Sui volti diversi dei cristiani in uscita
di Assunta Steccanella | 06 luglio 2015
Anche sbattere la porta può essere un modo di uscire. A patto di non dimenticare che alla radice non ci siamo noi ma l'incontro con Cristo

Devo ringraziare Roberto Beretta per il suo contributo, Cristiano in uscita. Leggerlo è stato interessante, provocatorio.

Vorrei condividere alcuni pensieri, scritti da una come me, che non può certo essere definita 'non allineata'. Questa però è la bellezza che ho scoperto: "La Santa Chiesa è, per divina istituzione, organizzata e diretta con una meravigliosa varietà" (Lumen Gentium, 32). C'è posto per me, e per Roberto, e per tutti gli altri.

Sono pochi coloro che, come Paolo, hanno incontrato la fede perché sono stati travolti sulla via di Damasco. Il percorso di norma inizia dall'elemento istituzionale, apparentemente il più arido: ciascuno di noi è diventato cristiano attraverso la struttura-Chiesa, a cui è stato condotto per essere battezzato; fin da bambino è stato accompagnato ai riti ed ha ricevuto un insegnamento morale. Anche chi aderisce alla fede da adulto spesso lo fa perché ha vissuto l'incontro con un cristiano, ossia con una persona che fa parte della Chiesa, la quale ha proprio questo mandato nella storia: essere "segno e strumento" (Dei Verbum, 1), essere la realtà concreta, visibile, che continua ad annunciare agli uomini di ogni tempo il Vangelo che è Cristo (dovrebbe anche testimoniarlo, ma capita troppo spesso che noi-Chiesa sulla testimonianza siamo piuttosto tiepidi).

Il percorso di fede si muove quindi dalla periferia di carattere sociale verso il centro individuale: incontriamo un'istituzione, veniamo a contatto con delle strutture, sia sociali - la comunità - sia veritative - la sacra scrittura, la dottrina; da queste strutture ascoltiamo l'annuncio di Cristo, apprendiamo delle norme di comportamento e partecipiamo a dei riti. Gradualmente cominciamo a porci delle domande (La fede se non è pensata non è nulla - Sant'Agostino) e quindi operiamo una ricomposizione razionale di ciò che abbiamo incontrato. Questo percorso è come un respiro, in cui le diverse dimensioni sono intrecciate: esso consente che ci accorgiamo del Signore che ci viene incontro in un momento cruciale della nostra vita, divenendo il cuore pulsante della nostra pratica religiosa.

La nostra volontà e la nostra intelligenza sono quindi indispensabili, determinanti per compiere il cammino, l'istituzione è il momento concreto e visibile che ne promuove la possibilità, la persona del Signore è il protagonista che si fa vicino a noi che ci apriamo ad incontrarlo.

E dopo? Dopo bisogna uscire! Nei modi e nei tempi che ciascuno sente più adatti alla propria vocazione, anche sbattendo la porta: se si è davvero incontrato Cristo, Lui ci segna in modo indelebile e fa di noi suoi testimoni, lì dove ci ha condotto. La fede infatti è come l'amore, che quando è autentico non resta chiuso tra due persone ma trabocca diventando vita, a volte la vita di un figlio, in ogni caso vita per coloro che lo incontrano, contagio di bene per il contesto sociale e familiare in cui vivono le persone che si amano, in cui anche anonimamente vivono coloro che credono.

 

06/07/2015 03:28 Yolanda
Grazie Assunta per questa serena riflessione pienamente condivisibile.
"Dopo bisogna uscire! Nei modi e nei tempi che ciascuno sente più adatti alla propria vocazione, anche sbattendo la porta: se si è davvero incontrato Cristo, Lui ci segna in modo indelebile e fa di noi suoi testimoni, lì dove ci ha condotto. La fede infatti è come l'amore, che quando è autentico non resta chiuso tra due persone ma trabocca diventando vita, a volte la vita di un figlio, in ogni caso vita per coloro che lo incontrano, contagio di bene per il contesto sociale e familiare in cui vivono le persone che si amano, in cui anche anonimamente vivono coloro che credono."
Però....L'amore non fa mai sentire anonimo l'altro ,lo chiama per nome , con tutte le implicazioni bibliche che questo comporta. E se si esce sbattendo la porta per tante ragioni ,se da una parte il segno ricevuto è indelebile e fa essere comunque testimoni verso gli altri, dall'altro mette in dubbio chi è uscito di sentirsi amato proprio da Colui che lo ha chiamato per nome " l'istituzione è il momento concreto e visibile che ne promuove la possibilità, la persona del Signore è il protagonista che si fa vicino a noi che ci apriamo ad incontrarlo." .L'amore non può essere a senso unico , o è reciproco o non è, perchè viene a mancare la dignità insita del riconoscimento dell'altro. Per cui non mi pare che ci sia proprio posto per tutti nella chiesa e che la mancanza delle testimonianze nell'istituzione sia irrilevante.



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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