Il pugno e la Luna
di Giorgio Bernardelli | 16 gennaio 2015
Tutti a discutere su un improbabile Francesco in versione Rocky. Mentre lui sdoganava il primato della gente semplice nel dialogo interreligioso

Ma ha detto proprio «pugno»? Chi? Lui? Papa Francesco? Lo stesso della misericordia (ma solo finché non gli tocchi la mamma...). Sì, sì, l'ha proprio detto: s'è visto anche in tv. «È vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un grande amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno, è normale». L'ha detto, l'ha detto! E con «porgi l'altra guancia» adesso come la mettiamo?

Io non so se sia giusto o no mettere la moviola in campo nelle partite di calcio. Ma mi piacerebbe che su questioni che sono estremamente più serie provassimo ad utilizzare un altro metodo. Quello che - al di là delle immagini colorite - prova a cogliere il senso complessivo di un discorso. Magari ascoltandolo fino in fondo.

Che cosa ha detto Francesco ieri sull'aereo che dallo Sri Lanka lo portava nelle Filippine? Che non si può uccidere in nome della religione e che la libertà non può essere utilizzata per offendere la fede degli altri. Vi sembra un concetto particolarmente nuovo sulla bocca di un Papa?

A me no, ma da ieri pomeriggio è cominciata l'ennesima disfida esegetica sul «pugile» venuto dalla fine del mondo. Ok, ognuno fantastica un po' quello che vuole.

Eppure... Io mi chiedo se questo discutere sul nulla non ci porti a perdere di vista le cose interessanti. Nella conferenza stampa di ieri - ad esempio - è passata del tutto inosservata un'altra risposta data da papa Francesco, che a mio avviso era il «colpo secco» del match. Quella sulla visita fuori programma compiuta poche ore prima al tempio buddhista a Colombo. La trascrivo qui sotto perché ho seri dubbi che oggi la troverete da qualche altra parte:

«Ieri ho visto una cosa che mai avrei pensato a Madhu: non c'erano solo cattolici, c'erano buddisti, islamici, induisti e tutti vanno lì a pregare e dicono che ricevono grazie. C'è nel popolo, che mai sbaglia, qualcosa che li unisce e se loro sono così tanto naturalmente uniti da andare insieme a pregare in un tempio che è cristiano ma non solo cristiano... Come potevo io non andare al tempio buddista? Quello che è successo a Madhu è molto importante, c'è il senso di interreligiosità che si vive nello Sri Lanka. Ci sono dei gruppetti fondamentalisti, ma non sono col popolo, sono elìtes teologiche... Una volta si diceva che i buddisti andavano all'inferno? Ma anche i protestanti, quando io ero bambino, andavano all'inferno, così ci insegnavano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo: avevo 4 o 5 anni e andavo per strada con mia nonna, che mi teneva per mano, e sull'altro marciapiede arrivavano due donne dell'Esercito della salvezza, con quel cappello che oggi non portano più e con quel fiocco. Io chiesi: dimmi nonna, quelle sono suore? E lei mi ha risposto: no, sono protestanti, ma sono buone! È stata la prima volta che io ho sentito parlare bene di persone appartenenti alle altre confessioni».

A me piacerebbe che oggi riflettessimo su queste parole, molto più che sul dilemma «pugno o non pugno».

In queste poche battute Francesco ha detto tre cose:

1) il fatto che in un Paese diviso (come è lo Sri Lanka, appena uscito da una guerra civile sanguinosa) ci siano persone di altre religioni che si recano a pregare in un tempio cristiano è un fatto positivo;

2) questo ritrovarsi insieme del popolo - come dice lui - al di là delle distinzioni tra le diverse fedi non è una cosa che viene dopo, ma indica la strada al dialogo interreligioso;

3) questa esperienza è simile all'«ecumenismo di popolo» che nel cuore di tante persone ha anticipato il cammino poi compiuto dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II.

Credo che sia un discorso molto interessante e non solo per le latitudini esotiche dello Sri Lanka: dice qualcosa di attualissimo anche per noi. Penso alle mille prudenze e sottigliezze di tante nostre discussioni intorno al dialogo interreligioso. E penso al desiderio sincero di tante persone semplici di fedi diverse, che nella vita concreta non solo trovano la strada per vivere da fratelli ma si accolgono a vicenda anche nella preghiera.

Se lo fanno loro perché non dovrei farlo io, dice papa Francesco?

«Il popolo mai sbaglia» è un'affermazione tremendamente forte. Come si riconosce che un popolo non sbaglia? E che cosa lo rende diverso da quelle masse al centro di tante tragedie del Novecento europeo? Queste domande sono i pugni veri. E se le prendessimo sul serio?

19/01/2015 16:45 Yolanda
Segnalo l'articolo " la mamma, Dio e la non violenza"di Monica Lanfranco ,del 18-1 -15 sul Fatto Quotidiano.


19/01/2015 12:30 Ale
Mi auguro che della "pietà popolare" e del "popolo che mai sbaglia" si tenga conto anche quando dal papa dovrà essere emesso il parere definitivo su Medugorje.


19/01/2015 12:23 Carmelo Petrone
Grazie per la riflessione.
Ll'espressione "il popolo mai sbaglia" ha richiamato alla mia memoria un testo sulla pietà popolare in cui papa dice cose analoghe. (per il testo integrale consulta il seguente link http://www.vatican.va/news_services/liturgy/insegnamenti/documents/ns_lit_doc_pieta-popolare-papa-francesco_it.html )

Ecco le parole del Papa: "...Nel Documento di Aparecida si descrivono le ricchezze che lo Spirito Santo dispiega nella pietà popolare con la sua iniziativa gratuita. In quell’amato continente, dove tanti cristiani esprimono la loro fede attraverso la pietà popolare, i Vescovi la chiamano anche «spiritualità popolare» o «mistica popolare». Si tratta di una vera «spiritualità incarnata nella cultura dei semplici». Non è vuota di contenuti, bensì li scopre e li esprime più mediante la via simbolica che con l’uso della ragione strumentale, e nell’atto di fede accentua maggiormente il credere in Deum che il credere Deum. È «un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa, e di essere missionari»; porta con sé la grazia della missionarietà, dell’uscire da sé stessi e dell’essere pellegrini: «Il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitando altre persone, è in sé stesso un atto di evangelizzazione». Non coartiamo né pretendiamo di controllare questa forza missionaria! "
E continua il Papa: "Per capire questa realtà c’è bisogno di avvicinarsi ad essa con lo sguardo del Buon Pastore, che non cerca di giudicare, ma di amare. Solamente a partire dalla connaturalità affettiva che l’amore dà possiamo apprezzare la vita teologale presente nella pietà dei popoli cristiani, specialmente nei poveri... Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione".



18/01/2015 17:30 Dolvaso
Chissà quanti danni ha fatto Gesù, quando ha detto (Mt 7,1 e ss): "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?..."!
Pensa quanti danni ha fatto Doroteo di Gaza (e altri padri del deserto) perchè ha voluto seguire l'insegnamento di Gesù: http://bit.ly/13rfhAd.
Fanno molti, troppi, danni a chi è abituato a sparare giudizi a destra e a manca, sentendosi migliore degli altri perchè cattolico.



18/01/2015 17:27 Dolvaso
Chissà quanti danni ha fatto Gesù, quando ha detto (Mt 7,1 e ss): "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?..."!
Pensa quanti danni ha fatto Doroteo di Gaza (e altri padri del deserto) perchè ha voluto seguire l'insegnamento di Gesù: http://bit.ly/13rfhAd.
Fanno molti, troppi, danni a chi è abituato a sparare giudizi a destra e a manca, sentendosi migliore degli altri perchè cattolico.



18/01/2015 08:07 Pietro Buttiglione
X Fab
... E se Francesco avesse capito che una forma di
comunicazione tipo i comunicati CEI o i vari
Documenti ( eccetto quelli di Martini..) non
"Forano" quindi servono a niente, comunicano
solo la propria incapacità a comunicare??
Pietro
P. S. Capisco benissimo che si voglia fare muro,
difendere a tutti i costi la propria auto-referenzialitá,
come ad es. qualcuno qui scriveva che ci satirano
X invidia.... Ma è così difficile capire che arrogare a se
stessi il diritto di giudicare la Persona è vera e propria
IDOLATRIA, sostituirsi a Dio?? (( cfr: Ma chi sono io..))



17/01/2015 22:38 fab
Gesu non scherzava mica in quanto a espressioni colorite:

«Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare». (Mc 9,42).
Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; (Mt 5,29). E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; (Mt 5,30). «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo...». (Mt 16,23).

Naturalmente, ieri come oggi, sta solo allo Spirito coglierne il senso piuttosto che la lettera.... ma chi non vuole farlo non c'è rimedio.

Devo però ammettere che su altre espressioni papa Francesco non è che abbia eccelso come comunicatore efficacie, tipo il famoso "chi sono io per giudicare?": quello si ha fatto molti, troppi, danni.

Dovrebbe comunque fare più attenzione a quello che dice.



17/01/2015 11:03 mauriziove
Lo stolto guarda il dito, non la luna. Tutti i commenti, anche molti di quelli positivi, corrono questo rischio. Di ciò che ha detto resta solo una frase, estrapolata dai tanti concetti profondi e scomodi che ha avuto modo di sollevare. Quelli che si sentono colpiti dalla sua schiettezza non hanno perso occasione per scandalizzarsi ed aizzare le folle. E' solo l'inizio. Ma "non prevarranno".


17/01/2015 06:18 Beppe Bortoloso
CENTRO!!!


16/01/2015 21:05 Dolvaso
http://www.vita.it/mondo/attualita/moni-ovadia-il-pungo-di-francesco-lungimirante.html


16/01/2015 19:53 Maria
http://www.ilfoglio.it/galleria/1980/il-pugno-ex-cathedra-visto-da-vincino.htm

Divertente l'ultima vignetta; papa Francesco dice all'Imam "Io li storisco con uno sganassone e l'altro risponde " E poi io gli taglio la testa"



16/01/2015 13:44 Alberto Hermanin
Caro Bernardelli
Concordo con te: non mi pare di aver sentito nulla di particolarmente nuovo in ciò che ha detto ieri il Papa. Di nuovo c’è, semmai, il modo impareggiabile con cui l’ha detto, esprimendo concetti alti con espressioni di buon senso umano: ci conservi Dio questo e altri Papi che verranno capaci di farsi capire così efficacemente.
Quanto all’ecumenismo: non se mio padre, luterano, sia all’inferno o in paradiso, ma di certo non vi sta per il suo essere luterano. Anche prima del Concilio e in pieno medioevo Dante ipotizzava che persino gli scomunicati potessero salvarsi.
Il popolo che non sbaglia mai? Altra eventuale polemica scipita, autopsia delle parole sterile e inutile: soccorre il buon senso anche in questo caso.



16/01/2015 12:43 Fabricianus
E' un commento che faccio al volo senza approfondimento: il popolo mai sbaglia non è solo un'affermazione tremendamente forte, ma la prendiamo per buona? Occhio....

Un caro saluto a tutti.



16/01/2015 12:32 Guido Mocellin
Bravo Giorgio Bernardelli!


16/01/2015 08:55 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie, Giorgio per la riflessione, ma per correttezza la trascrizione integrale della conferenza stampa sull'aereo si trovava già ieri sul portale di Vatican Insider-La Stampa nel pezzo del collega Andrea Tornielli:
La sua visita al tempio buddista a Colombo è stata una grande sorpresa. Fino al XX secolo i cristiani dicevano che il buddismo era una truffa e che era la religione del diavolo. Quale sarà il futuro dei rapporti con questa religione?

«Il monaco che guida questo tempio è riuscito a farsi invitare dal governo all'aeroporto, è anche molto amico del cardinale Ranjith e quando mi ha salutato mi ha chiesto di visitare il tempio. Ho parlato col cardinale, non c'era tempo. Quando sono arrivato ho dovuto sospendere l'incontro con i vescovi, perché non stavo bene, ero stanco, dopo i 29 chilometri ero uno straccio. Ieri, dopo essere tornato da Madhu, c'era la possibilità. Ho telefonato e sono andato. Là ci sono le reliquie di due discepoli di Budda, erano in Inghilterra e i monaci sono riusciti a farsele ridare. Lui è venuto all'aeroporto, io sono andato a trovarlo a casa sua. Poi, ieri io ho visto una cosa che mai avrei pensato a Madhu: non c'erano solo cattolici, c'erano buddisti, islamici, induisti e tutti vanno lì a pregare e dicono che ricevono grazie. C'è nel popolo, che mai sbaglia, qualcosa che li unisce e se loro sono così tanto naturalmente uniti da andare insieme a pregare in un tempio che è cristiano ma non solo cristiano... Come potevo io non andare al tempio buddista? Quello che è successo a Madhu è molto importante, c'è il senso di interreligiosità che si vive nello Sri Lanka. Ci sono dei gruppetti fondamentalisti, ma non sono col popolo, sono elìtes teologiche... Una volta si diceva che i buddisti andavano all'inferno? Ma anche i protestanti, quando io ero bambino, andavano all'inferno, così ci insegnavano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo: avevo 4 o 5 anni e andavo per strada con mia nonna, che mi teneva per mano, e sull'altro marciapiede arrivavano due donne dell'Esercito della salvezza, con quel cappello che oggi non portano più e con quel fiocco. Io chiesi: dimmi nonna, quelle sono suore? E lei mi ha risposto: no, sono protestanti, ma sono buone! È stata la prima volta che io ho sentito parlare bene di persone appartenenti alle altre confessioni. La Chiesa è cresciuta tanto nel rispetto delle altre religioni, il Concilio Vaticano II ha parlato del rispetto per i loro valori. Ci sono stati tempi oscuri nella storia della Chiesa, dobbiamo dirlo senza vergogna, perché anche noi siamo in un cammino, questa interreligiosità è una grazia».



16/01/2015 08:21 Agnese T.
Davvero bello questo articolo in continuità con lo stile do papa Francesco che nella limpida chiarezza della semplicità sa osservare e trasmettere ciò che gli occhi del cuore sanno vedere.
Mi viene in mente in questa visita del papa a Madhu:
"Il sensus fidei permette ai fedeli di approfondire e comprendere il Vangelo che vive nel loro cuore (a loro insaputa) e li sprona a dare testimonianza con le parole e l’azione".



16/01/2015 08:02 Pietro Buttiglione
Premesso che questo miscuglio lo trovi anche nella vicina
India... Premesso che a ben guardare lo troviamo anche
con l'Islam, ma anche con gli ebrei ( vedi incontro con Lea
Bartolini sabato scorso a Scuola Biblica ) ..adesso vorrei
parlare d'altro e precisamente di Oliviero Toscani.
Pochi gg fa dichiarava che lui seguiva solo chi lo provocava,
Chi gli dava un pugno sullo stomaco.
E quindi affossava completamente il buon Francesco xchè
"Dice cose ovvie"
Riflettiamo. Quindi siamo presi in considerazione solo se
provochiamo. Che il Papa non lo sapesse e quindi?
Ma la domanda da farvi è un'altra:
Forse che anche noi non siamo schiavi dello stesso
modus imperante?? Trascuriamo la sostanza x discutere
dell'apparenza? Abbiamo davvero una scala dei valori con
la quale misuriamo tutto è così sappiamo eliminare cose e
discorsi nullius ponderis...???
E ci rendiamo conto di quanto queste apparenze siano vero
è proprio veleno per la ns.esistenza, in terribile contrasto con
Ciò cui siamo chiamati, con ciò che siamo, come insegnano
da Eckart a Vannini?!
Spesso preferiamo i modelli Toscani, Salvini ecc



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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