Yuliana, il senso e l'aldilà
di Gilberto Borghi | 22 aprile 2015
«Prof., non credo proprio che dopo ci sia qualcosa. Finisce tutto lì. Se c'è qualcosa si vede...»

Forse in prima sono ancora acerbi. Forse sono sguarniti di strumenti per capire il mondo. Ma non sono senza emozioni. E quando ci sono le condizioni si può anche andare un po' sotto la corazza di cui si proteggono quotidianamente. Nonostante l'aldilà sia tema del primo quadrimestre la questione ritorna. Per merito loro.

"Non credo proprio ci sia qualcosa. Finisce tutto lì. Se c'è qualcosa si vede". Fin da settembre ho visto i suoi occhi color notte non perdermi mai durante la lezione. Con un misto di curiosità e incredulità. Durante la presentazione di sé alla prof. di italiano, Yuliana ha descritto le sue giornate come "vuote e tutte uguali". E la mia collega mi ha contaminato con la sua stessa sensazione: una ragazza che sembra non avere nulla che le piace. Eppure durante le mie ore ho la sensazione che sotto quel color notte dei suoi occhi e quel nulla del suo diario, qualcosa vive. Di seconda generazione, nata qui in Italia da genitori russi, ora solo con la madre. Il padre le ha lasciate quando lei aveva 4 anni. Forse allora perché sono uno dei pochi prof. maschi? No, credo perché davvero le interessa l'argomento. Così lei e, altri due della classe, mi riportano sempre lì. All'aldilà.

"Ok. Ma Yuliana, cosa vorrebbe dire per te che se c'è qualcosa si vede?". "Beh, prof. non so. Per esempio che qualcuno dall'aldilà torna e ci dice come stanno le cose". "Ma, a dir la verità, qualcuno è tornato e ci ha detto come sono le cose, ma noi non gli crediamo". E chi sarebbe, prof?" "Chi sarebbe? Gesù Cristo, io continuo a pensare che Lui sul serio è tornato dall'aldilà, risorto". "Eh va bèh, prof. Ma mica abbiamo le prove". "Vedi Yuliana non è questione di prove, se uno non vuole credere non crede, non c'è santo! Tu ti attacchi alle prove che mancano, ma la verità è che non è la tua testa a decidere, ma il tuo cuore. Se l'aldilà esiste, la vita ha un senso più grande di quello che senti ora. Credo che tu, e molti dei tuoi compagni, non accettiate l'idea di un aldilà perché non riuscite a sentire che la vita ha un senso sufficiente. Che essere al mondo vale la pena!".

Resta zitta e continua a fissarmi. Dall'altro lato della classe Marcello arriva in suo soccorso: "Ma no prof. Se non abbiamo nessun segnale di che cosa fanno di là è più logico pensare che non ci sia un aldilà". "Bèh magari qualche segnale c'è - interviene Edoardo - io credo che gli spiriti ci parlano e possiamo comunicare con loro". "Edoardo - dico - non apriamo questo capitolo, se no non ci caviamo più. Può darsi, ma anche lì nessuna prova certa". "Lo dico per tutti - riprendo - qualsiasi persona tornasse dall'aldilà, potremmo sempre pensare che è un impostore e sta raccontando frottole. Perciò sono convinto quando dico che il problema non è di testa, ma di cuore. Se date per scontato che la vita non ha senso abbastanza, l'aldilà non lo potrete accettare. La domanda allora sarebbe: ma vi piace l'idea che tutto finisce nella cassa, che siamo cibo per i vermi?".

"A me no!" Yuliana si butta d'istinto. E lì vedo finalmente quello che vive sotto la notte e il nulla: il desiderio che qualcuno dia corpo alla sua voglia di avere senso. "Ma allora Yuliana perché lo pensi vero se non ti piace? - le dico -. Visto che non ci sono prove né per dire sì, né per dire no, non ti converrebbe tenere una idea che desideri. Tanto poi se sbagli non perdi nulla. Resti comunque cibo per i vermi! Più giù di lì non vai. Ma almeno vivi con una speranza in più".

"Ma questo è un po' come fare finta, non vale! - ribatte lei" "No Yuliana, non fai finta, perché se tu avessi dei segnali e li ignorassi allora si, sarebbe fare finta, ma visto che non ne hai non fai finta: scegli, e scegli sulla base di ciò che desideri e non sulla base di ciò che temi, come invece fai ora. La tua scelta è dettata solo dalla paura. Dalla paura di ammettere che sotto la noia apparente che vivi, ci sia la voglia di vivere con un senso, con una pienezza maggiore. E anche questo lo dico a tutti. Spesso ho l'impressione che voi abbiate paura di vivere di più. Ma così facendo indurite il vostro cuore. Certo non rischiate più, si. Ma non vivete nemmeno più".

Non è mio solito lasciare la sensazione di fare delle omelie. Ma il silenzio della classe mi dice che al di là di come mi percepisco io, loro hanno sentito che qualcuno li può smascherare. Stanando da loro le cose buone che hanno, di cui spesso hanno paura e mettendole lì davanti a loro, perché possano almeno scegliere di desiderare.

28/04/2015 11:49 Pierluigi
Caro(a) L.: L'esistenza di un "al di là" non può essere dimostrata o negata col metodo scientifico, ma io considero una prova della sua esistenza il fatto (scientificamente e filosoficamente solido) che se fossimo semplicemente animali evoluti, perfettamente integrati con l'universo fisico, non ci porremmo assolutamente queste domande. Per qunto riguarda il punto 2a(b), il paradigma Cristiano non parla di annichilimento o sublimazione impersonale (paradigmi orientali o New Age), ma una evoluzionme perpetua della nostra specifica personalità.


25/04/2015 08:40 L.
Piccola testimonianza.
L’idea che “dopo” non ci sia nulla (= che io diventi nulla) e che tutto (io compreso) “finisca lì” etc., mi è sempre sembrata – prima che come pensiero, come sensazione psico-biologica (= voce del sangue) – un’idea disperata, assurda, irragionevole, insensata, ingiusta fino all’inverosimile.
Vivendo di quest'idea (che, ad un certo livello, per me viene “prima” dell'idea del Giudizio, su cui tanto ci siamo dati battaglia) sono sempre stato radicalmente perplesso:
* sia verso l'affermare che 1) non c'è nulla “dopo”,
* sia soprattutto verso il sostenere 2) una qualunque forma di fusione (= annichilimento) “dopo”, in versione 2a) “cristiana” o in versione 2b) genericamente “mistica” (seria o New Age che sia)…
Né 1), né 2a-b) riescono a sostenere il peso dell' “orrore” che ho provato e provo per l'ingiusta dissoluzione di CHI (e di tutto ciò che) È, È STATO, SARÀ.
Anzi.
Si può venir fuori dalla semplice/(semplicistica) posizione 1), come brillantemente dimostra l'articolo.
Ma ben difficilmente ciò può verificarsi con la posizione 2), che – per me –rappresenta una forma di ideologizzazione o sublimazione di 1), un’altra forma del generale processo (lungo secoli) di “oblio del morire” e/o di “anestetizzazione del vivere”.
Questo orrore primario verso l’idea del “non essere più” – che sembra sia sparito dalla consapevolezza generale, insieme allo stupore grato del dono di “ESSERE”... – mi ha sempre (grazie a Dio) accompagnato.
Ben venga che se ne parli, qui e altrove, per quanto solo per far venir fuori un singolo dalla posizione 1)…
E per quanto sia più erto, ripido e aspro far venir fuori tutto un popolo, dalla posizione 2a-b).



22/04/2015 16:06 Pietro B
IMHO:
1)
No Yuliana, non fai finta, perché se tu avessi dei segnali
e li ignorassi allora si, sarebbe fare finta, ma visto che
non ne hai non fai finta: scegli, e scegli sulla base ecc
-----
Qs. Discorso ( alla Pascal) non è accettabile da un giovine.
2) la sensazione che provo.. Te la passo:
Juliana è attratta dalla morte.
Perció cerca un SENSO alla vita.
SE non lo trovasse: suicidio.
Il Risorto la puó salvare con le preghiere, le nostre.
Tu dovresti ricostruire a partire dal " SE STESSA"
Fiducia, capacità di costruire, ecc.
In estrema sintesi: Y. Cerca meta/fisica.
Trascinala sul "fisica", falle vedere la bellezza del
mondo e dell'uomo. Il PICCOLO.



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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