L'italiano di Seul
di Giorgio Bernardelli | 21 agosto 2014
Abbiamo un Papa argentino che si esprime nella nostra lingua anche dall'altra parte del mondo. Non è anche un pro-memoria per una vocazione un po' dimenticata del nostro cattolicesimo?

Tra i tanti spunti che in questi giorni il viaggio di Papa Francesco in Corea ha offerto ce n'è uno - un po' marginale - che personalmente mi ha colpito molto: il fatto che Bergoglio in Estremo Oriente abbia pronunciato tanti discorsi in italiano. Anche quando si è trattato di parlare a braccio davanti ai giovani coreani, non sentendosi abbastanza forte con l'inglese, non ha comunque optato per lo spagnolo, la sua lingua madre: ha scelto lo stesso l'italiano. Vado a memoria, ma negli ormai cinquant'anni di storia dei viaggi papali non credo proprio che ce ne sia stato un altro che abbia visto la nostra lingua utilizzata così tanto e per di più in un contesto così lontano, dove è decisamente poco parlata e compresa.

Non so se quella del Papa sia stata una scelta dettata da ragioni pratiche o abbia dietro anche una motivazione ecclesiologica (il vescovo di Roma parla la lingua di Roma, anche se è nato in Argentina e si trova in Corea). Sta di fatto, però, che sentire un Papa parlare in italiano dell'Asia di oggi e delle sue sfide mi è suonato molto intrigante. Non ho potuto fare a meno - infatti - di ragionare su un paradosso: abbiamo un successore di Pietro "venuto dalla fine del mondo" che visitando popoli lontani si esprime in italiano. Ma oggi abbiamo anche un'Italia che non solo non eccelle nel dono delle lingue, ma fa proprio una fatica enorme a guardare a qualunque cosa accada fuori dai propri confini.

C'è voluta una tragedia immane come quella di queste ultime settimane - ad esempio - per farci capire che in Iraq (non da ieri) sta capitando qualcosa di grave. Oggi tutti parliamo dell'Isis. Ma forse varrebbe la pena di ricordare che per via della vicenda di padre Paolo Dall'Oglio noi italiani saremmo dovuti essere stati i primi a capire. Avremmo dovuto sapere che è dall'estate scorsa che a Raqqa è successo tutto quanto poi puntualmente si è ripetuto a Mosul e a Qaraqosh, con le stesse violenze e le stesse stragi. Ma così non è stato.

Il dramma che si sta consumando in Medio Oriente non è, però, l'unico esempio. La nostra sola preoccupazione di fronte al virus Ebola è se abbiamo preso tutte le contromisure perché il contagio non arrivi anche qui da noi. Lo stesso Expo2015 di Milano - che pure poteva diventare un'ottima occasione per parlare di una questione cruciale come "nutrire il mondo" - l'abbiamo trasformato in una sagra dell'agroalimentare su scala globale, condita con qualche bello slogan sul diritto all'alimentazione.

L'elenco potrebbe andare avanti a lungo: dalle prime pagine dei quotidiani alle ore di geografia a scuola, dai tweet che inviamo ai libri che leggiamo, siamo un Paese in cui non c'è spazio per ciò che sta fuori dai nostri confini. Ed è un fenomeno che viviamo anche come Chiesa: qual è l'ultima esperienza ecclesiale interessante praticata in un altro Paese che abbiamo messo in circolo nelle nostre comunità italiane? E - nonostante tutte le parole di Papa Francesco - quali iniziative di approfondimento sul tema della giustizia tra i popoli abbiamo messo in campo in questi mesi? Senza andare troppo lontano, è un discorso che vale anche per Vino Nuovo: ogni articolo che parla di vicende non italiane vede inesorabilmente scendere il numero delle visite al sito. Questo tanto per dire che la tentazione di rinchiuderci su noi stessi ce l'abbiamo dentro proprio tutti.

Ecco, il punto è proprio questo: Papa Francesco oggi è l'unico a utilizzare l'italiano per parlare del mondo intero. Non lo fanno i nostri politici (con buona pace del gran parlare di Iraq di questi ultimi giorni), non lo fanno gli imprenditori o gli intellettuali, lo fa il Papa. Ma non è che così facendo Bergoglio ci sta anche richiamando quella che - invece - sarebbe una precisa vocazione del cattolicesimo italiano? Il mondo guarda a Roma. Persino l'Isis - quando lancia le sue minacce deliranti - parla di Roma come del simbolo per eccellenza di qualcosa di universale. E allora come possiamo noi cattolici rassegnarci a vivere in un Paese che non sa spingersi oltre alla Garbatella e appiattire su questo formato bonsai anche le nostre comunità?

Io credo che questo tema debba starci oggi molto a cuore come Chiesa italiana. Se non siamo noi i primi a educare ad andare oltre l'ambito ristretto dei nostri confini e a far vedere che respirare a pieni polmoni nel mondo è molto più salutare, non lo farà nessun altro. Alla fine di ogni viaggio del Papa ci si interroga puntualmente su quale segno resterà del suo passaggio in quel determinato Paese. Ed è giusto. Ma forse dovremmo anche aggiungere una seconda domanda: quanto fermarci a guardare le immagini delle folle di Seul o ascoltare le parole forti sul dramma iracheno sono state anche qui in Italia esperienze che hanno aperto di più il nostro sguardo e il nostro cuore? Perché - se non sono accompagnate da forme di attenzione più quotidiana - le stesse giornate come quella di domenica scorsa per i cristiani perseguitati resteranno sempre e solo un passo incerto di un cammino che non compiremo mai davvero.

Dunque? Proviamo almeno a ragionarci. Chiediamoci - ad esempio - se in Italia in questi anni non abbiamo fatto troppi passi indietro nell'attenzione ecclesiale al tema "Giustizia e pace" (lo stesso organismo Cei oggi è un semplice ambito dell'Ufficio per i problemi sociali e il lavoro). Se l'insistenza solo sul "micro" (la testimonianza di "quel" missionario, il singolo progetto, l'aiuto concreto che incide subito...) non ci abbiano fatto perdere di vista i grandi processi, le "strutture di peccato" - per dirla con le parole di Giovanni Paolo II - che avvelenano i rapporti tra i popoli. Chiediamoci anche perché il nostro cattolicesimo - nonostante le mille sollecitazioni che l'attualità di oggi ci offre - non è più capace di generare figure che, come faceva Giorgio La Pira, sanno coniugare presenza su un determinato territorio con uno sguardo aperto ai bisogni del mondo intero.

Torniamo a porci questo tipo di domande. In quell'italiano che Papa Francesco ci fa riscoprire lingua tuttora capace di parlare a ogni latitudine.

 

29/08/2014 16:42 Yolanda
I cattolici che parlano italiano evidentemente non hanno domande da porsi o pensieri da esprimere , sempre in italiano, sui temi proposti di attualità. Ci si è attaccati sui cavilli delle indicazioni del magistero, schierati per un papa o per l'altro, sul genere maschile femminile ecc. e sui temi giustizia, pace, guerra ,creato ,nulla. Sono io ipersensibile e mi inquieto per nulla o qualcosa non va nei cattolici italiani e non ?


27/08/2014 13:14 Francesca Vittoria
….qual è l'ultima esperienza ecclesiale interessante praticata in un altro Paese che abbiamo messo in circolo nelle nostre comunità italiane? E -Il mondo guarda a Roma. Persino l'Isis - quando lancia le sue minacce deliranti - parla di Roma come del simbolo per eccellenza di qualcosa di universale.
L’italiano è una lingua impegnativa da studiare, da tradurre, per questo a un diplomatico che la conosca, offre l’ opportunità di un parlare in libertà , di un esprimere il proprio pensiero come a braccio, spontaneo tanto il vocabolario è ricco di espressioni, sicuri che proprio per questo si vorrà conoscerlo!! E si vorrà tradurlo piano piano come quando si entra nei nostri musei e l’arte, la bellezza lasciano stupefatti e la mente a meditare Il Santo Padre è un fine comunicatore, sa farsi ascoltare in ogni ambito e in ogni luogo Egli voglia far conoscere il Vangelo – la Parola, il Pensiero di Cristo Maestro . Perciò non fa stupire se attira l’interesse dei più lontani, amici o nemici, perché è appunto quella Parola che intellettuali e non, amici o anche nemici sono stimolati a confrontarsi. Ma per quanto un politico cristiano, ma ne abbiamo? E chi sono? abbia parlato , il suo parlare per anche sostenere l’ interesse politico non può brillare proprio perché prima fa i conti con i propri interessi, magari anche di partito, per cui non avendo sufficienti sostenitori non ritiene valga la pena di presentare le sue obiezioni nell’ottica cristiana ai problemi che sono da trattare, da discutere in tavole dove si decidono i piani per far prog4redire il nostro Paese, e pertanto il cittadino di storia, tradizione cristiana trasmigrata di famiglia in famiglia, di generazione in generazione, le croci davanti alle quali si pongono fiori e si onorano i caduti nelle guerre, ci si dimentica che lì nel loro pensiero e nel cuore c’era un segno di fede!!!. E pensare che è la fede cristiana il pensiero più aperto, più costruttivo di una società migliore, più libero nell’offrire dignità, fratellanza disinteressata, crescita della persona utile a costruire futuro , apertura di sempre nuove idee non strombazzate, non finalizzate a interessi trincerati a favorire una parte di società, ma che tutto l’insieme di questa ne beneficia. No, il cittadino cattolico non si accontenta dei “buoni pasto” per taluni, vuole il riconoscimento di ogni cittadino lui compreso, perché ama la sua storia e la vuole far proseguire , vuole essere all’altezza di continuarla come hanno fatto i suoi avi, i quali hanno costruito con quella fede una società che ha lasciato traccia, e non si rassegna che i suoi musei vengano depredati, la sua famiglia sia senza nome!!!!pretende di essere ben rappresentato !!!perchè non deve vergognarsi quando il 2 novembre va davanti alle tombe di famiglia . Davanti al “milite ignoto” si dovrebbe promettere “non più morti in guerra” , ma l’impegno di lottare per la vita, in qualsiasi ambito negli ospedali come nel risolvere i problemi quotidiani. I problemi come le guerre in atto, i figli concepiti in laboratorio, la fame e l’indigenza che fa scoppiare pandemie, la femminilità abusata in tutti i modi da una società tribale come da quella civile, felicemente libera di aver conquistato tante libertàe che per questo si definisce civile!!!, Non sono questi insuccessi , di un buon volere? Sconfitte dovute a decisioni non proprio lungimiranti al bene sociale? Si, non basta una voce sola, l’orgoglio di avere un Papa cui guarda tutto il mondo sia amico che nemico , necessita che la sua Voce sia sostenuta, i suoi rilievi vengano sottolineati da tanti twitters , solo cosi le buone ragioni verranno prese in considerazione…….e influiranno a cambiare il corso degli eventi
Francesca V ittoria



27/08/2014 12:16 Yolanda
Rispondo con un po' di ritardo ad Alberto sull'invio di armi su cui non concordo. Mi trovo del tutto in sintonia con quanto detto da Gino Strada nell'intervista sul Fatto on line di oggi. Come li fermi? Come a Gaza elevandoli ad interlocutori trattando per la pace. Quanto dura? Non so ma è l'unico modo con mediatori per perseguire la pace . Anche se è la paura dell'Isis che li ha costretti a un tavolo. Non con i bombardamenti aveva detto comunque il Papa.


26/08/2014 17:28 pietro b.
cerrrto che ci credo!
Prima ho seguito la fase Crimea...
dimmi, hai qualche dubbio sul cosa volevano gli abitanti?
Poi su Donetz & C.ho mille indizi..
gente che è stramorta... per niente??
e questo fin dall'inizio..
Ma nn voglio schermaglie. Rispetto la tua opinione.
Ma attenta ai dettagli... :)



26/08/2014 11:34 Yolanda
Ma dai Pietro ,ci credi davvero? E' come se un po di cittadini del trentino decidessero di voler passare con l'Austria e quel paese si mobilitasse disinteressatamente e inviasse militari incappucciati e armi per fomentare e sostenere la rivolta. Poi ammassasse truppe al confine con l'Italia e attraversasse con un po di carri armati e colonne di " aiuti umanitari" i confini dell'Italia con l'aiuto dei ribelli che fanno la guerra contro i soldati italiani. Non ci crederebbe neppure un bambino.
Altro discorso è l'autodeterminazione dei popoli e la determinazione dei confini che raramente coincidono, perché determinati da interessi del più forte o del vincitore nei vari periodi storici e anche ora dopo la seconda guerra mondiale. Di nuovo la situazione è in movimento e molto c'è da rivedere in tal senso.



26/08/2014 09:10 pietro b.
ad es.discernere sul fatto che quelli di Donetz VOGLIONO
stare con Putin.
Non si era detto che noi difendiamo l'autodeterminazione dei popoli??
Quale liberta' stiamo difendendo cola'?
Specie con la massiccia propaganda CONTRO dei media?



25/08/2014 13:26 Yolanda
inquietante questo silenzio sul sito su temi forti come la guerra ,visto anche le ultime notizie dall'Ucraina.
Come dice Alberto "sentirsi corresponsabili significa anche cercare delle risposte, e cercarle quando gli interrogativi si pongono; quando la risposta è utile, anche sul piano operativo e immediato. Risposte che non servano solo ad acquietare le nostre vibranti e magari giustificate autocritiche." E cercare le risposte insieme ,anche con dubbi, incertezze e contraddizioni non è affatto inutile. Ci rende più consapevoli, credo.



24/08/2014 12:18 Yolanda
PS. Parlano tutti italiano, se hanno avuto il tempo di imparare a parlare.


24/08/2014 12:12 Yolanda
Bravo Pietro , discernimento e attenti ai trucchi . Insomma senso critico a cui volutamente siamo stati disabituati. Sui paragoni non so. Che colpa aveva il giornalista? Nessuna evidentemente. Che colpa hanno i bambini che si ammalano di leucemia o tumori vari e muoiono a Taranto o nella terra dei fuochi? nessuna . Eppure muoiono per le colpe di tanti e l'indifferenza che si fa omertà di tantissimi.Muoiono lentamente, senza telecamere e media pronti a strumentalizzarli per altri scopi. Muoiono e non entrano neppure nelle statistiche che non si vogliono fare.


24/08/2014 11:38 pietro b.
Tutto bbuono, tutto bbello quello che invitate a fare...
Magari troppo a 'minestrone'....
Da parte mia chiederei prima di tutto di affinare la capacità di giudizio,
il cosidetto 'discernimento'.
Su qs.tema c'è tantissimo da fare, xchè dal fascismo fino ad oggi
NULLA si è fatto in qs.direzione, CC compresa.( beh.. scusa
Francesco, tu lo fai.. ad es. nel NON piangere solo i ns.morti..).
Alcuni suggerimenti, xchè qs.non sia solo parole al vento..
1) Quando si parla su X e vi rispondono tirando in ballo un Y che non cincentra...
discernete! nn hanno nulla da replicarvi e cambiano le carte in tavola!!
2) Diffidare cmq e sempre dei paragoni e delle analogie
( S.Tommaso mi perdoni.. ma i tempi sono cambiati! )
Ad es. paragonare Abu Graib e la decapitazione dello IS
è da rigettare in tronco: quante teste sono rotolate ad AbuGraib?
Che colpa aveva il giornalista??
questo è un piccolo accenno di quello che intendo 'discernere'...
Ma ci sarebbero ad es. i veri e propri trucchi..
inserire tra due virgole una subordinata: questa verrà facilmente accettata
dal ns.pensiero senza controllo, proprio xchè subordinata.. e passa!!
Nei media video poi ce ne sono diversi: far corrispondere immagini brutte
a parole che riguardano il cattivo...
L'uso di certi aggettivi: oramai x qs.iperuso tanti hanno perso
il loro senso..
Non parliamo poi dei warning, dei continui allarmi con cui ci bombardano
continuamente per metterci paura e reagire come vogliono loro...
Tipo le bombe 'politiche' fin dalla denuncia del Der Spiegel di quasi 40 anni fa..



24/08/2014 00:50 Yolanda
Caro Alberto, gli argomenti sono tanti perchè tante sono le sfaccettature della realtà complessa e articolata.Quel che mi indigna è il dileggio estivo dei politici e della stampa e tv quanto mai servile, riservato a Di Battista per aver sollevato il problema.
E anche la manipolazione dei ricordi e della realtà.L'articolo di oggi " non si tratta (più) " di Travaglio su Il Fatto, fa memoria di quante volte si è trattato con i terroristi da Sharon a Gheddafi (ce lo siamo scordati l'accoglienza e il baciamano di B?)alla trattativa tra stato e mafia che uccideva Falcone e Borsellino e faceva stragi."La pace si firma col nemico e il nemico uno non se lo può scegliere".Le trattative si fanno sottobanco e come si ignora volutamente che la Russia continua ad armare e destabilizzare tutta quella zona per suoi interessi e interviene in Ucraina e l'Europa non interviene ma parla solo per salvaguardare i suoi di interessi.
Così come dimentichiamo che Guantalamo è extraterritoriale per gli USA perchè le loro leggi non permetterebbero le torture li inflitte e le detenzioni illegali e senza processo. Persino Obama aveva promesso di chiuderlo e non lo ha fatto . Quanta ipocrisa tra il dire e il fare.Ci vuole la politica ma siamo tutti ciascuno chiuso nel suo guscio pronti a demandare .Ci sono principi e valori per cui i cristiani potrebbero unirsi e far sentire la voce unanimi, perchè il singolo è inerme di fronte a quest'ordine di potere e grandezze.E invece tutti silenziosi e dispersi in mille rivoli e settorialità.
E anche il silenzio sull'avvelenamento della terra ,e l'uccisione per cancro dei cittadini italiani in Italia, nei territori avvelenati dai rifiuti tossici e dalle industrie, vedi Taranto o le terre dei fuochi. Non sono massacri anche quelli di cui non si vogliono neppure vedere i numeri? Se come cristiani ci sentissimo davvero corresponsabili e credessimo davvero nel valore della vita umana ,non demagogicamente solo su quella nascente, non ci limiteremmo a convegni o campagne ma ci mobiliteremmo in modo ben più incisivo su ampia scala e a livello almeno nazionale pretendendo di essere ascoltati da quei politici che si riempiono la bocca dei voti con cui pretendono di essere al potere e ci sottraggono ogni diritto ad eleggerli liberamente .E tutti in silenzio li lasciamo fare, ignorando che dove si erodono i valori che stanno alla base di ogni diritto si aprono autostrade alle prevaricazioni di ogni genere.E non serve lamentarsi poi e ricorrere ai provvedimenti cosiddetti di emergenza, che sono faziosi , interessati e continui e che salvaguardano sempre gli stessi.E questo vale per tutti i paesi, non solo per l'Italia. Il caos deriva anche da questo .Sono i valori che stanno alla base di ogni diritto all'esistenza quelli di cui parlare e recuperare e che, come cristiani, dovrebbero unirci per esplicitarli ed agire poi in coerenza .



23/08/2014 18:52 Alberto Hermanin
Cara Yolanda
Apprezzo il tono appassionato della tuo contributo di cui condivido il pathos, anche se vi vedo forse a causa della passione mischiati argomenti assai distanti tra loro e dal tema proposto. E condivido anche l’interesse per l’intelligente frase del Papa sulla terza guerra mondiale. Personalmente si, mi sento corresponsabile, eccome.
Porci domande va benissimo, è indispensabile; aggiungerei che sentirsi corresponsabili significa anche cercare delle risposte, e cercarle quando gli interrogativi si pongono; quando la risposta è utile, anche sul piano operativo e immediato. Risposte che non servano solo ad acquietare le nostre vibranti e magari giustificate autocritiche.
Si tratta di fare politica, per esempio, anche se non solo quella: che non deve essere dettata, neppure per un cattolico, dall’agenda della Chiesa, che va ascoltata, sempre, ma poi la responsabilità appunto è mia, tua, dei nostri stati, e non di altri. In fatto di politica sarà sempre utile ricordare che essa va praticata a mente fredda, considerando la realtà di ciò che si ha di fronte; e imparando dalla storia che benintenzionati incompetenti hanno fatto spesso più danni di molti malvagi.
Mi pare di capire che sei contraria a mandare armi, anche adesso (non in astratto e in generale) e nella nota situazione irachena, come invece ha deliberato di fare il Parlamento della nostra non entusiasmante Repubblica. Posizione rispettabile: intanto però come li fermi quelli? A proposito di porsi domande per piacere poniamoci anche questa. Quanto all’ONU, beh già ho detto come la penso sulle anime belle, e quelle dell’Onu spesso non sono affatto belle, oltre a tutto. Niente armi, va bene: allora cosa? Preghiere certamente, accoglienza dei profughi, bene: tutto qui?

L’invito di Bernardelli resta valido, si intende, non si può campare di solo di emergenza come appunto fa l’Italia da almeno trenta anni. Non sia però un alibi - e per amor del cielo non lo penso né di te né tanto meno di lui – per evitare di assumerci delle responsabilità immediate, qui e ora. Qualcuno che di politica se ne intendeva osservò tanto tempo fa che mentre a Roma si discuteva, Sagunto veniva espugnata. Quelli avanzano, si rischia un macello apocalittico, lo dice persino il pavido ONU. E noi?



23/08/2014 12:26 Yolanda
Proviamo a porci domande, invito che provo a raccogliere.
Quel che mi ha colpito del viaggio del Papa è stata la frase che si riferiva alla terza guerra mondiale frammentata. Passata velocemente nel dimenticatoio. Mi par un’ottima sintesi della realtà che avrebbe dovuto inquietarci non poco e invitarci a serie riflessioni. E’ un nuovo tipo di guerra mondiale che non ha un nemico definito,ma che ci chiama in causa tutti. Ancora l’altra questione: occorre fermare l’aggressore ma senza bombardare. Come? Perché? Altre questioni non di poco conto, perché di fronte a nuove modalità di guerra , o forse antiche e moltiplicate, occorre pensare a nuove modalità di risposte. E invece mandiamo armi così che se la risolvano da soli e amen. Gli interessi dei singoli paesi e lobby di potere prima di tutto. L’ONU ha perso ruolo e funzione e in questo quadro non esiste più nessun organo a livello planetario che possa intervenire ,mediare e garantire alcunché. E la barbarie è all’ordine del giorno ,ci disgusta un poco ,e poi ….La stampa omologata è incapace di far riflettere sulle cause vere che hanno portato a questo stato di cose , ricordandoci le responsabilità di tutti i paesi , e anche del nostro, che non può essere credibile come interlocutore per gli scandali , la corruzione e lo sfruttamento anche internazionale , l’esportazione di armi di cui siamo ottimi produttori, della nostra classe politica ridicola che risolve con le secchiate il dovere della ricerca e assistenza degna dei suoi cittadini malati, e bla bla bla e poi tagli allo stato sociale, alla sanità , ai servizi. “ Cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Eppure lo creasti poco meno degli angeli” Ce ne siamo scordati. Abbiamo perso il senso della dignità, dell’onestà , del valore della vita , del pianeta che ci da risorse che consentirebbe a tutti di vivere e invece è depredato e distrutto . Anche se è l’unica casa che abbiamo. Ecco i cristiani hanno una buona notizia da dare ,anche in italiano, l’unica che indica una fonte di vita autentica per tutti. Ma lo vogliono e sanno fare? Ne hanno consapevolezza e si sentono corresponsabili?



22/08/2014 20:57 Dolvaso
Maria, il Papa è tale proprio perchè è Vescovo di Roma.


21/08/2014 11:26 Maria
Quanto ql parlar italiano pa spiegazione e'banale:e'l'unica lngua che Begoglio sa oltre alla spagnolo.Appunto Vescovodi Roma si definisce Begoglio ,non Papa. E al ruolo di Vescovo di Roma ha rinunciato Ratzinger che invece si definisce ancora Papa anche se emerito.
Il ruolo di Papa non coincide solo coll'essere Vescovo di Roma. Pietro il primo Papa,fu papa anche senza essere vescovo di Roma. Mi pare fye ggi si tenda a fare un po'di confusione: il ruolo del papato e'del tutto relativizzato.



21/08/2014 10:38 Simone
mi sembra trasversalmente un angolo di lettura fondamentale e una sfida da raccogliere anche in vista del Sinodo sulla famiglia.

Per far entrare tutta la Chiesa nella consultazione su cose che non possono essere lette più solo con lo sguardo delle nostre nonne sedute sulle seggiole nei vicoli del paese sugli Appennini (W gli Appennini...).

E magari per imparare qualcosa di buono da altre comunità cristiane. Sentirsi chiesa davvero universale, cioè cattolica.

Imparare a capire - serve a tutti i livelli - che non ci sono chiese o esperienze ecclesiali di seria A e altre che hanno bisogno del tutor... se c'è consonanza con il Papa e il magistero (a 360°), Vangelo in primis.



21/08/2014 09:28 pietro b.
Senza tante costruzioni, assolutamente non necessarie, io ho provato a ragionarci.
Il risultato?
Bergoglio vuole spogliarsi delle sue lontane origini e rivestire completamente
fino in fondo il ruolo ecumenico che, giustamente! si è voluto dare:
VESCOVO di ROMA.
Che, ovviamente, parla italiano e non spagnolo.



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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