La bacheca parrocchiale? Parla di noi
di Diego Andreatta | 23 luglio 2015
Si trova appeso di tutto nello spazio riservato ad avvisi e segnalazioni: pochi se ne prendono cura. Un "ministero" non superato

La visita estiva che ti porta ad entrare nelle chiese delle località turistiche riserva non poche scoperte: "Parrocchia che vai...", comunità cristiana che trovi. E il primissimo contatto visivo sta proprio lì, appeso nell'atrio, dove cerchi gli orari delle più vicine Messe festive o prefestive. È la bacheca parrocchiale - più o meno delimitata, più o meno ordinata - che ti offre subito anche informazioni essenziali sulla dedicazione dell'edificio o sulla presenza di comunità religiose. Se non hai fretta, ti fai prendere dall'accattivante invito ai ragazzi del paese per il Grest estivo (ma guarda che ambientazione originale!) o dal mosaico dei gruppi parrocchiali con il recapito dei referenti: lo specchio dell'effervescente vitalità di quella comunità.

In molti altri casi, la bacheca è spenta: ecco logori manifesti delle giornate invernali che non sono mai stati sostituiti, oppure locandine risalenti all'epoca del piombo in tipografia, di fresco c'è solo il calendario settimanale, ogni giorno i suoi morti da ricordare nella Messa.

Questa cronica noncuranza ti fa passare oltre, anche se è probabile che molti cristiani "della soglia" o visitatori occasionali buttino l'occhio proprio lì, per capire che cosa si fa o non si fa nelle chiese oggi.

Un altro riflesso di questa disattenzione al valore-bacheca si rintraccia nell'eccesso opposto, tipo horror vacui: la giustapposizione - puntina da disegno sopra puntina di disegno - di qualsiasi testo scritto passi dalla sacrestia: dai tornei del Csi alle feste della Pro Loco. Per non dire della locandina (è stata lo spunto per questa riflessione) incollata pochi giorni fa all'ingresso dell'antica parrocchiale di un'accogliente cittadina marinara delle Marche: segnalava la visita settimanale ad un "Antico Frantoio del Seicento", ma la proposta dichiaratamente enogastronomica sembrava avulsa da intenzioni pastorali, a meno che l'olio non fosse utilizzato metaforicamente per "curare le ferite" nell'Anno della misericordia.

Senza scadere negli avvisi comici (circolano da anni nel web e uno dice: "Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con ringraziamenti di tutta la comunità"), il discorso si fa serio se riportato ai fondamentali della nuova e vecchia comunicazione. Come riusciremo a tener aggiornato il sito web parrocchiale, se non riusciamo a rinfrescare la bacheca? O ancora: se riusciamo a dedicare qualche ora all'opportuno addobbo floreale non riserviamo qualche minuto a fare pulizia nella nostra bacheca? Essa parla di noi, ci presenta all'uomo di oggi che sbircia dal sagrato, ripropone una comunità viva a chi torna in chiesa in cerca forse di un secondo annuncio.

Perché non "progettare" una bacheca ordinata e graficamente accattivante, con alcuni richiami vivaci o segnalare una disponibilità al dialogo, un centro d'ascolto a cui rivolgersi? Forse non sarebbe esagerato - oltre a cercare il giovane smanettone o il pensionato informatico che possa tener vivo il sito parrocchiale - pensare anche ad un volontario che si dedichi alla bacheca parrocchiale, un piccolo ministero...

Già trent'anni fa in un corso sulla comunicazione sociale in seminario, un docente parroco invitava a valorizzare questo strumento come autopresentazione, biglietto da visita di una comunità che annuncia e va in uscita: in formato elettronico o sulla facciata della chiesa, quel consiglio non appare superato.

 

 

06/09/2015 08:11 Lorenzo M.
E' passato un mese e mezzo da questo post ed è cambiata la stagione: nelle nostre comunità le attività si avviano alla ripresa. Riprendo il tema bacheca parrocchiale (e poco importa se appesa alla facciata o in forma di sito web o di pagina Facebook).
Riprendo questo tema per chiedermi: se la bacheca è il nostro biglietto da visita, in bacheca cosa ci mettiamo? [poi potremo anche pensare a chi si assume la responsabilità di allestire/aggiornare, poi potremo anche pensare a forme più o meno accattivanti; in qualche modo, questi problemi vengono dopo].
Pensando ai contenuti della bacheca, vorrei segnalare altri possibili usi distorti:
1) una bacheca di soli "eventi", un pellegrinaggio, una conferenza nel salone parrocchiale, la messa per la ricorrenza X, la serata conviviale ...
2) eventi annunciati all'ultimo momento, con brevissimo anticipo... [tranne quando l'avviso viene messo per tempo, tipicamente per raccogliere adesioni e quote].
3) eventi "senza seguito": senza resoconto di quello che è successo, qualche immagine, magari un rendiconto di entrate e uscite.

Mi chiedo: una bacheca costituita principalmente di eventi potrà pure essere allettante, ma quale idea di cristianesimo veicola?
A me piacerebbe ritrovare in bacheca il cammino ordinario delle nostre comunità, il lungo e faticoso migrare dei giorni: messe, sacramenti, catechesi, incontri e attività dei diversi gruppi, con contatti e orari.
E questa noiosa routine nasconde la perla preziosa della fedeltà. Mostrando un cammino feriale ricordiamo (a noi stessi anzitutto) che siamo chiamati ad essere fedeli al Signore ogni giorno. Così come sbrigare le faccende domestiche nelle nostre case, non solo ce le rende vivibili, ma rivela l'amore, rinnovato ogni giorno, per le persone che le abitano con noi.

Mi permetto di aggiungere altre due considerazioni.

La completezza di questa bacheca rivelerà (a noi stessi anzitutto) ciò a cui teniamo e ciò che lasciamo andare per inerzia. Lo stesso fenomeno che forse ritroviamo quando un avviso viene dato solo in bacheca, e non ripetuto anche a voce.

Quest'ultima vale per me stesso, che qualche avviso lo pubblico. A seconda dei tempi di pubblicazione, di ciò che viene pubblicato, può emergere una certa distorsione. Non traspare la logica evangelica del "vieni anche tu, sarai il benvenuto", ma piuttosto "ti facciamo sapere/vedere come siamo (stati) bravi".



27/07/2015 16:53 germano turin
Altra proposta che ho messo da tempo sul tappeto da più parti, ma che è rimasta "in situ", è quella che vado a chiarire in seguito. Che io sappia i Sacramenti sono 7 e sappiamo che un edificio adibito a luogo di culto (la Chiesa, lo sappiamo tutti è un'altra cosa)è la sede ideale in cui celebrare i sacramenti. O, almeno, una gran parte di essi.
Questo premesso, e accodandomi al "lamento" di Diego (mi e vi) chiedo: avete mai visto una bacheca (di un luogo di culto, ovviamente) dove siano indicati i giorni e gli orari delle confessioni?
A volte si parla di orari (invernali - feriali e festivi) delle Eucaristie. A volte di corsi di preparazione al battesimo, alla Cresima, al Matrimonio e via elencando.
E... la confessione? Non è un Sacramento come gli altri 6? Intendiamoci: non è che io voglia dire confessione=aucaristia: so benissimo che sono due Sacramenti "diversi dei quali il primo è propedeutico al secondo".
Volevo solo dire che anche nella Confessione (o Penitenza o Riconciliazione come dir si voglia) io sono sicuro della presenza di Gesù Sacramento, come in tutti gli altri 6 Sacramenti.
Quindi (mi e vi) chiedo: c'è proprio così tanto da vergognarsi a esporre un avviso dove si comunica che il girono X dalle Y alle Z ci sarà un Ministro del culto che confesserà quelli che lo desiderano? O, al limite, in cui si dice che il ministro dell'Eucaristia arriverà mezz'0ra priam del Culto per confessare quelli che lo desiderano?
Così, tanto per dire...
Germano Turin - Torino



27/07/2015 00:58 diacono Gianpiero
Giusta osservazione: molti definiscono sacrileghi i biglietti da visita... ed invece è importante il primo approccio, un modo per dire, indirettamente, chi sono e come la penso! Proprio stamattina mia figlia mi chiedeva, con un SMS, l'orario delle Messe ad Otranto dov'è in vacanza con le amiche dopo il diploma. E' stata una bella occasione, dal sito, anche per salutare l'arcivescovo... Per cui, carissimo dott.Andreatta, non posso costringere nessun parroco e nessun collaboratore a tenere "viva" la Sua bacheca: possiamo però, insieme, Pregare lo Spirito Santo perchè ogni parroco ed ogni collaboratore, sentendosi in prima persona responsabile della Chiesa intera, Corpo Mistico di Cristo, non perda nessunissima occasione per essere accogliente, edificante ed interessato al Bene di tutti! Ad iniziare da me... Pace...!


23/07/2015 12:52 Maria Elisabetta Gandolfi
Caro Diego, opportuna riflessione. A cui aggiungo un'ulteriore dinamica. Il parroco dice al microfono della necessità di trovare un volontario per fare la pagina web, la bacheca cartacea o altro, della comunità. Si fa avanti un parrocchiano. Mette su la bacheca virtuale in perfetta solitudine e poi, per motivi i più vari (familiari, lavorativi o altro) gli manca il tempo per aggiornarla, ma guai a chi glielo fa garbatamente notare: la sua creatura non si tocca! I codice sorgente sono i suoi, le password ignote ad altri... E per non urtare la sua sensibilità non s'interviene e le bacheche ingialliscono e manco gli orari delle messe sono giusti...


23/07/2015 08:44 Pietro Buttiglione
Scusa Diego ma tra corso sulla comunicazione e le bacheche che tu auspichi stai trascurando IL punto ( a mio avviso😂);
. Lo scompenso tra le cose da fare e CHI lo fa.
Ma anche IT quello tra eccesso di comunicazioni e penuria di ricevitori.. Ricordo Ad es.il numero di siti cattolici che censisce il buon Diani: quanti contatti??
Infine la mia proposta : tagliare e concentrarsi. Qualcuno lo ha ben capito e lo ha già appuntato, ho letto, tra le sue urgenze . Si chiama Francesco.



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Diego Andreatta

Diego Andreatta, classe 1962, laureato in sociologia a Trento (dove è nato, vive e va in montagna), dal 1987 è giornalista professionista. È direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e dal 1996 corrispondente di Avvenire. Sposato con Chiara, ha cinque figli che gli offrono preziose informazioni  sulla vita e sulla fede oggi. 

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