Non vendo il sangue di mio marito
scelto da Luigi Accattoli | 25 gennaio 2015
"Quando fu ucciso mio padre mamma aveva 19 anni e restò sola con me. Successivamente l'uccisore di mio padre le disse che mi avrebbe mantenuto agli studi ma lei rifiutò l'offerta accompagnandola con una frase significativa: io non vendo il sangue di mio marito"
di Francesco Viviano

Francesco Viviano, giornalista di "Repubblica", racconta in "Io, killer mancato" [Chiarelettere editore 2014, pp. 143, euro 14.00] la propria storia di figlio della Sicilia più difficile: genitori analfabeti, padre ladruncolo, la miseria che gli impedisce di studiare. In mezzo a mille stenti arriva a fare il fattorino all'Ansa e da fattorino diviene telescriventista e poi giornalista. Così racconta la morte del padre e il suo tentativo di vendicarla:

"Avevo 13 mesi quando mio padre Salvatore fu ucciso a 22 anni mentre fuggiva disarmato dopo un tentativo di furto in una conceria. Sicuramente aveva sbagliato, non doveva rubare. In precedenza era stato arrestato perché aveva rubato alcune travi di legno, lo dico a dimostrazione della povertà assoluta in cui vivevamo. Mia madre Enza aveva 19 anni e restò sola con me. Successivamente l'uccisore di mio padre le disse che mi avrebbe mantenuto agli studi ma lei rifiutò l'offerta accompagnandola con una frase significativa: 'Io non vendo il sangue di mio marito'. A diciassette anni, in un momento difficile, dopo che avevo dovuto abbandonare la scuola, decisi di vendicare mio padre. Scelsi il giorno in cui era stato ucciso. Lo aspettai sotto casa, pioveva. Con gli ombrelli che coprivano gli occhi era la condizione ideale. Gli arrivai di sorpresa alle spalle, lui però portava in braccio un bambino di circa un anno e il piccolo, con lo sguardo rivolto alle spalle di suo padre, mi guardava abbozzando quasi un sorriso. A quel punto ho abbassato la pistola, l'ho rimessa in tasca e mi sono allontanato". Viviano ha deciso di narrare se stesso per lasciare ai cinque figli una chiara memoria della storia da cui vengono e l'ha deciso dopo che gli hanno diagnosticato un tumore allo stomaco. Dice di credere in Dio ma di non essere praticante "anche perché essendo divorziato non mi sono potuto più accostare alla comunione".

Ho preso le sue parole dal libro autobiografico e da un'intervista a "L'Eco di San Gabriele" del novembre 2014. Un abbraccio a Francesco, ai cinque figli, alla memoria della fiera mamma e di quel papà ladruncolo per fame.

 

28/01/2015 11:05 pietro b
Mi hai fatto venire in mente:
"E chi sono io x giudicare?"



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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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