Biagio, Palermo e la sua croce
di Alessandra Turrisi | 25 settembre 2014
La singolare protesta del laico consacrato che accoglie gli ultimi alla Stazione centrale ma rischia di chiudere a causa della burocrazia

Una croce sulle spalle, il suo solito saio verde, il bastone da pellegrino, i sandali ai piedi e tantissime immaginette di Gesù nelle tasche. Che fosse un po' bizzarro lo sapevano tutti, dopo quasi venticinque anni di missione a Palermo, ma vederlo addirittura trascinare una croce lungo la Circonvallazione, diretto sulle colline attorno alla città, ha destabilizzato molti. Qualcuno lo ha preso per pazzo, qualcun altro lo ha tacciato di teatralizzare il bisogno, seppur reale. La maggior parte di coloro che l'hanno visto compiere l'ennesimo atto fuori moda, però, gli è andato incontro col sorriso di chi non giudica, ma chiede preghiere e benedizioni.

Biagio Conte, il laico consacrato che a Palermo ha fondato la missione Speranza e Carità con oltre mille "ultimi" della società in tre strutture attorno alla Stazione centrale, ha scelto la ribellione del silenzio. Una scelta controcorrente in un mondo dove tutti urlano e usano la violenza per affermare pseudo-diritti.

"Il mio unico conforto è la montagna, mi metterò in ascolto con il buon Dio e sento nel mio cuore che Lui, Dio, mi dirà come mi devo comportare nei prossimi giorni", ha detto due settimane fa salutando i volontari e gli altri fratelli della missione. E sì che di motivi per urlare Biagio ne ha da vendere. Il 3 settembre scorso aveva lanciato un duro atto d'accusa e contemporaneamente un appello alla città, dicendosi "stanco di lottare contro i mulini a vento, l'eccessiva burocrazia e l'indifferenza che mi opprimono e mi schiacciano quotidianamente. Siamo ormai al limite delle forze fisiche e mentali". Biagio Conte che ha dedicato la sua vita ai senzatetto e ai migranti si era detto pronto "a malincuore a restituire le tre preziose strutture" e coloro che vi sono accolti. "Purtroppo non riesco più a garantire loro la luce, il gas l'acqua, i viveri, le medicine e i tantissimi bisogni per poter portare avanti le comunità, come una mamma che non ha da dare da mangiare al proprio bimbo ed è costretta ad abbandonarlo". Parole di disfatta e di sconforto: "Tutti siete a conoscenza di quanto la missione ha donato per aiutare questa città martoriata, ma mi rendo conto adesso che non si può fare niente di buono in questa terra di Sicilia, Italia, Europa".

Frasi durissime, dopo le quali le istituzioni (Comune, Regione, Demanio) hanno deciso di sedersi attorno a un tavolo per trovare le soluzioni adatte a permettere alla missione di continuare a svolgere la sua opera sociale dal valore insostituibile. C'è una cartella esattoriale da 84 mila euro di tassa sui rifiuti non pagata. Ci sono 300 mila euro di debiti per utenze di acqua, luce e gas, mentre le donazioni diminuiscono in tempo di crisi. Ci sono inerzie burocratiche che rendono impossibile perfino installare un impianto fotovoltaico già esistente, che renderebbe quasi autonoma la produzione di energia elettrica in missione.

Così Biagio ha detto basta e si è ritirato in silenzio. Le migliaia di persone che lo stimano per quello che fa hanno fatto sentire la loro vicinanza, offrendo un contributo, scrivendo messaggi su Facebook, organizzando raccolte di beneficenza.

Adesso finalmente Biagio è tornato a casa, "fisicamente stremato", ma carico spiritualmente: "Non vado via. Il mio cuore è qua. Ma anche la croce di legno è qua, pronta a partire di nuovo".

 

25/09/2014 08:29 Pietro B.
Qualche anno fa in vacanza a Palermo.
Contrasti in-credibili.
Una casa gentilizia segnalata sulle guide in centro:
non visitabile, transennata fatiscente.
Tutto il centro fatiscente.
Appena ti allontani.. bei palazzi! e ti chiedi xchè non
hanno favorito/obbligato la ricostruzione del centro?
Mi pare fossimo all'hotel S.Paolo, poi lessi dei suoi trascorsi..
Una sera cerchiamo uno svago.. sul giornale segnalava un posto
con uno spettacolo 'etnico'… Ci andiamo. Entriamo. Poca gente in giro.
Qualche immigrato. Seguiamo le luci. Arriviamo in locali 'open air',
in cui da tutte le parti c'erano brande e.. immigrati.
Terra di contrasti, Palermo.
In cui, forse proprio x quello, nascono veri EROI, come don Puglisi,
come Biagio, come quel centro che… mi sembra di ricordare..
si chiamasse SPERANZA!
Oggi, dove fiorisce la Speranza?
Forse nei grattacieli, nei palazzi del potere ( cfr MI&TO!)??
NO.
Fiorisce nelle periferie, grazie a Uomini degni di questo nome.
Come Biagio.



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Alessandra Turrisi

Sono nata a Gallarate, ma vivo a Palermo (i casi della vita). Ho un marito, due figli, e quindici anni fa ho pensato che raccontare Palermo e la Sicilia potesse essere il modo migliore per dare il mio contributo alla mia terra e, perché no, guadagnarmi da vivere. Scrivo per l’Avvenire e il Giornale di Sicilia, ma non disdegno qualche altra collaborazione. Ho pubblicato un libro che raccoglie le testimonianze di ex giovani al tempo delle stragi di mafia, perché da allora non siamo più gli stessi.

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