DIARIO DI UNA CATECHISTA
«Orientamenti», continuiamo a parlarne
di Assunta Steccanella | 22 settembre 2014
Nel documento dei vescovi un percorso che spinge oltre la pura motivazione sociologica nella richiesta dei sacramenti

Devo dire che sono proprio contenta.

Ho scritto "Un invito alla lettura..." sperando di suscitare un po' di curiosità, di convincere qualcuno a leggere i nuovi Orientamenti, ma non mi aspettavo che il tema provocasse un dibattito così vivace e ricco. E' un segnale importante: di solito le discussioni più accese si sviluppano intorno ad argomenti di altro genere, mentre è più raro riscontrare un tale interesse intorno alla catechesi, alle sue strutture, alla sua concreta realizzazione.

Nello stesso tempo spero in un supplemento di attenzione, perché nel dibattito sono emersi molti spunti che, credo, meritano di non essere lasciati cadere. Aggiungo quindi un'altra tessera al confronto, impegnandomi a non essere esaustiva (sì, proprio così: vorrei che continuassimo a ragionarci su...).

In primo luogo, occorre chiarire una cosa: di che tipo di documento si tratta?

Sembra banale sottolineare che "Incontriamo Gesù" non è una bella omelia (semplice, breve, affascinante), né l'espressione del pensiero di un singolo vescovo, o un esercizio di retorica: è un testo magisteriale, redatto dalla Commissione Episcopale per la dottrina della fede (CEDAC) e approvato dai vescovi riuniti in assemblea. Non è quindi destinato in primo luogo a impressionare, non vuole sedurre il lettore con un linguaggio immaginifico, né si presta ad una lettura troppo veloce. I vescovi propongono un testo su cui ragionare, da mettere punto per punto in dialogo con la nostra concreta realtà parrocchiale. Viene consegnato alle nostre chiese locali, si rivolge in particolare ai pastori, ai catechisti ed agli operatori pastorali, come testo di carattere tecnico.

Eppure è intessuto di spiritualità e si sviluppa in un intreccio fecondo tra la storia della Chiesa di oggi e le comunità delle origini: i primi due capitoli della 1Ts scandiscono la divisione in capitoli del documento, guidandoci a rileggere il presente alla luce del passato fondante, per protenderci con speranza verso il futuro.

Qual è la via proposta per raggiungere questo scopo?

Possiamo intuirlo già analizzando il titolo scelto, "Incontriamo Gesù": è una proposta ad impianto relazionale, nella quale si afferma che la relazione con il Signore, scopo della catechesi, si costruisce nella relazione interpersonale (incontriamo: prima persona plurale) e nello specifico nella relazione intraecclesiale. La catechesi è un fatto di Chiesa, non di individui (siano essi preti o laici), di liberi battitori autoritari oppure fantasiosi, magari anche geniali, ma incapaci di mettersi in ascolto per lavorare insieme.

Il testo si compone di quattro capitoli:

il primo delinea la situazione attuale, per poi sottolineare il primato dell'evangelizzazione di adulti e giovani; nel secondo capitolo si affronta il tema del primo annuncio e dell'ispirazione catecumenale dei nuovi cammini; il terzo capitolo si occupa di iniziazione cristiana e il quarto (il più corposo, 38 numeri su 100) è dedicato al servizio di uffici diocesani, evangelizzatori, catechisti, e alla loro formazione su cui insiste con molta serietà.

Dato che la proposta non sostituisce i testi fondamentali del progetto catechistico italiano (che nasce nel 1970 con il Documento Base), è logico sentirvi risuonare cose già note. Offre però un quadro di sintesi alla luce della Evangelii Gaudium e della concreta situazione della catechesi in Italia.

Mi soffermo solo su un particolare, decisivo e molto impegnativo: al n. 54 leggiamo che "è necessario che in tutte le diocesi si prosegua o si dia avvio a una progettazione ampia che coinvolga le parrocchie in una proposta uniforme e attui un rinnovamento reale e corale". Il documento afferma che la struttura catecumenale del cammino di iniziazione cristiana e il recupero dell'ordine originario dei sacramenti (1. Battesimo 2. Cresima 3. Eucaristia) sono un percorso ormai definito, che dovrà essere intrapreso da tutte le nostre comunità.

Concretamente cosa significa? A titolo illustrativo, ecco i passaggi del cammino di Iniziazione Cristiana per fanciulli e ragazzi ad impronta catecumenale, così come si struttura in alcune delle diocesi che lo stanno sperimentando.

I genitori che scelgono di battezzare il proprio bambino sono invitati ad un cammino biennale (due-tre incontri l'anno) di riflessione e formazione, che prosegue poi nel tempo della scuola d'infanzia. Intorno ai 6 anni inizia per i bambini (con le loro famiglie) la tappa di 'evangelizzazione', a cui segue un percorso triennale di 'catechesi' verso Cresima ed Eucaristia conferite (intorno agli 11 anni) nel tempo pasquale; segue la mistagogia in cui il ragazzo è accompagnato, se vuole, fino alle soglie dell'età adulta (mistagogia: fare memoria del dono ricevuto e vivere un'esperienza bella di Chiesa; è un cammino di appropriazione personale, esistenziale oltre che conoscitiva, di quanto celebrato, anche attraverso esperienze dirette nelle opere di carità e nella vita della comunità - n. 62). Il coinvolgimento delle famiglie è globale e, anche dove non è previsto l'obbligo della partecipazione, i genitori sono sempre invitati e i bambini sempre accolti. Questo percorso, comunque esigente, implicherà la fine della pura motivazione sociologica nella richiesta dei sacramenti.

A me non pare una rivoluzione da poco ...

Il cuore del documento è comunque il n. 27, che merita di non essere liquidato in pochi accenni. Nei nostri incontri del gruppo catechiste ne faremo la traccia di preghiera per tutto l'anno, lasciando che si sedimenti piano piano dentro di noi per diventare inquietudine, fermento, lievito del nostro ministero.

 

 

25/09/2014 15:03 pietro b.
Anche qui alberga il trash..http://www.lastampa.it/2014/09/22/multimedia/societa/un-minuto-obliqua-mente/cartellone-stradale-trash-per-la-prima-comunione-1wHHhPUwB0REXkUForrxXI/pagina.html


25/09/2014 13:58 morgan
Grazie ad Assuntas e Pietro per i consigli! :)


24/09/2014 21:44 pietro b.
Aggiungerei anche il Pesce ai nomi di Assuntas..
Romano Penna è un REF x s.Paolo.
Devi sapere che una tesi dibattuta e' che il Cristianesimo lo avrebbe 'fatto'
lui, invece e diversamente da Cristo.
Ma insieme butto li' qs. altre considerazioni:
- S.Paolo "è" le lettere ( quelle autentiche, se non altro..).
MA qs.lettere sono state abbastanza messe da parte nei primi secoli..
Quindi come sostenere quella tesi?
- SE si volesse individuare UNA teologia in S.Paolo.. improba fatica!
dicono gli studiosi: almeno due.. vengo alla conclusione ( mia,
dopo aver studiato..) S.Paolo e' stato interprete FEDELE di Cristo,
anche più di Giovanni.. LA domanda che dobbiamo porci è:
Supposto che uno abbia capito bene Gesu', poi si è trovato
giocoforza davanti a situazioni nuove.. ebbene si e' comportato
in coerenza con gli insegnamenti di Gesù o no??
- l'analisi più interessante è andare a vedere COME Paolo
ha costruito le Chiese che ha fondato e/o aiutato a crescere..
Qui Romano Penna e' insuperabile!
Il testo di Norelli ha il vantaggio di essere uscito x ultimo
e quindi tiene conto di quello che hanno scritto gli altri..
Mi pare di aver postato qui intorno quelle che mi sono parse
le sue riflessioni più interessanti.. ( profeti, Vescovi..)
Aggiungo qui quelli che secondo lui sono i motivi x cui
il Cristianesimo non si dissolse..
- Cristo si scelse dei collaboratori bravi e dinamici..
- la Croce, invece di essere ignominia, fu presa (giustamente)
a espressione del msg di Gesù ( Misericordia e perdono)
-l'attesa del Suo ritorno imminente
- da qui slancio missionario e proselitismo
- il cristianesimo aveva vantaggi competitivi sia vs.Ebraismo
che vs.Gentili
- anche xchè aiutava derelitti,vedove,orfani,vittime,prigionieri, ecc.
- garantiva una sepoltura decorosa, cosa x quei tempi rara..
- elabora una struttura efficace: monoepiscopo+
consiglio dei presbiteri+diaconi..
- infine collabora col potere politico, sempre di più, sempre di più..
E' a valle di qs.considerazioni che il Norelli si pone quella domanda conclusiva..



24/09/2014 19:36 assuntas
Io direi che si può leggere anche il lavoro di Romano Penna, Le prime comunità cristiane, Carocci 2011; oppure Manlio Simonetti, Il Vangelo e la storia, (vol. 1), Carocci 2010.
Altri autori che hanno lavorato sulla chiesa delle origini sono il Lortz o il classicissimo Jedin...

Gli Orientamenti sono un buon documento, non privo di limiti.
Io lo leggo come un orizzonte prossimo, nella consapevolezza di molte fatiche delle nostre comunità.
Una simile consapevolezza emerge, mi pare, dal grande rilievo dato alla figura dell'evangelizzatore, alla dimensione testimoniale, alla formazione. Io non ricordo un'insistenza simile in documenti paralleli. Evangelizzatori formati sono (forse) la prima urgenza che il testo affronta.



24/09/2014 19:05 morgan
Pietro, volevo giusto chiederti un consiglio su cosa leggere circa gli del cristianesimo.
Andrò a cercarmi questo di Norelli.
Grazie :)



24/09/2014 17:39 Pietro Buttiglione
Ho appena finito di leggere il bel libro di Norelli sugli inizi
del Cristianesimo. E qui ho letto quanto medita Gilberto.
le ultime parole della conclusione di Norelli sono:
Ma era proprio questa la 'cosa' che voleva Gesu'?
per cui ha dato la sua vita ( aggiungo io)?

Ecco: se vogliamo fare proselitismo nei post-cristiani
DOBBIAMO tornare a quella 'idea' di Gesu'.
Siccome una tale trasformazione sarebbe x la CC
una vera rivoluzione ( o castrazione x altri..) ecco
perchè a mio avviso se ne parla poco, caro Gilberto!



24/09/2014 16:25 gilberto borghi
Sono molto contento che Assunta sia tornata sull'argomento e che attorno a questo ci sia fermento. Ha ragione nel dire che è "raro riscontrare un tale interesse intorno alla catechesi, alle sue strutture, alla sua concreta realizzazione". Perciò davvero grazie.
Ho letto solo velocemtne e per spezzoni il testo, ma mi riprometto di leggerlo per bene quando avrò più tempo. Una domanda ad Assunta però mi sale.
Se non ho letto male l'intento del testo sarebbe allargato non solo alla catechesi per chi già vive nella fede, ma anche al cosidetto primo annuncio. Che in verità, in occidente spesso diventa il secondo primo annuncio, nel senso che spesso siamo davanti a post-cristiani. L'impressione a pelle, che mi lascia il documento, è che su questo la riflessione e le indicazioni pastorali siano ancora un po' limitate. Che il cambiamento radicale che comporta la posizione di un post-cristiano, rispetto a chi non ha mai avuto l'annuncio di Cristo, non mi sembra sia stato ancora abbastanza colto.
E che la Chiesa che traluce dal testo sia ancora quella che fondamentalemnte pensa di avere a che fare con persone che si sono allontanate dalla fede, ma restano ancora in un ambito culturale che mantiene l'umus della cultura cattolica. Questo, purtroppo, non esiste più, nella stragrande maggioranza dei casi.
Per me, ma posso sbagliarmi perchè la lettura che ne ho fatto è stata troppo veloce, manca il grosso capitolo su come riattivare la fede, su come farla rinascere, in persone che hanno conosciuto Cristo e poi se ne sono andate.
Che ne pensi?



24/09/2014 16:21 L. T.
"molto interessante l'idea di fare due o tre incontri all'anno con le famiglie dal battesimo fino all'inizio del percorso di comunione"
E dove li troviamo tutti questi catechisti? I pochi (poche) che ci sono sono ai minimi termini supersfruttati e sempre meno motivati da percorsi impraticabili che servono solo a chi li propone. Un conto sono i principi un conto è la realtà.



24/09/2014 15:42 matteo Lariccia
Grazie Assunta, molto interessante l'idea di fare due o tre incontri all'anno con le famiglie dal battesimo fino all'inizio del percorso di comunione. Ci penseremo e probabilmente lo proporrò ai nostri corsi dei battesimi. Il cammino di iniziazione di questo genere è rivolto ovviamente alle coppie e famiglie che non hanno già un loro cammino di fede e che probabilmente hanno già altri figli. Ieri nell'incontro per i battesimi, una coppia della parrocchia (presente ma non attiva se non per attività collaterali, tipo feste e altro, ma comunue nota al presbiterio perché sono ragazzi cresciuti in ACR) loro sono arrivati sentendosi quasi umiliati di esser stati cooptati nel corso per battezzare il secondo figlio. E quando mi hanno salutato hanno detto "ecco noi siamo i ripetenti".


24/09/2014 07:54 pietro B.
x assuntas
Nessuno, credo, si sogna il restauro dei primi tempi,
quando ad es. "eresia" NON era =errore, ma solo "posizione diversa"…
IMO qs.lavoro e' necessario ed indispensabile x arrivare a porsi
alcune domande, interrogarsi.. ad es.
Quella Chiesa aveva due pulsioni, tendenze, modi di essere..
- quello ad intra, che pervade ad es. il Vangelo di Giovanni,
ai limiti della gnosi…

- quella "missionaria", degli itineranti, che giravano senza averi o soldi..

Permettimi almeno qs.semplice osservazione.
La prima consolidava l'interno, costruiva la Dottrina,i Dogmi,
combatteva ( anche violentemente) le eresie, si accordava col Potere, ecc.
Mi pare di scorgere qualche rassomiglianza con la Chiesa degli ultimi
diciamo .. 1600 anni.. no?

LA domanda chiave che mi sorge spontanea e':
OGGI in quale situazione viviamo, anche in quelle fasce di
Popolo che riteniamo interne??
Lo so che da decenni ne siamo coscienti, e ci riempiamo la
bocca con le parole NUOVA EVANGELIZZAZIONE.
IMO tutte fallite.
Perche'?
Forse xche' ci vorrebbe un approccio diverso??
Quello degli itineranti?
pietro
P.S:
Gia' sento: " E i missionari che abbiamo?"
Purtroppo anche loro hanno il peso della critica storica…
MA, e qs.è IL punto, NESSUNO li identifica con la CC.
Vedi Alex, ad es.



23/09/2014 20:27 Yolanda
Cara Assunta ,perfettamente concorde con le intenzioni. Assolutamente pessimista sulla concreta possibilità di realizzare le intenzioni con gli adulti.Ma chi le ha mai viste queste cose o anche soltanto della catechesi per adulti vecchio stile? O l'accompagnamento di laici o clero? Giusto il cambiamento sull'iniziazione ,era ora, ma per i cristiani adulti io vedo il vuoto oltre i corsi biblici.Beata te che sei evidentemente in un isola felice.


23/09/2014 19:12 assuntas
Grazie delle vostre osservazioni. Comincio dalla prima:
non ci sono garanzie che la motivazione sociologica finirà, ma C'è una previsione attendibile: il percorso è esigente e soprattutto non automatico.
Le famiglie sono chiamate a scegliere volontariamente e consapevolmente di intraprendere il cammino con i figli; il conferimento dei sacramenti, nel tempo, non dovrebbe più avvenire "in blocco" o "per classi" ma a piccoli gruppi in tempi anche diversi.

Le questioni poste da Yolanda e Pietro meriterebbero una riflessione molto ampia. Solo alcune cose:
la catechesi è una parte importante dell'azione evangelizzatrice della chiesa, ma non la esaurisce. Si rivolge a chi desidera accedere ai sacramenti ed ha un aspetto di primo annuncio, ma anche a coloro che sono già cristiani e desiderano approfondire il proprio cammino di fede in tutte le sue dimensioni, razionale, affettiva/celebrativa, etica/pratica (sono le dimensioni della catechesi presenti nel progetto catechistico italiano).
L'azione è della chiesa (cioè comunitaria) ma si rivolge a ciascuna persona nella sua unicità, tanto che le risposte a tale azione evangelizzatrice sono le più varie. Il soggetto quindi non è dimenticato, ma si riconosce che nessuno di noi è un'isola e che le relazioni, con il Signore e con i fratelli, sono essenziali per la nostra felicità.

L'evoluzione storica che c'è stata rispetto alle chiese apostoliche è un dato insuperabile e nessuno persegue un ritorno puro e semplice alle prassi delle origini. Ciò che si fa è cercare ancora le strade per trasmettere in modo adatto a questi tempi la verità di sempre.
Si può fare di meglio? Certo. Soprattutto a partire dal concreto impegno sul campo.



22/09/2014 18:54 pietro B.
Studiando le origini si scoprono molte cose interessanti. Ad es-
- che in un primo tempo esistevano gli stanziali nelle chiese locali
( all'origine case di riunione e celebrazione ) e gli ITINERANTI.
- che poi con 'oi presbiteroi', episkopoi e diaconi si passò
ad una direzione collegiale.
- in una città potevano esistere diverse chiese cosi' organizzate;
non c'era un Vescovo unico.. A Roma S.Pietro ed altri dopo di lui
furono 'nominati' a posteriori, a loro insapura.. da Ireneo..
- che il principio di autorità nacque x questi probls.
* la struttura iniziale era: maestri, depositari dell'insegnamento
e profeti, interpreti dello Spirito.Stop
* Ma come verificare che il profeta non fosse un imbroglione?
magari con dei criteri?… che cmq richiedono un verificatore..
* ma si puo' verificare lo Spirito? non se ne esce..
* con lo stesso clichè, ma circa 100 anni dopo, Roma cercò di imporsi
sulle altre Chiese: come arbitro max x giudicare cosa fosse 'eretico'..
( mica tanto accettato in Oriente..)
In estrema sintesi Chiesa centrale come autorità NORMANTE.
Ma così si persero alcune cosette x strada..
- il msg itinerante.. ( quell'USCIRE del Papa..)
- la casa di riunione in cui :
* ci si faceva carico DAVVERO dei bisogni della comunità
* ci si educava INSIEME
( mi pare che l'unica simile sia la Lectio divina di Martini)
* e in un tutt'uno con qs,cose si celebrava il Rito
* last but not… si dava modo ad ognuno di professare
i propri Carismi ( cfr. S.Paolo)
---------------
Basterà aver unito Comunione e Cresima, come facevano loro?



22/09/2014 16:10 Yolanda
Assunta, dici: " La catechesi è un fatto di Chiesa, non di individui (siano essi preti o laici), di liberi battitori autoritari oppure fantasiosi, magari anche geniali, ma incapaci di mettersi in ascolto per lavorare insieme." E mi domando : chi è incapace di mettersi in ascolto? Se è pur vero che la catechesi è una sistematizzazione del credo in funzione di un annuncio ampio nella comunità ,e quindi diretto in particolare agli addetti ai lavori, non lo è per un annuncio fuori dai confini e questo mi par in contraddizione con "andate in tutto il mondo ad annunciare” non come chiesa ma come credenti singoli. Se l'esempio viene da chi annuncia a cascata ne consegue che diventa più importante il gruppo chiesa con le sue regole e strutture rispetto a Gesù Cristo.E' ormai chiaro a tutti che sia i vangeli che le lettere successive risentono sia dello stile e scelte degli autori, sia delle situazioni concrete dei destinatari ,e del loro contesto storico culturale .La scelta nel documento di un solo filo conduttore è funzionale allo scopo ma ne determina anche i limiti. Perché l’origine non è nelle prime comunità cristiane ma è Gesù Cristo , chi era , cosa sappiamo di lui, in che contesto storico culturale era immerso, cosa voleva dirci e qual’era la sua finalità ,a cui aderire per seguirlo . Di questo ben poco si parla in ambito cattolico comunemente .Mi è parsa chiarissima la sintesi di Kung, in tal senso in” tornare a Gesù”, sul panorama culturale in cui era immerso e l’unicità della figura di Gesù . La sintesi conclusiva “ il cristianesimo consiste nell’attivare, teoricamente e praticamente,il ricordo di G.C. Si possono ricostruire i tratti e i contorni caratteristici dell’annuncio,del comportamento, della vicenda di Gesù. Ed esattamente questo è quanto basta e decide per il credente. Una simile ricostruzione è pur sempre realizzabile,anche nell’impossibilità di dimostrare la cosiddetta autenticità di ogni singola parola di Gesù o la storicità di ogni singolo racconto.” “ “L’attenzione di Gesù è rivolta non a una natura umana astratta,soggetta a diverse interpretazioni, ma al singolo uomo concreto.” Quindi di individui, non di chiesa ,siano essi laici o preti che decidono chi è un libero battitore autoritario o fantasioso o anche geniale con cui dialogare oppure no. Il dialogo è aperto con tutti , nessuno escluso per Gesù. Chiaro che la storia e la tradizione della chiesa abbia strutturato dei percorsi di catechesi ,ma nutro dei dubbi sui reali adeguamenti al clima culturale e sociale odierno e all'attenzione al singolo, visto le premesse.


22/09/2014 10:48 Paix
"Questo percorso, comunque esigente, implicherà la fine della pura motivazione sociologica nella richiesta dei sacramenti."
Vorrei fosse vero, ma cosa lo garantirebbe?



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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