PRESO IN RETE
La parodia dell'acqua calda
di Guido Mocellin | 12 ottobre 2014
Ho fiducia che il Sinodo stia andando molto meglio e che stavolta Crozza abbia letto i giornali un po' in fretta...

Ho scoperto l'acqua calda. Sì, perché «La sindrome dei divorziati risposati», cioè il periodico ritorno della notizia che la Chiesa di Roma non ammette alla comunione eucaristica i divorziati risposati a meno che non vivano «come fratello e sorella» era il titolo del mio primo articolo (correva l'anno 1997, lo pubblicò Famiglia oggi) dedicato all'informazione religiosa sui grandi mezzi.

Dunque, sono passati quasi tre lustri, e «scopro» che 51 dei 274 links italiani ed esteri che Il Sismografo ha «preso in rete» dall'alba di domenica 6 ottobre alla tarda serata di venerdì 10 a proposito della III Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata a «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione», puntano infatti sull'eventualità che la Chiesa di Roma decida di ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati anche se non vivono «come fratello e sorella».

E altri 46 links puntano sulla dialettica tra dottrina e pastorale, o tra legge e misericordia, che rappresenta in sostanza lo sfondo e/o il contesto entro il quale maturerà o meno la decisione di cui sopra.

Naturalmente trovo più realistica, dal punto di vista dei media, l'attenzione di oggi di quella di ieri. Ho ripetuto spesso, infatti, che la notizia di quel «no» non era, giornalisticamente, una gran notizia: una dottrina già ampiamente nota veniva di volta in volta confermata, e l'enfasi che essa otteneva in pubblico si giustificava solo per l'attesa, delusa ma onestamente infondata, del contrario.

Lo sarà invece, quella del «sì», se mai verrà. Ma anche se non verrà, non v'è dubbio che oggi quell'attesa pare più fondata. Dunque, credo che di titoli sulla comunione ai divorziati risposati ne conterò ancora parecchi. Almeno lungo i prossimi dodici mesi, quando le Chiese locali saranno chiamate, paese per paese, diocesi per diocesi, comunità per comunità, a confrontarsi su quanto emergerà dal Sinodo in corso e a offrire ai propri vescovi ulteriori elementi per pronunciarsi nel Sinodo ordinario del 2015.

Il terzo tema maggiormente enfatizzato sinora rispetto al Sinodo, sempre stando alla rassegna stampa de Il Sismografo, riguarda la ripresa di investimento nel metodo sinodale e le attese e le richieste che Francesco in proposito rivolge ai vescovi: 36 link, sempre sommando Italia e resto del mondo.

È anche il tema che Maurizio Crozza ha scelto, venerdì sera, per una nuova parodia su papa Francesco durante il suo programma su La7. E se è vero che queste parodie non ci raccontano qualcosa che gli autori sanno del papa, bensì qualcosa che sul papa hanno colto leggendo i giornali, converrà guardarci dentro.

Come già accadeva in quella, celeberrima, della «consegna del frigo» alla vedova Crocetti, anche stavolta lo sguardo col quale Crozza interpreta Francesco è benevolo, di apprezzamento per la sua sintonia col «sentire comune» e direi quasi di affetto, ma preoccupato del suo isolamento: solo che nella scenetta del «frigo» era un isolamento generale rispetto all'egoismo diffuso, mentre questa volta si tratta strettamente di isolamento rispetto all'istituzione ecclesiastica.

I cui esponenti sono dipinti a tinte decisamente fosche: autoreferenziali; ossessionati - in un modo o nell'altro - dal sesso, usano due pesi e due misure nel giudicare se stessi rispetto al cristiano comune e nascondono dietro un ossequio di facciata la propria indifferenza alle aperture cui il papa li spinge.

Anche stavolta, qualche passaggio mi ha divertito, malgrado i molti stereotipi. Quelli sulle coppie, in particolare, non irridono le loro scelte, ma l'ipocrisia dell'istituzione, nel fingere di crederle rappresentative delle coppie cristiane in generale. E le repliche di Francesco dicono della sua consapevolezza (non necessariamente approvazione) in ordine alla vita reale.

Ma nel complesso non mi è parsa una parodia centrata. Ho fiducia che il Sinodo stia andando molto meglio, che papa Francesco sia stato assai più ascoltato, nell'appello iniziale a «parlar chiaro» da cui la scena prende avvio; che non sia così isolato, e che stavolta Crozza abbia letto i giornali un po' in fretta...

Ciò di cui in ogni caso - come ha chiesto egli stesso - lo perdono, non foss'altro per aver concluso il suo numero citando un testo-base dell'escatologia pop come L'anno che verrà di Lucio Dalla.

 

 

23/05/2016 00:36 Antonio manzionna
Lo sconcerto che provo per questo papa e' confermato dal tenore degli articoli e relativi commenti.Di papa Francesco, o con, si puo' parlare solo in termini politici; non abbiamo una guida spirituale ma un capo di partito un po' sui generis, prolifico in fatto di slogan e frasi ad effetto, alquanto banali in perfetta sintonia con la pochezza dell'uditorio attuale!


19/10/2014 20:17 Guido Mocellin
Cara Maria, mi pare che la conclusione del Sinodo e le parole del papa raccontino un'altra storia... Ma a parte questo, e a parte il fatto che il card. Pell è oggi uno dei "numeri due" della curia romana per decisione del papa - il quale, evidentemente, non pensa di doversi circondare solo di persone "simili" o "obbedienti" a lui - mi fa molto sorridere il paragone tra Occhetto e Kasper nel nome di una definizione - progressisti - che né nella Chiesa, né in politica nessuno usa più, e che il papa stesso ha indicato tra gli arnesi da riporre in cantina. Di nuovo - su questo blog l'ho già fatto - ricordo che il card. Walter Kasper era il segretario speciale della penultima Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, quella voluta da Giovanni Paolo II e dal card. Ratzinger nel 1985, e accusata, da certi "progressisti" di allora, di voler "liquidare" il Concilio. Poi fu nominato da Giovanni Paolo II vescovo di Rotterdam-Stuttgart, dove ha governato per dieci anni. Poi è divenuto segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, con il mandato di cercare di donare alla Chiesa, per il grande Giubileo del 2000, un importante passo verso la riconciliazione con le Chiese della Riforma. Mandato adempiuto, tanto che subito dopo il Giubileo Giovanni Paolo II lo ha creato cardinale e promosso presidente del medesimo Pontificio consiglio: carica in cui papa Benedetto lo ha mantenuto fino a quando l'anagrafe e il diritto canonico non hanno suggerito un avvicendamento. Insomma: un uomo che ha passato tutta la sua vita a servizio della Chiesa, non il teologo isolato e presuntuoso che nell'ultimo anno è stato dipinto. Si dice che la propaganda comunista, di cui lei è così esperta, fosse molto abile nella "costruzione del nemico". Certo che anche in certe aree ecclesiali non si scherza...


17/10/2014 17:55 Maria
Per fare la parodia di questo Sinodo e la figura che vi ha fatto il Papa , Crozza avrebbe fatto meglio a riprendere la celebre"gioiosa macchina da guerra " del compagno Achille Occhetto.
Anche qui la gioiosa macchina da guerra dei progressisti di Kasper spinto da Bergoglio è andata a cozzare .. contro la mole del Card. Pell e la testardaggine dei vescovi polacchi e africani di voler rimanere fedeli alla dottrina.!
Risultato: la gioiosa macchina da guerra si è inceppata ed ingrippata. Che figuraccia!



13/10/2014 12:35 Guido Mocellin
Rispondo alla domanda di pietro b. con le parole con le quali, pare, Nereo Rocco, quando allenava il Padova, rispondeva, a inizio partita, all'augurio "vinca il migliore" dell'allenatore avversario: "Sperem de no".


13/10/2014 11:05 pietro b.
Vorrei appendere qs. ( sentito sul Gazzettino Padano.. sarà vero?).
Il card.Scola è intervenuto sulla questio della registrazione dei matrimonio
in supporto di Alfano ("la legislazione lo vieta!!) e qui ho storto il naso..
( il mio è lungo.. :) ma, udite udite ha concluso con:
"non possono chiamarsi MATRIMONIO"
il che io interpreto:
" Se date loro un altro nome, va bene."
Sarà davvero vero? speriamo!

A Mocellin:
Crozza prende un FATTO, si documenta, poi lo deforma, lo porta ai limiti
ecc. dicesi SATIRA.. alla fine della quale però ti chiedi:
Forse ha ragione ?



13/10/2014 10:27 Guido Mocellin
La fretta e la stanchezza, ieri, mi hanno fatto "saltare", al momento di pubblicare questo post, un aspetto che mi preme invece sottolineare. Il fatto, cioè, che anche Crozza ha scoperto il Sinodo. E questa sì che è una notizia: non ricordo che nessuno dei precedenti Sinodi dei vescovi fosse talmente presente all’opinione pubblica da «passare» su un varietà televisivo. Non mi risulta che il trio Marchesini-Lopez-Solenghi, nel 1987, abbia ritratto Giovanni Paolo II e il card. Martini in tema di vocazione e missione dei laici, né tantomeno mi viene in mente Corrado Guzzanti che prende in giro, nel 2005, Benedetto XVI e il card. Scola mentre ragionano sull’eucaristia.


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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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