La lunga corsa verso il perdono
di Moreno Migliorati | 03 febbraio 2015
Nel film «Unbroken» solo poche righe prima dei titoli finali per ricordare l'instancabile impegno di Zamp come predicatore della riconciliazione tra i popoli

È uscito qualche giorno fa nelle sale italiane Unbroken, il secondo film che vede Angelina Jolie nelle vesti di regista (oltre che di produttrice). Per la sua seconda prova dietro la macchina da presa, dopo In The Land of Blood and Money, dedicato alla guerra in Jugoslavia, la Jolie ha scelto questa volta di portare sul grande schermo la straordinaria esistenza di Louis Zamperini. Tratto dal bestseller di Laura Hillebrand "Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio", edito in Italia da Mondadori, il film ripercorre la biografia di "Zamp", così veniva chiamato da amici e commilitoni. Figlio di immigrati italiani del veronese, Louis nasce nel 1917 nello stato di New York, ma ben presto si trasferisce con la famiglia a Torrance, in California. Il fratello Peter lo avvicina al mondo dell'atletica e qui dimostra ben presto le sue qualità, che lo portano addirittura a partecipare alle Olimpiadi di Berlino del 1936, dove arriverà ottavo nella finale dei 5000 metri, primo degli americani, e con un formidabile ultimo giro di pista che passerà agli annali dei giochi olimpici.

La guerra, tuttavia, incombe, e la carriera sportiva di Zamperini si interrompe quando viene reclutato nell'Aviazione a stelle e strisce come bombardiere. Nel 1943, mentre partecipa ad una missione di soccorso, il suo B-24 precipita nell'Oceano Pacifico e Zamp sopravvive su di una scialuppa insieme a due commilitoni per 47 giorni cibandosi di pesce crudo e schivando le mitragliate aeree giapponesi. I tre vengono infine tratti in salvo dalla marina nemica e qui per Zamperini inizia una vera e propria discesa agli inferi: rinchiuso in un campo di prigionia e preso di mira dal sadico caporale giapponese Mutsuhiro Watanabe, detto Bird, uccello, verrà sottoposto a vessazioni e violenze fisiche e morali di ogni tipo e dalle quali uscirà indenne solo grazie alla sua forza interiore. Tornato in patria alla fine della guerra, Zamperini riesce a sposare la sua amata Cinthia, ma gli effetti del conflitto si fanno sentire sulla sua psiche. Per superare lo stress post-traumatico si da all'alcol, finchè la moglie, per salvare il matrimonio, inizia a frequentare il predicatore battista Billy Graham, il più noto dell'epoca, fino a convincere lo stesso Louis a seguirla.

È qui che inizia una nuova fase della sua esistenza, ma della quale nel film non c'è praticamente traccia. Solo una scritta in sovraimpressione mentre scorrono i titoli di coda avverte che «Dopo anni di stress post traumatico Louis mantenne la sua promessa di servire Dio, decisione che riteneva gli avesse salvato la vita. Spinto dalla fede Louis capì che la soluzione non era la vendetta, bensì il perdono. Tornò in Giappone, dove si rappacificò con i suoi vecchi carcerieri. Solo l'"Uccello" si rifiutò di vederlo». E così in effetti fu: la ritrovata fede cristiana fece di Zamperini un instancabile predicatore di perdono e riconciliazione tra i popoli, ma di tutto questo, appunto, nel film non c'è traccia, se non quelle poche righe che scorrono sullo schermo mentre gli spettatori stanno già guadagnando l'uscita dalle sale.

Com'era prevedibile, questa assenza ha provocato polemiche negli USA e la Jolie si è difesa affermando di aver voluto lanciare un messaggio universalistico, non legato quindi ad una specifica fede, in questo caso il cristianesimo. Resta il fatto che, nella biografia di Zamperini che è servita da base per la sceneggiatura, il suo impegno in favore del perdono e della riconciliazione ha uno spazio senz'altro maggiore che non nel film. Un commovente filmato mostra un ultraottantenne e sorridente Louis mentre porta la fiaccola olimpica durante le Olimpiadi invernali di Nagano del 1998, in quel Giappone che tanta importanza ha avuto nella sua vita. Poche cose, come quel sorriso, mostrano come realmente fosse riuscito e perdonare chi tante sofferenze gli aveva inflitto. La corsa del vecchio Zamp è terminata nel luglio dello scorso anno, quando è morto novantasettenne circondato dalle persone che amava e prima che il film a lui dedicato fosse concluso. E, c'è da giurarci, avrà senz'altro perdonato chi ha omesso di raccontare questa parte così importante della sua vita. Del resto, il perdono non è solo difficile da vivere, ma anche da rappresentare.

 

07/02/2015 07:47 Pietro Buttiglione
Affido qui, unico 3D assonante, una richiesta di preghiera
da portare oggi a Dio, magari x intercessione ..
Io oggi lo faró col Rosario, una preghiera che non
frequento ( cfr quello che scrisse il Monfort o dice il
Gasparino) ma oggi per i fratelli CRISTIANI della
martoriata Ucraina, fratelli nell'UNICO Padre, lo farò.
E cmq sia fatta sempre la Sua volontà.
Pieto



03/02/2015 23:13 stefano prior
la Jolie che lancia un messaggio "cattolicistico", volendo far scomparire il Cristianesimo mi fa sorridere...
Fab: ha ragione da vendere! Anche se non userei l'espresione "avanguardie culturali" per un prodotto hollywoodiano. Si tratta piuttosto di una delle pellicole orientate ad un indottrinamento neoculturale: un filone finanziato dai fan del cambiamento in chiave anticristica, post millenaristica... quasi a scongiurare il ritorno di Gesù Cristo.



03/02/2015 14:32 Moreno Migliorati
Però c'è da aggiungere che altri hanno letto la figura del protagonista in chiave cristologica: Zamperini che porta su di sè i peccati degli altri progionieri, che risorge dopo la prigionia e così via (letture pubblicate in siti cristiani d'Oltreoceano) quindi non sarei così pessimista.


03/02/2015 12:34 fab
la Jolie si è difesa affermando di aver voluto lanciare un messaggio universalistico, non legato quindi ad una specifica fede, in questo caso il cristianesimo.

E' davvero un'ottima sintesi della vera, autentica crisi dell'occidente: una smania di politicamente corretto che in nome di un neutralismo (aggiungo: davvero bigotto!) rinuncia semplicemente alla verità. Ma quando la verità viene immolata sull'altare di una ideologia vuol dire che le cose vanno davvero, davvero male. Che le avanguardie culturali diano questi segni dovrebbe far pensare non tanto i cristiani, ma gente tutta.



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Moreno Migliorati

Moreno Migliorati è nato negli anni '60 a Città di Castello. Evangelico operaio dell'ultima ora, entra tra i paolini della Società San Paolo ad Alba a trent'anni suonati. Tornato in diocesi, frequenta il Seminario Regionale Umbro di Assisi e viene ordinato presbitero nel 1998. Da sempre appassionato di old media, non tarda ad appassionarsi anche di new media: è tra i primi blogger italiani in assoluto e tra i primi don ad affacciarsi ai social. Attualmente è parroco in una parrocchia della sua diocesi, direttore dell'Ufficio comunicazioni diocesano e responsabile delle pagine diocesane del settimanale cattolico regionale. Nel tempo libero gli piace praticare fitness, vedere qualche bel film, leggere, ascoltare musica e coccolare e farsi coccolare dalla gatta con cui convive da undici anni.

 

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