Il martirio dei cinque pani e due pesci
di Giorgio Bernardelli | 08 settembre 2014
Le tre anziane suore saveriane uccise erano tornate in Burundi consapevoli della propria debolezza. E proprio per questo capaci di donarla fino in fondo

«Sono ormai sulla soglia degli ottant'anni. Nel mio ultimo rientro in Italia, le superiore erano incerte se lasciarmi ripartire. Un giorno, durante l'adorazione, pregai: "Gesù, che la tua volontà sia fatta; però tu sai che desidero ancora partire". Mi vennero limpidissime in mente queste parole: "Olga, credi di essere tu a salvare l'Africa? L'Africa è mia. Nonostante tutto, sono però contento che parti: va' e dona la vita!". Da allora, non ho più dubitato».

suor Olga Raschietti

 

«Sto tornando in Burundi, alla mia età e con un fisico debole e, limitato, che non mi permette più di correre giorno e notte come prima. Interiormente però credo di poter dire che lo slancio e il desiderio di essere fedele all'amore di Gesù per me concretizzandolo nella missione è sempre vivo. La missione mi aiuta dirgli nella debolezza: "Gesù, guarda, è il gesto d'amore per te".... Unita a Lui, al suo donarsi, anche se mi sento debole fisicamente, sento che posso essere ancora a servizio di Lui per la salvezza del mondo».

suor Lucia Pulici

 

È la sorte dei martiri missionari: un fatto tragico porta ad accendere per un giorno i riflettori sulle loro vite, fino a quel momento del tutto nascoste, spese per gli altri nelle periferie del mondo. Oggi è toccato alle tre suore saveriane - suor Olga, suor Lucia e suor Bernardetta - uccise in maniera efferata in Burundi.

L'emozione è grande in queste ore. Ma la domanda è sempre la stessa: al di là del dolore, al di là dei particolari più truculenti, al di là di questo stesso angolo tormentato dell'Africa che per un giorno almeno abbiamo riscoperto, quale messaggio ci lasciano in eredità queste vite donate?

Nel ricordo pubblicato dalle consorelle sul sito delle Missionarie Saveriane mi hanno colpito molto queste due frasi di suor Olga e suor Lucia, che parlano della debolezza di questa loro ultima età della missione. Sono le parole di due suore anziane che anche fisicamente sentono affievolirsi le proprie forze. Eppure riescono a trasformare questa esperienza in uno sguardo d'amore.

La loro è la missione di chi non pensa di raddrizzare il mondo, ma semplicemente mette a disposizione quel poco che gli è rimasto. «Tutte e tre - hanno scritto le consorelle saveriane - malgrado l'avanzare dell'età, la fragilità della salute, erano tornate con fede e passione in terra d'Africa, credendo che anche i "cinque pani e due pesci" delle loro ridotte forze poteva essere un dono per la popolazione e per il regno di Dio».

La missione dei «cinque pani e due pesci».

La missione di chi non sta a rimpiangere i tempi andati.

La missione di chi non smette di amare.

È finito il tempo dei missionari eroici: chi li conosce un po' da vicino sa che oggi una buona fetta dei missionari italiani in giro per il mondo ha l'età di suor Olga, suor Lucia e suor Bernardetta. Testimoni fino all'ultimo della volontà di partire ancora. Pronti - se necessario - a donare per il Vangelo anche una vita indebolita dagli acciacchi. Icona radicale di quella Chiesa «in uscita» - sempre e comunque - verso la quale Papa Francesco non si stanca di spingerci.

 

10/09/2014 22:44 Monica Velati
Bellissimo (anche se doloroso)!
Burundi... mi richiama il "mio" don Carlo Masseroni che ha vissuto oltre 40 in quella terra, che è rimasto laggiù anche dopo l'attentato che aveva subito. L'età e gli acciacchi non intaccavano la sua freschezza e gioventù interiore, il suo desiderio di essere dono e presenza.
Don Carlo ci ha lasciati a gennaio di quest'anno, a 92 anni... era rientrato in Italia a novembre, ma sperava di tornare tra la sua gente ed invece...
Grazie a questi uomini e donne che non hanno paura di condividere i cinque pani e due pesci della loro esistenza... grazie a questi piccoli semi che continuano ad essere sparsi e crescono nel silenzio facendo vivere il Regno di Dio, il sogno di Dio,la Chiesa anche in posti sperduti...



09/09/2014 21:48 Gianfilippo Macchi
grazie per aver ricordato con una forte e semplice testimonianza il sacrificio di queste persone che hanno donato la loro vita per una causa grande.


09/09/2014 13:08 Lorenzo Cuffini
Ringrazio di tutto cuore anche io, e condivido e sottoscrivo tutto.


09/09/2014 11:56 annamaria panza
grazie per questa riflessione e per spronarci a vedere in queste suore l'esempio da imitare nel donarci "fino in fondo"!


09/09/2014 08:52 LEONE MINUSCOLI
GRAZIE PER QUESTO ARTICOLO


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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