Sei una sposa straordinaria
scelto da Luigi Accattoli | 11 agosto 2014
"Siamo una cosa sola da venticinque anni e grazie a Dio ne siamo felici. Vivere con te questo tempo è stato davvero unico e io ti amo più del primo giorno. Di questo e di tanto altro ancora ti sono infinitamente grato. Sei una sposa straordinaria"
di Vincenzo Testa

 

Venticinque anni di matrimonio festeggiati con una lettera di lui a lei, lunga tanto da farne un libretto: "Parole dal cuore. Lettera alla mia sposa" (Paoline 2014, 98 pagine). Francesca e Vincenzo Testa, sposati dal 1988, hanno due figli: Domenico e Lucia. Francesca insegna religione, Vincenzo è giornalista e diacono della diocesi di Gaeta. Questo è un brano della lettera: "Siamo una cosa sola da venticinque anni e grazie a Dio ne siamo felici. Vivere con te questo tempo è stato davvero unico. Abbiamo vissuto tutto in modo, per noi, speciale e io ti amo più del primo giorno. Anzi, ti confesso che ti amo ogni giorno di più, non riuscendo a immaginare la mia vita senza la tua. Cercherò di coltivare sempre, con tutto me stesso, questo dialogo e se sbaglio tu mi correggerai come ti è capitato, a volte, di dover fare in passato. Di questo e di tanto altro ancora ti sono infinitamente grato. Sei una sposa straordinaria".

L'intenzione dello scrivente è di una narrazione senza veli, anche se "non potrò scrivere tutto; ci sono tante cose che devono restare nascoste e note solo a noi che ne siamo stati i protagonisti; ma posso cercare di raccontare gran parte della nostra vita in comune". Racconta il fidanzamento, l'impresa - riuscita - di "dominare l'istintività", quella - in un primo tempo neanche tentata - dell'approfondimento della "vita di fede", la mancanza "allora" di una direzione spirituale che li aiutasse a camminare in quella direzione. L'arrivo dei figli Domenico e Lucia, lo spettacolo incoraggiante della "complicità" tra i due ragazzi: "Mai è mancato il dialogo con loro, singolarmente o insieme".

Casa "sempre aperta" agli amici dei ragazzi e a tanti altri. Lo scoutismo che attira genitori e figli, l'incontro con preti amici che diventano guide, un progressivo impegno ecclesiale che sfocia nell'ordinazione di lui a diacono nel 2007: "una missione che ha coinvolto la famiglia". La lectio divina, l'impegno ad accompagnare le persone in difficoltà. Lei sempre partecipe: "Non saprei immaginare il mio servizio senza di te". I due producono testi sulla spiritualità della coppia e vagheggiano il progetto di fare della propria casa un focolare per coppie in ricerca: progetto che - dopo la pubblicazione del libro - si realizza e prende il nome di Eremo di Aquila e Priscilla (vedine la pagina facebook).

Il gioco, il silenzio, la sobrietà, il perdono sono altri capitoli del vivo racconto. La "gioia della condivisione di tutta la vita" l'accompagna dalla prima all'ultima pagina. L'amore dell'uomo e della donna attestato nella buona e nella cattiva sorte è difficile a narrare, specie quello dominato dalla buona sorte: i cristiani hanno sempre avuto difficoltà a raccontare - non a vivere - l'amore sponsale. La lettera di Vincenzo a Francesca è un segno che quella difficoltà può essere superata.

 

 

18/08/2014 16:58 Isabella
Semplicemente perchè la vita (testimonianza)
è già racconto e non viceversa come fiumi di inchiostro tentano (e non riescono) a raccontare o lo raccontano spesso in modo nebuloso o ideale perchè non vissuto sulla propria pelle.



18/08/2014 14:22 fab
bellissimo post

i cristiani hanno sempre avuto difficoltà a raccontare - non a vivere - l'amore sponsale.

mi ritrovo perfettamente in questa analisi; mi chiedo, e chiedo ai lettori di questo blog: come mai?



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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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