ROBE DI RO.BE.
Quando crolla il fedele
di Roberto Beretta | 17 agosto 2015
Dimmi come reagisci all'imprevisto estivo nella liturgia e ti dirò cos'è per te davvero la Messa

Un rumore di sedie smosse, un'esclamazione soffocata, il brusio di un capannello che si raduna intorno al caduto: plof! In chiesa è svenuto un fedele. D'estate accade più frequentemente che in altre stagioni. Sarà il caldo (d'inverno miete invece vittime il troppo freddo), o la posizione statica e fissa imposta dal rito, o l'età generalmente avanzata degli astanti, o ancora lo stress di un'eccessiva concentrazione ­- non saprei - ma lo svenimento durante la messa risulta ormai un importante fattore d'animazione assembleare cattolica, il secondo dopo lo squillo del telefonino dimenticato acceso dal solito distratto.

E perché ci occupiamo qui di tale evento banale, anziché nelle sedi più acconce dei soccorritori d'ambulanza? In quanto è proprio in queste circostanze improvvise ed emotivamente provocatorie che si rivela inconsciamente, attraverso il comportamento assunto, l'idea più profonda che i presenti hanno della liturgia cui stanno partecipando. La messa si segue con automatismi dettati dalla tradizione e dalla convinzione razionale, ma allorché un evento imprevisto viene a scompaginarne gli schemi, è probabile che le reazioni spontanee «dicano» ben più delle parole qual è la vera immagine che i partecipanti hanno del rito stesso.

Ora, i celebranti possiedono soltanto tre modi per reagire all'eventualità che un loro fedele scivoli come al suolo una pera matura:

a) Tirare dritto come se niente fosse accaduto. The show must go on: ciò che sta avvenendo sull'altare è assai più grande e più sacro dell'incidente capitato laggiù tra le panche e non può né deve esserne disturbato; così come il contingente non muta il corso dell'eterno. La liturgia è considerata cioè una ritualità intangibile e separata, non va contaminata con le altre preoccupazioni della vita e della storia.

b) Fare una pausa silenziosa e attendere, mentre si dispiegano i soccorsi. Stiamo celebrando una cena comune e, proprio come succede ad un pranzo allorché un commensale accusa un malore, il menu fa uno stop, le voci si abbassano, le conversazioni s'interrompono: se non altro per rispetto dell'infortunato e per educazione. La liturgia comunque non può disinteressarsi alla vita di quanti la celebrano.

c) Tentare di introdurre l'evento nel rito. Qualcuno (ma occorre del coraggio...) ci prova, assumendo esplicitamente quanto è avvenuto in chiesa anzitutto per informare e guidare l'emotività dell'assemblea, «spiegando» ciò che accade, ma spesso addirittura per far convergere quell'evento inatteso nella celebrazione comune, magari inserendovi una preghiera per la salute dell'infortunato.

Chi ha ragione? Ognuno dica la sua. Comunque sia, l'imprevisto è rivelatore. Dimmi come reagisci (anche al chiasso dei bambini in chiesa, al ritardatario che viene a piazzarsi impunemente in prima fila, al gruppo di adolescenti che chiacchiera masticando gomma americana, e così via...) e ti dirò cos'è per te davvero la messa. Anzi di più: ti dirò a cosa credi.

20/08/2015 20:20 Raffaele
Nella mia parrocchia, qualche anno fa saltò la corrente durante la Messa vespertina. Era inverno e ci trovammo improvvisamente al buio. Il sacerdote ebbe un attimo du esitazione, quindi concluse 'a braccio' l'orazione a conclusione della liturgia della Parola che aveva già iniziato. Nel frattempo qualcuno portò dalla sacrestia due candelabri che vennero posti davanti all'altare nel tentativo di fare luce. Iniziò la processione offertoriale e dall'assemblea senza nessuna indicazione da parte del coro si iniziò a cantare 'Tra le mani non ho niente'. Io ero presente come organista efino a quel punto della Messa la partecipazione al canto era stata timida e un po' svogliata, se non assente, come spesso purtroppo avviene. L'inaspettato black out aveva contribuito probabilmente a ridestare la coscienza che non si era spettatori di un rito ma realmente partecipanti, anche se al buio. A metà del Credo comunque tornò la luce.


17/08/2015 12:55 Francesca Vittoria
Stessa domanda posta in altro giornale: se per strada nella quale stai andando è avvenuto un incidente, ti fermi per prestare soccorso, ti fermi in ogni caso o tiri dritto? Io sono del parere di preferire il caso di portare soccorso, potrebbe essere anche – come ci è accaduto qualche giorno fa in montagna dove una macchina è fuori strada, una moto gente ferma qualcuno che si rialzava, abbiamo avvertito i carabinieri che abbiamo incrociato incrociato con pronto soccorso!!!Inutile aumentare la folla solo per curiosità dove invece è importante il soccorso necessario. Perciò anche per la situazione qui ipotizzata scelgo la soluzione B.
Supponendo un malore, forse basta un aiuto solerte dei presenti, sempre che il caso non richieda un soccorso più adeguato al caso, perché più opportuno e rapido è l’intervento e meglio si fa l’interesse di chi sta male. Dopo questo naturalmente la Messa può anche continuare, il nostro partecipare può includere come è anche sempre la preghiera per le persone che ci stanno a cuore e quindi compreso il vicino di banco anche se non lo conosciamo.Forse che non lo facciamo per esempio per tutti quei cristiani che nelle varie situazioni e parti del mondo vivono nei pericoli più estremi?. Il sacerdote stesso richiama i vicini e lontano, tutto quanto nel mondo richiede l’intervento misericordioso di Dio il quale è il sommo medico e il solo che dispensa l’aiuto più necessario.
Francesca Vittoria



17/08/2015 11:36 Claudia Caloi
Io mi sono resa 'colpevole' dell'interruzione moltissimi anni fa. Avevo 4 o 5 anni e giocavo sul sagrato della chiesa e c'era la messa pomeridiana con un 8-10 signore abbastanza anziane. Io mi feci male e le mie urla furono tali che fecero uscire il sacerdote che mi soccorse e fece chiamare mia mamma prima di tornare dentro e continuare la messa. Ho ancora questo bizzarro ricordo di questo sacerdote vestito di verde che mi raccattava dal roseto dove ero ruzzolata dopo la caduta.
Epilogo divertente che mi racconta la mia mamma: le signore invece se ne sono rimaste in chiesa



17/08/2015 09:11 Yolanda
P.S. All'uscita dei soccorritori la messa ricominciò come se nulla fosse accaduto, senza alcun commento.


17/08/2015 08:57 Yolanda Beatriz De Riso
Ricordo un simile episodio ,quando una donna cadde, ed era una faccenda seria. La messa proseguì fino all'arrivo dell'ambulanza. Si fermò all'entrata dei soccorritori che si avvicinarono all'altare per avvisare che dovevano rianimare e stabilizzare prima di uscire.Il prete allora andò a sedersi in attesa di proseguire dopo aver detto il motivo della sospensione. Punto. La chiesa era piena ed erano presenti molti bambini. I minuti passavano lenti ,nel silenzio generale. I più vicini osservavano i soccorsi curiosi. La tensione saliva mano a mano.Molti pregavano o pensavano in silenzio. I bambini cominciarono ad agitarsi spaventati. Dopo un po mi feci coraggio e dall'assemblea intonai un ave Maria che molti condivisero in modo tenue. Passarono così quasi venti minuti lunghissimi. Io avrei scelto la soluzione c . Ma ci vuole non solo coraggio ma anche empatia e capacità di guidare l'emotività dell'assemblea in un ottica di fede. E questo dipende dal prete e dalle sue caratteristiche. Doti che non tutti hanno. Quel prete scelse la soluzione b. La donna sopravvisse anche se era stata davvero al limite. Situazioni che possono capitare e che mettono alla prova tutti, preti e laici. E che dicono davvero quale fede e condivisione ci sia nei riti e nei loro contenuti.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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