In sanità siamo un grande paese
scelto da Luigi Accattoli | 30 novembre 2014
"In 50 anni di carriera ho visto tanti piccoli e grandi gesti di umanità in corsia, che mi fanno dire che l'Italia, in sanità, è un grande Paese per l'assistenza universalistica, la preparazione dei medici e l'umanità del personale"
di Paolo Biglioli

A integrazione delle notizie sulla mala sanità ecco un grande medico che a fine carriera loda l'umanità dei nostri ospedali: è il pioniere della chirurgia cardiovascolare Paolo Biglioli, già direttore scientifico dell'Istituto cardiologico Monzino. Lo fa nel libro Ho visto cose che noi umani. Buona e mala sanità, buona e mala umanità  (Novecento Editore, 2014) il ricavato del quale andrà all'associazione Il Seme della Speranza Onlus. Biglioli racconta a Paola Salvadori la sua avventura di medico in Italia, negli Usa, in Sud America e in Estremo Oriente.

"In 50 anni di carriera ho visto passare 83 ministri della Sanità. Cosa volete che possa fare un ministro in carica anche solo per meno di un anno? Ma ho visto anche tanti piccoli e grandi gesti di umanità in corsia, che mi fanno dire che la sanità italiana è fra le prime al mondo per l'assistenza universalistica, la preparazione dei medici e l'umanità del personale. Abbiamo in Italia molte eccellenze ma anche dei buchi neri in cui sarebbe meglio non andare. Ma, soprattutto, accanto a qualche medico discutibile, abbiamo tanti giovani che senza stipendio o per pochi spiccioli passano con entusiasmo giornate intere in corsia, infermiere che dedicano piccole attenzioni ai malati, gesti importanti che a volte sfuggono. Penso all'operatrice che preparava con le sue mani scarpe di lana da dare alle pazienti in terapia intensiva, dove fa molto freddo. Ma anche a quanti si fermavano per una parola in più, per portare un giornale pagato di tasca propria a un malato grave, per coprire un paziente che stava entrando nudo in sala operatoria: sono dimostrazioni di umanità che ho sempre visto in tanti anni. L'invito ai più giovani è a non arrendersi. L'Italia, in sanità, è un grande Paese".

Un abbraccio riconoscente a Paolo da parte di un cittadino che ha sempre trovato buona assistenza negli ospedali che ha conosciuto nelle Marche, a Bologna, a Roma.

 

30/11/2014 23:39 Lorenzo Cuffini
Per quello che vale, aggiungo la mia , di riconoscenza, per tutta l'assistenza qualificata, efficiente, disponibile e umanissima che personalmente ho incontrato accompagnando mia moglie in oltre vent'anni di andirivieni per ospedali, ambulatori, centri fisioterapici ecc ecc.
So benissimo che non sempre è così, e non voglio fare favolette rosa.
Avremo avuto una gran fortuna.
Ma l'assistenza pubblica tanto criticata, spesso con tutte le ragioni, deve con altrettanto giuste ragioni essere oggettivamente riconosciuta come buona e buonissima quando lo è : buona e buonissima.
E potrei anche io, insieme a una quantità di piccoli e grandi imbuti burocratici in cui abbiamo avuto la ventura di ingorgarci, raccontare tanti e tantissimi piccoli e grandi gesti, attenzioni e complicità da parte di operatori sanitari di ogni genere che hanno saputo rendere piu' accettabili, anche se non meno assurdi e dolorosi, tutti gli intoppi e i contrattempi.
Non lo dico certo solo qui, e non lo dico per captare la benevolenza di nessuno , ma anche io dico in ogni sede che , con tutte le sue magagne, L'Italia , in sanità , è un grande Paese. E aggiungo: occhio a smantellare questo patrimonio, e occhio a esagerare con le fisime di aziendalizzazione e criteri di bilancio nel gestirlo. Ficchiamoci bene in testa che , nonostante le voci di costo e le partite del debito, le persone ( CIOE' TUTTI NOI ) che transitano per la Sanità pubblica, NON sono voci di bilancio, ma PERSONE, e che i costi sociali della Sanità NON sono costi come tutti gli altri, perché sono impastati con le nostre stesse vite.
Un abbraccio , dunque, caldissimamente riconoscente e pubblico, da parte di un cittadino, anzi due ( mia moglie ), anzi tre ( mia figlia, che, sarà un caso?!, sta studiando giustappunto Medicina...)
:)



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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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