ROBE DI RO.BE:
Cristiano in uscita
di Roberto Beretta | 30 giugno 2015
Mi sento «in uscita». Anche se non credo di esserlo nel senso inteso da papa Bergoglio...

Siccome Papa Francesco continua a predicare una «Chiesa in uscita», mi sono messo a riflettere se magari non sono anch'io un «cristiano in uscita». Ed ebbene sì, lo sono realmente! Anche se non credo di esserlo nel senso inteso da Papa Bergoglio...

Sono «in uscita» perché, dopo oltre mezzo secolo di pratica cattolica, ho imparato a mie spese che - per tentare di conservare la fede senza rinunciare alla propria libertà ed intelligenza - bisogna davvero «uscire»: fuori dalle sacrestie, lontano dai campanili, soprattutto via dagli asfittici sistemi di governo pastorale italiano.

Sono «in uscita» perché non mi fido più di tanti presunti «maestri», che pretendono di essere riconosciuti come tali solo per il ruolo a cui sono stati nominati e la veste che portano, ma invece ne sanno tanto meno delle loro «pecorelle»: sicuramente in esperienze di vita, qualche volta anche in teologia.

Sono «in uscita» perché non mi piacciono i cori unanimi, anzi mi insospettiscono i gruppi in cui c'è troppa unanimità. Io sto istintivamente con le minoranze e con i «perdenti», mentre in Italia - checché se ne dica - la Chiesa purtroppo è ancora troppo potente.

Sono «in uscita» perché... perché dentro non mi ci vogliono. Eh sì, quelli che non si accontentano, chi pone problemi, coloro che criticano, vengono piano piano accantonati finché non si allontanano da sé. Del resto, non gli va mai bene niente e sono così poco costruttivi!

Sono «in uscita» perché sono deluso da una Chiesa che mi ha mostrato alti ideali, nei quali ho creduto e ancora in gran parte credo, ma che poi in concreto si è affrettata a metterli da parte quando si trattava di praticarli a casa sua.

Sono «in uscita» perché, alla fine, credo che questa sia la mia vocazione. Se fossi rimasto «dentro» (intendo nella macchina stritolatrice dell'attivismo parrocchiale o in genere pastorale italiano), infatti, non avrei cercato altri campi in cui tentare di mettere a frutto i miei talenti.

Enzo Bianchi mostra spesso la capacità (che gli invidio) di dire cose «forti» alla Chiesa italiana senza però urtare le suscettibilità clericali. Nella sua ultima rubrica sul mensile «Jesus» c'è una frase che all'apparenza sembra anodina, e invece contiene un passaggio interpretabile come feroce ironia; eccola: «Il tempo della vita bella, buona, beata è quello del Regno che viene, quando scompariranno le istituzioni ecclesiastiche perché sposa del Signore sarà l'umanità redenta». Dobbiamo insomma essere «fuori» per essere cristianamente contenti?

 

07/07/2015 07:03 Pietro B.
E se "stare in un gruppo" volesse dire accettare il protagonismo di altri? Intendo dire che davvero invece di mettere al centro Cristo e la Parola co fosse una Persona, la più meravigliosa del mondo?? Intendo dire che la parola di qualche singolo prevarica quel silenzio che permette al fratello, magari più timido e introverso, di cacciare fuori il suo interiore, la sua lode? Ma anche per converso SE nel gruppo nonci fosse quella tensione a cantare INSIEME, palpitate insieme cone un UNICO cuore, il Suo cuore?
Pensavo stanotte: Oggi la ns CC insegna a LODARE Dio? Lodarlo in modo personale, nativo ??

PS so di essere qui invasivo, quindi vedo con grande gioia nomi nuovi😀
Lascio spazio e x un pó mi taccio...



06/07/2015 21:25 stefano mazzinghi gori
Ognuno di noi può e deve sentirsi "cristiano in uscita".
L'importante è non scadere nel "protagonismo"
spesso causato dall'incapacità a fare un cammino comune.
Stare in un gruppo, sia questo una comunità parrocchiale o quant'altro,
molto spesso è difficile e la tentazione di correre da soli è molto forte e ricorrente.
Prendiamo quindi il meglio dell'espressione papale "chiesa in uscita",
quindi gruppo, comunità, popolo.....



06/07/2015 14:41 ALVARO BRUNI
Bravo, Roberto, bravo ! Non ti conosco personalmente (purtroppo) ma ti leggo molto su .... e mi piace molto il tuo stile semplice, schietto, coraggioso ....
Il tuo articolo del 30 giugno u.s. avrei voluto scriverlo io .... sembra che stia parlando di me.
Anch'io mi sento, e sono, un .
Continua così, senza farti condizionare dai presunti "buonisti" che si scandalizzano.
Il Signore ti benedica.
Alvaro Bruni



06/07/2015 12:09 Pietro Buttiglione
X Carmela
Da dentro x te = da dentro se stessi.
Qualcosa come 20 anni ~fa fondai un gruppo che aveva x titolo ;
Ripartire da Cristo! I tempi nn erano maturix Martini e x il gruppo..I tempi "interni" alla Chiesa, non a noi 😈 Puoi capire oggi come sono pieno di gioia!
Il mio cammino ( in risposta al nuovo 3D): ateo/ dio esiste/ quale dio?/ il Vangelo/ SE esiste Dio è qui! / poi i Focolari : SE esiste un movimeno che rende presente Cristo è qui!/ poi un assaggio di CL sul lavoro/ poi RNS col quale ho aperto la comunicazione diretta con Dio, Dio uno solo anche se ha tre espressioni...
Dove sta la Chiesa, quella gerarchica ed ufficiale on tutto questo? Ha aiutato o ostacolato?? La seconda.



06/07/2015 10:44 carmela valenti
E' da dentro che si cambia quello che non và,dopo puoi uscire,ma se non si pieno della PAROLA DI VITA CHE E' GESU' tutto è inutile.


06/07/2015 10:40 PIETRO IGNAZIO TEODORO
Sono convinto che molti sacerdoti abbiano necessità di un bagno di umiltà e di almeno 15 giorni di esercizi spirituali all'anno.
E i cosiddetti fedeli? Ormai, in gran parte, ci sentiamo teologi, saccenti: non accettiamo ciò che ci viene detto da altri che non siamo noi, che non è il nostro ego. Se uscire fuori significa allontanarsi dalla parrocchia, forse il Papa deve precisare, a molti, cosa significa "uscire".
Anche la pazienza è una virtù ...



01/07/2015 14:29 Francesca Vittoria
per tentare di conservare la fede senza rinunciare alla propria libertà ed intelligenza – Deluso dalla Chiesa, ce predica alti ideali ma che non li mette in pratica a casa sua…… intendo nella macchina stritolatrice dell'attivismo parrocchiale o in genere pastorale italiano), infatti, non avrei cercato altri campi in cui tentare di mettere a frutto i miei talenti.
Quando si hanno idee proprie che nel recinto non vengono considerate, be’ si fa quello che in genere si fa tutti e cioè armati della parola di Dio si cammina anche per strade diverse, fuori dai recinti, ma con la Parola di Dio ben compresa!, sotto il braccio come ha fatto San Giovanni Paolo II° quando si è recato nella Sua Polonia. Lui però sapeva il fatto suo – conosceva il Gesù Cristo del quale si faceva portavoce!!!Si deve trasmettere certezze con le parole e con i fatti, provati !!!!Non basta avere il curriculum di scrittore e di insegnante….No bisogna aver fatto esperienza di fede, quella fede che provata illumina e irradia luce anche per chi camminiamo insieme- Della Chiesa non possiamo farne a meno, guai se non ci fosse! Dove attingere quella sicurezza che è la Parola di Dio? Essa è di Cristo e se costituita da anche persone imperfette , deboli, che la deturpano , la impoveriscono, anche che la pensiamo difettosa, noi siamo stati battezzati proprio al suo fonte battesimale!! La Parola che è tenuta a pronunciare quando anche dovrebbe testimoniare!! Da chi altri potrenmmo sentirla!!! Ma guardi come sta andando il mondo di oggi, i risultati di esperti , baldanzosi e ambiziosi che si cimentano come se avessero un libro sacro in testa!! I risultati che i popoli si trovano a pagare in fatiche sudore e lacrime, proprio perché ci si è dimenticati delle 10 Parole!!!senza contare quanto ha detto e fatto Gesù Cristo di suo….. sono tutti questi esperti in politica che se non tengono conto di quelle 10 Parole rimandano ai poveri il pagare gli errori. !! quando non era così intellettualmente colto il cittadino il cittadino di ieri pure grazie a questa Chiesa così chiacchierata, criticata , come ci si è abituati a sentire da tanti oggi, ma quella gente più povera di mezzi non si piegava a piangere cose si assiste oggi perché manca il lavoro, si rialzavano e si davano da fare in mille modi , non aspettavano si inventavano qualcosa, non si sentivano sminuiti dalle circostanze da cambiamenti perchè, la dignità non la facevano dipendere da quanto avevano o non avevano in tasca, ma quella dignità l’avevano dentro, acquisita da quei valori che proprio la Parola di Dio aveva cementati!!!, una madre già carica di figli, a quello che stava morendo venendo al mondo la levatrice lo ha battezzato due volte per essere sicura che quel tesoro lo seguisse in cielo, quel tesoro era la fede di una madre povera ma ricca di fede !!!!( e per favore non si rida di tanto semplice pensare) ciò che conta era che quello era il tesoro da trasmettere subito, che non consisteva in denaro , ma molto molto di più suo figlio viveva comunque, non era morto . battesimo di desiderio!!! è definito dalla Chiesa!!! proprio come viene detto da Gesù Cristo in una certa parabola! Forse meno sono le troppe spiegazioni che creano tanti dubbiose perplessità- esigenza di capire e approfondimenti per acquisire una fede?, ma! Se mai questo a succedere di già aver compreso e sperimentato quel tesoro che è la fede senza il quale non si può far comprendere, non si può essere o diventare missionari non nei recinti, e neppure in famiglia se non è vissuto nell’animo e nel cuore!!!!
Francesca Vittoria



01/07/2015 11:30 Yolanda
Direi di più ,Pietro, in un rapporto vero si stà in ascolto, si osserva, si intuiscono a volte le domande e si da loro voce perchè si colgono le implicazioni che a volte sono confuse e mancano di vocabolario in chi ha poche conoscenze ed esperienze.L'ho sperimentato tante volte come catechista.Quella frase buttata li da qualche ragazzino , che mi annotavo e riprendevo la volta successiva dopo averci a lungo meditato, e che dava valore a ciò che dicevano e allargava lo sguardo mio e loro. Quanti temi toccavano, fondamentali in tutti i tempi. Se non li avessi ascoltati .....


01/07/2015 11:01 Pietro B.
Iolanda ha scritto:
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Per cui qualcosa resta sempre e si vuole conservare solo se si hanno avuto esperienze forti prima, altrimenti tutto si scioglie come neve al sole.Quindi in uscita ma per andare dove dipende.
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Noto: se si esce in un certo senso è liberazione quindi...
Cerrrrto: qualcuno si porta scrupoli demoniaci e crisi interne...
Moltissimi reagiscono coltivando il proprio rancore vs. la CC
Altri , quelli del piede dentro l'altro fuori, cercano di costrure ponti... Abbiamo fiducia, il momento è favorevole : lo dobbiamo ai tanti profeti che ci hanno preceduto!
Poi aggiungi:
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E per le nuove generazioni, che di esperienze forti ne fanno tante ma ben poche nel campo della fede ,
senza educatori disposti a mettersi in gioco e a comunicare con sforzo e fatica, gratuitamente, il bello e il fragile del proprio cammino resteranno senza credibili punti di riferimento .E che siano catechisti, insegnanti, educatori, genitori,nonni o altro poco importa. Purchè abbiano con loro un rapporto vero e personale. La massificazione non serve in nessuna famiglia ,neppure in quella della chiesa.
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A mio avviso il probl non sta " nel saper comunicare....il proprio cammino" ( i.e.
mostrare se stessi) bensì nel sapere rispondere alle LORO domande.



01/07/2015 10:31 Yolanda Beatriz De Riso
" per tentare di conservare la fede senza rinunciare alla propria libertà ed intelligenza - bisogna davvero «uscire»" .Questo il cuore del problema. Solo che conservare la fede diventa molto ,molto difficile perchè a cascata tutto viene rimesso in discussione.La fede non è un esercizio intellettivo , è un insieme complesso che coinvolge l'intera persona con tutte le sue sfaccettature e cammino esperienziale. Una faccenda molto intima ma anche fondamentale. Una chiesa che ti costringe ad essere in uscita perchè formalmente su posizioni intransigenti con regole e dogmi non tiene conto e non abitua nessuno all' accoglienza e comunicazione di quei moti dello Spirito che ti spingono oltre in modo creativo. Ed è evidente perchè se no non ti spingerebbe fuori. Per cui qualcosa resta sempre e si vuole conservare solo se si hanno avuto esperienze forti prima, altrimenti tutto si scioglie come neve al sole.Quindi in uscita ma per andare dove dipende. E per le nuove generazioni, che di esperienze forti ne fanno tante ma ben poche nel campo della fede ,
senza educatori disposti a mettersi in gioco e a comunicare con sforzo e fatica, gratuitamente, il bello e il fragile del proprio cammino resteranno senza credibili punti di riferimento .E che siano catechisti, insegnanti, educatori, genitori,nonni o altro poco importa. Purchè abbiano con loro un rapporto vero e personale. La massificazione non serve in nessuna famiglia ,neppure in quella della chiesa.



30/06/2015 17:45 Lorenzo Cuffini
Su una cosa Roberto ha ragione; non è questa l'uscita di cui parla papa Francesco. Per il resto, il suo è il vecchio atteggiamento snobbarolo di chi vuol fare l'anti a prescindere. Siamo fermi al Moretti di annata (Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?) pucciato in guazzetto cattolico. Che, ahimé, data 1978.
Questo non è esser fuori: è essere dentrissimo, cercando ogni modo per sembrare di non esserlo.Cosa in cui, per esempio, Enzo Bianchi eccelle.
Detto senza polemica.



30/06/2015 15:44 Claudia Claudia
Che bello sentirsi un po' meno soli nell'essere credenti, ma "fuori" per necessità di libertà di pensiero e di aria da respirare.


30/06/2015 14:17 domenica martino
per me 'cristiano in uscita' significa chiedermi: «cosa vorrei che facessero quelli che stanno 'dentro' se io fossi 'fuori'»?


30/06/2015 14:03 Carlo Rinaldo
Beh, io sono invece per il restare con un piede dentro ed uno in...uscita. Non tutti gli interpreti principali sono cattivi e comunque uscire completamente dalle sagrestie vuol dire lasciare campo libero agli ipocriti e bigotti. Combattere dall'interno dando la propria azione all'esterno.
Carlo Rinaldo



30/06/2015 11:21 Eli
l'interpretazione di chiesa in uscita di Beretta sicuramente dà parola a molti di noi che siamo spesso volutamente ai margini. Trovo però una sorta di incoerenza di fondo nel fatto che lo spazio nel blog (le firme) sono di coloro che (checchè se ne ne dica) vanno a braccetto con "la chiesa che conta".


30/06/2015 10:34 Federico
A giudicare dai suoi articoli qui su VN, Beretta mi è sempre sembrato piuttosto allineato con una certa "maggioranza" di italiani sempre più attratti da quello che potremmo definire il "pensiero dominante".
Vorrei solo metterlo in guardia a non equivocare le parole del Papa e a non scambiare per "uscita" quella che potrebbe essere l'inizio dell'apostasia...
Libertà e intelligenza sono una risorsa da utilizzare bene, perché possono anche farci insuperbire e portarci lontano da quella retta via che la Chiesa Cattolica ci propone.



30/06/2015 09:39 Pietro B
Roberto, se è per questo.. io sono uscito da tempo!
Ad es. quando dissi al mio don: piuttosto fammi pulire i cessi che perder tempo nel Consiglio Decanale!
Ma cio' non mi esime dal cercare la Verità e passarla agli altri, in attesa che me la distruggano, non certo restando sulla pianta^-^



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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