglianza delle opportunità, quei ragazzi riuscirebbero di gran lunga meglio di tanti rampolli di "buona" famiglia, che pure supportati da ogni genere di aiuti, vengono costretti dai genitori a ripetere classi su classi.

Ammettiamolo con sincerità: non siamo ancora capaci di valorizzare i "capaci e meritevoli" come recita il dettato costituzionale.

Secondo i dati forniti dal rettore dell'università di Trento, l'economista Paolo Collini, oltre il 70% dei laureati (molti provengono dalle regioni limitrofe) non è figlio di laureati, e già questo è un fattore in grado di attivare in futuro una certa mobilità sociale.

La disuguaglianza è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni, anche in Europa, anche se man mano che si procede verso nord le differenze sembrano attenuarsi tanto che la Danimarca è ai livelli minimi.

E allora un'altra domanda: se la prospettiva di un giovane americano o italiano dipende di più dal reddito dei genitori che dalle sue capacità o dal livello di istruzione, che futuro potrà avere il figlio di una famiglia povera, se non interveniamo rapidamente a cambiare la rotta?

Correttivi sono necessari, a prescindere dalla presenza o meno di nuovi arrivati, se non vogliamo ritrovarci fra 30 anni con la ricchezza di un paese sempre più concentrata nelle mani di pochissimi.

Un altro dato è di questi giorni: in Trentino il 77% dei braccianti agricoli proviene dal mondo dell'emigrazione. Sono le mani di chi approda da terre lontane a raccogliere le nostre preziose mele o l'uva che produrrà gli ancora più preziosi vini e spumanti. E questo si ripete in altre regioni: negli allevamenti (che forniranno il latte per i formaggi di eccellenza), nei campi, nei centri di raccolta materiali lavorano ormai solo stranieri (e gira ancora la frottola che ruberebbero il lavoro ..). E lo sanno bene in Germania: miniere e industrie meccaniche (auto ed elettrodomestici che fanno il prestigio dell'industria tedesca) non aprirebbero i battenti senza le braccia degli emigranti.

Il Nobel Paul Krugman diceva "La disuguaglianza non è un destino, ma una scelta e, se lo vogliamo, si può far molto per ridurla". Ma, noi che crediamo alle parole del profeta Isaia, ne abbiamo davvero intenzione?

 

10/09/2015 07:33 pietro b.
segnalo:
http://sperarepertutti.typepad.com/sperare_per_tutti/2015/09/enzo-bianchi-lo-scandalo-della-misericordia.html
Enzo Bianchi nota come nei secoli NOI abbiamo travisato quanto Gesù intendesse con
MISERICORDIA: la zizzania...



08/09/2015 11:30 Maria Teresa Pontara Pederiva
Hai ragione, Pietro, occorrerà denunciare "ogni" ingiustizia, e non solo tra i banchi di scuola, anche se tra i più giovani è ancora più grave tracciare muri di discriminazione in base alla provenienza o al conto in banca dei genitori. La scuola è fatta ogni giorno da persone con un volto preciso, come quello di M. e L., che ho conosciuto per 5 anni …
Ma vorrei ricordare che il brano di Isaia da cui è partita la mia riflessione l’abbiamo proclamato in chiesa nella III Domenica d’Avvento anno B: è l’annuncio dell’”anno di misericordia del Signore” in cui si ristabilisce un mondo nuovo con un nuovo tessuto di relazioni umane evangeliche …
Ora, a partire dal prossimo 8 dicembre, ci è offerta la possibilità di 12 mesi di più intensa riflessione sul come attuarlo.



07/09/2015 16:44 Pietro B.
x Maria: condivido pienamente che Gesù vi fa liberi, ma quando si entra in temi specifici contano anche i riferimenti del caso. Mi sembra di una ovvietà lapalissiana😡
x Maria Teresa: ottimo e documentato : aggiungerei, guardandomi intorno, la piaga del nepotismo non solo negli atenei ma in tutti i campi!



07/09/2015 14:53 Maria
Cara Maria Teresa Pontara pederiva , noi crediamo appunto nelle parole del profeta isaia e ancor più nelle parole di gesù. Molto meno crediamo nelle parole di Karl Marx( ormai superate) di Paul Kruugman ( anche i premi Nobel non sono infallibili) , nelle teorie marxiste- leniniste.
eperchè non ci crediamo? perchè in TUTTI, in tutti i paesi dove sono state applicate queste teorie economiche la povertà non è dimunuita ma aumentata: basta vedere, per fare un esempio, il Venezuela di Chavez, il Brasile di Lula, la Cuba di Castro, se non vogliamo parlare della Russia sovietica.
Le teorie economiche non sono una religione appunto. Un cristiano non è obbligato a credere ad una teoria economica piuttosto che ad un altra, così come non è obbligato a credere in una parte politica ( la sinistra) piuttosto che un altra. Noi crediamo in Gesù.
In Paul Krugman creda chi vuole.



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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