Il «Te Deum» del malato
di Gerolamo Fazzini | 30 dicembre 2014
Mi piace pensare che, assumendo la nostra carne, è come se Dio in Gesù abbia assunto i corpi emaciati di tutti gli ammalati

Nelle ultime settimane mi sono sottoposto a due interventi chirurgici (programmati), a poca distanza l'uno dall'altro. Niente di particolarmente grave, per fortuna.

La duplice esperienza mi ha, però, confermato nella convinzione che quella della malattia sia una delle condizioni più propizie in cui sperimentare la verità esistenziale e "carnale" di sé. E, di riflesso, l'autenticità del proprio rapporto con Dio. Con il Dio di Gesù che per noi si è fatto carne.

Potrà sembrare scontato, ma vi assicuro che non lo è.

Già, perché essere malati, ancorché non gravi e ricoverati in ospedale solo per pochi giorni, ti fa comunque entrare in un mondo che è altro: un mondo dove ci sono solo camici e pigiami e gli unici a vestire normalmente sono loro, i sani. "Loro", appunto: perché tu, ormai, sei cittadino di un altro universo.

In ospedale, poi, per quanto possa essere gentile il personale (è stata questa la mia esperienza a Merate e ringrazio qui medici e infermiere che mi hanno accudito), vivi l'esperienza straniante dell'affidarti totalmente ad altri, che ti indicano le priorità, dettano divieti, presiedono ai tuoi ritmi. Non sei più tu che decidi, ma altri al posto tuo... Un bello schiaffo alla presunzione, al voler avere tutto sotto controllo che sembra essere una delle malattie di oggi.

Un obbligato bagno di umiltà lo fai, poi, nel constatare che bastano pochi giorni a letto per modificarti nell'aspetto: dopo un'anestesia lo sguardo si fa opaco, i movimenti indolenziti, l'incarnato pallido... Noi, gente del terzo millennio, così attaccata al nostro aspetto fisico, al "look" in ospedale veniamo bruscamente e provvidenzialmente strattonati, costretti a fare i conti con la nostra provvisorietà e la fragilità del vestito di carne che c'è stato messo addosso.

In ospedale mi è capitato di pensare che nei Vangeli mai si dice che Gesù abbia provato, in prima persona, la malattia. Tuttavia ne ha fatto in qualche modo esperienza diretta, dalla suocera di Pietro ai lebbrosi...

Ma mi piace pensare che, assumendo la nostra carne, è come se Dio in Gesù abbia assunto i corpi emaciati di tutti gli ammalati, le ginocchia tremolanti, le vene varicose, le facce rugose, e via di questo passo.

Un Dio così, fragile com'è un bambino e come lo sono milioni di malati che passeranno le feste a letto, lo sento vicino. E in questo Natale me lo tengo stretto.

 

31/12/2014 14:19 Pietro B.
Mi rendo conto che sono sempre ellittico.
Mancava questo, nella mia risposta a Lorenzo;
Il fine di qs. Blog nn è di dialogare
+_ piacevolmente io e te, o Yo e Maria..
magari di casi personali ..
Men che meno di fare salotto o scontri ad personam,
come quando qualcuno mi chiamó damigiana😢
Il fine secondo me sono tutti coloro che leggono e
non credono, o hanno dubbi o prevenzioni o vere
e proprie lacerazioni con la CC.,,
Rendere ragione della fede che é in noi, if any😗
Compito immane, ma possibile. Per questo mi permetto
di criticare discussioni futili, ( come non è la tua!)
Ciao, che Dio ti porti x mano.
Pietro



31/12/2014 13:56 Lorenzo Cuffini
Ma non te ne voglio affatto, Pietro!!!
Sì, me lo avevi già detto, o meglio scritto.
Diciamo che una volta avrei detto le stesse cose che dicevi tu, a questo riguardo..infatti una volta non mi passava manco per la capa di scrivere su blog& affini!
Se ho iniziato, è stato proprio perchè "sparato" dalla mia storia personale.
D'altra parte, se la nostra è fede incarnata,io ( posizione personale) non trovo in che altro modo esprimerla se non partendo dalla incarnazione nella mia storia.Se no farei dell'Accademia: che è cosa ottima, a patto che uno abbia almeno materia per farla. Cosa che a me manca completamente.
Ad essere sinceri però, non è che io mi metta qui a raccontare la rava und la fava della mia storia, è cosa che non mi attira nulla. Prescinderne però, parlando solo in linea di principio, mi è completamente impossibile.
Limite mio, beninteso.
Auguroni
L.



31/12/2014 13:00 Pietro B
Non volermene,Lorenzo!
Ti sarai accorto che non ti riscontro da tempo.
E ti spiegai anche il perchè.
Quindi te lo ripeto.
Tutte le tue tesi partono e riportano al tuo caso personale.
E personalmente non ritengo opportuno che qui si
discuta di casi personali, ( devo spiegarti xchè?? )
ma solo di argomenti e contro-argomenti.
Aggiungo ( x infierire😁) che la risposta non era x te
Proprio perchè te lo avevo già scritto, inutilmente.



31/12/2014 12:47 Lorenzo Cuffini
"Rispondo ( nn x Lorenzo)."
E perché mai, Pietro?
:)
Buon anno di cuore.
L.



31/12/2014 11:48 Pietro B
Yo..nn ti ho letta tutta( in auto in park abusivo😳)
ma mi sembra, causa sintesi, di essere stato frainteso😪
1) Gesù sofferente nn era ref mio, tutt'altro!!
2) non ho scritto che soffrire x la diversità dell'altro significava
voler essere uguali a Dio ( cosa peraltro basica x ortodossi😉),
Ma che riconduceva ad una comune origine trascendente di me
e dell'altro. Chiamala nostalgia di Dio, se vuoi..
Lo stesso processo x cui l'Uomo aspira alla piena libertà,
alla eternità, a .. Quanto solo Dio puó dargli. È sempre x lo stesso
processo: non sono cose di qs. Terra, quindi.. vedi fine msg precedente,,



31/12/2014 09:43 Yolanda
- nella sofferenza riconosco che sono solo,
che l'altro è "altro", come ben scrive il F.
- sento quindi dentro di me il "bisogno"
di un altro uguale. Poi rifletto:
- cosa me ne farei??
E capisco che qs bisogno in realtà
è bisogno di Dio, è sentire che io-tu di Buber
aspira ad essere quella cosa sola da cui veniamo.
Non volo così alto e non conosco i riferimenti di Pietro.Forse ho capito male ma queste parole mi lasciano molto perplessa. Prima di tutto perché non sento affatto questo desiderio di Dio come di un altro uguale a me, anche nella solitudine, la trovo anzi una pericolosa aspirazione. Poi perché questa continua comparazione con Gesù sofferente nella sofferenza che prelude alla risurrezione come superamento o appiglio per accettare il male in tutte le sue forme mi sembra assurda. Quando mai Gesù ha ambito ad avere dei doppioni? O ha detto che questa sia la vera gioia?
Mi pareva avesse detto : io sono la via, la verità ,la vita. Chiunque crede in me anche se morto vivrà. Ora io l’ho inteso come via per una vita piena qui ora . Proprio nella malattia e nella sofferenza, nell’essere espropriato della tua indipendenza, della tua salute, e anche del tuo corpo che altri gestiscono e su cui agiscono ti rende consapevole di cosa sia l’essenziale nella tua vita , di cosa significhi essere veramente vivo. E la scala dei valori che usi nella salute e quotidianità cambia notevolmente. Per te e per chi sta intorno a te. E ti accorgi del valore di ogni attimo, della parola insieme ,più importante di io, della fragilità e grandezza di ogni singola vita,anche nella malattia, di ogni gesto e segno d’amore, della dignità insita in ogni vivente ,della sua bellezza , particolarità e unicità . E cambia il tuo modo di agire e di scegliere come vivere e per cosa vivere. Se nella vita non ci fosse questo aspetto possibile per chiunque e l’uomo avesse sconfitto ogni segno di decadenza o di imperfezione credo ci saremmo già estinti da un pezzo per la nostra arroganza e presunzione di essere Dio. Certo vuol dire lotta, sofferenza, dolore, rinuncia a tante aspirazioni,sogni, progetti , ma anche un dare senso ad ogni attimo di vita. Del dopo non mi preoccupo. Non riesco ad immaginarlo .C’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha un suo tempo. Sarà il creatore della vita ,anche della mia, a far si che nulla vada perduto della sua opera, anzi che venga pienamente realizzata. Con amore . E non è aspirazione ad essere quella cosa da cui veniamo perché Dio è già qui . Non abbiate paura , io sono con voi tutti i giorni.
Buon nuovo anno a tutti di vita autentica e piena , per quanto possibile, anche nell’imperfezione.



31/12/2014 07:25 Pietro Buttiglione
Rispondo ( nn x Lorenzo ).
Vedo VINONUOVO passare da Toni radical chic
( cfr auguri di Natale... Presepi..abiti..) ad atteggiamenti
'Cilicici'... Scusate ma x me non prorompe cosi la
diversità, l'unicità, la radicalitá, ok anche l'assurdità
del Cristianesimo.
Ma x rivestirsi di umiltà non basta una piccolissima
presa di coscienza dell'Universo?
In qs. gg mi sto immergendo in argomenti avanzati
di fisica, MQ, tempo quantistico, ecc Ebbene posso
affermare che su qs. temi, sul piatto da CENTO anni,
pochi, me x primo, ci capiscono,,basti uno:
'entanglement' Ma anche 'materia oscura'..
Quindi una sana presa di coscienza ad es. che la
Grandezza dell'Uomo nn sta lì ma...
Dove?
Ci si legge che Cristo ha sconfitto la Morte. OK.
Sta scritto.
Ma come un cristiano std la affronta, anche la morte
innocente, anche lo tsunami??
Si cerca di arrivare a 130 anni...
Ma cosa sono 10/ 50/100 anni a fronte dell'abbraccio
con Lui? La morte x un cristiano è Gloria. La
Ma lo avete visto il volto di Teresa del bambin G,?
Ma questo non significa che il cristiano cerca la
sofferenza x essere più vicino a Lui!!
Lui ha vissuto alla GRANDE la sua Vita.
Lui ha sofferto per Lazzaro ma ha anche rimpro-
verato "perché piangi?"
Insomma volevo solo testimoniare che per un
cristiano la vita è sempre e comunque GIOIA,
anche di fronte alla morte, anche di fronte alla
sofferenza... E sapete xchè?
Perché ha incontrato Lui.
Pietro
PS
Fazzini mi ha ricordato una riflessione di tanti anni fa
che sintetizzo:
- nella sofferenza riconosco che sono solo,
che l'altro è "altro", come ben scrive il F.
- sento quindi dentro di me il "bisogno"
di un altro uguale. Poi rifletto:
- cosa me ne farei??
E capisco che qs bisogno in realtà
è bisogno di Dio, è sentire che io-tu di Buber
aspira ad essere quella cosa sola da cui veniamo.
- la presa di coscienza di questo e della provvisorietà
della nostra vita terrena può portare a due
sole vie di vita:
- l'ascesi, che accomuna tutte le vere religioni
- impegnarsi qui ed adesso x un mondo migliore,
Soprattutto più cristiano.



30/12/2014 17:13 Lorenzo Cuffini
guardiamolo pure il creato...con tutta la meraviglia benedicente che merita.
ma...proprio dieci anni fa, toh uno tsunamo e 230000 morti cosi in un niente.
anche questo E' Creato.
Lungi da me la idea del cristiano frignone e iettatorio...ma se uno non ci fa i conti ben ben per tempo con la sofferenza che ci preme addosso da ogni lato...rischia poi di dover scappare a vita davanti ad essa.
Cristo se la e presa addosso.
noi dovremmo pure.
Buon anno!



30/12/2014 16:58 Pietro B.
Io nn tirerei x la giacchetta Gesu'
Ci porta ad un uomo virile, che nn si ammala mai,
No, ci porta dagli emaciati...
Mi vengono in mente due ref
quelli che si convertono quando vedono la morte,
( E spesso noi ce ne riempiamo la bocca....☺️ )
E .... I TdG o altri NMR che attaccano con:
"Vero che tutto va male?!!"
Personalmente credo che x credere in Lui non
si deve aspettare la mazzata tra capo e collo,
per sposare la nostra nullità non è necessario
avere un problema... Insomma la nostra non è la
religione del lamentiamo. Tutt'altro.
Senza voler offendere chi problemi ne ha, tanti.
Solo x invitare, in qs.gg di festa, a guardare il Creato.
Senza chiudersi in se stessi.



30/12/2014 12:12 Lorenzo Cuffini
Vero e confortante.
A maggior ragione se si pensa che, dal momento che ha assunto la nostra carne, e la ha assunta nella sua fragilità, feribilità e sofferenza al punto da mantenerne i segni anche ora , dopo la Risurrezione e per sempre,
noi, nei nostri corpi emaciati, magari stravolti, magari schiantati di quando ci ammaliamo e ci ammaleremo, assumiamo in noi stessi Dio,in Gesù
E, cosa fortissima e laicissima, lo facciamo sia che ci crediamo, sia che non lo facciamo.
Una cosa sola con Lui....in questo nostro amico e fratello, prima ancora che Dio.



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Gerolamo Fazzini

Gerolamo Fazzini (Verona 1962) è giornalista, appassionato di temi religiosi ed internazionali. Oggi è consulente di direzione per Credere e Jesus, oltre che editorialista di Avvenire. Fondatore del sito MissionLine.org, è stato per anni direttore editoriale di Mondo e Missione. In passato ha diretto il settimanale Il Resegone, a lungo voce di Lecco, la città dove abita con la moglie e due figli. È autore di alcuni libri, l'ultimo Scritte col sangue. Vita e parole di testimoni della fede del XX e XXI secolo (San Paolo, 2014). 

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