Africa: quanti ancora moriranno
scelto da Luigi Accattoli | 28 settembre 2014
"Lucia si addormenta, cessa lentamente di respirare e il suo cuore si ferma. Potevate chiamarci. Non ci abbiamo pensato. Africa! Quante Lucie dovranno ancora morire prima che la tua gente si liberi dalla schiavitù dell'inerzia?"
di Paolo Setti Carraro

Paolo Setti Carraro, chirurgo, è in Sierra Leone con altri volontari di "Medici con l'Africa - Cuamm", impegnati nel sostegno ai servizi ospedalieri dello stato perché riescano a far fronte all'epidemia di Ebola e alle malattie tradizionali. È del 20 settembre questo suo racconto - diffuso dal Cuamm - dell'inutile corsa di una settimana, sua e dei suoi collaboratori, per salvare una bambina colpita da malaria e morta per mala-sanità africana:

«Centododici passi. Ho voluto contarli questa mattina, andando in ospedale, con passo disteso, il sole già caldo sul viso. Poco più di un minuto di strada. Lucia è arrivata da otto giorni, in coma, gonfia d'acqua, scura di pelle ma quasi candida di anemia. Ci sono voluti due giorni per rimetterla in sesto. Vegliata per una notte da Chiara a controllare che il sangue che scendeva nelle sue vene, tremila gocce in dieci ore, non la facesse soffocare nella sua acqua. Che urinasse, che si risvegliasse. Andava spugnata di continuo per raffreddarla ed evitarle convulsioni. Nutrita col sondino per due giorni, poi il risveglio. Il primo cibo mangiato da sola. Partiva da due di emoglobina, era salita a cinque. Altre tremila gocce di sangue, altre ore a sorvegliare i suoi polmoni ed il suo cuore. Ora era più attiva, cominciava ad alzarsi da sola. Una botta di vita. Poi di nuovo la febbre, acuta, improvvisa. Coi brividi. Lo striscio: ancora malaria. La prima linea ha fallito, è tempo di passare al chinino. Un'altra notte di Chiara a controllare lo zucchero nel sangue, sempre giù, sempre più giù. Servivano boli di glucosata, in continuo. Finalmente sta bene, ha ricominciato a mangiare, si muove con lentezza, è rognosa, ma viva. Due giorni di pausa, un sospiro di sollievo. L'abbiamo lasciata ieri notte ben dopo le undici, un poco irrequieta. Qualche rumore polmonare umido, l'ulteriore dose di diuretico prima del sonno. Alle due si risveglia affannata. Ha urinato pochissimo. Si mette seduta. Nessuna copertura di rete. Il temporale si è scatenato a mezzanotte e ora i telefoni sono fuori uso. Il respiro si fa più pesante, lei non riesce a restare sdraiata. Fuori un silenzio di tomba. Il buio fa paura. Forse per via di quella ragazza aggredita all'angolo un anno fa, forse paure ancestrali e racconti che si perdono nelle notti dei bambini. Ora viene aspirata e sembra respirare più tranquilla. Ma la saturazione d'ossigeno è ancora bassa. Ora Lucia respira con tutti i suoi muscoli, del torace, dell'addome, del collo, delle spalle. Uno sforzo immane, ma ancora ce la fa. La schiuma sale alle labbra, al naso, è rossastra, il respiro sempre più frequente e rumoroso. Nessuna copertura di rete. Ma il guardiano è là, a pochi passi da voi. Quel guardiano che vi rinserra ogni notte nel vostro castello, sprangato per proteggervi da intrusi malintenzionati. Lucia si esaurisce, si addormenta, cessa lentamente di respirare. Un ultimo fiotto di schiuma rosata e il suo cuore si ferma. Il guardiano era là. Potevate mandarlo a chiamarci. Non ci abbiamo pensato. Africa! Quante Lucie dovranno ancora morire prima che la tua gente si liberi dalla schiavitù dell'inerzia?»

Paolo Setti Carraro è fratello di Emanuela Setti Carraro, uccisa a Palermo con il marito Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1982. Un abbraccio a Paolo, samaritano d'Africa, nella benefica memoria di Emanuela e Carlo Alberto.

 

29/09/2014 09:14 Teresa
Un abbraccio anche da parte mia e un sincero GRAZIE !!!!!


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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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