Ogni figlio come figlio mio
scelto da Luigi Accattoli | 25 agosto 2014
"Vidi che il partigiano ucciso non era mio figlio Paolo, ma non provai nessuna reazione di sollievo e sentii quanto sia forte l'istintiva profonda solidarietà materna per cui ogni donna sente come figlio suo ogni figlio di ogni altra donna"
di Ada Gobetti

Ada Prospero (1902-1968) nel 1923 sposa Piero Gobetti che muore due anni dopo. Dalla loro unione nasce Paolo, che nel 1943 si fa partigiano con lei, avendo poco più di 18 anni. Lei è "commissaria politica" di una formazione di "Giustizia e Libertà" e viene un momento, nell'estate del 1944, nel quale si vede costretta ad andare sulle tracce del figlio del quale non ha più notizie da molti giorni. Sente che nel tal posto c'è un partigiano ucciso e parte decisa con un compagno: "A poca distanza dal Pomaretto, vedemmo, ferme sul ciglio della strada, un gruppo di donne, di cui una con un bimbo addormentato in una carrozzella. Capimmo dall'espressione del loro volto che doveva essere in quel punto. E infatti, nel breve tratto di prato, fra la strada e la roccia della montagna, seminascosto da un mucchio di sassi, giaceva il partigiano ucciso. No, non era mio figlio Paolo, anche se non se ne scorgeva il viso, reclino. Ma non provai nessuna reazione di sollievo. Mai come in quel momento sentii quanto sia forte l'istintiva profonda solidarietà materna per cui ogni donna sente come figlio suo ogni figlio di ogni altra donna. Era la prima volta che venivo visivamente, fisicamente a contatto con la crudele realtà del massacro. Mi misi a piangere, a singhiozzare forte, senza riuscire a frenarmi".

Questa pagina straordinaria del "Diario partigiano" di Ada (Einaudi 1956) l'ho ritrovata nel volumetto della Claudiana che ho letto in questi giorni, scritto da Emmanuela Banfo e Piera Egidi Bouchard, "Ada Gobetti e i suoi cinque talenti" (pp. 134, euro 14,90). La "solidarietà che lega tutte le madri" è l'aspetto più ricco del volumetto, che Ada attesta anche con le parole di una vecchietta di Meana che aveva un figlio in Africa durante la guerra e che le aveva detto: ""Prego per lui e prego per tutti. Anche per gli altri". E Ada commenta: "Erano altri per lei, non nemici; semplicemente altri figli di altre madri".

Ringrazio Ada per le sue preziose parole, consapevole che è grazie alla generosità delle madri se siamo restati umani in mezzo alle guerre.

 

25/08/2014 10:22 Yolanda
Bellissimo. E penso alle madri che mettono sui barconi i loro piccoli non accompagnati che arrivano in Italia in questi giorni. Quale disperazione le spinge a tanto e a quali braccia accoglieranno quei piccoli all'arrivo. Che il Signore muova cuori e risorse per far si che continuiamo a restare umani.


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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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