Comprendi ciò che leggi?
di Chiara Bertoglio | 04 settembre 2014
Da non molti anni si è riavvicinata alla Chiesa. E l'altra sera mi ha chiesto se potevo passare a casa sua perché aveva delle domande sulle Letture della Messa...

Ieri sera sono stata da un'anziana vicina di casa. È una signora intelligente, colta, molto buona, e molto aperta, cordiale e disponibile. Da non molti anni si è riavvicinata alla Chiesa, ed ora la si vede il sabato sera, fedelissima alla celebrazione festiva della vigilia. L'altra sera, proprio alla prefestiva, mi sono seduta accanto a lei. Tenendo fra le mani il foglietto con le letture della domenica, mi ha chiesto se potevo passare a casa sua nei giorni successivi perché voleva chiedermi qualcosa sulle letture. Ieri sono andata, e la signora ha tirato fuori dal cassetto i foglietti di alcune domeniche dei mesi passati, accuratamente conservati ed annotati, chiedendomi alcune delucidazioni sulla Parola di Dio.

Effettivamente, quando mi ha mostrato i passi che l'avevano lasciata perplessa, per me è stata come una rivelazione. Chi, come me, ha avuto la fortuna di crescere in una famiglia molto credente, di ricevere un'ottima educazione cristiana, e la possibilità di coltivare i propri interessi teologici con incontri bellissimi e con studi specifici, forse non si rende conto di che cosa accade a chi frequenta soltanto la celebrazione domenicale oppure si avvicina alla Chiesa saltuariamente o in età adulta. Sono la prima a comprendere che lo spazio di un'omelia è ridotto; che non deve limitarsi ad una spiegazione ma deve anche toccare il cuore e la vita di chi ascolta; che bisogna tener conto delle esigenze e delle capacità di comprensione di tutti i fedeli. Giustissimo. Però resta il fatto che la maggior parte delle omelie non tocca quasi mai né la prima né la seconda lettura, e che - per dirne una - molti passi di san Paolo sono molto difficili da comprendere se non sono adeguatamente spiegati, e per molti estratti dall'Antico Testamento sarebbe importante fornire qualche coordinata storica (o almeno di contesto) per orientarsi in mezzo ai nomi complicati ed ai ruoli incomprensibili di certi personaggi.

A maggior ragione, poi, bisognerebbe cercare di mettersi nei panni dell'ascoltatore non troppo preparato quando anche il Vangelo stesso presenta dei problemi di comprensione, al di là del valore spirituale. Ci sono certe affermazioni della Bibbia che hanno assoluto bisogno di essere spiegate o contestualizzate, altrimenti possono essere fraintese completamente fino addirittura a creare rifiuto o allontanamento in chi le ascolta.

Un episodio analogo a quello di ieri sera mi è capitato parlando con una ragazzina di dodici anni e di intelligenza fuori dal comune, che mi rivolgeva domande assai provocatorie (ed affascinanti) sulla Bibbia e sul Vangelo. Anche in quel caso, mi sono resa conto che o l'ascoltatore si lascia scivolare sopra i passi della Bibbia che non capisce (il che ovviamente non è un grande aiuto alla sua vita spirituale), oppure - se appena appena si interroga su quel che ascolta - rischia di fraintendere profondamente il senso delle letture che vengono proposte.

Nessuno più di me è felice che il Concilio abbia avvicinato il laicato alla Parola di Dio, ed abbia assegnato alla Bibbia il ruolo centrale che essa deve avere nella vita dei credenti. Ma non ho potuto non pensare, in queste due situazioni, all'eunuco degli Atti degli Apostoli, che si chiede come potrebbe comprendere ciò che legge, se non c'è nessuno che glielo spieghi.

09/09/2014 17:52 Chiara Bertoglio
Grazie, Pietro B.: la "ricetta" è sicuramente molto buona... Io però mi preoccupo soprattutto di chi è agli inizi del suo cammino (per età, per "lontananza"...) e magari rimane semplicemente turbato o perplesso da ciò che ode se non gli viene SUBITO spiegato nel contesto. Comunque, grazie mille.
E forse... meno convegni e più vicinanza alla concreta realtà del gregge? :-) Lo dico con un sorriso, senza alcuno spirito polemico e con profonda gratitudine verso il ministero dei tanti, ottimi sacerdoti che ogni giorno si impegnano con amore e pazienza ad annunciarci il Vangelo.



09/09/2014 11:04 pietro buttiglione
Conclude Yolanda:
" Ma purtroppo non c'è"
Ma non si era fatto un convegno apposito a Verona?
Questi sono i risultati?
Che ad es. don Nason, animatore di punta della pastorale
biblica a Mi... sia stato mandato a Gerusalemme.. :)



09/09/2014 10:38 Yolanda
Concordo con Chiara. L'approfondimento biblico è importante e dove possibile benvenuto. Ma è nell'ambito della relazione interpersonale che si possono elaborare le domande e i dubbi ,in un interscambio che aiuti anche a superare i blocchi e le resistenze dovute a formazioni inadeguate. Questo non è possibile in incontri oceanici come per le unità pastorali. E' nelle parrocchie in gruppi più ristretti con preti o laici preparati che ciò può essere possibile. Ma purtroppo non c'è .


09/09/2014 10:07 pietro b.
x Chiara
il mio cammino:
1) praticare le Lodi ( cfr CL )
2) seguire un movimento che ti mette in mano la Bibbia ( RNS )
3) seguire da anni una Scuola Biblica con relatori molto preparati..
( Bartolini, Nason, Borgonovo, Mancini, Laras, Milani, Stefani, Ricca,
Baini, Garrone.ecc.) Ogni anno su temi specifici..
Quest'anno su Osea, Gioele, Amos..
Ogni relazione seguita da dibattito tra noi.
Ritengo che, se possibile, questo sia l'approccio giusto...
Faccio un esempio: Gesù nei Vangeli, è 'apocalittico'?
Difficile rispondere senza adeguata conoscenza..
ciao



09/09/2014 09:22 Chiara Bertoglio
Gentili amici,
indubbiamente il linguaggio delle parabole di Gesù è semplice, immediato eppure immensamente profondo. Alla scuola di questa semplicità, il dottore in esegesi può essere nell'ultimo banco, e la vecchietta molto vicina al Maestro. Su questo non c'è dubbio.
Tuttavia, anche nello stesso Vangelo, ma ancor di più in altri libri della Bibbia (dalle lettere di san Paolo, i cui periodi complessi non sempre rendono facile comprenderle all'ascolto; alla letteratura profetica, così ricca di immagini ma anche così simbolica; ai Libri storici in cui un minimo di "background" è indispensabile) l'ascoltatore medio delle nostre parrocchie può trovare molte cose che non capisce. Nella nostra èra della razionalità, alcuni (e direi proprio coloro che sono più assetati di "comprendere") si pongono delle domande; indubbiamente ci sono mezzi (come Teleradiopadrepio, oppure lo scrivere domande ai sacerdoti, o anche "solo" leggere una buona Bibbia commentata) per inquadrare meglio il contesto della Parola, ma secondo me il momento più adatto per iniziare questo cammino dovrebbe essere nel contesto della comunità parrocchiale, con fratelli e padri. Guardare la TV o leggere una pagina scritta possono essere ottimi strumenti, ma secondo me "catechesi" (fare eco, trasmettere la parola...) dovrebbe essere all'interno del rapporto umano, della relazione, dello scambio. Che ne dite?



07/09/2014 19:25 pietro b.
x Francesca Vittoria
secondo lei Gesù era un conoscitore della Parola?
marginale?
superficiale?
occasionale?
pietro
PS.
io non chiamerei 'catechesi' lo studio della Parola.
x il semplice motivo che normalmente le ns.catechesi NON
lo prevedono



07/09/2014 16:27 Francesca Vittoria
all'eunuco degli Atti degli Apostoli, che si chiede come potrebbe comprendere ciò che legge, se non c'è nessuno che glielo spieghi-….Si afferma che la fede sia un dono…e per avere fede bisogna conoscere sapere e venire a conoscere Colui in cui credere. Colui che ha parlato che ha insegnato che ha invitato a seguirlo nel fare la Sua volontà. Ecco perché Gesù Cristo si è servito delle Parabole; che riprendono la vita quotidiana, il sentire di ogni uomo e che parla a questo in ogni tempo; fino ai giorni nostri la parabola fa luce anche nelle menti non colte perché è la luce che rischiara la comprensione non solo della mente ma tocca i sentimenti del cuore umano. Se così non fosse, sarebbero storielle belle ma che hanno fatto il loro tempo, come qualcuno ha creduto di rispondere in una riunione….”che già si conoscono “ per cui non necessita fare ricordo…è altro quello che si vuol sapere!!..E pensare che invece ogni parabola risponde esaurientemente a quanto un cuore reclama e una mente ha bisogno di essere illuminata. Qui ci sarebbe da meditare perché vuol dire che è il cuore chiuso, sordo, per questo il messaggio non è stato percepito. S uno si trovasse da solo, non avesse da chi andare oggi,nella parabola vi è la risposta di Cristo , Non è intellettualmente importante essere dotti nella disciplina catechistica ma capire e sapere ascoltare l’altro, anche da una persona colta ci si può aspettare che la PAROLA di Dio non sia stata compresa e pertanto trasmessa in modo sciatto, trascurato, dato per scontata la comprensione quando invece a causa di questa supponenza esso giunge stravolto proprio da chi lo vuole spiegare anziché dalla persona che desidera sapere. Le Parabole parlano prima di tutto al cuore dell’uomo, parlano alla sua debolezza, alla sua sofferenza, al suo desiderio di vita, di speranza, danno coraggio alla debolezza , sono tutto quanto è di Cristo, è l’olio e il vino che versati sulle nostre ferite leniscono, hanno il potere di guarirci. Le Parabole sono semplicemente profonde tanto quanto è profondo l’animo che le ascolta; sono così semplici che anche un analfabeta che ascolta resta affascinato, desidera sentirle ripetere perché è il loro messaggio che raggiunge sempre più in profondità la persona che le accoglie, sono a sua misura….Il Santo Padre incoraggia questa lettura, ad averla in tasca, come medicinale pronto all’uso…Però visto che vi è disponibilità di rivolgersi a qualcuno nelle nostre Chiese, si può lasciare domande scritte che il Sacerdote avrà rispetto ad accogliere ben contento dell’interesse al Vangelo e a dare delle risposte meditate nelle sue omelie….
Francesca Vittoria



04/09/2014 23:33 Dolvaso
Cara sign. Chiara, io consiglierei alla sua vicina di andare sul canale di Teleradiopadrepio alle 20.10 circa, perchè ogni giorno trasmettono una replica delle omelie delle Messe. E' da un pò che non le ascolto, ma qualche mese fà rimasi colpito da come questi frati preparino bene l'omelia. La parola di Dio viene spiegata molto bene. Penso che ascoltare ogni giorno quel programma potrebbe aiutarla molto.


04/09/2014 16:43 Chiara Bertoglio
Tutt'altro che OT, carissimo Lorenzo. Sottoscrivo in pieno. Grazie mille.


04/09/2014 15:31 Lorenzo Cuffini
Concordo "con lo spirito e la lettera", come si suol dire, di quello che ha scritto Chiara, e con i commenti successivi.
Tutti veri.
L'unica cosa che vorrei aggiungere è che, a tale intento e sforzo diciamo così catechetico( con la preparazione e la conoscenza che richiede) dovrebbe parallelamente affiancarsi, da parte di noi laici, almeno ( almeno!) altrettanto sforzo e impegno, con altrettanta preparazione e conoscenza,nel rendere visibile e evidente nei fatti, nei gesti, in tutte le nostre storie, le parole della Parola.
Faccio esempi pratici, così ci capiamo meglio: posso anche seguire corsi di formazione a gogò e partecipare a Lectio settimanali, ma se poi me ne resto UMANAMENTE- prima ancora che cristianamente- inerte come un paracarro quando incrocio( guardate che capita quasi di continuo, se non ci giriamo dall'altra) una persona che è nel dolore, che cosa faccio comprendere di quel che ho letto?( e parlo per esperienza vissuta diretta).Se non sono in grado di diventare vicino, faccia di Cristo e Suo calore per quelli che vivono con me e non ci credono, o lo ignorano, o lo detestano, che cosa faccio comprendere di quel che ho letto? Se sono sposato e do per scontato il mio matrimonio fregandomene bellamente della sua natura intrinsecamente e specificamente missionaria e contagiosa, che cosa faccio comprendere di quel che ho letto?
Sono tre domande retoriche che possono lasciare il tempo che trovano, ma che rispecchiano la realtà molte volte ripetuta di diversi incontri che ho avuto personalmente: di più ancora, rispecchiano atteggiamenti che sovente ho avuto e ancora ho anch'io. Serate intere ad appassionarsi sulla esegesi di un passo della Bibbia, e poi crusca e sego se si tratta di macinare vita in casa ai miei amici divorziati malamente.
La gioia della Parola si deve espandere a macchia d'olio: è bellissima questa espressione di Paolo Pavarin. Occhio però che a noi tocca incarnarla,come dicono i dotti, quella gioia, e questo è possibile ( diventa inevitabile, veramente)solo se traduciamo nei fatti, prendendola semplicemente sul serio, la Parola.Per dire: se noi siamo in difficoltà nella spiegazione di un testo, possiamo sempre accompagnare la persona da un buon prete, o metterle nelle mani un buon libro, o, con un click, scovare ottime esegesi on line sulla qualunque. Ma se poi siamo la prova vivente che tutto si ferma lì, allora ahi ahi ahi, facciamo diventare la Parola una parola come tante, aria fritta, lettera morta. E non ci sarà prete, libro o rete che lo eviti. E , d'altra parte, né preti, né libri, né rete potranno rendere visibile a chi vuole capire, chessò, la bellezza della indissolibilità del matrimonio, specie se non santo, specie se ferito, specie se acciaccato.....
Scusate il parziale OT



04/09/2014 15:00 Paolo Pavarin
Io che sono un piccolissimo laico sono senz'altro più felice di lei per ciò che lei ha scritto
Bisogna che la gioia che viene dalla Parola si espanda a macchia d'olio



04/09/2014 09:09 Chiara Bertoglio
Grazie a tutti per i commenti!
@Pietro: Anch'io sono molto convinta che ci sarebbe bisogno di educare ad una fede più adulta e meno miracolistica/fideistica. Con tutto il rispetto per la santità e la grandezza della fede semplice delle persone semplici, beninteso, e che ha molto da insegnare agli "intellettuali evoluti" che non sanno più incantarsi davanti a Dio. Credo comunque che (come scrive Pietro) sia opportuno procedere per gradi e mettendosi al servizio di chi ci ascolta; il rischio di voler sfoggiare la propria cultura ed emancipazione per "épater le bourgeois" e far "crollare" la fede semplice è molto alto.
@Federico: condivido in pieno! Anch'io ho partecipato a questi gruppi e ho riscontrato la medesima situazione. Nel pluralismo (ed indifferentismo) religioso odierno non è più sufficiente essere cristiani "alla buona": ci vuole gente preparata, (UMILE) e generosa che sia disponibile ad aiutare coloro che hanno meno formazione a camminare nella fede ed a crescere insieme. Naturalmente non è per nulla necessario che queste persone siano sacerdoti o suore: anzi, auspicherei che un laicato preparato si facesse sotto con spirito di servizio e semplicità! :-)



04/09/2014 09:00 Federico
Le stesse perplessità dell'autrice le ho incontrate io in alcuni gruppi del vangelo, cioè gruppi di laici che, senza la presenza di un sacerdote o di un laico preparato, tentavano di "meditare" sul vangelo della domenica. Un'iniziativa lodevole, e infatti lodata da molti parroci che però non trovano mai il tempo per essere sempre presenti, ma con un punto debole: la formazione e la preparazione del laico che si assumeva il ruolo di guida (e mi è capitato anche di sentire che si facesse a turno, democraticamente, senza nessuna considerazione della preparazione dei partecipanti). Inutile dire che possono emergere "strafalcioni" (se non vere e proprie eresie) anche molto convincenti, senza che nessuno abbia il coraggio o l'autorità per intervenire e per "correggere". Il risultato è che la "sete della Parola" resta insoddisfatta perché gli incontri sono poco appassionanti o inutili o addirittura finiscono per alimentare un certo soggettivismo (se lo stesso brano dice cose diverse a persone diverse) che alla fine sconcerta. Il rimedio sarebbe, come giustamente suggerisce l'articolo, una maggiore cura per la catechesi e la formazione dei laici e una presenza fissa di sacerdoti (o perlomeno religiose e laici solidamente formati) all'interno di questi gruppi.


04/09/2014 08:49 Pietro Buttiglione
Una notazione a margine, tanto x evidenziare l'analfabetismo biblico cosi' diffuso.
Ieri una persona mmmmolto vicina a me mi ha chiesto;
"Quando è stata scritta la Bibbia?"
Con pazienza ho cercato di spiegare che Bibbia in realta' e' un plurale, che ogni libro ha la sua storia e le sue origini, le ho citato il Cantico dei Cantici derivato da un testo egizio ( mons.Borgonovo docet..), le ho detto che Genesi e Esodo non sono affatto stati scritti per primi… ma mi sono dovuto fermare.
Perche'?
Perche' ho capito che stava iniziando a CROLLARE in lei qualcosa.
Qs.msg vuol dire che quando si inizia una certa strada, passando dal pecoronismo al 'capire', poi qualcosa crolla. Quel qualcosa che il VAT I cerco' inutilmente di puntellare e che tuttora la massa dei cattolici crede e segue.



04/09/2014 07:59 Chiara Bertoglio
Carissima Cristina,
credo che rimarrà sempre una parte di mistero, di incomprensibile e anche di "scandalo" nella Parola per noi (in fondo lo stesso san Paolo definiva la croce "scandalo" e "stoltezza"!). Non potremo mai capire fino in fondo la Parola di Dio. Possiamo però - come scrivi tu - cercare di comprenderla per quanto ci è possibile, sia dal punto di vista linguistico/storico, sia da quello teologico e spirituale.
Le risorse, come scrive Beppe, volendo ci sono: sarebbe bello, però, che non fossero lasciate all'iniziativa del singolo (e alla sua solitudine) ma facessero parte dello sforzo di una comunità che "spezza il pane" della Parola di Dio.
Un caro saluto ad entrambi!



04/09/2014 05:26 Beppe Bortoloso
Sono le difficoltà che incontriamo un po tutti noi uomini e donne che vivono la loro quotidianità lavorando e servendo la famiglia. Oggi però vi sono quei piccoli sussidi o messalini che aiutano molto dando spiegazioni sulle letture del giorno. Possono servire e sono a basso costo.
La nota bella dell'articolo è che vi sia sete della Parola. Grazie!



04/09/2014 01:29 Cristina B
Io mi sono sempre sentita come l'eunuco, pur essendo stata a corsi su corsi per capire la parola di Dio.
Ora vivo all'estero e la difficoltà aumenta con la barriera linguistica. Mi accorgo che pian piano mi sto allontantanando perché non riesco più a capire...
Che fare?



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Chiara Bertoglio

Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.).

Impegnata nell'approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull'argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.

Gli articoli che pubblichiamo su Vino Nuovo sono tratti dal suo blog. Per conoscere meglio (e anche ascoltare) la sua attività di musicista www.chiarabertoglio.com

 

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