"Avevo la Sla ma lei mi voleva ancora"
scelto da Luigi Accattoli | 28 dicembre 2014
"Quando è riemersa dalla disperazione provocata dalla certificazione della mia Sla, Emilia mi ha chiesto di accettare tutto ciò che ci avrebbe consentito di continuare a stare insieme, perché aveva bisogno di me: e il messaggio era che lei mi voleva ancora"
di Antonio Spreafico

Antonio Spreafico, di Lecco, architetto e designer, dal 2011 è colpito da Sla. Con l'aiuto del fratello Giorgio ha narrato in un libro lo tsunami che ha colpito lui, la moglie Emilia e i due figli. E' intitolato Luce. Dalla disperazione alla gioia (Emi editore 2014, pagine 159, euro 14). Il capitolo 18 è dedicato alla "luce" che nella notte gli viene dall'amore di Emilia, un testo di rara bellezza che riporto per brani senza indicare i salti di interi paragrafi:

"Nella buona e nella cattiva sorte: Emilia non aveva dimenticato le parole che ci eravamo detti di fronte all'altare, e neppure io. La Sla cambiava tutto nella nostra vita, ma non avrebbe cambiato niente di ciò che contava davvero. E' questo che lei mi ha detto quando è riemersa dalla disperazione e mi ha chiesto di accettare tutto ciò che ci avrebbe consentito di continuare a stare insieme. Sarebbe stata un'altra testimonianza del mio amore, ecco cosa diceva. Dovevo dargliela perché aveva bisogno di me e dunque il messaggio che le sue parole facevano risuonare nelle mie orecchie - semplicemente, meravigliosamente - era che lei mi voleva ancora. Me lo ripeteva, me ne dava la prova in ogni gesto. Di fronte al dramma potevamo crollare. Non è accaduto. Il nostro incontro, avvenuto prima dei vent'anni, ci aveva subito rivelato quanto arcana e potente poteva essere la forza scaturita dall'abbraccio di due debolezze. Era il mistero che continuava a far splendere la sua luce, a camminare con noi nonostante che io di camminare avessi smesso. Leggevo nello sguardo della madre dei miei figli la determinazione di non arrendersi, un bisogno di ricevere e donare amore che era più potente della paura, della sofferenza, dei dubbi, di ogni difficoltà. Ed ecco siamo qui felici della felicità che ci è concessa, dei progetti e delle gioie dei nostri ragazzi, delle tenerezze che non rinunciamo a scambiarci. Ho visto Emilia stravolta dalla fatica eppure in grado di caricarsi di altra fatica e di farmi ancora luce durante la notte. Lei è ancora qui. E' la donna che amo e che mi ama. E' la custode della mia vita. E' il primo sorriso di ogni nuovo giorno. E' la mia fabbrica di baci. E' una promessa che mai stanca si rinnova e che rende tutto possibile, nella buona e nella cattiva sorte".

Sono contento di aver letto queste parole che ricambio con un bacio per Antonio che le ha dettate, per Giorgio che le ha scritte, per Emilia che le ha rese possibili.

03/01/2015 14:56 Elena negri
Ho conosciuto Antonio quando era nel pieno delle sue forze ed Emilia..... Ho sempre ammirato il loro modo discreto ma profondo di stare insieme. Lei così riservata e dolce.... Quando ho saputo della malattia di Antonio la prima cosa che ho pensato e' stato come avrebbe potuto accettare..... Convivere.... Con una tale malattia! Lui così attivo.... Energico! Ora molte cose mi sono chiare . La forza di Emilia e Antonio è il loro amore!!!!


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