L'incontro mondiale
di Giorgio Bernardelli | 31 agosto 2015
Nello stesso posto dove nel 2012 a Milano le famiglie incontrarono Benedetto XVI oggi c'è una tendopoli per i migranti al centro delle polemiche. E se non fosse solo una coincidenza?

Manca appena una manciata di giorni all'Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Philadelphia, alla presenza di papa Francesco. Un appuntamento particolarmente interessante, anche perché cadrà alla viglia dell'attesissimo Sinodo di ottobre. Ci sarà tempo per parlare nel dettaglio dei contenuti di questo evento; oggi permettetemi invece di prenderla da un'angolatura un po' particolare, suggerita da uno strano intreccio tra esperienze personali e richiami drammatici della cronaca di questi giorni.

Mi ricordo molto bene - infatti - quando nel giugno 2012 Benedetto XVI annunciò che l'Incontro mondiale delle famiglie nel 2015 si sarebbe tenuto a Philadelphia. Me lo ricordo anche perché - come ebbi modo di raccontare già allora - è successo a 500 metri da casa mia, nel prato dell'aeroporto di Bresso dove si tennero i momenti conclusivi dell'edizione milanese dell'Incontro mondiale delle famiglie, con la presenza di papa Benedetto. Quel giorno a noi bressesi fece un certo effetto vedere il "campo volo" della nostra cittadina di periferia uscire almeno per un giorno dall'anonimato per riempirsi con centinaia di migliaia di persone. E vederlo anche rimbalzare nei servizi di tutti i tg, da un canale all'altro. Pensammo tutti che per la storia della nostra città fosse un evento unico e irripetibile. E lo pensiamo ovviamente ancora adesso.

Però la settimana scorsa è successa un'altra cosa che ha portato questo stesso posto nei sommari di tutti i telegiornali. Ed è comunque qualcosa che ha a che fare con il mondo. Perché l'aeroporto di Bresso è infatti sede di un centro della Croce Rossa che da mesi ormai è il crocevia per la gestione dell'emergenza profughi in Lombardia. Proprio nell'area da dove sbucò la Papamobile durante l'Incontro mondiale delle famiglie di Milano, da qualche mese è stata allestita una tendopoli che può accogliere fino a 400 persone. In teoria dovrebbe essere un punto di prima accoglienza, giusto il tempo necessario per indirizzare queste persone - a piccoli gruppi - in luoghi più idonei. Ma dalla Sicilia e dalle altre zone di approdo dei migranti salvati in mare continuano ad arrivare nuove persone mentre - al contrario - in Lombardia ci sono politici che, cavalcando la diffidenza sempre più diffusa, soffiano sul fuoco per scoraggiare ogni disponibilità all'accoglienza anche in strutture che sarebbero vuote. Così alcuni di questi profughi sono sotto le tende a Bresso ormai da più di sei mesi. E la settimana scorsa hanno inscenato una protesta: sono usciti in massa dal centro della Croce Rossa e sono andati a bloccare per un paio d'ore la vicina strada di scorrimento, che è la principale porta d'accesso verso Milano dalla Brianza. Per questo l'aeroporto di Bresso è tornato al centro delle cronache e stavolta rischia di rimanerci parecchio.

Su tutto questo si innestano le altre notizie terribili di questi ultimi giorni: le immagini delle migliaia di persone accalcate alle frontiere nei Balcani, i nuovi morti in mare, quelli soffocati nel Tir. I fiumi di parole sulla questione immigrazioni. Il nuovo monito di ieri di papa Francesco. E a me è venuto in mente l'Incontro mondiale delle famiglie. Sì, perché questa strana coincidenza di luoghi tra il gioioso happening di tre anni fa e il dramma di oggi credo proprio sia un segno da non lasciar cadere.

E' un segno dei tempi che ci parla, dicendoci almeno tre cose. Primo: stiamo attenti con la retorica nell'usare l'aggettivo "mondiale". Perché una parola che noi tendiamo a sbandierare come una dimostrazione di forza in realtà è una precisa assunzione di responsabilità. Troppe volte diciamo "mondiale" e pensiamo al mondo che piace a noi, quello in cui sfilano tante bandiere e tanti vestiti colorati che fanno sempre coreografia. Quello fatto di persone che bene o male la pensano come noi e soprattutto non ci chiedono proprio nulla. Ma il mondo è un'altra cosa: è un posto dove ci sono solo due alternative radicali. O la "guerra mondiale a pezzi" o l'assunzione di responsabilità ("non basta dire mai più gli uni contro gli altri, la pace è vivere gli uni per gli altri " diceva in sostanza Paolo VI giusto cinquant'anni fa, nel suo straordinario - e dimenticato - discorso all'Onu).

Secondo: che Incontro mondiale delle famiglie è se non mette al primo posto le famiglie che vivono il dramma della guerra e della fame? C'erano tre anni fa a Milano: ascoltammo la loro testimonianza, tributando loro tanti applausi. E anche Benedetto XVI durante la veglia a Bresso parlò delle loro sofferenze. Sono passati tre anni e quelle famiglie - che nel frattempo sono sprofondate ancora di più nel baratro - oggi sono tornate in quello stesso posto, attraverso un figlio o un fratello che cerca un'opportunità per sopravvivere. Solo che - oggi che ci chiedono qualcosa di concreto - non le applaudiamo più. E ci scandalizziamo pure se troviamo queste persone in città con il cellulare ad attaccarsi a una rete wi-fi. Quasi che cercare una rete per comunicare non fosse anche il nostro primo bisogno quando, per qualsiasi motivo, ci troviamo lontani da chi ci è più caro.

Terzo: a Bresso non sono rimasti grandi segni della storica giornata col Papa. Il luogo dell'incontro è inserito in un grande parco metropolitano e quindi . al posto di un monumento celebrativo - si è preferito optare per un ecologico boschetto. Adesso però nel centro della Croce Rossa è spuntata la tendopoli. E mi viene da pensare: non è che il mondo ci è venuto a dire che il "boschetto del mondo" era un segno un po' troppo soft per questa Milano, sempre più chiusa su se stessa nonostante gli slogan altisonanti di Expo2015?

Il mondo vero oggi è nelle tende di Bresso, non nei padiglioni sfavillanti di Rho-Pero. A noi la scelta se avere il coraggio di guardarlo in faccia oppure no.

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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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