DIARIO DI UNA CATECHISTA
Zucche vuote? Proviamo a riempirle
di Assunta Steccanella | 30 ottobre 2014
Al tormentone su Hallowen si può rispondere solo con piccole azioni che provocano domande perché conducono in una terra altra rispetto allo stagno dell'abitudine

C'è poco da fare, le zucche vuote (non necessariamente di color arancio) in questo periodo vanno molto di moda. Se ne vedono un po' ovunque, di tutte le fogge e i materiali. Al di là della diatriba pro o contro Halloween, non nego che la diffusione di questa prassi mi metta tristezza.

Chissà se qualcuno dei nostri ragazzi conosce il significato del 'fare vigilia' con cui un tempo ci si preparava ad ogni solennità importante: il giorno prima di Natale, il Venerdì e Sabato Santo, ma anche il giorno prima di Pentecoste o di Ognissanti, si partecipava alla Messa al mattino e poi si osservavano il digiuno e l'astinenza. Era quasi una sospensione dei ritmi consueti, un mettersi in attesa con tutta la persona, attraverso prassi che coinvolgevano anche il corpo fin nei suoi bisogni fondamentali, per 'svuotarsi' di quanto era superfluo, per essere accoglienti, davvero pronti a ricevere la Grazia speciale, dono di quei giorni.

È per questo che Halloween mi mette tristezza. Ma non sono la sola: pur con le motivazioni più diverse (dal timore di infiltrazioni maligne al laico rifiuto di una colonizzazione culturale) si moltiplicano le iniziative che tendono a ricordare l'autentico culto dei Santi. Noi come catechisti già da molti anni dedichiamo il mese di ottobre alla riflessione su queste figure luminose, lavorando sulle biografie di santi vicini nel tempo e, quando possibile, anche geograficamente. In fondo, però, i bambini da noi se lo aspettano, e sembra che il riflesso della nostra azione non sia così incisivo.

Oggi però ho scoperto attraverso un social network una proposta per me nuova. Il messaggio che ho trovato sulla mia home page in sintesi è questo:
"Metti la foto del tuo santo preferito sul tuo profilo di whatsapp e fb fino al primo novembre, festa di tutti i Santi! Ci saranno volti di Santi in ogni telefonino..."

Un'idea semplice: - Mi piace - ho pensato e, nonostante potesse sembrare irrilevante, l'ho fatto.

Non sono stata la sola. Santa Teresa, San Giovanni Paolo II, San Francesco sono comparsi uno dopo l'altro sulla mia home: è solo una casa virtuale, ma oggi ha avuto ospiti belli. Quello che è successo alla mia amica M. però merita una piccola riflessione. M. ha solo messo san Paolo Apostolo come immagine del profilo, senza spiegare il motivo. E la prima reazione che ha provocato nei commenti è stata un "Che succede???".

Mi ha molto colpito questo stupore. Forse allora è anche così che possiamo diventare incisivi, con piccole azioni che provocano domande perché conducono in una terra altra rispetto allo stagno dell'abitudine, danno da pensare, sono occasione di testimonianza.

 

06/11/2014 09:05 Maria Rosaria Maione
condivido lo sconcerto della catechista sul mito macabro di Hallowen .Bisogna premettere che rientra nella ormai diffusa cultura di imitare gli usi e costumi di popoli stranieri.Ormai tutto fa moda;dei popoli stranieri si potrebbe assimilare ben altro !Certo che i media non sono esenti da critiche ..Da bambina ,non conoscevo ,nel Sud ,questa festa di vigilia della ricorrenza dei Santi e della commemorazione dei defunti .Ci si preparava in modo diverso...Si evoca come giustificazione un modo per esorcizzare la morte ,ma la morte è parte della vita e si cerca di distogliere l'attenzione dei bambini e degli adulti -bambini da questa realtà con maschere macabre ..La catechista ha richiamato all'attenzione un consiglio pubblicato anche su Facebook di esporre sulla porta di casa l'immagine di qualche Santo e molti lo hanno messo in pratica.Chissà quanti, di fronte a questa esposizione, sono rimasti colpiti e si sono interrogati e forse hanno riflettuto ,compresi i bambini !


31/10/2014 12:01 fab fabrizio@bzimage.it
si... va bene anche mio padre, ora settantenne, racconta da piccolo al paese natìo si divertiva coi compagni a ritagliare le zucche con occhi e bocca, poi mettevano una candela dentro per spaventare la alla la gente alla notte: ma non era "liturgia" da farsi in un giorno particolare: lo si faceva quando c'erano le zucche.
Non c'era, soprattutto, il culto del macabro e l'atmosfera horror-occultista che è l'unica la cosa veramente inquietante di questa "festa". Per il resto anche noi abbiamo il carnevale, di origini pagane, festa comunque opportunamente edulcorata dei suoi significati originai proprio grazie alla integrazione nel tempo operata proprio grazie alla civiltà cristiana.



30/10/2014 13:52 Maria Teresa Pontara Pederiva
E' tornato dallo scorso anno nel suo Veneto (dirige a Padova il Messaggero di Sant'Antonio) padre Fabio Scarsato,
francescano conventuale che per anni ha retto il Santuario di San Romedio, oltre che essere parroco di Sanzeno in valle di Non.
La proposta di far riflettere sui Santi l'ha esplicitata in un libretto che mi risulta abbia avuto molta diffusione. ne avevamo parlato 3 anni fa:
http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=613
Sarebbe un modo, come spiega oggi Assunta, per non demonizzare nulla (anche perché gli anziani della Valsugana si ricordano ancora la tradizione delle zucche ...)e trovarci invece qualche spunto in positivo.



30/10/2014 12:53 Massimo Menzaghi
premessa: le zucche (escluse quelle arancioni...) fanno per fortuna parte anche di una tradizione contadina, dei colori e dei sapori d'autunno... per cui non farei troppo facilmente di tutta l'erba un fascio...

quanto alle immaginetet virtuali... a pelle e a caldo mi viene da dire: "... ma anche no!" ;-)



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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