La memoria di Stava, invito alla conversione
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 20 luglio 2015
La tragedia di trent'anni fa con i suoi 268 morti è un monito su quanto il percorso indicato dall'enciclica «Laudato Sì» richieda un serio esame di coscienza

La capacità di un bicchiere, un vaso, un bacino è definita in costruzione: andare oltre il limite stabilito non funziona. Una legge fisica è generale, ovvio.

Eppure l'uomo non se ne cura e, nella sua avidità di profitto, continua a "forzare" la capacità della natura per i propri interessi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: danni all'ambiente e ad altri uomini. Che spesso significa morte. Di altri fratelli.

Come a Stava 30 anni fa, quando un bacino di decantazione per il materiale dell'attigua miniera di fluorite è traboccato in quello sottostante e avvenne il disastro. Tonnellate di fango si riversarono a valle travolgendo ogni cosa e decretando la morte di 268 persone, 70 del posto, il resto perlopiù lombardi giunti lassù in cerca di qualche giorno di vacanza.

Era una giornata serena d'estate quel 19 luglio 1985 e mi trovavo per una ricerca al Museo civico di Rovereto quando il rumore di uno stormo di elicotteri ha scosso la quiete delle sale. Se vivi in montagna sai che la natura ha i suoi rischi: una valanga, una frana, l'esondazione di un torrente, un passo falso che ti fa precipitare ... la natura non perdona mai, soprattutto gli sbagli. Un brivido lungo la schiena.

"Si è rotta la diga di Fiemme", l'annuncio di lì ad un quarto d'ora del direttore, apprezzato geologo, ma si immaginava altro. Si era creduto in un errore umano che avesse prodotto il crollo della vera diga sull'Avisio. Invece no. L'errore umano era quello di aver forzato la natura in tutt'altro luogo. Purtroppo a monte della frazione di Stava, nel comune di Tesero, erano stati costruiti dei bacini artificiali che incombevano sulle case. Niente di pericoloso in sé, ma la presunzione di forzare indotta dall'avidità di profitto ha fatto il resto.

Tre anni dopo la giustizia in città aveva fatto il suo corso decretando i colpevoli: la ditta bergamasca che aveva la concessione e la Provincia per l'insufficiente rigore nei controlli.

Se non fosse per i Percorsi della memoria e le iniziative ad ogni anniversario, pochi di coloro che arrivano in vacanza sulle Dolomiti verrebbero a conoscenza dell'accaduto. La strada di fondovalle, la ricostruzione "verde" della zona impediscono di tornare a quella catastrofe che ricordava da vicino la tragedia del Vajont. Ma restano le famiglie di quelle vittime e la memoria collettiva di una valle e di tutti noi trentini.

Negli occhi il ricordo di un papa in ginocchio nel cimitero di San Leonardo: Giovanni Paolo II nell'estate '88 e la sua preghiera per le vittime unita al monito che non si ripeta più.

Ed è altrettanto forte, proprio nelle valli, l'apprezzamento e la gratitudine per il papa di oggi che ha fatto dono di un'enciclica che finalmente spende un intero documento per occuparsi anche del grido della terra che poi è quello dei suoi abitanti.

Le critiche, sempre più acide e sempre più "interne" - come quelle recenti dal Regno Unito che accusano Bergoglio di essere naïf o di un cardinale di curia che invita la Chiesa a non occuparsi di scienza - non sfiorano quanti abitano in montagna e conoscono bene la natura che hanno sempre chiamato creato. Ma che si accorgono dei cambiamenti in atto, ormai fuori controllo.

I "bacini maledetti" sono stati spesso definiti quelli crollati a Stava, ma "benedetto" è il creato, come leggiamo già nel libro della Genesi quando Dio contempla soddisfatto la sua opera.

Ed è "un bene per l'umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni" ci ricorda papa Francesco nella Laudato Si' (64).

Contro ogni "logica a volte sottile di dominio sul creato" (LS 155) e ogni "crescita avida e irresponsabile" (LS 193), il papa ci invita ad una serie di domande prima di intraprendere ogni iniziativa imprenditoriale: scopo, motivo, rischi, costi, priorità (LS 185).

Auspicando una conversione ecologica anche in alcuni cristiani che "spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l'ambiente" (LS 217), invita tutti a riconoscere "errori, peccati, vizi o negligenze, e pentirsi di cuore" (LS 218).

E anche "E' ora di cambiare mentalità e smettere di pensare che le nostre azioni non abbiano impatto su chi soffre la fame" scriveva nel Tweet del 15 luglio. Siamo capaci di fermarci a riflettere su ogni nostra scelta, anche la più banale? ... potrebbero essere, in queste giornate estive, anche la nostra inesauribile fame di energia ... o l'uso smodato del mezzo proprio per spostarsi ...

 

 

20/07/2015 09:53 pietro buttiglione
poco fa ho finito di leggerla..Semplicemente aria luce gioia NUOVA! Capisco che le multinazionali ed i cadaveri ambulanti ne siano skonvolti!
Tra i mille commenti che mi affiorano scelgo al §233 l'invito alla 'contemplazione' che dentro di me ho contrapposto alla meditazione ( su cui interviene John Horgan in qs. gg). Contemplazione come RIEMPIRSI dell'ALTRO vs. meditazione come rientrare in se stesso, contemplazione come atto di amore e partecipazione vs. meditazione come atarassia e distacco da tutto: mi pare che questa sia una radiceforza del cristiano, da riscoprire e riproporre, almeno da parte mia!



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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