Non è un mondo per cristiani
di Giuseppe Savagnone | 24 luglio 2014
Sulla scarsa attenzione intorno alle notizie drammatiche sulle persecuzioni che continuano ad arrivare dall'Iraq e dalla Nigeria

Ci sono violenze in cui è difficile separare nettamente il ruolo dei carnefici da quello delle vittime. All'opinione pubblica mondiale, giustamente impressionata dal massacro di civili e dalle devastazioni indiscriminate di cui è responsabile in questi giorni l'esercito israeliano nella striscia di Gaza, non può sfuggire che questa azione militare si inserisce in una folle faida pluridecennale, in cui la posta in gioco è stata ed è, dichiaratamente, da parte palestinese, l'annientamento dello Stato d'Israele. Una faida che, peraltro, ha avuto il suo ultimo rilancio con l'assassinio di tre ragazzi ebrei e una pioggia di razzi lanciati da Hamas su obiettivi civili.

Reciprocamente, a chi (come alcuni notissimi giornalisti italiani) fanaticamente identifica le critiche alla politica israeliana con un'ennesima manifestazione di antisemitismo e considera l'operazione in corso un legittimo atto di autodifesa, è facile ricordare le innumerevoli vessazioni a cui Israele ha sottoposto in questi anni - e continua a sottoporre - uomini, donne e bambini palestinesi anche in tempo di "pace" e l'inaccettabilità di uno stile che ricorda purtroppo quello di cui gli stessi ebrei sono stati vittime al tempo del nazismo.

Ferma restando la solidarietà con gli innocenti che, dall'una e dall'altra parte, scontano le responsabilità dei loro capi, si capisce la difficoltà che le persone di buon senso hanno nel condannare unilateralmente l'una o l'altra fazione in conflitto, chiudendo gli occhi sui torti dell'altra. Più che attraverso una simile presa di posizione a favore dell'uno o dell'altro, la pace si può raggiungere attraverso una "conversione" di entrambi (è quello che ha tentato papa Francesco qualche tempo fa) alla logica del dialogo.

Ci sono, però, violenze dove la contrapposizione tra carnefici da una parte e vittime dall'altra è più evidente e in cui sarebbe più possibile e necessario schierarsi dalla parte delle seconde contro i primi. Ma, stranamente, sono quelle di cui si parla di meno e alle quali l'opinione pubblica - a livello sia internazionale che italiano - guarda con minore attenzione, se non addirittura con aperto disinteresse.

Una di queste è la sistematica persecuzione dei cristiani in alcune aree del mondo, come l'Iraq e la Nigeria, ad opera di fanatici che deliberatamente si propongono la loro eliminazione fisica dai territori che essi controllano. In Iraq - ma anche nelle zone della Siria coinvolte dall'offensiva conquistatrice dell'Isil, l'autoproclamatosi califfato islamico che ora controlla questi territori - ai cristiani è stato posta la drastica alternativa tra convertirsi all'islam o abbandonare le loro case, le loro terre, il loro lavoro, senza neppure portare con sé i loro averi mobili. Altrimenti, la morte.

È l'estremo esito della dissennata avventura irachena di George Bush. Al tempo del tiranno (lo era veramente!) Saddam Hussein, i cristiani erano rispettati e costituivano una componente come le altre della società. Occupavano anche posti di responsabilità: il ministro degli esteri di Saddam, Tarek Aziz, era cristiano. Nella nuova situazione creatasi con l'intervento americano, tutti gli equilibri sono saltati. Saddam aveva sulla coscienza centinaia di migliaia di vittime innocenti, ma non sono state di meno quelle provocate dal caos seguito alla sua caduta. E, soprattutto, è venuta meno ogni possibilità di coesistenza tra le confessioni religiose del paese. E qui ci sono dei violenti che schiacciano degli inermi. Così, i cristiani iracheni, che dieci anni fa erano un milione e mezzo, ora sono ridotti a meno di trecentomila, costretti come sono a fuggire da territori dove erano radicati dall'epoca più antica del cristianesimo.

Un altro teatro delle persecuzioni nei confronti dei cristiani è la Nigeria, dove il gruppo terroristico islamico di Boko Haram imperversa distruggendo chiese e massacrando le persone. A destare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale è stato il rapimento di quasi trecento studentesse, con la minaccia di venderle come schiave. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. «Nell'ultimo anno sono tremila i morti provocati dalle violenze di Boko Haram. Ogni giorno 800 persone sono costrette a scappare dalle proprie zone di residenza. È quanto emerge da un rapporto dell' Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), secondo il quale gli sfollati nigeriani ammontano ormai a 3,3 milioni di persone» (www.repubblica.it).

Tutto ciò avviene con la complicità di paesi islamici, alcuni dei quali amici dell'Occidente. Il portavoce della diocesi di Abuja ha dichiarato: «C'è un fiume di soldi che va a finanziare i Boko Haram: una ricerca indica che quasi chiaramente Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Iran mandano i soldi, danno la possibilità di formazione di questi islamisti, inviano armi che arrivano poi in Egitto, Libia, Tunisia e, da lì, scendono attraverso il Sahara per arrivare a noi, in Nigeria» (www.radiovaticana.va).

Non vorrei togliere una sola parola agli articoli e a servizi radiotelevisivi che si moltiplicano, in questi giorni, per denunziare le violenze perpetrate dagli israeliani a Gaza, come non mi sentirei di minimizzare l'angoscia di un popolo, quello israeliano, costantemente minacciato di distruzione. Ma mi chiedo perché - a parte lo scalpore determinato dal rapimento di massa delle studentesse nigeriane - si parli così poco, almeno nel nostro paese, della persecuzione sistematica delle minoranze cristiane, di cui ho citato sopra due esempi particolarmente drammatici. Si tratta, se non mi sbaglio, dell'unico caso di violenze determinate in modo prevalente - anche se non esclusivo (altri moventi, di un certo rilievo, sono presenti sullo sfondo) - da pura e semplice intolleranza religiosa. E questo dovrebbe indignare tutti, credenti di qualunque fede e non credenti.

Non so se questa indignazione porterebbe a misure concrete. Ma proprio il caso delle ragazze nigeriane ha mostrato che una presa di posizione massiccia dell'opinione pubblica è possibile e finisce per avere degli effetti, anche se non immediati. In ogni caso sarebbe un segno che, in un mondo occidentale così sensibile ai diritti, anche ai cristiani viene riconosciuto almeno quello di esistere.

 

31/07/2014 17:09 Alberto Hermanin
Ringrazio Savagnone per il tono cortese della sua replica, e mi scuso se ha trovato eccessive le mie parole. Non dubito minimamente che lui personalmente sia immune dalla vulgata che equipara la stella di Davide alla svastica.
Ci sarebbero invece da dire molte cose su ciò che leggo come contributo di altri. Ma non intendo imbarcarmi in una specie di “contro propaganda”, so per lunga esperienza la sua inutilità, specie quando si parla di ebrei, e soprattutto quando si parla di israeliani.
Tutti, del resto siamo miopi, e io per primo. Noti infatti Savagnone che l’argomento principale del suo interessante contributo ha dato subito luogo ad un dibattito su Israele e palestinesi, e non sul suo oggetto, le persecuzioni contro i cristiani in diverse parti del mondo. Appunto: e mica i cristiani hanno l’ufficio stampa dei palestinesi. Quanto al “se questo è un uomo”, chi vuole può anche pascersi con queste belle quanto improprie citazioni, del resto in folta, foltissima compagnia. Però, et si omnes, ego non. Saluti.



31/07/2014 16:11 pietro buttiglione
Ma lo sappiamo tutti che i paragoni nn sono mai del tutto combacianti!!
Io stesso ho chiesto piu' volte di evitarli..
Ma cosa ti viene in mente quando sai che qs.gente se le gira
viene a casa tua, ti da', bontà sua e nn sempre, il tempo x scappare
e quindi con i bulldozer ti spiana la tua casa?? lo stesso con le tue
coltivazioni.. e questo succede da quando ero ragazzo..
Ho seguito le 'guerre' di Israele: guardare come cambia la cartina geografica
ad ogni guerra e dare il giusto nome a qs.guerre...
Da quanti anni cercano di prendere x fame, col blocco, quelli di Gaza?
Ma che metodi sono questi? Quali DIRITTI CIVILI ha un palestinese?
Cosa è successo in Libano a Shabra el Satila && C.??
E dire che nella Parola è chiaramente esclusa la PROPRIETA' degli Ebrei su
quella terra che ogni giorno viene espropriata...
Davvero un palestinese dei campi non può dire anche lui:
"E se questo e' un uomo??"



31/07/2014 15:18 Chiara
La precisazione di Savagnone al mio commento mi lascia ancor più perplessa. Il ricorrere al paragone Israele - nazismo è storicamente errato e politicamente dannoso. Israele va giudicato - e nella mia opinione assai aspramente! - per la politica attuale, ma forse andrebbe appronfondito anche dall'autore i pericoli della reductio ad Hitlerum, ancorché solo ventilata. In termini di efficacia politica e di riflessioni volte a una pacificazione israelo-palestinese, il paragone con il nazismo viene invocato sia verso Israele sia verso Hamas, con esiti nefasti per entrambi. Non aggiunge nulla alla comprensione reciproca e, anzi, allontana ancora la possibilità di riconoscere nell'altro un soggetto degno di dialogo


31/07/2014 12:37 pietro buttiglione
e aggiungo alle parole di Savagnone:
-come x l'altro recente assalto a Gaza alla fine il guadagno x Israele quale sarà?? miglia di morti forse?? le si ritirceranno contro. Diecimila possibili 'martiri' suicidi in futuro.
anzi, sarà sempre più vista vicina ai nazisti..!, sara' sempre più odiata dagli arabi, tutti, e dopo che avra' lasciato il terreno entro pochi mesi quello che è il loro dichiarato obiettivo: i TUNNEL, saranno ricostruiti.
Sorge il sospetto che il vero obiettivo unisca in un patto DIABOLICO sia Israele che Hamas: impedire ogni trattativa. la pace. il perdono.
Leggo su Jesus appena arrivato un ragionamento che accosterei.
Parla di un prete( volutamente minuscolo..) di qua vicino, Crema, punito dalla CC X pedofilia & C. L'articolista si chiede: ma costui frequentava i POTENTI, aveva un'auto di lusso, era legatissimo al potere ( nn lo di e ma io ho letto: CL)..
ebbene per un prete qs.comportamento non costituisce di per se motivo x ostracizzarlo??
passo la ? a voi.



31/07/2014 11:20 Giuseppe Savagnone
Ai gentili interlocutori che hanno considerato una inaccettabile "equiparazione tra israeliani e nazisti" l'espressione con cui consideravo quello dello Stato d'Israele, nell'attuale offensiva contro Gaza, "uno stile che ricorda purtroppo quello di cui gli stessi ebrei sono stati vittime al tempo del nazismo", vorrei solo far notare che vedere un'analogia tra due stili di comportamento non significa equiparare - storicamente o moralmente - i soggetti che ne sono responsabili. Dico chiaramente, nel mio contributo, che Israele ha le sue ragioni (che il nazismo non aveva). E tanto meno equiparo le due situazioni storiche. Proprio per questa differneza di fondo mi sembra doloroso che gli israeliani stiano seguendo il criterio di una rappresaglia indiscriminata come arma per far cessare gli attacchi nei loro confronti, un criterio che, di fatto, ricorda (pur con tutte le dovute precisazioni) quello seguito dai nazisti.


28/07/2014 22:37 Alberto Hermanin
Aggiungo che sono daccordo totalmente con Fab e con Chiara. Caro Savagnone, non dubito che tu sia in buona fede, ma codesto uso invalso di fare equiparazione tra israeliani e nazisti è incaccettabile sul piano morale e completamente falso su quello dei fatti. Sia consentito per una volta anche a me l'invito che altri più volte ripete: studiatevi meglio la storia e capirete perchè si tratta di una bufala.
Il che non toglie che non si possa criticare e anche con durezza il comportamento del governo israeliano.



28/07/2014 13:28 pietro b.
sorry, ma nn ho mai apprezzato il giornalismo di EGdL,
e nn lo ho trovato diverso in qs.articolo.
Non ci sono veri'argomenti' né analisi che nn siano molto superficiali,
nè temi sviluppati in modo serio e nn superficiale. ad es.
Quella che veine proclamata come 'indifferenza' poche righe dopo diventa paura..
Anzi! l'indifferenza causa della paura ( sic!)...
Poi "l'atmosfera cuturale dominante" .. ma dove!??
Viviamo in una atmosfera quanto mai divisa e quasi sempre "di reazione"..
Dove la "dominante"?? Forse nella indifferenza, ma qui citerei Baumann e metterei nel cestino EGdL, uno che si attacca ancora alla secolarizzazione e nn si mostra capace di declinare i veri motivi del declino cattolico.
Ciao



28/07/2014 12:00 Alberto Hermanin
Inoltro il link ad un articolo apparso sul Corriere della Sera di oggi che considero quanto di meglio abbia letto sul tema, forse lo troverete interessante

http://www.corriere.it/editoriali/14_luglio_28/indifferenza-che-uccide-75e4cd0a-1613-11e4-a64f-72b5237763b1.shtml
saluti.



25/07/2014 10:54 Chiara
Per inciso: "uno stile che ricorda purtroppo quello di cui gli stessi ebrei sono stati vittime al tempo del nazismo": è possibile criticare le azioni del governo e dell'esercito israeliano senza fare riferimento al nazismo? Quest'argomentazione aumenta solo il timore ebraico di un antisemitismo crescente e descrive quanto accade nei Territori occupati palestinesi facendo riferimento alla storia ebraica e non alla situazione reale dal 1948 ad oggi


24/07/2014 17:59 pietro b.
nn condivido la tua analisi, fab.
Ti chiedo...
e come mai l'occidente se ne strafotte del Tibet?
davvero ti sembra che si stia mobilitando per le guerre in Congo?
Vedevo poco fa un film doc su Al Jazeera sulla situazione dei
siriani rifugiati nei campi in Turchia. Davvero l'occidente segue ste cose?
NO.
La mia analisi è che l'occidente, pieno di pancia e consumi,
se ne strafotte altamente di tutte, ripeto tutte qs.cose...
a meno che.. a meno che non costuiscano rischio, allarme
per il proprio BEN-essere.
Etica? chi era costei??
P.S.
rinnega le radici e allora per.. ecc. mi sembra una elecubrazione ai limiti della paranoia..
Se ne frega delle radici, sarebbe + IT.



24/07/2014 16:22 fab
Ma mi chiedo perché si parli così poco, almeno nel nostro paese, della persecuzione sistematica delle minoranze cristiane, di cui ho citato sopra due esempi particolarmente drammatici.


Il motivo è presto detto: la società secolarizzata in stile occidentale ha un problema di identità: trova trend parlare bene e difendere "degli altri" (tibetani,palestinesi...) e "male di se".

Piochè l'occidente pur rinnagando de facto le proprie radici cristiane, sente storicamente l'identità cristiana sopra di se, la difesa dei cristiani viene avvertia psicologicamente come un alimentare uno scontro di civilità che si vuole a tutti i costi evitare: per questo si preferisce perfino mettere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi.



24/07/2014 09:05 pietro
Ecco il link:
http://www.nytimes.com/2014/07/24/world/middleeast/islamic-state-controls-raqqa-syria.html?_r=1



24/07/2014 08:22 pietro b.
1) insistere sul pulcino che non permetterebbe al giuaguaro di "esistere"..
mi sembra a dir poco irrealistico.
2) tacere sulle radici tribali degli scontri in Nigeria, sui governi corrotti dalle multinazionali del petrolio ( cfr i servizi di Report e la condanna della Shell, sulle ritorsioni dei 'cristiani'
è a dir poco riduttivo.
3) Vedo che Avvenire di oggi in prima pagina parla dell'isis in qs.modo.
Vedo che il NYT invece descrive qualcosa di diverso ( tra poco su:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/archivio/ContentSet-0546e5cb-5f03-41d3-9c9c-0ea30200ea4e.html
Direi che bisogna 'vedere' a 360*
pietro
PS
Alla luce di quanto successo ho 'rivisitato' la preghiera del Papa con i rapp.ti....
Lui aveva visto, sentito, la atroce rappresaglia imminente.
Aveva visto giusto.
E, invece di parlare, aveva pregato.
Per un mom, uno solo, preghiamo per tutti gli innocenti coinvolti
in qs.atroce rappresaglia.



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Giuseppe Savagnone

Giuseppe Savagnone, docente nei licei statali per 41 anni, è dal 1990 direttore dell'Ufficio per la pastorale della cultura nella diocesi di Palermo. Membro del Forum per il Progetto culturale, divide il suo tempo fra un assiduo impegno di formazione umane cristiana dei giovani universitari, nella sua parrocchia, e l'attività di pubblicista e di scrittore, che lo porta in giro per l'Italia a tenere conferenze e relazioni, soprattutto in convegni ecclesiali.

 

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