La partenza dei figli (3)
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 13 gennaio 2015
Esistono troppi sposi in stand by, finché non arrivano i nipoti e, per qualcuno finalmente, ricomincia il lavoro di cura...

Non c'è due senza tre. Dopo la prima "partenza" in sede scout, con il 3+2 in famiglia le lauree sono come le ciliegie e da fine di agosto la maggiore è partita (questa volta per davvero) verso nord per un PhD a più di 1500 km da casa. Qualcuno parlerebbe di fuga dei cervelli, ma artisti, musicisti e scienziati hanno da sempre girato l'Europa e il mondo (il problema è che oggi il movimento da noi è pressoché solo in uscita).

Sgombrato il campo da un tema che porterebbe lontano, resta quello dell'essere genitori, un tema molto concreto che spesso scavalca quel parlare di famiglia in termini generali, quasi non si trattasse invece di una realtà (non solo un'istituzione!) con volti, sensibilità, comportamenti, vicende, ben precisi, come sembra, per fortuna, la scelta dei due Sinodi.

"La storia umana e tutte le vicende personali, bisogna viverle, non sorvolare" era solito ricordare l'abate di San Paolo, dom Giuseppe Nardin. Le vicende non possono lasciarti indifferenti. Così la riflessione di questo inizio d'anno è ancora una volta sulla genitorialità. Che significa essere genitori con i figli cresciuti? Molto banalmente si potrebbe dire: due braccia in meno per i lavori di casa. Verissimo, ma fa parte del gioco, come per un fuori-sede o chi fa un anno all'estero ... E' molto di più.

Qualche tempo fa il nostro Centro diocesano famiglia aveva proposto un incontro con una specialista moglie-mamma-medico sulla difficoltà delle famiglie a gestire figli ormai grandi e con lavoro proprio (spesso anche una relazione stabile), ma che non se ne vanno di casa. Non per motivi economici allora, bensì incapacità di crescere e "scegliere" una vita autonoma. Una realtà sempre più frequente nel nostro Paese dove le statistiche ci indicano, come, anche nell'eventualità di una scelta di coppia, la residenza nella stragrande maggioranza non si collochi a più di 15 km dai genitori (e la presenza delle famiglie d'origine diventa talvolta così ingombrante da essere tra le cause prime di separazioni e divorzi).

Un familismo, che distorce i connotati, racconta di genitori iperprotettivi, che accompagnano i figli ai test d'ingresso all'università o ai colloqui di lavoro, persino alle visite periodiche nei mesi di gravidanza si vedono più spesso mamme-quasi nonne invece di partner-futuri papà. Una volta le giovani coppie immaginavano una stanzetta per un bimbo in arrivo, oggi si pensa piuttosto ad ospitare i genitori in visita e le telefonate alla mamma... quasi la coperta di Linus.

Una riflessione sul nascere e sulle sue caratteristiche fatica a farsi strada persino nell'editoria cattolica (sempre più alla rincorsa del mercato), mentre all'interno della comunità cristiana, viene sfiorata, forse, in occasione della preparazione al battesimo, quando c'è, e dove non ci si limiti a parlare del sacramento ... Quasi il buio assoluto negli anni del post-battesimo, eppure decisivi per l'educazione familiare.

Ancora più rara la riflessione sul generare: "verbo deponente transitivo" scrivono i coniugi Magatti, sociologi entrambi alla Cattolica, in un bel libro già presentato anche su Vino Nuovo. Sarebbero "quattro verbi della generatività": desiderare, mettere al mondo, prendersi cura e lasciar andare.

Appunto "lasciar andare". Ma se escludiamo i motivi disoccupazione-assenza di alloggio - che in tempo di crisi spesso sono drammatici - non è che "una" delle caratteristiche proprie della genitorialità (fin dall'inizio) sia proprio quella di "lasciar partire"? (è questa l'espressione di fratel Enzo Biemmi nell'ultimo volume in libreria)

Eccolo qui il verbo dell'"adultità". Dei figli, ma in fin dei conti anche dei genitori. Che sono coppia, ben prima che mamma e papà. E la coppia c'è - e si rinsalda - quando i figli crescono e il lavoro di cura diventa superfluo fino ad azzerarsi (perché "deve" tendere a zero se non vogliamo lasciarli eterni adolescenti). Esistono sposi in stand by, finché non arrivano i nipoti e, per qualcuno finalmente, ricomincia il lavoro di cura e la realizzazione massima si ricolloca lì, non nella relazione di coppia. Il nostro parroco rimprovera spesso genitori e catechisti per questo modo di dire i "miei" figli", i "miei" ragazzi: pre-occuparsi di qualcuno non è mai possesso, è libertà, per tutti. Coppie incapaci di pensarsi innanzitutto a due. Già scriverlo sembra un controsenso, ma per tanti sembra essere così: con l'arrivo dei figli prevale l'essere genitori e stop.

Ancora più grave è l'incapacità di lasciar andare i figli per la "loro" strada, inseguendo i "loro" sogni. Ma ci pensate se a Samantha avessero detto: "no, tu resti qui, altro che grilli per la testa di fare l'astronauta!". Se proprio vuoi studiare ingegneria, scendi a Trento: e invece lei è andata a Monaco e il resto si sa.

La famiglia, qualunque famiglia - che dovrebbe essere quasi il trampolino di lancio verso la vita - si rivela oggi sempre più incapace di farlo (e questo per una famiglia cristiana diventa controtestimonianza). Il rischio è quello di uno stallo generazionale in cui i giovani sono intrappolati nell'identità di figli (che non si allontanano dal nido) e papà e mamma in quella di genitori attanagliati, più spesso inconsapevolmente, dalla paura di abbandonare un ruolo. Di Paolo ai Colossesi si ricorda spesso quell'espressione sulla sottomissione delle mogli o dell'amore dei mariti per loro; più l'obbedienza dei figli ai genitori, molto meno "Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino" (Col 3,21).

Eppure cosa c'è di più evangelico del fidarsi di Lui? Generare è sempre un atto di fiducia in Dio e alla Vita che lui dona. Un figlio è chiamato alla vita, alla felicità, a una risposta piena alle sue aspirazioni più profonde. Ma ci è stato solo "affidato", perché non ci appartiene. "Tutti i figli di Dio hanno le ali" recita uno spiritual degli afro-americani, molto noto qualche anno fa. Le "loro" ali.

Generare un figlio è darlo alla luce, ma esiste anche una Luce che dà un senso alla storia e all'esistenza umana: educare al senso religioso (meraviglia, stupore, gioia, mistero, domande). "Una generazione narra all'altra le tue meraviglie" (Salmo 144). Il resto lo farà Lui, attraverso il cuore e le braccia della comunità cristiana e civile. "Chi riceve il Battesimo non è più solo: il Dio che è amore lo custodirà sempre"  (papa Benedetto XVI, 8 gennaio 2006).

"Prego in particolare per le famiglie più provate dalla crisi economica, quelle dove il papà o la mamma hanno perso il lavoro, dove i giovani non riescono a trovarlo; le famiglie provate negli affetti più cari e quelle tentate di arrendersi alla solitudine e alla divisione" ci ha ricordato papa Francesco all'ultimo Angelus del 2014. I veri problemi sono lì, non quelli che si creano per un malinteso senso di affetto che impedisce il "lasciar andare".

E, a proposito, negli ultimi giorni del 2014, le "partenze" scout in famiglia sono arrivate a tre: in attesa, a  breve, di altre, come le ciliegie.

 

19/01/2015 12:42 Claudio A. Bosco
Bello, MT. Grazie.
Credo che queste riflessioni sul tema meritino ulteriori approfondimenti.



18/01/2015 19:44 Maria Teresa Pontara Pederiva
Alla mia omonima MT che chiede suggerimenti: sono solo partita da uno spunto familiare per allargare ad un problema che gli esperti segnalano come un male tutto italiano e che solo la crisi ha "esportato" altrove se pure in dimensioni neanche commensurabili.
I motivi sono ascrivibili all'insufficiente maturità dei figli (tipo una persona di 38 anni che afferma "Tra poco volerò via dal nido" ...) e al timore della perdita di un ruolo da parte dei genitori, se pure spesso del tutto inconsapevole.
Il ruolo dei nonni è insostituibile, basta che per una coppia non diventi una delle attività per riempire una vita "vuota" del significato primario che è il matrimonio.
Non è indifferente il risvolto per le coppie - possiamo chiamarle sposi solo quando lo sono - che, spesso non hanno nulla da dirsi se non parlare dei figli e più tardi dei nipoti. Qui una ricetta ci sarebbe e viene da papa Francesco che 2 giorni fa ha suggerito alle coppie (e molti di loro saranno anche genitori) di non perdere la capacità di sognare: "Non smettere di avere ancora l'illusione di essere ancora fidanzati e fidanzate!".



15/01/2015 14:33 Agnese T.
"Esistono troppi sposi in stand by, finché non arrivano i nipoti"
Brava, perchè finalmente sento qualcuno che parla di "sposi", termine ormai fuorimoda persino negli ambienti più accreditati. Si parla sempre di coppia o genitori.
Credo che fare i nonni al giorno d'oggi sia un lusso sia per chi lo fa sia per chi costretto dalle circostanze, "decide" di farlo. Il legame intergenerazionale è una ricchezza che non può essere soppesata a breve termine ma i risultati (se abbiamo occhi per vedere) sono già sotto i nostri occhi.



14/01/2015 16:40 Pietro B.
Parlando di persone Umane non esistono regole.
Siamo tutti delle 'eccezioni'.
A BG dicono: "quann 'ii 'gha i ali, come gli osei, i vula
viaaa ..." Così i miei quattro figli, anche prima di avere
ali robuste😒 Serve dire che in mutazioni
socio/antropologiche rapide la distanza tra generazioni
aumenta? Per rispondere alla tua domanda.. Restano
quelli meno 'gabbiani', credo ancor più di quelli senza
molti redditi. La spinta a volare prevale. Quindi non vedo
Il problema del "lasciar andare" cui accenna M.T.



14/01/2015 15:55 gordini maria teresa
Trovo parziale, questa riflessione, giusta, giustissima, ma parziale Manca l'analisi del "perche'" i figli restano in casa, a mio parere sarebbe opportuno approfondirne le motivazioni, che sembrano di comodo e convenienza, ma probabilmente non li abbiamo "preparati"e motivati all'autonomia, ma non potremo mica spingerli fuori a forza? Avete suggerimenti?


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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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