Il dialogo, la libertà e il recupero
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 26 gennaio 2015
Con il linguaggio tipico dei bambini Lucia e Irene hanno compreso quanto scritto in un documento conciliare, come la Dichiarazione «Nostra Aetate»

"Secondo me la religione è uguale in tutto il mondo, perché, anche se gli uomini hanno un Dio diverso, in realtà è lo stesso perché nel mondo esiste un solo Dio. Per me Dio esiste e anche se nelle video-cassette o nelle immagini lo presentano in modi diversi, per me è così: con una tunica bianca, dei capelli lisci e lunghi fino alle spalle, un'aureola d'oro con su scritti i nomi di ogni persona del mondo. Secondo me parlerà anche tante lingue diverse per capire ogni persona".

Lucia, classe quarta della scuola primaria di un sobborgo di Trento, esprimeva così 3 anni fa il suo concetto di Dio. Dalla sua riflessione, analoga a quelle di molti altri bambini capaci di esprimere con semplicità concetti talvolta ostici agli adulti, era nata l'idea di alcuni sussidi sul tema ecumenico rivolti al mondo dei più giovani. I testi, in collaborazione con il delegato diocesano per la Cultura e l'università, l'Ecumenismo e il dialogo interreligioso, sono di Alessandro, il laico quasi cinquantenne che dirige da otto anni il Centro diocesano per l'Ecumenismo, fondato all'indomani dello speciale "mandato" affidato da Paolo VI (e confermato da Giovanni Paolo II) alla nostra diocesi di costituire quel "ponte" che nello storico Concilio non si era potuto realizzare.

Dialogando con un'ipotetica Giulia che interroga, emerge il significato di "religione", ma anche le sue distorsioni: "Oggi ci sono tante persone che dicono di essere credenti, ma con il loro comportamento invece tradiscono la loro fede!". Per questo è fondamentale conoscere le diverse religioni, "prima di farsi idee strane e soprattutto di dare giudizi". E questo può avvenire innanzitutto sui banchi di scuola, e ben prima in famiglia.

"Come fare per vivere bene questo incontro e per evitare che si trasformi in uno scontro?". Occorrono almeno quattro buone regole da mettere in pratica: fiducia, rispetto, curiosità, studio. Solo da qui può nascere il "dialogo".

Se la diversità fa parte della vita - diverse piante, animali, ambienti, popoli, religioni - per i bambini è certamente più facile, come spiega Irene di quinta: "Perché abbiamo armi forti e potenti, come il gioco, l'amicizia, il piacere di stare insieme e di vivere insieme".

Con il linguaggio tipico dei bambini - che viene però indotto dalla capacità degli adulti-educatori di far nascere domande cui fornire risposte chiare - Lucia e Irene hanno compreso quanto scritto in un documento conciliare, come la Dichiarazione Nostra Aetate: "I vari popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra, ed hanno un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti" (1).

Le buone regole a loro suggerite dalla lungimiranza di un adulto che non si sottrae alla responsabilità di educare possono portare lontano (perché "educare si può e si deve", ha titolato gli ultimi suoi libri, don Sandro, salesiano e pedagogo).

Ci si chiede cosa freni oggi genitori e insegnanti a far riflettere su questi temi, soprattutto in occasione di eventi, spesso drammatici come quelli più recenti, che raggiungono comunque i nostri bambini.

Esistono anche fatti che sollecitano da soli quell'essere "pensosi" fin da piccoli, come quello accaduto domenica 18 gennaio a Mori, nel Trentino meridionale, dove il libro del Corano è stato portato all'altare insieme al Vangelo durante la messa in occasione della Festa dei Migranti e dei profughi, celebrata dal vicario generale.

"Un gesto simbolico potentissimo, balsamo sulle ferite in questi giorni dolorosi e cupi" ha commentato Vincenzo che è stato presidente della Cooperativa Punto d'Incontro fondata da don Dante Clauser, il prete dei poveri morto due anni fa.

Un gesto di umiltà e condivisione da far conoscere ai più giovani per sollecitare domande cui abbiamo il dovere di rispondere. Già prima delle ricerche dell'epigenetica ogni genitore sapeva che alle domande occorre risposta, ma oggi sappiamo che la curiosità, innata, può essere stimolata con risvolti fino a qualche anno fa impensati sulla crescita neuronale. Così accanto, ai numerosi stimoli che possiamo fornire ai nostri figli si potrebbe dire insieme alle prime parole - da quelli sportivi a quelli culturali - perché non decidere anche per un'educazione che accresca la capacità di dialogo? La tolleranza per il diverso? La voglia di stare insieme non "nonostante", ma "proprio" per le differenze?

Forse potrebbe accadere di non dover registrare fatti di cronaca come quelli recenti di Parigi o la nascita di movimenti come Pegida in Germania o l'incendio alla moschea in Svezia ...

"Benvenuti in Occidente" si legge all'ingresso di Rostock, ex Germania Est; ma gli adulti d'Occidente, di cui giustamente spesso si richiamano le radici cristiane, conoscono il significato della libertà di matrice evangelica? I fratelli maggiori di Lucia e Irene direbbero che forse occorre un corso di recupero ...

 

 

30/01/2015 13:57 Pietro Buttiglione
IMO IL vero probl nn sta nel Quran all'altare ma
In quanto come cristiani siamo coscienti portatori
Dei contenuti RIVOLUZIONARIA della nostra
Fede.?! Oppure poco e niente.
Come dimostra avere paura del confronto



30/01/2015 11:39 Alberto Hermanin
Ringrazio Maria Teresa Pontara Pederiva per l'ulteriore contributo, in cui mi riconosco. Ugualmente, piuttosto che portare il Corano all'altare avrei preferito altre forme di vicinanza. In ogni caso, come Paix, non ne faccio una tragedia. Abbiamo visto Papi visitare moschee, dov'è il problema?
In un'altra dimensione, però, un po' di prudenza non può guastare; dico che gesti compiuti in totale aderenza con lo spirito conciliare - ed evangelico - talvolta suscitano conclusioni anche grottesche, come quelle di alcuni genitori che presentando i figli per la Prima Comunione chiedono che a loro venga spiegato dai catechisti che tutte le religioni sono uguali e ugualmente vere (l'ho sentito con le mie orecchie).
Non dico per questo di non fare quei gesti, anzi bisogna sempre "non avere paura": ma anche di considerare prudentemente queste possibili ricadute non desiderabili. Tutto qui.
Aggiungo che considero molto molto opportuno che la stessa Maria Teresa ci abbia chiaramente ricordato, se ve ne fosse bisogno, e secondo me ce n'è bisogno, la differenza fra ecumenismo e dialogo interreligioso.



30/01/2015 10:56 Maria Teresa Pontara Pederiva
L’accenno al tono pacato di Alberto mi permette di esprimere 2 considerazioni nell'ottica della necessità di educare i nostri ragazzi al dialogo consapevole:
1. Occorre distinguere fra ecumenismo e dialogo interreligioso, come spiega anche il card. Koch sull’Osservatore Romano di oggi: la dichiarazione Nostra Aetate (1965) di cui parla il post è sui rapporti con le religioni non cristiane (dialogo interreligioso), mentre il Concilio ci ha fatto dono anche del decreto Unitatis Redintegratio (1964) sui rapporti e il dialogo con quelli che chiama “fratelli separati” (ecumenismo in senso stretto).
2. Oggi, a 50 anni di distanza, oltre a tutti i passi compiuti in entrambi i campi in questi anni, abbiamo la Evangelii Gaudium di papa Francesco che definisce “contro testimonianza” la divisione tra i cristiani (246) e il dialogo interreligioso “condizione necessaria per la pace nel mondo” (250).
Riguardo ai fedeli di religione islamica scrive: “Non bisogna mai dimenticare che essi, «professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale». Gli scritti sacri dell’Islam conservano parte degli insegnamenti cristiani; Gesù Cristo e Maria sono oggetto di profonda venerazione ed è ammirevole vedere come giovani e anziani, donne e uomini dell’Islam sono capaci di dedicare quotidianamente tempo alla preghiera e di partecipare fedelmente ai loro riti religiosi. Al tempo stesso, molti di loro sono profondamente convinti che la loro vita, nella sua totalità, è di Dio e per Lui. Riconoscono anche la necessità di rispondere a Dio con un impegno etico e con la misericordia verso i più poveri” (252).
“Noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam che arrivano nei nostri Paesi” (253): è questo lo spirito che ha suggerito alla nostra diocesi l’iniziativa e la celebrazione in chiesa in occasione della Festa del Migrante. E non dimentichiamo, così per mettersi nelle scarpe altrui anche se può costar fatica, lo spirito di gratitudine che ha spinto i fedeli di religione islamica ad entrare in una chiesa cristiano-cattolica e partecipare alla Messa …



28/01/2015 16:28 Alberto Hermanin
Sono daccordo con Paix, nel merito e nel tono pacato; che condivido. Dico con cristiana franchezza che essere tacciati di "aver paura" ogni volta che si rielva una critica in una certa direzione è alquanto spiacevole. Io di paure ne ho molte, ma non questa, e meno che mai dell'ecumenismo, anche per motivi familiari che detto cento volte.


28/01/2015 12:56 Paix
(Il post precedente era ovviamente rivolto a Pietro)
Gilberto: non posso che concordare sulle iniziative che suggerisci.
Immagino che lo spirito del gesto andrà letto come tu proponi, e spero che sia stato letto così. Che altro dire? Non mi piace, ma non è la fine del mondo!



28/01/2015 12:52 Paix
"Non ti rispondo xchè non amo usare la Parola in UNA frase x
aver ragione in UNA discussione.."
E chi l'ha detto che lo scopo è aver ragione? Ma che diamine!
Mi dici: ti fa problema la liturgia. Rispondo: nel merito di questo specifico argomento, non si tratta di liturgia ma di vangelo (dato che la frase liturgica è ricalcata su quella evangelica). Replica tua: non si usa la parola per aver ragione in una discussione.

E ti meravigli perchè non sono particolarmente incline ad inoltrarmi con te sui sentieri dei massimi sistemi?!



28/01/2015 12:51 gilberto borghi
Paix. Sono d'accordo a quell'incontro ci verrei volentieri. E credo sarebbe molto utile. Aggiungo: una iniziativa congiunta in favore dei poveri. In una grossa parrocchia di bologna succede quasi stabilmente da qualche anno. Con l'effetto di avere fatto cambiare percezioni ad entrambi, cristiani e musulmani, sulla reciproca religione. In questo spirito il corano all'ambone dice: ci sono semi di verità anche nel corano.


28/01/2015 12:32 pietro buttiglione
Paix! sai bene quanto sono Kattivo!
Non puoi scrivermi 3/4 del msg declinando e sfuggendo dichiarando
a piè sospinto che tu sai ma non vuoi,,,
e poi alla fine lanciarmi il siluro della citazione…
NON ti rispondo ( come Tu non hai risposto alle mie domande..:)
ma non x ripicca o x sfuggire o x la tua struttura formale..no!
Non ti rispondo xchè non amo usare la Parola in UNA frase x
aver ragione in UNA discussione.. la mia tesi è sempre la stessa:
siccome nn si nasce imparati, uno cerca, studia, confronta,
approfondisce non un solo aspetto, non una sola voce, non un
solo versetto… e poi parla. Eppure mi era parso che su questo si con-veniva.. :)



28/01/2015 11:35 Paix
Caro Pietro, che nostalgia. Non so perchè tu dia per scontato (fortunatamente in modo non supponente ;) che io viva nel magico mondo della catto-marmellata, incontrando intorno a me solo pie vecchiette del rosario, figli di Maria e ingenui animatori dell'Acr che cantano l'alleluia delle lampadine da mane a sera. Stai tranquillo, vivo anche io nel mondo reale e incontro persone reali con dubbi o intenti polemici reali, tra cui, per esempio, tu, che in molte discussioni passate abbiamo appurato essere molto lontano dai contenuti della fede cattolica su moltissimi aspetti, e lo sottolineo semplicemente come un dato di fatto, per dire che sarebbe ozioso discutere come se ci incontrassimo partendo da basi comuni. Se non ricordo male, tra le nostre basi comuni per avviare una discussione su questo come su ogni altro argomento non ci sarebbe nemmeno la fede nella divinità di Cristo, il che allunga a dismisura il terreno della discussione. Lo so che vuoi aggiungere altra carne al fuoco, come dicevi tu stesso nel primo intervento: ti ho risposto molto stringatamente perchè ero e sono interessata particolarmente a sviluppare bene la carne che c'è già qui, in questa discussione che mi sta abbastanza a cuore,su questo specifico problema e questo specifico fatto verificatosi a Trento, e meno a impelagarmi in una discussione sul problema messa-sacrificio/messa-festa/messa-comunità, che è a dir poco elefantiaco. So che tu ami il lancio di elefanti (e credimi te lo dico con affetto), ma francamente non sono sicura di voler addentrami con te in questa discussione, soprattutto se introdotta stile: "esponimi in breve come risponderesti a chi ti pone il problema della malvagità di Dio, del libero arbitrio e del significato della Redenzione". Una cosa è certa: che a questa persona (a te?) non risponderei *in breve*!
Cerco di restare almeno vagamente all'interno del discorso che stiamo facendo qui rispondendoti riguardo alla liturgia. Dici che mi fa problema la "liturgia", immagino in risposta al mio osservare che l'aspetto sacrificale della messa è ribadito dalle parole della liturgia. Ora, la liturgia deve essere un mezzo, non un fine, molto bene, concordo. "Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi", però sono parole di Cristo. E' lui stesso che lo dice di sè.Quindi in questo specifico caso, la liturgia riprende le parole di Cristo, e non a caso è il momento più importante della messa. Naturalmente io non posso che prendere atto di come Cristo stesso ha definito i gesti che ha compiuto durante l'ultima cena. Il che, come ho già detto, non esclude le altre dimensioni che si sperimentano durante la messa e che sensibilità diverse tra i cristiani e lungo i secoli mettono di volta in volta più in luce o più in ombra. Questo specifico aspetto però non mi pare possa essere seplicemente accantonato. E', nè più nè meno, che il cuore.



28/01/2015 11:02 pietro b.
Paix.
Non vorrei citarti tesi che evidentemente non hai frequentato,
non ci tengo proprio ad essere 'supponente'.
Oggi siamo capaci di esprimere qualsiasi cosa senza appoggi.
Nello specifico:
Cosa risponderesti tu a tutti quelli ( e sono tantissimi, anche se tu non li frequenti..:) che ti pongono questa domanda:
" Ma che razza di Dio crudele ed infame è il vostro che per sanare una
OFFESA FATTA A SE STESSO DEVE MANDARE SUO FIGLIO A MORIRE E DI QUELLA MORTE??!! OOPS SKAPPATA LA MAJUSCOLA..
Ed aggiungerebbero:
" Oltretutto è un Dio del tutto impotente, poteva inventare qualcosa di meglio!"
E sicuramente si sganascerebbero dalle risate se aggiungessi:
" Sai com'è… ad una offesa ad un Potentissimo … per riparare ci voleva il
Sacrificio di un Potentissimo!!"
Vedo che a te ti fa problema la Liturgia.
A me assolutamente nessun probl.
La Liturgia è e DEVE essere un MEZZO, non certo un fine.
Mi aspetto, dal tuo tono pacato e ragionevole delle contro-
argomentazioni pari. Grazie!



28/01/2015 10:20 Paix
Ah, dimenticavo. Non sono sicura di comprendere appieno la domanda "credi che Dio si preoccupi di quello che c'è scritto su di lui nel Corano". Se la intendiamo nel senso che la cosa non può offenderlo, ovviamente penso di no. Ma se la intendiamo come "credi che per Dio faccia differenza se pensiamo che Cristo sia suo Figlio o no", CERTO che penso faccia differenza, o non credo si sarebbe preso il disturbo di mandarlo in mezzo a noi. E non vedo perchè ribadire questo debba escludere il fatto che è altrettanto importante che non ci guardiamo in cagnesco.


28/01/2015 10:11 Paix
Gilberto. "Non è una gran bella cosa usare Giovanni Paolo II per..." etc. Infatti non l'ho fatto: davo per scontato esattamente il contrario, ossia che la cosa non fosse possibile. Ma Ale su questo mi pare sia già stato sufficientemente esaustivo. Vabbè.
"Di cosa hai paura, che il Dio di Gesù Cristo si contamini..." etc. No, non ho paura. Lo ripeterò, anche se l'ho già detto: la cosa non mi scandalizza. Semplicemente la trovo insensata.Non sono ansiosa di "segnalare quello che ci divide" tra le due opzioni: stiamo parlando di un gesto ben preciso, non del complesso delle relazioni interreligiose tra cristianità e islam (e anche se fosse così, non credo che l'"opzione unitiva" consista nell'ignorare bellamente certe cose, semmai nel cercarne di davvero unificanti). Questo gesto ovviamente non "sporca" la messa, semplicemente perchè non ha il potere di farlo, ma offre quantomeno gravi problemi di coerenza non appena si gratti un minimo la superficie (lungi dall'essere "potentemente simbolico", il simbolo stesso si sgonfia non appena si penetra più giù della copertina dei libri), e questo mi porta a gravi perplessità al riguardo, non a rotolarmi in terra urlando "blasfemia!".
Infine, "almeno offri qualche alternativa di gesti": beh, non è che abbia fatto parte della commissione che ha deciso questo in particolare, se lo avessi fatto avrei certo cercato di proporre qualche alternativa. Qui siamo in una discussione online e si fanno considerazioni su un fatto avvenuto. Posso provarci, comunque. Su due piedi mi viene in mente un incontro culturale per promuovere la conoscenza del Corano, per esempio, e non in senso polemico, tutt'altro: è un testo poetico, potente e di spiritualità profonda e affascinante. Ma discutendo si può di certo trovare di meglio, magari anche qualcosa di meno asettico.

Pietro. "Vedere la Messa come un sacrificio perdendone la dimensione comunitaria" spero proprio di non farlo. Non so bene se mi ammonisci contro questo rischio perchè ho detto che nella Messa si celebra e si rinnova il sacrificio di Cristo, cosa che del resto è ribadita anche dalle parole della liturgia. La dimensione comunitaria si affianca a questo aspetto, come è ovvio.



28/01/2015 08:18 Pietro Buttiglione
Non x puntellare Gil. che nn ne ha affatto bisogno ☺️
Ma x aggiungere carne al fuoco...
Vedere la Messa come sacrificio perdendone la
dimensione comunitaria x me è in contraddizione
sia con il suo significato presso i primi cristiani sia
con quanto oggi tantissimi discutono in merito.
Un nome x tutti: Roberto Mancini.
E se la dimensione comunitaria prevalesse
Anche Giuda e Caino possono essere portati
in offerta al Signore che, si badi bene!!, non resta
inquinato neanche dalle mani di un prete officiante
pedofilo.



28/01/2015 02:58 Ale.
Post 1-(Paix):"...(Giovanni Paolo II, Ut unum sint,18,32-33)
E questo non per favorire il dibattito citazionistico, ma un po', lo confesso, per vedere se si darà del "possessore di un concetto di verità escludente" anche a lui. :P". (Battuta che evidentemente sottintendeva come ciò non fosse possibile, NDR).

Post 2-(Borghi): "Non è una gran bella cosa utilizzare san Giovanni paolo II come pezza d'appoggio per dire una cosa che lui non ha mai detto: cioè che la verità è esclusiva!"

Chiaro esempio dell'attenzione con cui vengono letti e compresi i post altrui...
E poi si vorrebbe cercare ciò che unisce...



28/01/2015 00:19 gilberto borghi
Paix, ma di cosa hai paura? Che il Dio di Gesù Cristo si contamini con quello di altri? Che la messa venga "sporcata" da una presenza blasfema? Che non siamo abbastzna chiari e duri nel difendere il nostro Dio? Io credo ad un Dio che non ha paura di sporcarsi con l'uomo, che non teme la blasfemia, che non chiede a noi di difenderlo. E credo che sia il Dio di Gesù Cristo.
Perchè tra le due opzioni, se "segnalare" ciò che ci unisce o ciò che ci divide, sei così preoccupato di segnalare la seconda? Ma credi che Dio si preoccupi di quello che c'è scritto su di Lui nel corano? O si preoccupi piuttosto del cuore di chi legge il corano e la Bibbia e ci chieda di smettarla di guardarci in cagnesco?
Anche io voglio incontrarci sulla comune aspirazione al bene, sul riconoscimento di un Dio padre misericordioso, sul valore della carità. Se il gesto del corano non ti piace ci può stare. Ma allora, se davvero questo è quello che desideri, offri qualche altra alternativa di gesti, anche meno simbolici magari... e magari su quelli mi troveresti d'accordo.
PS. Non è una gran bella cosa utilizzare san Giovanni paolo II come pezza d'appoggio per dire una cosa che lui non ha mai detto: cioè che la verità è esclusiva! Il suo concetto di verità era inclusivo, di ogni ricerca umana e di ogni espressione di fede e religione. Basta leggere per intero l'enciclica. E questo è ben diverso dall'indefferentismo religioso.



27/01/2015 22:43 M. Luisa
Quoto gli interventi di Paix parola per parola, nel merito e nel metodo.

Ha espresso molto meglio di quanto avrei saputo fare io le riflessioni che si accavallavano nella mia mente riflettendo su cosa è la Messa.
Se essa è – come è – il memoriale, cioè l’attualizzazione, del sacrificio e resurrezione di Gesù Cristo, Dio fatto uomo che ha offerto il suo sangue “per la nuova ed eterna Alleanza”, quale senso può avere “offrire” un libro che, pur riconoscendo Gesù come profeta, nega recisamente la sua morte ed ancor più il suo essere Dio?
Se tale offerta è stata fatta da musulmani presenti alla Messa , è evidente che non sanno cos’è la Messa.
Se invece è stata fatta da cristiani per simboleggiare l’unione di tutti i popoli (e di tutte le religioni?) al cospetto dell’unico Padre, è evidente che non conoscono il contenuto del libro offerto o che non hanno dato importanza alla sua negazione del Dio “Figlio”, mentre nella Messa Egli viene adorato in unità col Padre e con lo Spirito Santo.
Qualcosa stride fortemente, se i gesti hanno un valore; e anche i gesti simbolici dovrebbero saper dare ragione di sé in profondità.
Vi sono tanti modi per accogliere i fratelli musulmani vedendo in loro il volto di Cristo, per dia-logare con loro e cercare il bene che unisce, ma non mi sembrano necessarie “forzature” liturgiche.



27/01/2015 21:51 Paix
E scusandomi per il doppio post aggiungo un'unica citazione, che nella sua chiarezza mi sembra illuminante:
"In materia di fede, il compromesso è in contraddizione con Dio che è Verità. Nel Corpo di Cristo, il quale è "via, verità e vita" (Gv 14,6), chi potrebbe ritenere legittima una riconciliazione attuata a prezzo della verità? La Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa Dignitatis humanæ attribuisce alla dignità umana la ricerca della verità, "specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa" e l'adesione alle sue esigenze. Uno "stare insieme" che tradisse la verità sarebbe dunque in opposizione con la natura di Dio che offre la sua comunione e con l'esigenza di verità che alberga nel più profondo di ogni cuore umano." (Giovanni Paolo II, Ut unum sint,18,32-33)
E questo non per favorire il dibattito citazionistico, ma un po', lo confesso, per vedere se si darà del "possessore di un concetto di verità escludente" anche a lui. :P



27/01/2015 21:25 Paix
Sì, è evidente che non si risolve in questo modo.
Sul volere o meno "convertire" non mi soffermo, perchè di fatto non è di questo che stiamo parlando, anche se certo il fatto stesso di amare gli altri significa sperare che incontrino Cristo, e l'accusa di grossolanità sull'ecumenismo che mi stai facendo neanche troppo tra le righe, Gilberto, francamente la trovo gratuita. Come anche tutte le successive esagerazioni stile straw man argument: la presunzione di possedere tutta la verità, valutare zero la verità degli altri e via discorrendo (e accusando). Non sto a rispondere perchè non credo di aver dato motivo di ribattere così.
Cerchiamo di stare al punto, a meno che il punto vero e proprio non ci crei qualche problema. Dire che il Corano non è parola di Dio sarà troppo brusco? Si può dire o ci si deve beccare la filippica antiintolleranti-che-pensano-di-possedere-la-verità? E' troppo diretto? Ci rende uguali a quel pastore americano che ne bruciava le pagine in piazza? (a proposito di bianco o nero, tra l'altro!) Ma ci rendiamo conto di quanto rischiamo di essere ipocriti?
Ammesso poi che si voglia onorare il Corano per dar valore alla parte di verità che brilla in un'altra fede e cultura, davvero non c'è modo meno ambiguo di farlo che metterlo a fianco del vangelo durante una messa? E' *questo* il mio interrogativo.
Se dobbiamo costruire, come è giusto che sia, su basi comuni, su quello che ci unisce, certo *non* ci unisce il Corano, o per lo meno non ci unisce certo in relazione alla figura di Cristo, di cui la messa celebra sacrificio e resurrezione mentre il Corano ne nega recisamente la stessa morte, descrivendo tale credenza una blasfemia orrenda. E' ragionevole celebrare la liturgia eucaristica e recitare il Credo durante una messa in cui si è onorato insieme al Vangelo un libro che invoca la maledizione di Allah su chi sostenga che Gesù è il figlio di Dio? Non è che mi sembra scandaloso: mi sembra proprio insensato. Cos'è, facciamo finta che tali cose nel libro non ci siano, appoggiandoci sulla fondata certezza che buona parte dei presenti cristiani non lo leggerà mai e confidando quindi nella buona riuscita del "gesto"? Rispettare le religioni degli altri significa prenderle sul serio, non passare sopra a certe cose ritenendole bagatelle di poco valore.
Incontriamoci sulla comune aspirazione al bene, sul riconoscimento di un Dio padre misericordioso, sul valore della carità. E ricordiamoci che uno dei nemici più grandi dell'ecumenismo vero è l'indifferentismo religioso.



27/01/2015 19:44 gilberto borghi
Portandolo all'altare diciamo quello che dice il nuovo testamento. Gv 11,51-52; Ef 2,14-16; Gv 17, 20-23; Mc 9.40. Mt 8, 10-12; Lc, 13, 18-29.
Diciamo quello che dice San Giovanni Paolo II: Redemptori Missio 56; Quello che dice Nostra Aetate 2;
Diciamo quello che diceva San Giustino nel primo secolo: Apologia I 46, 2-4; II 7, 1-3.
Potrei andare avanti, ma è evidente che il problema non si risolve in questo modo.
Allora provo con un paradosso.
Ammesso e NON CONCESSO che "Ecumenismo" per qualche commentatore qui significhi trovare il modo di convertire al cristianesimo chi non è cristiano, come pensiamo di coventirli? Dicendogli bellamente che quello che hanno creduto fin'ora sono solo e tutte balle? Come si fa far percepie loro che Cristo è LA VERITA', se ciò che fin'ora hanno ritenuto verità gli diciamo che vale zero?
Ma è mai possibile che l'unico concetto di Verità possibile sia sempre "escludente"? Cioè o bianco o nero? Che non esistano gradi nella Verità?
E' mai possibile che siamo così presuntuosi da ipotizzare che noi possediamo "tutta la verità" e che fuori della Chiesa la verità è zero?
(Tra perentesi. Fose sarebbe meglio cominciare a pensare che non possediamo la Verità, ma siamo posseduti dalla Verità, che perciò Essa ha confini ben più grandi di quelli che noi possiamo vedere e definire attraverso la Chiesa. La Chiesa stessa non è padrona della verità, ma è posseduta da essa, e non ha raggiunto ancora tutta la Verità, tutta intera. Ma ci sta ancora camminando dentro. A me risulta che non siamo ancora nel paradiso e che quello che saremo non è stato ancora rivelato).
Allora, proprio perchè sta succedendo quello che succede è doveroso che sottolineamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide, con chi ha una fede diversa dalla nostra.
Dove è scritto che fare questo, ipso facto, significa che la nostra fede e la loro è identica?



27/01/2015 17:38 Paix
Sì, bene. E il Corano all'altare durante la messa *cosa* c'entra con tutto ciò? Scusa se tengo il punto, ma si porta all'altare il Vangelo perchè lo si riconosce parola di Dio, la buona notizia senza la quale "vana è la nostra fede". Ne dobbiamo dedurre che riconosciamo parola di Dio anche il Corano? In che senso portarlo all'altare è un gesto di "umiltà"? Nel senso che non ci permettiamo neanche di dire che non lo riteniamo parola di Dio? Ma è proprio così: non lo riteniamo parola di Dio, nè un testo rivelato, nè ispirato da Dio. Il fatto che milioni di uomini, e sempre più spesso anche nostri diretti compagni di strada che ci sono cari come fratelli lo ritengano tale *non* lo rende tale. L'ambiguità non giova a nessuno, senza contare che ci è chiesto di predicare il Vangelo ad ogni creatura, andando in tutto il mondo. E anche questo è Nuovo Testamento.


27/01/2015 15:53 Maria Teresa Pontara Pederiva
Il significato? … “Chiesa senza frontiere, Madre di tutti” il tema del Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2015 che si celebrava domenica 18 gennaio.
“La Chiesa allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini e per annunciare a tutti che «Dio è amore» (1 Gv 4,8.16)” si legge nel testo.
“La Chiesa senza frontiere, Madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare”.

Dio è Padre di tutti gli uomini, anche se i nomi per indicarlo (o per escluderlo) sono diversi e le religioni (lo dice il termine) sono uno strumento per stringere rapporti con gli altri e con Dio.
Per un cristiano non si tratta di chiedere “se” l’altro crede in Gesù Cristo, perché riconosce nell’altro Gesù Cristo stesso, soprattutto se povero ed emarginato. E questo è Nuovo Testamento, ben prima del Vaticano II.



27/01/2015 09:59 Paix
Uhm. Quello del corano all'altare sarà stato un gesto simbolico potentissimo, ma esattamente *cosa* voleva significare? Cioè, qual era (o voleva essere) il significato di tale simbolo?


26/01/2015 18:50 Maria
Tutte le religioni sono uguali "secondo me ". amen. la voce dei bambini( astutamente indottrinati dagli adulti)
Domanda alla bambina. secondo te Gesù Cristo che è venuto a fare a questo mondo?Se c'erano già tante religioni buone e vere a questo mondo quando è venuto Gesù,cosa è venuto a fare? perchè si è fatto crocifiggere? perchè è risorto? E perchè oggi noi dobbiamo credere in Lui se tutte le religioni sono equivalenti?
forse che Gesù è venuto è morto ed è risorto perchè oggi la gente creda in Maomettoo o in Budda o in Visnu o nella Grande Dea?
perchè Gesù ha detto "IO sono la via la verità la vita"????
se è assolutamente indifferente creder in Gesù, piuttosto che in Maometto o in Budda o nella Dea ?
Il Credo cattolico, che proclamiamo ogni domenica alla Messa è dunque ipocrisia e falsità: suppongo che Teresa Pontara Pederiva reciti il Credo pensando dentro di se' : quello che sto dicendo non è vero, lo dico così tanto per dirlo.

CRedo in un solo SIGNORE Gesù Cristo.
Credo nello Spirito Santo
credo nella Chiesa cattolica
credo in un SOLO battesimo per il perdono dei peccati.
tutte queste cose Maria Teresa POntara Pederiva le crede oppure no?
Il veleno del modernismo è solo la mancanza di coraggio di dire apertamente: non crediamo più nel CREDO CATTOLICO, non crediamo più in Gesù Cristo UNICO salvatore, crediamo in una religione mondiale, universale,sincretistica, un misto di tutte le religioni, un calderone di tutte le credenze. Che ci porterà al punto OMEGA!
abbiate questo coraggio1 Il coraggio di rinnegare Gesù!



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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